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	<title>Enogastronomia &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Vino, le nuove norme sull&#8217;etichettatura spaventano un italiano su due</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2023 14:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Le polemiche sull’allarme in etichetta rischiano di spaventare ingiustamente più di un italiano su due (54%) che beve vino, nel Belpaese è diventato l’emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le polemiche sull’allarme in etichetta rischiano di spaventare ingiustamente più di un italiano su due (54%) che beve vino<b>,</b> nel Belpaese è diventato l’emblema di uno stile di vita lento, attento all’equilibrio psico-fisico che aiuta a stare bene con se stessi, da contrapporre proprio all’assunzione sregolata di alcol.</p>
<p>E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Istat in riferimento all’annuncio della revisione delle norme sull’etichettatura delle bevande alcoliche da parte dal portavoce della Commissione europea Stefan De Keersmaecker mentre in Italia si moltiplicano gli attacchi ingiustificati. La dichiarazione della Commissione fa seguito a ripetuti blitz a livello comunitario di penalizzare il settore come il via libera concesso all’Irlanda ad adottare un’etichetta per vino, birra e liquori con avvertenze “terroristiche” ma anche il tentativo di escluderlo dai finanziamenti europei della promozione nel 2023, sventato anche grazie all’intervento della Coldiretti. Il giusto impegno dell’Unione per tutelare la salute dei cittadini secondo la Coldiretti non può tradursi in decisioni semplicistiche che rischiano di criminalizzare ingiustamente singoli prodotti indipendentemente dalle quantità consumate.</p>
<p>E’ infatti del tutto improprio – precisa la Coldiretti &#8211; assimilare l’eccessivo consumo di superalcolici tipico dei Paesi nordici al consumo moderato e consapevole di prodotti di qualità ed a più bassa gradazione come la birra e il vino. Un approccio ideologico nei confronti di un alimento come il vino che – sostiene la Coldiretti &#8211; fa parte a pieno titolo della dieta mediterranea e conta diecimila anni di storia e le cui tracce nel mondo sono state individuate nel Caucaso mentre in Italia si hanno riscontri in Sicilia già a partire dal 4100 a.c. Per l’Italia si tratta anche di difendere la leadership nazionale nella produzione ed esortazione di vino Made in Italy che vale complessivamente 14 miliardi e dove trovano occasioni di lavoro 1,3 milioni di persone con i vigneti che – sottolinea la Coldiretti &#8211; coprono un territorio di 650mila ettari. Un settore che ha scelto da tempo la strada della qualità con le bottiglie tricolori che – conclude la Coldiretti – sono destinate per circa il 70% a Docg, Doc e Igt con 332 vini a denominazione di origine controllata (Doc), 76 vini a denominazione di origine controllata e garantita (Docg), e 118 vini a indicazione geografica tipica (Igt)<b> </b>riconosciuti in Italia e il restante 30% per i vini da tavola.</p>
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		<title>Da Oderzo a Knokke, il Gellius è il miglior ristorante italiano in Belgio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Nov 2020 15:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[La cucina del Gellius brilla anche in Belgio. Nella sua diciottesima edizione la nota guida francese Gault&#38;Millau ha assegnato a Gellius Knokke il premio come Miglior Ristorante Italiano in Belgio. Dopo aver visitato anonimamente oltre milleduecento ristoratori, la guida ha premiato la cucina del giovane chef [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La cucina del Gellius brilla anche in Belgio. Nella sua diciottesima edizione la nota guida francese <strong>Gault&amp;Millau</strong> ha assegnato a <strong>Gellius Knokke</strong> il premio come <strong>Miglior Ristorante Italiano in Belgio</strong>. Dopo aver visitato anonimamente oltre milleduecento ristoratori, la guida ha premiato la cucina del giovane <strong>chef Davide Asta</strong>, per quattro anni allievo di Alessandro Breda al Gellius di Oderzo (TV).<br />
“Questo premio è una grande soddisfazione e una ventata di energia, soprattutto in un periodo complicato come questo – commenta <strong>Alessandro Breda</strong>, chef e patron del ristorante opitergino che vanta una stella Michelin – A soli tre anni dall’apertura siamo riusciti a raggiungere un risultato ottimo e il merito è di Davide Asta e di tutta la brigata di Gellius Knokke. I belgi sono attenti e profondi conoscitori della cucina italiana ed essere riusciti a conquistarne il palato significa aver trovato la <strong>giusta armonia tra i sapori autentici e la creatività delle proposte</strong>”.<br />
Gellius Knokke, situato sul lungomare dell’omonima cittadina fiamminga a pochi chilometri da Bruges, è nato nel 2017 dalla collaborazione tra Breda e il socio <strong>Gianni Piretti</strong>, gallerista e appassionato di gastronomia. La direzione dei fornelli è stata affidata da subito a Davide Asta, 31 anni di Scicli (RA), formatosi prima all’ALMA e poi nel locale opitergino di Breda. Al Gellius Knokke combina i migliori ingredienti della tradizione italiana con materie prime provenienti dal Belgio, in particolare pesci e crostacei, ma il fulcro del menù è la <strong>pasta fresca, preparata quotidianamente e a cui sono dedicati tre percorsi di degustazione</strong>.<br />
