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	<title>Fisco &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Amazon incentiva l&#8217;e-commerce in Italia: limitarlo è un danno al Sistema Paese</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/11/26/amazon-incentiva-le-commerce-in-italia-limitarlo-e-un-danno-al-sistema-paese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Francescon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 20:35:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Amazon pigliatutto a discapito dei commercianti “fisici”: non è la prima volta che montano le polemiche che, quest’anno, si sono particolarmente accese sull’onda della pandemia e delle chiusure a livello regionale disciplinate dal Governo.  Una visione bipolare del fenomeno e-commerce: da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Amazon pigliatutto a discapito dei commercianti “fisici”</strong>: non è la prima volta che montano le polemiche che, quest’anno, si sono particolarmente accese sull’onda della pandemia e delle chiusure a livello regionale disciplinate dal Governo.  Una <strong>visione bipolare del fenomeno e-commerce</strong>: da un lato si chiede una spinta in direzione del digitale, dall’altro si fa la lotta al fenomeno, da un lato, quando fa comodo, si loda Amazon per la velocità delle consegne e l’efficienza operativa e dall’altro si punta il dito contro la società.</p>
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<p>“Penso che occorra avere considerazione e rispetto per tutti quegli imprenditori, venditori, negozianti che, in un <strong>Paese che si caratterizza per un gap di digitalizzazione storico verso gli altri Paesi europei</strong>, hanno intrapreso la strada dell’omnicanalità e dell’innovazione, diversificando il proprio business e digitalizzando la propria attività per aprire nuovi sbocchi commerciali”, dice <strong>Mariangela Marseglia, Country Manager di Amazon.it e Amazon.es</strong> <strong>(in foto)</strong> nel ricordare che “in Italia ci sono circa 100 piattaforme di diverse dimensioni che vendono online, intermediando prodotti che arrivano da circa 50.000 venditori”.</p>
<p><strong>D.ssa Marseglia, dunque lo shopping online non va bloccato?</strong></p>
<p>Se si bloccano l’e-commerce e i grandi eventi di shopping online come il <strong>Black Friday</strong>, si blocca un canale di vendita per 50.000 realtà, oltre a tutto l’indotto della filiera del <strong>digital retail</strong>, che conta 678mila imprese e 290mila lavoratori, secondo i dati forniti da Netcomm e The European House – Ambrosetti. <strong>Ma soprattutto si blocca una possibilità per tutti coloro che in questo momento non riescono a raggiungere i propri clienti fisicamente</strong>. Da parte nostra, siamo felici di poter dare a 14.000 Pmi la possibilità di continuare a vendere in Italia e di poter sviluppare il proprio export in questo anno così sfidante. Le piccole e medie imprese che vendono su Amazon, nel 2019, hanno registrato vendite all’estero per più di 500 milioni di euro. Di queste, circa 600 hanno superato 1 milione di dollari di vendite. Fino ad oggi, gli impatti positivi registrati hanno permesso alle Pmi di creare oltre 25.000 posti di lavoro.</p>
<p>Penso a un caso che abbiamo messo in luce in questi giorni: l’azienda tessile Zenoni&amp;Colombi di Nembro (BG), guidata da quattro 20enni che hanno puntato sulla qualità del prodotto e sullo sviluppo della vendita online su diversi siti web, tra cui Amazon. Pur essendo situati in un’area molto colpita dalla pandemia, hanno potuto incrementare del 10% le loro vendite quest’anno. <strong>Quello che serve è rendere accessibile la formazione ed i servizi digitali a tutti coloro che ancora non conoscono il potenziale dell’e-commerce</strong>.</p>
<p><strong>Amazon ha battezzato una serie di iniziative proprio per favorire l’avvio dell’e-commerce da parte delle Pmi. Ma considerate le polemiche è evidente che nel nostro Paese c’è scarsa informazione. Può farci il punto della situazione?</strong></p>
<p>Amazon ha una lunga tradizione di investimenti in servizi e strumenti a supporto delle Pmi, fin dal 2000 quando abbiamo aperto il nostro negozio ai rivenditori terzi. Oggi oltre la metà di tutti i prodotti venduti sui siti Amazon nel mondo provengono da milioni di piccole e medie imprese, incluse 14.000 Pmi italiane.</p>
