Troppi costi e burocrazia per le imprese, Apindustria chiede alla politica interventi decisi

Nuovi parametri per ottenere la certezza nel diritto tributario, deduzione totale del costo del lavoro in tutte le sue forme, riforma dell’istituto della mediazione tributaria tramite l’affidamento a un ente terzo, azzeramento dei prestiti forzosi imposti alle piccole e medie imprese tra i quali gli acconti Irpef/Ires superiori al 100% e adesione spontanea, in modo graduale e progressivo, al sistema della fatturazione elettronica strutturata. Sono queste alcune fra le proposte che il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, ha presentato ieri a Roma in qualità di Vicepresidente nazionale di Confimi Industria con delega alla Semplificazione.

Gli interventi in materia fiscale sono stati raccolti in un manifesto, elaborato insieme all’Associazione Nazionale Commercialisti, per lanciare un messaggio forte e chiaro al mondo politico in vista delle elezioni del 4 marzo: «Le aziende manifatturiere – ha esordito Lorenzin – hanno necessità di dedicare tempo e risorse alla produzione, al miglioramento dei propri prodotti e processi, alla ricerca e alla creazione di nuovi prodotti e servizi. Non possono
permettersi di impiegare quantità sempre crescenti di risorse umane ed economiche per ottemperare ad adempimenti che continuano ad aumentare in numero e complessità. Noi non chiediamo privilegi, benefici o contributi ma norme semplici e chiare, adempimenti da svolgere senza bisogno di interpretazioni e specialisti, e soprattutto provvedimenti tarati su misura per quelle imprese che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo e che, a conti fatti, sono anche le imprese che pagano le tasse».

Il rappresentante del mondo manifatturiero ha posto quindi l’accento sul carico fiscale e i costi a carico delle aziende. «Sarebbe giusto pagare le imposte solo sugli utili reali, dati dalla differenza tra ricavi e costi. Invece dobbiamo far fronte al carico fiscale sull’energia elettrica, sul gas, alla non totale deducibilità dei costi della telefonia, delle auto aziendali e all’Imu, una tassa sul capannone, senza il quale le imprese non potrebbero svolgere la loro attività. A questo si aggiunge un costo del lavoro fra i più alti d’Europa senza che ciò dia benefici tangibili ai nostri collaboratori. La competitività del nostro sistema produttivo viene quindi intaccata su più fronti, rischiando di portare fuori mercato i prezzi della nostra manifattura. Per questo noi chiediamo con forza che le imposte per le aziende pesino “solo” sul reddito d’impresa».

Un altro aspetto delicato che è stato affrontato dal rappresentante del mondo manifatturiero vicentino è il costante assalto alla liquidità aziendale: «Siamo colpiti da un sistema perverso per la riscossione delle imposte, che ci impone ad esempio di versare l’iva a debito mensilmente per poi introitarla dai clienti in tempi spesso non certi e mediamente molto lunghi, visto che l’Italia non ha voluto recepire in maniera integrale la direttiva europea sui
pagamenti. E in caso di fallimento del cliente, l’azienda creditrice per recuperare l’iva versata deve aspettare la chiusura del procedimento fallimentare. Ci sono poi lo split payment e il reverse charge, due norme che prevedono che il debitore versi l’iva non al fornitore, ma direttamente allo Stato, determinando un credito iva da compensare in tempi lunghi e tramite adempimenti che limitano il nostro lavoro. Bisogna smettere di usare le imprese come un bancomat»

In conclusione, il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza ha auspicato la costruzione di un nuovo meccanismo di calcolo e riscossione delle imposte che favorisca un sistema produttivo efficiente e competitivo in Europa: «Se vogliamo fare ripartire la nostra economia e il nostro mercato interno – ha concluso Flavio Lorenzin – dobbiamo lasciare alle imprese e ai cittadini risorse adeguate, affinché tornino ad avere fiducia nel futuro della nostra nazione. Non vogliamo tornare ad essere terra d’emigrazione, nè l’Italia si può permettere di distruggere la seconda manifattura d’Europa, che sta tenendo in piedi questo Paese ormai da decenni».

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