Grazie alla carriera da gallerista di Piretti, il locale riunisce inoltre gastronomia e mondo dell’arte: dalle sale interne è possibile accedere direttamente alla sua collezione di opere d’arte contemporanea e il ristorante stesso ospita spesso mostre temporanee.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Gellius</strong><br />
Il Gellius è la casa dello chef Alessandro Breda.<br />
Aperto nel 2001 a Oderzo in provincia di Treviso, il ristorante si snoda tra i reperti archeologici dell’antica città romana, dove oggi trovano spazio anche il bistrot Nyù e il bar che si affaccia sulla piazza centrale del paese.<br />
La cucina del Gellius incarna la doppia anima di Breda: da un lato la sperimentazione, con una tradizione abilmente reinventata dalla sua mano, dall’altro la ricerca di sapori bilanciati, in cui ogni ingrediente viene scelto con logica e ragionamento. Una cucina in grado di esprimere un senso di familiarità e di condivisione, dove lo stare a tavola è una coccola e un piacere, per il palato e per lo spirito.<br />
Nel 2005 il Gellius ha ottenuto la stella Michelin.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Nell&#8217;Italia post lockdown accelerano e-commerce, food delivery e locker</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simone Francescon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Nov 2020 18:24:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[carrello digitale]]></category>
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		<category><![CDATA[Nomisma]]></category>
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					<description><![CDATA[Il periodo dell’emergenza sanitaria ha portato gli italiani a intensificare gli acquisti online, privilegiando anche le modalità di consegna che prima erano meno diffuse, come i locker. E’ quanto emerge dai dati dell’osservatorio “The world after lockdown” di Nomisma e Crif, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il periodo dell’emergenza sanitaria ha portato gli italiani a intensificare gli <strong>acquisti online</strong>, privilegiando anche le modalità di consegna che prima erano meno diffuse, come i <strong>locker</strong>. E’ quanto emerge dai dati dell’osservatorio “<strong>The world after lockdown</strong>” di <strong>Nomisma</strong> e <strong>Crif</strong>, che da sette mesi analizza le conseguenze delle misure per contenere la pandemia su un campione di mille italiani tra i 18 e i 65 anni. Secondo i risultati della ricerca, nel 2020 il 37% dei food shopper online ha speso di più utilizzando l&#8217;<strong>e-commerce</strong>, mentre il 24% ha comprato più prodotti non alimentari su Internet.</p>
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<p class="ez-toc-title">La tendenza all’accelerazione dell’e-commerce, registratasi con il <strong>lockdown</strong>, è proseguita anche dopo l’allentamento delle misure di prevenzione dei contagi, e ha portato a un aumento degli acquisti online di cibi e bevande, come dicevamo, per quasi 4 italiani su 5.  In aggiunta a questa tendenza, si assiste a segnali di “apertura” verso l’e-commerce anche da chi non effettua spese su Internet: il 29% infatti afferma di voler sperimentare in futuro questa modalità di shopping. In media<strong> il carrello digitale dell’italiano medio è composto per il 67% da prodotti alimentari e bevande e per il 33% da beni non food (al 17% i prodotti per la cura della persona e al 7% quelli per la pulizia della casa, con un ulteriore 7% dedicato al pet care)</strong>.</p>
<p>L’83% degli utenti si ritiene soddisfatto del servizio offerto dalle piattaforme generaliste: i clienti di questo canale premiano l’ampiezza degli assortimenti e la condizione/integrità dei prodotti. <strong>Gli utenti sono soddisfatti anche della possibilità di effettuare la spesa 24 ore su 24, mentre, tra gli aspetti negativi, lamentano l&#8217;impossibilità di &#8220;toccare con mano&#8221; i prodotti e verificarne in modo tangibile la qualità.</strong></p>
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</div>
<p>Nel 2020, il giro d’affari del <strong>meal delivery</strong>, complici lockdown e “coprifuoco”, ha raggiunto i 706 milioni di euro con un incremento del +19% rispetto al 2019. Circa il 25% dell’intero settore del cibo a domicilio è trainato dagli ordini online contro il 18% del 2019. <strong>Nel 2020 sette italiani su dieci hanno ordinato piatti pronti da ristoranti/pizzerie/altri locali per l’asporto o con consegna a domicilio</strong>. Il 28% lo ha fatto tramite piattaforme di consegne e il 12% ha usato direttamente il sito/app del negozio o ha prenotato tramite social, whatsapp, telefono.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery.jpg"><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-17437" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" data-id="17437" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery-300x200.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery-768x512.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery-272x182.jpg 272w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/food-delivery.jpg 960w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
</div>
</div>