<p><strong>La questione fiscale tiene banco da anni ormai: può dirci esattamente come stanno le cose? Quante tasse paga Amazon in Italia e perché si continua a dire che ne paga troppo poche?</strong></p>
<p>Amazon contribuisce anche al gettito fiscale attraverso le tasse, sia dirette che indirette, che vengono riscosse dal Governo a seguito delle sue attività in Italia. Dal 2015, abbiamo una stabile organizzazione in Italia che registra tutti i ricavi, le spese, i profitti e le imposte dovute in Italia per le vendite al dettaglio su Amazon.it. Nel 2019, i ricavi totali delle attività di Amazon in Italia sono stati di 4,5 miliardi di euro, gli investimenti di 1,8 miliardi di euro e il nostro contributo fiscale complessivo di 234 milioni di euro. Mi sembra che questi numeri, insieme a quelli del numero di posti di lavoro che abbiamo contribuito a creare nei dieci anni di presenza in Italia, raccontino chiaramente il nostro contributo all’economia e allo sviluppo del Paese.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-17474" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" data-id="17474" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2-300x169.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2-1024x576.jpg 1024w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2-768x432.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/11/marseglia2.jpg 1280w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Confindustria Vicenza sul “Cura Italia”: &#8220;Bene cassa integrazione estesa a tutti, ma su fisco e contributi tante cose da rivedere. Alitalia grida vendetta&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/18/confindustria-vicenza-sul-cura-italia-bene-cassa-integrazione-estesa-a-tutti-ma-su-fisco-e-contributi-tante-cose-da-rivedere-alitalia-grida-vendetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 17:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nuovo decreto Cura Italia è oramai definito e già entrato in vigore in aiuto alle imprese in grande difficoltà. Il Presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi alza la voce su alcuni punti che a sua detta non sarebbero sufficienti a far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo <strong>decreto Cura Italia </strong>è oramai definito e già entrato in vigore in aiuto alle imprese in grande difficoltà. Il Presidente di<strong> Confindustria Vicenza Luciano Vescovi </strong>alza la voce su alcuni punti che a sua detta non sarebbero sufficienti a far ripartire il polmone produttivo d&#8217;Italia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7968" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-200x300.jpg 200w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-768x1152.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-683x1024.jpg 683w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-150x225.jpg 150w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano.jpg 1280w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />Queste le sue dichiarazioni: “Siamo i primi ad aver già fattivamente collaborato e ubbidito alle corrette restrizioni indicate dai vari<strong> DCPM</strong>. Lo scorso fine settimana si è anche sottoscritto un importante protocollo per la sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro e lo stesso <strong>Presidente della Regione Luca Zaia</strong>, che sta giustamente facendo battere a tappeto il territorio dagli Spisal, ha detto che le aziende si stanno comportando bene e a seguito di questi controlli, finora, dalle mie associate che si affidano alle nostre indicazioni, ho ricevuto solo notizie di aziende in regola con lavoratori che si comportano con intelligenza e responsabilità, a cui non posso che fare i complimenti.<br />
Fatta questa premessa sul nostro atteggiamento e sulla volontà di dare il nostro contributo al Paese, leggendo il decreto Cura Italia ci sono tante cose da aggiustare.<br />
Leggendo certi articoli devo dire che hanno ragione quelli che hanno affermato che forse dal centro non si ha la corretta percezione di quel che sta accadendo nel resto d’Italia dove si vive nel mondo<br />
reale. In particolare, non hanno capito cosa sta succedendo nelle regioni più colpite da questa catastrofe che sono anche, e non ho nessuna remora a dirlo, quelle che trainano il Paese, che permettono alla sanità e alla scuola di esistere e di essere gratuite per tutti.<br />