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<div class="cta-wrapper" data-title="Tracciabilità e sostenibilità: la filiera 4.0 dell’Oleificio Zucchi sceglie l’innovazione digitale">
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		<title>Cantina Colli Euganei dona 50 mila euro all’Università degli Studi di Padova per la ricerca  contro il Covid-19</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2020 14:40:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Padova]]></category>
		<category><![CDATA[Solidarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[Dalla vocazione vinicola dei Colli Euganei arriva un aiuto concreto alla ricerca scientifica contro il Covid-19. Cantina Colli Euganei ha consegnato all’Università degli Studi di Padova i primi 50mila euro raccolti grazie al progetto VO’ per la ricerca: due vini solidali nati per raccogliere fondi da destinare al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla vocazione vinicola dei Colli Euganei arriva un aiuto concreto alla ricerca scientifica contro il <strong>Covid-19</strong>. Cantina Colli Euganei ha consegnato all’<strong>Università degli Studi di Padova</strong> i primi <strong>50mila euro</strong> raccolti grazie al<strong> progetto <em>VO’ per la ricerca</em></strong>: <strong>due vini solidali</strong> nati per raccogliere fondi da destinare al Dipartimento di Microbiologia e Microbiologia Clinica guidato dal Professor <strong>Andrea Crisanti</strong>.<br />
Le bottiglie, il <strong><em>Serprino Spumante DOC Colli Euganei</em> </strong>e il <strong><em>Rosso DOC Colli Euganei</em></strong> che ben rappresentano la tradizione vitivinicola dell’area, sono state presentate nel mese di giugno e messe in commercio al prezzo di 4,95 euro grazie alla collaborazione di <strong>supermercati e punti vendita aderenti al progetto</strong>, dove saranno <strong>acquistabili fino a fine anno</strong>. Per ogni vino venduto, 1 euro viene donato all’Università di Padova – 50 centesimi dalla cantina e 50 centesimi dalle grandi insegne della distribuzione organizzata coinvolte – e 10 centesimi al Comune di Vo’, con l’obiettivo di finanziare la ripresa economica del Paese e il rilancio del territorio.<br />
“Grazie al progetto VO’ per la ricerca – dichiara <strong>Lorenzo Bertin</strong>, Presidente di Cantina Colli Euganei – possiamo sostenere attivamente gli studi scientifici contro il Coronavirus attraverso quello che sappiamo fare meglio: il vino. La somma consegnata oggi è solo la prima parte della raccolta, che continuerà fino alla fine dell’anno e che siamo sicuri ci potrà dare ulteriori grandi soddisfazioni. Le attività della nostra cittadina sono state le prime in Italia, assieme a quelle di Codogno, a soffrire per l’emergenza sanitaria, ma grazie a questa iniziativa stanno diventando un modello di rinascita per tutto il Paese.”<br />
“Un contributo alla lotta contro la pandemia che scalda il cuore, perchè arriva dal territorio di Vo’, paese che ha pianto la prima vittima causata dal Coronavirus in Occidente – spiega <strong>Rosario Rizzuto</strong>, Rettore dell’Università degli Studi di Padova – Un luogo dove l’ateneo è ormai di casa, per via degli studi epidemiologici che abbiamo portato a termine grazie anche alla straordinaria collaborazione della popolazione. Un legame forte che ora viene ancor più rinsaldato dalla scelta dei promotori del progetto: credere nella ricerca scientifica, unica chiave per sconfiggere la pandemia, è essenziale. Il sistema sanitario Veneto, al quale abbiamo dato il nostro contributo appassionato, attraverso l’impegno di migliaia di persone, si è dimostrato efficace nel tutelare la salute di cittadine e cittadini di fronte ad un pericolo grave e sconosciuto che ha stravolto la quotidianità di tutti noi: grazie alla scienza potremo continuare il lavoro straordinario che stiamo realizzando”.</p>
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		<title>Vini rosa a confronto: due masterclass con il Chiaretto di Bardolino e il Cerasuolo d&#8217;Abruzzo</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2020/10/01/vini-rosa-a-confronto-due-masterclass-con-il-chiaretto-di-bardolino-e-il-cerasuolo-dabruzzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 15:08:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Due vini, due territori, un colore: il rosa. Due masterclass per scoprire le peculiarità del Chiaretto di Bardolino e del Cerasuolo d’Abruzzo, per capire ciò che accomuna e ciò che differenzia il vino rosa tenue del lago di Garda veronese da quello abruzzese dal caratteristico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due vini, due territori, un colore: il rosa.<strong> Due masterclass</strong> per scoprire le peculiarità del <strong>Chiaretto di Bardolino</strong> e del <strong>Cerasuolo d’Abruzzo</strong>, per capire ciò che accomuna e ciò che differenzia il vino rosa tenue del lago di Garda veronese da quello abruzzese dal caratteristico color ciliegia, frutto da cui prende il nome. Le due degustazioni dedicate al Chiaretto di Bardolino e al Cerasuolo d’Abruzzo avranno luogo<strong> domenica 11 ottobre</strong> nella Sala degli Affreschi dei Chiostri di San Barnaba, a Milano, durante<strong> Fermento Milano</strong>, l’evento organizzato da FISAR in occasione della Milano Wine Week. La prima masterclass,<strong><em> L’annata 2019 secondo Chiaretto di Bardolino e Cerasuolo d’Abruzzo</em></strong>, è in programma alle 18.30 e avrà come tema l’ultima annata dei due vini rosa. Sei in tutto i vini in degustazione: tre Chiaretto di Bardolino (Vigneti Villabella Bardolino Chiaretto Classico 2019, Valetti Bardolino Chiaretto Classico 2019, Giovanna Tantini Bardolino Chiaretto 2019) e tre Cerasuolo d’Abruzzo (Codice Vino Cerasuolo d’Abruzzo Solante 2019, Nic Tartaglia Cerasuolo d’Abruzzo 2019, De Antoniis Adele Cerasuolo d’Abruzzo Sassello 2019).<br />