Sappiamo che comporta un grande sforzo, ma era necessario e qui va il nostro massimo plauso al Governo, estendere la cassa integrazione a tutti. Speriamo che i fondi bastino e siamo fiduciosi<br />
che verrà finanziato in caso di insufficienza.<br />
Fa davvero male alle aziende manifatturiere vedere che la sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi vale solo per le imprese con fatturato fino a 2 milioni di euro. Vuol dire escludere quasi tutti e soprattutto escludere quelle aziende che creano occupazione. Ma anche quelle che se ne avvarranno, avranno tempistiche sulla restituzione che rischiano di costringerle comunque a chiudere o di andare in difficoltà perché i termini sono stretti e le piccole aziende, tendenzialmente, hanno dotazione di liquidità limitata.<br />
Il punto non è se l’azienda fattura più o meno di 2 milioni, ma se l’azienda, con l’emergenza, va in crisi o no. La valutazione va fatta su questo e anche se fattura più di 2 milioni e ha difficoltà deve essere messa nelle condizioni di posticipare certi adempimenti per poter stare in piedi e continuare a mantenere attive le proprie lavorazioni e quindi l’occupazione. Se invece, e per fortuna ci sono<br />
questi casi, un’azienda, piccola o grande, lavora e riesce a sopperire con i suoi mezzi a questo periodo difficile, che versi normalmente il dovuto.<br />
Incredibile anche che la moratoria automatica con le banche valga solo per le micro, piccole e medie imprese, ovvero sotto i 250 dipendenti. Vale lo stesso discorso di prima: le aziende che<br />
creano occupazione e che magari sono capofila di filiere corte italiane, rischiano di andare in crisi di liquidità, tanto più che non possono nemmeno accedere al Fondo Centrale di Garanzia, e di<br />
interrompere, così, una filiera intera. Perché? Perché per loro c’è la Cassa Depositi e Prestiti? Ma se la dotazione è di soli 500 milioni, parliamo di qualcosa che fondamentalmente non c’è.<br />
Si estenda alle imprese oltre i 250 dipendenti quello che è garantito alle piccole aziende, eventualmente mettendo un altro tipo di parametro per impedire a chi non ne ha davvero bisogno di accedere alla moratoria.  E questo parametro non può essere la dimensione. Il differimento dei versamenti alla PA da lunedì 16 marzo fino al 20 marzo con un decreto che è uscito dopo la scadenza originaria, non è nemmeno commentabile. Tanto valeva non farlo.<br />
L’articolo inserito su Alitalia grida vendetta al cospetto di tutte le attività che chiuderanno dopo questo disastro. È una vergogna gravissima di cui i contribuenti italiani si dovranno ricordare perché si<br />
stanno togliendo risorse al paese, a favore di pochi privilegiati, nel momento del bisogno più grande.<br />
Ci rendiamo conto che il momento sia delicato e ogni decisione sia difficile, che in primis le risorse devono essere destinate all’emergenza sanitaria e a salvare le vite delle persone (aspetto<br />
che pare il decreto assolva a pieno, sinceramente), ma non possiamo che aspettarci dei correttivi, nel decreto aprile o prima, perché così, pensare ad una ripartenza è davvero difficile”.</p>
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		<item>
		<title>Slitta il pagamento del plateatico, l&#8217;amministrazione comunale di Vicenza accoglie le richieste dei commercianti</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/11/slitta-il-pagamento-del-plateatico-lamministrazione-comunale-di-vicenza-accoglie-le-richieste-dei-commercianti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Mar 2020 15:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella situazione di emergenza da Coronavirus la giunta comunale ha deciso di sostenere le categorie economiche ed in particolare gli esercizi pubblici che usufruiscono dei plateatici. Pertanto i titolari degli esercizi che hanno richiesto l&#8217;uso del plateatico, dopo il pagamento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="western"><span lang="it-IT">Nella situazione di <strong>emergenza</strong> da <strong>Coronavirus</strong> la giunta comunale ha deciso di sostenere le categorie economiche ed in particolare gli <strong>esercizi pubblici</strong> che usufruiscono dei plateatici.<br />
Pertanto i titolari degli esercizi che hanno richiesto l&#8217;uso del plateatico, dopo il pagamento della prima rata che avviene contestualmente al rilascio della concessione, hanno la possibilità di effettuare il saldo in un&#8217;unica soluzione, in corrispondenza della terza rata, senza la necessità di rispettare la scadenza della seconda rata.</p>