<strong><em>Chiaretto di Bardolino e Cerasuolo d’Abruzzo: verticali a confronto</em></strong> è invece il nome della seconda masterclass, in programma alle 20.30: in questo caso verranno messe a confronto le ultime tre annate dei due vini, allo scopo di comprenderne meglio l’invecchiamento. I Chiaretto di Bardolino in degustazione saranno Poggio delle Grazie Bardolino Chiaretto 2015, Tenuta La Presa Bardolino Chiaretto 2017, Gentili Bardolino Chiaretto 2018, Strappelli Cerasuolo d’Abruzzo Superiore Colle Trà 2015, Castorani Cerasuolo d’Abruzzo Amorino 2017 e Rapino Cerasuolo d’Abruzzo Francesco Paolo Tosti 2018.<br />
Entrambe le degustazioni saranno guidate da <strong>Angelo Peretti</strong> per il <strong>Consorzio di tutela del Chiaretto e del Bardolino</strong>, e da <strong>Davide Acerra</strong> per il <strong>Consorzio di Tutela Vini d’Abruzzo</strong>.<br />
Il costo delle masterclass è di 30 euro, con la possibilità di partecipare alla degustazione anche online, con l’invio del kit di degustazione.<br />
Oltre alle due degustazioni, sarà disponibile il servizio di <strong>personal sommelier</strong> all’Enoteca di Fermento Milano, situata all’interno del Chiostro dei Pesci: è possibile acquistare, al costo di 15 euro, uno slot di tempo di un’ora con un sommelier FISAR. Ogni Sommelier avrà un’area dedicata in cui potrà accogliere un numero limitato di persone. Nell’Enoteca Fisar sarà possibile degustare una selezione di quindici Chiaretto di Bardolino e di quindici Cerasuolo d’Abruzzo.</p>
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		<title>Il Veneto punta al Bio: crescono operatori e coltivazioni di vino, cereali e ortofrutta</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/10/01/il-veneto-punta-al-bio-crescono-operatori-e-coltivazioni-di-vino-cereali-e-ortofrutta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2020 14:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Aumenta la superficie coltivata a biologico in Veneto: in tre anni è praticamente raddoppiata passando da 27.979 ettari nel 2017 agli attuali 48.338. Lo rivela Coldiretti che oggi a Roma ha presentato il rapporto di Ismea “Bio in cifre 2020” [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aumenta la <strong>superficie coltivata a biologico</strong> in <strong>Veneto</strong>: in tre anni è praticamente <strong>raddoppiata</strong> passando da 27.979 ettari nel 2017 agli attuali 48.338. Lo rivela Coldiretti che oggi a Roma ha presentato il rapporto di Ismea “<strong>Bio in cifre 2020</strong>” redatto  in collaborazione con il SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’agricoltura biologica) che registra i principali numeri del settore in Italia: mercato, superfici, produzioni del biologico italiano con le tendenze e gli andamenti storici. La provincia più vocata è <strong>Verona</strong> seguita da <strong>Rovigo</strong>, la propensione è rilevante anche nel <strong>territorio padovano e bellunese</strong>.  Significativa la crescita del <strong>vigneto biologico</strong> con quasi 8mila ettari, ben rappresentati anche i cereali ( con 12.086 ettari) e le colture industriali, soia e bietola, con 6.821 ettari. Quasi 5mila ettari (poco meno del 10%) sono invece dedicati all’ortofrutta. A livello nazionale – spiega Coldiretti &#8211; i consumi domestici di alimenti biologici raggiungono la cifra record di 3,3 miliardi per effetto di una crescita del 4,4% nell’anno terminante a giugno 2020 sotto la spinta della svolta green degli italiani favorita dall’emergenza Covid.</p>
<p>La situazione emergenziale – sottolinea la Coldiretti &#8211; ha consolidato una tendenza alla crescita del settore che va avanti da oltre un decennio. Si conferma la spinta che la grande distribuzione organizzata (<strong>GDO</strong>) sta imprimendo al mercato biologico mostrando, durante il <strong>lockdown</strong>, un incremento delle vendite nei supermercati dell’11%. Gli<strong> italiani</strong> tendono a premiare il <strong>biologico</strong> nel fresco con aumenti del 7,2% per gli ortaggi e in alcune categorie specifiche come le uova che crescono del 9,7% nelle vendite secondo l’Ismea.</p>
<p>Sul piano produttivo l’Italia è nel 2019 il primo Paese europeo per numero di aziende agricole impegnate nel biologico dove sono saliti a ben a 80643 gli operatori coinvolti (+2%) mentre anche le superfici coltivate a biologico sono arrivate a sfiorare i 2 milioni di ettari (+2%). L’incidenza della superficie biologica nel nostro Paese ha raggiunto nel 2019 il 15,8% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) a livello nazionale, e questo posiziona l’Italia di gran lunga al di sopra della media UE, che nel 2018 si attestava all’8%, e a quella dei principali Paesi produttori come Spagna (10,1%), Germania (9,07%) e Francia (8,06%).</p>
<p>Da sottolineare peraltro l’aumento delle importazioni di prodotti biologici da Paesi extracomunitari con un incremento complessivo del 13,1% delle quantità totali nel 2019 rispetto all’anno precedente. I cereali, le colture industriali e la frutta fresca e secca sono le categorie di prodotto biologico più importate, con un&#8217;incidenza rispettivamente del 30,2%, 19,5% e 17,0%. I tassi di crescita delle importazioni bio piu’ rilevanti si sono avuti per la categoria di colture industriali (+35,2%), di cereali (16,9%) e per la categoria che raggruppa caffè, cacao, zuccheri, tè e spezie (+22,8%).</p>
<p>“L’Italia è uno dei maggiori importatori di alimenti biologici da Paesi extracomunitari da dove nel 2019 ne sono arrivati ben 210 milioni di chili di cui quasi 1/3 dall’ Asia” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel precisare che “occorre dare al più presto seguito alla raccomandazione della Corte dei Conti europea che invita a rafforzare i controlli sui prodotti biologici importati che non rispettano gli stessi standard di sicurezza di quelli Europei. “E’ necessario intensificare le attività di controllo e certificazione del prodotto biologico in entrata da paesi extracomunitari anche con un maggiore coinvolgimento delle autorità doganali, al fine di garantire sia i consumatori finali rispetto alla qualità delle produzioni, sia una corretta concorrenza tra produttori intra ed extra Ue” conclude Prandini nel sottolineare che “l’immissione di prodotti biologici sia subordinata non solo a verifiche documentali, ma anche a ispezioni fisiche e controlli analitici”.</p>
<p>&#8220;L’agricoltura biologica rappresenta un tassello sempre più importante dell’agroalimentare italiano di qualità” ha affermato il Direttore Generale dell’ISMEA Raffaele Borriello. Promuovere il ricorso a materia prima italiana certificata riducendo i volumi delle importazioni – ha precisato &#8211; potrà inoltre fornire un ulteriore stimolo di crescita al comparto e concorrere al raggiungimento del target del 25% di superficie investita a coltivazioni biologiche, indicato nella strategia Farm to Fork, uno dei pilastri del New Green Deal. Un’occasione – ha concluso Boriello &#8211; da non perdere, visto anche il boom di domanda di prodotto 100% italiano a cui abbiamo assistito negli ultimi anni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<table width="470">
<tbody>
<tr>
<td colspan="4" width="470"><strong>Tab. 1 &#8211; Andamento superfici biologiche e operatori</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">&nbsp;</td>
<td width="97"><strong>2017</strong></td>
<td width="97"><strong>2018</strong></td>
<td width="97"><strong>2019</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Superfici (ettari)</td>
<td width="97">   27.979</td>
<td width="97">   38.558</td>
<td width="97">   48.338</td>
</tr>
<tr>
<td width="179"><em>Variazione %</em></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"><em>37,8%</em></td>
<td width="97"><em>25,4%</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Operatori</td>
<td width="97">     3.556</td>
<td width="97">     3.524</td>
<td width="97">     3.971</td>
</tr>
<tr>
<td width="179"><em>Variazione %</em></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"><em>-0,9%</em></td>
<td width="97"><em>12,7%</em></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">&nbsp;</td>
<td width="97">&nbsp;</td>
<td width="97">&nbsp;</td>
<td width="97">&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td colspan="3" width="373"><strong>Tab. 2 &#8211; Dettaglio superficie per provincia</strong></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">&nbsp;</td>
<td width="97"><strong>2019</strong></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Belluno</td>
<td width="97">12,4%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Padova</td>
<td width="97">12,7%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Rovigo</td>
<td width="97">14,4%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Treviso</td>
<td width="97">9,3%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Venezia</td>
<td width="97">9,4%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Vicenza</td>
<td width="97">8,7%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Verona</td>
<td width="97">33,0%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">Veneto</td>
<td width="97">100,0%</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
<tr>
<td width="179">&nbsp;</td>
<td width="97">&nbsp;</td>
<td width="97"></td>
<td width="97"></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><em>elaborazioni Coldiretti su dati Regione Veneto</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Con l&#8217;autunno arrivano le specialità de “I Ristoratori delle Terre Vulcaniche”. I 6 ristoranti vicentini proporranno delizie del territorio</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/vicenza/2020/09/28/con-lautunno-arrivano-le-specialita-de-i-ristoratori-delle-terre-vulcaniche-i-6-ristoranti-vicentini-proporranno-delizie-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Sep 2020 13:41:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Food]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Riparte la rassegna gastronomica de “I Ristoratori delle Terre Vulcaniche”, organizzata con il supporto di Confcommercio Vicenza. Protagonisti, i 