<p>&#8220;Siamo consapevoli della difficoltà del momento che stiamo attraversando, pertanto cerchiamo di andare incontro agli esercenti per quanto nelle nostre possibilità &#8211; dichiara l&#8217;assessore alle attività produttive </span><span lang="it-IT"><strong>Silvio Giovine </strong></span><span lang="it-IT">-. I plateatici si possono ancora utilizzare, fino alle 18, orario di chiusura dei bar previsto dal decreto del Presidente del consiglio dei ministri del 9 marzo, e nel rispetto della distanza di almeno un metro tra ciascun cliente. E&#8217; evidente che dal punto di vista economico i locali ne risentiranno, pertanto ci è sembrato corretto consentire loro di posticipare il pagamento&#8221;.</p>
<p>&#8220;Desidero ringraziare i negozianti e gli esercenti che stanno decidendo autonomamente di tenere chiuse le attività – rileva inoltre l&#8217;assessore &#8211; . E&#8217; un gesto che manifesta grande senso di responsabilità ed appartenenza alla nostra comunità”.</p>
<p>In questo giorni, peraltro, alcuni negozianti stanno autonomamente esponendo il Tricolore.</span></p>
<p class="western">&#8220;E&#8217; un gesto meraviglioso, facciamolo tutti – commenta Giovine -. Dalle case, dagli uffici, dai locali facciamo sventolare la nostra bandiera, simbolo di quell’unità nazionale che si festeggerà la prossima settimana, il 17 marzo. Vedere ovunque sventolare il nostro Tricolore ci ricorderà che non siamo soli ad affrontare questo terribile momento e ci darà la forza per lottare tutti insieme, seguendo le prescrizioni, per sconfiggere questo nemico invisibile&#8221;.</p>
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		<title>Spese detraibili,  Boschiero (Confcommercio Vicenza): “Ennesimo adempimento burocratico che mette in difficoltà le fasce più deboli della popolazione&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/02/05/spese-detraibili-boschiero-confcommercio-vicenza-ennesimo-adempimento-burocratico-che-mette-in-difficolta-le-fasce-piu-deboli-della-popolazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Feb 2020 15:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Finanziaria 2020]]></category>
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					<description><![CDATA[L’obbligo è passato un po’ in sordina e forse proprio per questo sono tanti i cittadini oggi “spiazzati”. Stiamo parlando della misura, inserita nella Finanziaria 2020, che permette di detrarre le spese in denuncia dei redditi solo se vengono pagate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">L’obbligo è passato un po’ in sordina e forse proprio per questo sono tanti i cittadini oggi “spiazzati”. Stiamo parlando della misura, inserita nella <strong>Finanziaria 2020</strong>, che permette di <strong>detrarre le spese</strong> in <strong>denuncia dei redditi</strong> solo se vengono pagate con <strong>sistemi tracciabili</strong>: bancomat e carta di credito, bonifici o assegni. E non si tratta di acquisti rari: parliamo di tutto ciò che è previsto dall’art. 15 del Tuir, come visite specialistiche non erogate dal servizio sanitario nazionale pubblico o accreditato, cure odontoiatriche, le rette o buoni pasto scolastici, le attività sportive, abbonamenti al servizio di trasporto pubblico, spese veterinarie e altro ancora, ad eccezione dei farmaci.</span></p>
<div id="attachment_6155" style="width: 234px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/ernesto_boschiero.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6155" class="wp-image-6155 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/ernesto_boschiero-224x300.jpg" alt="" width="224" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/ernesto_boschiero-224x300.jpg 224w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/ernesto_boschiero-168x225.jpg 168w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/ernesto_boschiero.jpg 249w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></a><p id="caption-attachment-6155" class="wp-caption-text"><em>Ernesto Boschiero, direttore della Confcommercio di Vicenza</em></p></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"> “La misura è in vigore dal primo di gennaio scorso, ma tanti non lo sapevano e ora chiamano i Centri di Assistenza Fiscale per capire come possono recuperare le spese pagate involontariamente in contanti – spiega <strong>Ernesto Boschiero</strong>, direttore della <strong>Confcommercio di Vicenza</strong>, l’Associazione del commercio, turismo e servizi al cui interno opera anche il Caaf 50&amp;Più Enasco -. I nostri uffici ricevono ogni giorno telefonate di cittadini, soprattutto anziani, che fanno presente questa difficoltà e l’auspicio è che con il prossimo Milleproroghe venga inserito un emendamento, richiesto anche dalla nostra organizzazione, che rimandi quest’obbligo almeno per i prossimi tre mesi, permettendo di recuperare la situazione”. Il direttore di Confcommercio Vicenza sottolinea, però, un altro aspetto di questa misura: “Anche in questo caso – evidenzia &#8211; il legislatore non si è reso conto della portata di un cambiamento di questo tipo, che mette in forte difficoltà soprattutto quelle fasce più deboli della popolazione non abituate ad utilizzare il bancomat per le loro spese o che addirittura nemmeno ce l’hanno questo sistema di pagamento, come altri “strumenti tracciabili”. Siamo di fronte ad una burocrazia che impone le regole senza preparare i cittadini e senza curarsi delle conseguenze”.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Una burocrazia così cieca, va aggiunto, da aver inserito un altro cavillo nel cavillo: perché pagare con sistemi tracciabili non basta. Per portarsi in detrazione l’acquisto è necessario che il conto dal quale si effettua il pagamento sia intestato alla persona che inserirà la spesa nella denuncia dei redditi. E qui si possono verificare tanti errori che rischiano di compromettere questo beneficio: il marito che paga per la moglie non cointestataria del conto, il figlio che paga per il genitore anziano con il proprio bancomat e così via. “Anche questa scelta appare assurda e potrebbe obbligare tante persone a doversi aprire un conto personale e dotarsi di bancomat, sostenendone le conseguenti spese – incalza il direttore Boschiero -. E alla fine qualcuno, certamente chi è più in difficoltà, potrebbe a questo punto gettare la spugna e non avvalersi delle detrazioni, perché la procedura è troppo onerosa e complicata: un risparmio per lo Stato, sicuramente, ma a danno di questi cittadini”. Ben venga, dunque, la proroga che si profila all’orizzonte, ma per Confcommercio Vicenza è tutta la norma che andrebbe completamente rivista.</span></p>
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		<title>“La verifica fiscale in azienda”, se ne parla in un convegno nella sede di Confindustria Vicenza</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2020/01/21/la-verifica-fiscale-in-azienda-se-ne-parla-in-un-convegno-nella-sede-di-confindustria-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2020 14:50:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Si terrà venerdì 24 gennaio, dalle ore 14.00 alle ore 18.30, nella sede di Confindustria Vicenza a Palazzo Bonin Longare, il convegno “La verifica fiscale in azienda” promosso dall&#8217;Associazione Magistrati Tributari organizzato in collaborazione con gli Industriali berici. Relatori di chiara fama offriranno la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">Si terrà <b>venerdì 24 gennaio</b>, dalle ore 14.00 alle ore 18.30, nella sede di <b>Confindustria Vicenza </b>a Palazzo Bonin Longare, il convegno “<b>La verifica fiscale in azienda</b>” promosso dall&#8217;<b>Associazione Magistrati Tributari </b>organizzato in collaborazione con gli Industriali berici.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">Relatori di chiara fama offriranno la propria esperienza professionale e accademica per affrontare i molteplici aspetti del <b>rapporto tra fisco e contribuenti</b>, nella cruciale fase della verifica in azienda.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">Dopo l&#8217;apertura del Presidente Regionale dell&#8217;Associazione Magistrati Tributari del Veneto <b>Alfredo Riondino </b>e gli interventi di <b>Maria De Cono </b>(Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributaria), <b>Massimo Scuffi </b>(Presidente Commissione Tributaria Regionale del Veneto) e <b>Gianmaria Pietrogrande </b>(Presidente Commissione Tributaria Regionale di Vicenza); il convegno, presieduto dalla Presidente Associazione Magistrati Tributari <b>Daniela Gobbi </b>inizierà con l&#8217;intervento del C.te del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Vicenza <b>Crescenzo Sciaraffa </b>sulla selezione dei contribuenti e l’analisi del rischio.