6 locali che si fanno ambasciatori di un territorio, da Gambellara all’Alta Valle del Chiampo, in Lessinia, dove le tracce dell’antica [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Riparte la rassegna gastronomica de “<strong>I Ristoratori delle Terre Vulcaniche</strong>”, organizzata con il supporto di Confcommercio Vicenza. Protagonisti, i 6 locali che si fanno ambasciatori di un territorio, da Gambellara all’Alta Valle del Chiampo, in Lessinia, dove le tracce dell’antica attività vulcanica ancora si possono vedere nelle splendide colline dei dintorni e assaggiare nelle note minerali dei vini prodotti con l’uva locale per eccellenza, la garganega. Si tratta di <b>Albergo Ristorante Giulietta e Romeo </b>di Montorso Vicentino, <b>Antica Trattoria Al Campanile </b>di Arzignano,  <b>Hotel Ristorante Fracanzana</b> di Montebello Vicentino, <b>Ristorante La Marescialla</b> di Montebello Vicentino e  il <b>Ristorante La Meridiana</b> di Crespadoro, <b>Ristorante La Betulla</b> di Durlo di Crespadoro.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Interrotta in primavera, a causa dell’emergenza covid-19,  la programmata rassegna con i menu degustazione che presentavano, nei vari mesi, proposte culinarie legate ad alcuni prodotti di eccellenza del territorio, ora “I Ristoratori delle Terre Vulcaniche” si presentato tutti uniti, per l’autunno. Porteranno in tavola un <b>menu degustazione, dall’antipasto al dessert, che si potrà trovare fino a dicembre in tutti i sei locali del gruppo</b>, declinato secondo la maestria e la fantasia degli chef. Piatti che saranno poi abbinati ai vini del territorio, in particolare le eccellenze dei Gambellara Doc e DOCG, dal Classico al Recioto.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Sarà un menu particolare, quello proposto dai ristoratori, perché affiancherà le proposte giornaliere <i>a la carte</i> consentendo di apprezzare alcuni <b>prodotti stagionali, espressione del territorio e della Valle del Chiampo </b>in particolare.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Si parte con l’antipasto, un “Sofficiotto” nella cui elaborazione si utilizzerà il formaggio di Monte Faldo, prodotto di qualità, espressione dei piccoli allevamenti e della tradizione casearia dell’Alta valle, per giungere al primo piatto: un “Risotto con il tartufo dell’Alta Valle del Chiampo”, lo scorzone nero estivo, il tartufo che tra i monti di Marana di Crespadoro ha il suo habitat ideale. Il secondo piatto proposto  dai ristoratori per l’autunno sarà poi la “Guancetta di maiale con funghi”, dove la tenera carne del maiale sarà abbinata ai funghi, ben presenti nei boschi di tutta la vallata.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Il dessert, la quarta proposta congiunta che gli chef elaboreranno, è rappresentata dal “Tortino con crema al Recioto”, il vino nobile della Docg del Gambellara.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Il conto alla rovescia, per la nuova stagione del gruppo ristoratori, è oramai alle porte, da ottobre si potranno trovare e degustare in tutti i locali le nuove proposte ideate per l’autunno.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Grenaches du Monde, trionfano i Gamay del Trasimeno con cinque vini Doc premiati</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2020/09/24/grenaches-du-monde-trionfano-i-gamay-del-trasimeno-con-cinque-vini-doc-premiati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Sep 2020 06:47:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[I Gamay del Trasimeno tornano a fare incetta di premi al Grenaches du Monde, concorso riservato ai migliori vini a base Grenache. Cinque le bottiglie del Consorzio Tutela Vini Trasimeno che si sono aggiudicate il trofeo: la medaglia d’oro è andata a Òscano 2018 dell’azienda agraria Carini, Divina Villa Riserva [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>Gamay del Trasimeno</strong> tornano a fare incetta di premi al <strong><em>Grenaches du Monde</em></strong>, concorso riservato ai migliori vini a base Grenache. Cinque le bottiglie del <strong>Consorzio Tutela Vini Trasimeno</strong> che si sono aggiudicate il trofeo: la <strong>medaglia d’oro</strong> è andata a <strong><em>Òscano 2018</em></strong> dell’azienda agraria Carini, <strong><em>Divina Villa Riserva 2017</em></strong> di Duca della Corgna e <strong><em>C’osa 2018</em></strong> di Madrevite, mentre a <em><strong>Rosso Principe 2018</strong></em> di Cantina Nofrini e a <strong><em>Etrusco 2015</em> </strong>dell’azienda agricola Coldibetto è stata consegnata la <strong>medaglia d’argento</strong>.<br />
<em>C’osa</em>, 100% Gamay del Trasimeno, si conferma sul gradino più alto del podio per il terzo anno consecutivo, mentre per <em>Òscano</em>, blend di Gamay e Sangiovese, si tratta del secondo oro dopo quello conquistato nel 2019. Balzo in avanti invece per il monovarietale <em>Divina Villa Riserva</em>, che lo scorso anno era stato premiato con l’argento.<br />
“Gli ottimi risultati ottenuti al<em> Grenaches du Monde</em> dimostrano che il nostro lavoro di <strong>valorizzazione e rilancio di questo vitigno</strong> autoctono sta dando i suoi frutti – commenta <strong>Emanuele Bizzi</strong>, Presidente del Consorzio Tutela Vini Trasimeno – E grazie alla passione e all’impegno dei nostri soci, i vini della DOC a base Gamay del Trasimeno si stanno facendo conoscere e apprezzare sempre di più in tutto il mondo.”<br />
Appartenente alla famiglia dei Grenache, stretto parente di Tai Rosso, Granaccia e Cannonau, il Gamay del Trasimeno si caratterizza per un colore rosso rubino luminoso, con sfumature granate e sentori intensi di lampone, amarena e mirtilli.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Etichettatura dei salumi Made in Italy, arriva il decreto. Il 7 per cento di insaccati italiani è prodotto in Veneto</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2020/09/17/etichettatura-dei-salumi-made-in-italy-arriva-il-decreto-il-7-per-cento-di-insaccati-italiani-e-prodotto-in-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 15:00:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ ufficiale: salami, mortadella e insaccati italiani saranno etichettati Made in Italy. Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate” sarà possibile smascherare l’inganno della carne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">E’ ufficiale: salami, mortadella e <strong style="font-weight: 400;">insaccati italiani</strong> saranno etichettati <strong style="font-weight: 400;">Made in Italy</strong>. Con la pubblicazione in <strong style="font-weight: 400;">Gazzetta Ufficiale</strong> del Decreto Interministeriale sulle Disposizioni per “l’indicazione obbligatoria del luogo di provenienza nell’etichetta delle carni suine trasformate” sarà possibile smascherare l’inganno della <strong style="font-weight: 400;">carne tedesca o olandese</strong> spacciata per nostrana. Lo annuncia Coldiretti ricordando che in <strong style="font-weight: 400;">Veneto</strong> si concentra il <strong style="font-weight: 400;">7% della produzione</strong> nazionale pari ad un valore di <strong style="font-weight: 400;">200 milioni di fatturato</strong> realizzato da <strong style="font-weight: 400;">70 mila capi</strong> destinati soprattutto a <strong style="font-weight: 400;">prosciutti Dop</strong> come il <strong style="font-weight: 400;">San Daniele</strong>, <strong style="font-weight: 400;">Parma</strong>, <strong style="font-weight: 400;">Veneto Berico</strong> e Euganeo e allevati da oltre <strong>300 imprenditori suinicoli</strong>. In un momento difficile per l’economia dobbiamo portare sul mercato il valore aggiunto della trasparenza con l’obbligo di indicare in etichetta il Paese d’origine di tutti gli alimenti per combattere la concorrenza sleale al &#8220;<strong>Made in Italy</strong>” ha affermato il presidente della Coldiretti <strong>Ettore Prandini</strong> nel sottolineare che “l’Italia ha la responsabilità di svolgere un ruolo di apripista in Europa, anche sfruttando le opportunità offerte dalla storica apertura dell’Ue all’obbligo dell’origine con l’indicazione dello Stato membro con la nuova Strategia Farm to Fork nell’ambito del Green New Deal”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Un obiettivo condiviso da ben il <strong>93% dei cittadini</strong> che ritiene importante conoscere l’<strong>origine degli alimenti</strong>, secondo l’indagine on line del Ministero delle Politiche agricole. Il decreto nazionale interministeriale introduce l’indicazione obbligatoria della provenienza per le carni suine trasformate, dopo che ha avuto il nulla osta da parte della Commissione Europea, per garantire trasparenza nelle scelte ai 35 milioni di italiani che almeno ogni settimana portano in tavola salumi, secondo un’analisi Coldiretti su dati Istat, ma anche per sostenere i 5mila allevamenti nazionali di maiali messi in ginocchio dalla pandemia e dalla concorrenza sleale. A preoccupare è l’invasione di cosce dall’estero per una quantità media di 56 milioni di “pezzi” che ogni anno si riversano nel nostro Paese per ottenere prosciutti da spacciare come Made in Italy. La Coldiretti stima, infatti, che tre prosciutti su quattro venduti in Italia siano in realtà ottenuti da carni straniere senza che questo sia stato fino ad ora esplicitato in etichetta a vantaggio di Paesi come la Germania dove sono stati individuati peraltro pericolosi casi di peste suina.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il decreto sui salumi prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile dunque solo quando la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.</p>
<p style="font-weight: 400;">La norcineria – conclude la Coldiretti – è un settore di punta dell’<strong>agroalimentare nazionale</strong> che contribuisce al prestigio del made in Italy nel mondo grazie al lavoro di circa <strong>centomila persone</strong> tra allevamento, trasformazione, trasporto e distribuzione con un fatturato che vale <strong>20 miliardi di euro</strong>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Poggio Torselli inaugura un nuovo corso enologico nel Chianti Classico con l&#8217;agricoltura sostenibile</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/09/17/poggio-torselli-inaugura-un-nuovo-corso-enologico-nel-chianti-classico-con-lagricoltura-sostenibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 11:07:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[Poggio Torselli inaugura un nuovo corso enologico nel Chianti Classico, adottando un’agricoltura sostenibile e rispettosa degli equilibri del territorio e delle persone che lo abitano. Testimone del cambiamento è l’annata 2017, la prima realizzata sotto la guida dell’enologo Eduardo Colapinto. La storia della tenuta quattrocentesca si [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Poggio Torselli</strong> inaugura un <strong>nuovo corso enologico</strong> nel <strong>Chianti Classico</strong>, adottando un’<strong>agricoltura sostenibile</strong> e rispettosa degli equilibri del territorio e delle persone che lo abitano. Testimone del cambiamento è l’<strong>annata 2017</strong>, la prima realizzata sotto la guida dell’enologo <strong>Eduardo Colapinto</strong>.<br />