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">Seguiranno gli interventi di <b>Eduardo Margarita</b>, funzionario Area Imprese Minori della Direzione provinciale dell&#8217;Agenzia delle Entrate; <b>Andrea Giovanardi</b>, Professore di Diritto Tributario dell&#8217;Università di Trento; <b>Michele Tiengo</b>, Presidente Uncat Veneto e <b>Ennio Attilio Sepe</b>, Direttore “Rassegna Di Giurisprudenza E Dottrina On Line”.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">La seconda parte vedrà quindi un focus sulla giurisprudenza locale con gli interventi di <b>Pierantonio Fadel</b>, Vice Segretario Nazionale Amt; <b>Mauro Trivellin</b> Professore di Diritto Tributario dell&#8217;Università di Padova e Gianmaria Pietrogrande.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">Le conclusioni saranno affidate a Maria De Cono.</span></p>
<p><span style="font-family: Helvetica; font-size: medium;">L’iniziativa ha ottenuto il patrocinio del <b>Consiglio di Presidenza della Giustizia Tributario</b>, dei Consigli vicentini dell’<b>Ordine degli Avvocati </b>e dell’<b>Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Vicenza,</b> dell&#8217;</span><span style="color: #212100; font-family: Helvetica; font-size: medium;"><b>Unione Nazionale delle Camere degli Avvocati Tributaristi</b> e dell&#8217;<b>Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti.</b></span></p>
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		<title>Rebecca (Confcommercio): “Scontrino elettronico ennesimo carico di costi e burocrazia e all’orizzonte la follia della lotteria degli scontrini”</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/10/rebecca-confcommercio-scontrino-elettronico-ennesimo-carico-di-costi-e-burocrazia-e-allorizzonte-la-follia-della-lotteria-degli-scontrini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 14:49:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
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		<category><![CDATA[lotteria degli scontrini]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ scattato da qualche giorno, esattamente l’1 gennaio, un cambiamento epocale per tutti i negozi, i pubblici esercizi (bar, ristoranti, ecc.) e attività artigianali assimilate: l’obbligo dei corrispettivi telematici, ossia il passaggio dal “vecchio” scontrino fiscale a al nuovo “scontrino [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">E’ scattato da qualche giorno, esattamente l’1 gennaio, un cambiamento epocale per tutti i negozi, i pubblici esercizi (bar, ristoranti, ecc.) e attività artigianali assimilate: l’obbligo dei corrispettivi telematici, ossia il passaggio dal “vecchio” scontrino fiscale a al nuovo “scontrino elettronico”, con invio degli incassi giornalieri all’Agenzia delle Entrate.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;"> Probabilmente, però, i vicentini non se ne sono accorti, visto che comunque il negoziante è tenuto a rilasciare un documento di acquisto valido, ad esempio, per la garanzia, i resi o le sostituzioni che a prima vista non sembra tanto diverso da quello precedente. “Ad accorgersene sono stati, invece, proprio i commercianti che nei mesi scorsi si sono sottoposti ad un vero e proprio <i>tour de force</i> per aggiornarsi e adeguare i propri registratori di cassa, sostenendo una spesa media che va dai 300 ai 700 euro a negozio – afferma Sergio Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza -. Abbiamo fatto di tutto per scongiurare e attenuare l’impatto di questa ennesima incombenza per le imprese del settore, riuscendo ad ottenere rinvii e moratorie sulle sanzioni, oltre ad un credito d’imposta del 50% sulle relative spese sostenute, ma sta di fatto che il problema di fondo resta: lo Stato fa pagare ancora una volta alle imprese gli oneri organizzativi ed economici di una digitalizzazione che va a tutto vantaggio solo del Fisco. Dove stia l’equità di questa operazione è un mistero”.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Ad essere interessate da questa “rivoluzione”, focalizzandosi sul mondo del terziario provinciale, sono circa <strong>7.700 imprese</strong> del dettaglio e <strong>5.000 tra pubblici esercizi e strutture ricettive</strong>. Per le attività con un giro d’affari nel 2018 superiore ai<strong> 400 mila euro</strong> l’obbligo è già scattato a luglio dell’anno scorso, con una moratoria di sei mesi sulle sanzioni. Dal 1° gennaio, poi, l’obbligo è entrato in vigore per tutti gli altri, ma anche per tali operatori è applicabile la moratoria di 6 mesi che sposta al 30 giugno eventuali sanzioni per chi non si è adeguato in tempo. Quanti si siano già oggi adeguati non è noto, anche se <strong>Confcommercio Vicenza</strong> stima, prendendo a campione le imprese che usufruiscono del proprio servizio contabilità, che <strong>3 attività su 5 siano già passate al “telematico</strong>”.