La storia della tenuta quattrocentesca si arricchisce nei secoli: si susseguono diverse famiglie della nobiltà toscana, tra cui i <strong>Machiavelli</strong>, gli Strozzi e gli Antinori, ed è ristoro di personaggi illustri quali Papa Pio VII e lo Zar di Russia Paolo I.<br />
<strong>Dal 1999</strong> Poggio Torselli è proprietà della famiglia <strong>Zamparini</strong>. Da sempre appassionati di agricoltura, Laura Giordani e il marito Maurizio scorgono il grande potenziale del luogo, sebbene al momento dell’acquisto la Villa, il giardino, il parco, gli uliveti e le vigne riversino in uno stato di abbandono. Dal 1999 al 2002 vengono realizzati <strong>imponenti lavori di restauro conservativo</strong>, in particolare del <strong>giardino all’italiana</strong>.<br />
I lavori di rifacimento dei vigneti e i reimpianti si protraggono fino al 2005. Tra il 2003 e il 2004 viene edificata la cantina, dove nel 2003 si vinifica la prima vendemmia. Nei primi anni il vino è un <em>side business</em> della Tenuta, un prodotto tipico e artigianale del luogo da proporre ai turisti in visita al Poggio. La vera svolta enologica avviene nel <strong>2017</strong> quando fa il suo ingresso in Cantina l’enologo <strong>Eduardo Colapinto</strong>.<br />
Laureato alla facoltà di agraria di Udine, nel 2011 Eduardo fa le valigie e parte per un “Erasmus nel mondo”, tra Argentina, Nuova Zelanda e, rientrato in Italia, un periodo a fianco di Jŏsko Gravner a Oslavia. L’incontro nel 2016 con gli Zamparini rivela una grande sintonia professionale e fa emergere un comune obiettivo: dare vita a prodotti esclusivi e in quantità limitata da presentare alla clientela secondo uno stile unico, curato nei minimi dettagli. Ciò traspare nel meticoloso lavoro in cantina, mirato a ottenere <strong>vini a minimo intervento umano</strong> e di alta qualità, impostando le attività come un <strong>affiancamento al lavoro che la natura di per sé compie</strong> ogni stagione, al fine di raggiungere e mantenere il suo equilibrio. Da qui la scelta di utilizzare tecniche di <strong>agricoltura biologica e biodinamica</strong> combinate a un <strong>approccio olistico</strong> alla vite, che non è vista come una pianta slegata dal contesto ma come membro di un più ampio organismo vivente. L’identità del frutto è rispettata <strong>senza alcuna aggiunta</strong>, a eccezione di una minima quantità di solfiti. Per quanto riguarda il processo fermentativo, questo avviene esclusivamente grazie a <strong>lieviti indigeni</strong>. Il vino, inoltre, sosta per lungo tempo sulle fecce, così da aumentarne la morbidezza e la complessità. La permanenza prolungata svolge una funzione protettiva del vino, permettendo di ridurre ulteriormente l’uso di solforosa. Anche l’uso del legno è poco invasivo, prediligendo botti grandi o barrique usate per far emergere il carattere originario del vitigno.<br />
La tenuta di Poggio Torselli conta 24 ettari vitati, la maggior parte coltivati a Sangiovese e una piccola parte a uve bianche, divisa tra chardonnay, sauvignon e traminer aromatico. L’annata 2019 ha prodotto un totale di circa 50.000 bottiglie, divise in <strong>tre IGT Toscana</strong> – <em>Bizzarria bianco</em>, <em>rosso</em> e <em>rosato</em> – e <strong>tre Chianti Classico DOCG</strong>: il Classico, la Riserva e la Gran Selezione, rispettivamente affinati per 12, 24 e 30 mesi come previsto da disciplinare.</p>
<p><strong>Poggio Torselli</strong> è una storica tenuta fondata nel 1427 nel Chianti Classico, negli attuali confini di San Casciano in Val di Pesa. Nota per aver visto avvicendarsi nei secoli ospiti illustri e importanti famiglie della nobiltà toscana, tra cui i Machiavelli, Poggio Torselli possiede uno dei più bei giardini all&#8217;italiana del Paese, impreziosito da una collezione di oltre 130 piante di agrumi. Nel 1999 la tenuta è acquistata dalla famiglia Zamparini, da sempre appassionata di agricoltura, che scorge il grande potenziale del Poggio, procedendo con un&#8217;importante opera di recupero e valorizzazione di Villa, giardino, parco, uliveti e vigne. Da qualche anno la proprietà ha intrapreso un percorso vinicolo di grande serietà, fatto di scelte sostenibili e territoriali con l&#8217;obiettivo di produrre vini a minimo intervento umano e di alta qualità e che pongono il vino al centro della propria attività ricettiva. La Tenuta di Poggio Torselli presenta 24 ettari vitati, perlopiù coltivati a Sangiovese, e una piccola parte di uve bianche divise tra chardonnay, sauvignon e traminer. L’annata 2019 ha prodotto un totale di circa 50.000 bottiglie, divise in tre IGT Toscana e tre Chianti Classico DOCG da uve Sangiovese.</p>
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