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">“I nostri incontri informativi sul territorio, ai quali hanno partecipato centinaia di imprese, hanno sempre registrato il tutto esaurito, mentre i nostri servizi fiscali sono stati in prima linea per dare un supporto efficace per questo nuovo adempimento – sottolinea il presidente di Confcommercio Vicenza –. Ciò che abbiamo riscontrato, in ogni confronto con gli imprenditori, è il loro scoramento per questo ennesimo carico burocratico e non possiamo nascondere che per qualcuno, soprattutto più anziano e a volte con attività situata in zone più marginali, questa potrà essere la goccia che fa traboccare il vaso, portando alla decisione di chiudere il negozio o il pubblico esercizio: il tutto in un momento già critico per il settore, con un’incertezza politica che frena i consumi e una Manovra di Bilancio che non contiene misure orientate alla crescita”. Va detto, tra l’altro, che l’obbligo non tiene conto, ad esempio, dell’arretratezza digitale del Paese, con zone, anche della nostra provincia, dove il trasferimento telematico dei dati è problematico per mancanza di una connessione valida: “Penso a certe aree montane e collinari dove comunque i negozi, o i pubblici esercizi, o gli operatori del commercio ambulante, fortunatamente, ci sono. Cosa devono fare: assumersi ulteriori oneri per dotarsi di connessioni alternative o “migrare” alla ricerca di una rete decente?” si chiede il presidente di Confcommercio Vicenza.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">All’orizzonte, poi, si profila quest’anno un&#8217;altra rivoluzione per le stesse attività, vale a dire l’avvio della <strong>lotteria degli scontrini</strong> dal 1° luglio 2020, con i clienti che si presenteranno a fine acquisto con il loro codice lotteria da riportare sullo scontrino: <strong>16 caratteri da digitare sulla cassa</strong> (a meno di dotarsi di un lettore ottico con ulteriori costi) per ogni scontrino, anche per un caffè. E poi, anche qui, il trasferimento telematico dei dati ad un portale lotteria. “Una follia che farà perdere tempo e pazienza a tutti – conclude il presidente Sergio Rebecca – e che cercheremo di contrastare in ogni modo dopo averne ottenuto il rinvio. Serve un cambio di mentalità da parte di chi sta al Governo: il commercio è una ricchezza, in tutti i sensi, per l’economia, l’occupazione, la qualità di vita e la sicurezza delle nostre città e dei nostri paesi. E lo è, una ricchezza, anche per il Fisco, visto che le nostre attività pagano le tasse, e tante, in Italia, a differenza di certi portali dell’e-commerce. E allora è chiaro che non c’è logica per questo aggravio di costi e burocrazia che rischia di spegnere il commercio in tante vie e piazze di città, quartieri e paesi”.</span></p>
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		<title>Partite IVA al collasso. Liberiprofessionisti e PMI  tartassati dal Fisco</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/07/partite-iva-al-collasso-liberiprofessionisti-e-pmi-tartassati-dal-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 10:19:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[Quelle che una volta erano la spina dorsale dell’Italia sono a “rischio estinzione”. O, quanto meno, la loro situazione va via via peggiorando, tanto che da più parti vengono periodicamente lanciati appelli per la loro “salvaguardia”. Le partite IVA italiane, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quelle che una volta erano la spina dorsale dell’Italia sono a “rischio estinzione”. O, quanto meno, <strong>la loro situazione va via via peggiorando</strong>, tanto che da più parti vengono periodicamente lanciati appelli per la loro “salvaguardia”. Le partite IVA italiane, che si tratti di liberi professionisti o piccole e piccolissime aziende, sono ormai davanti a un baratro.</p>
<p>Come rilevato da Federcontribuenti, nell’arco di appena 3 anni il loro numero si è ridotto del 40% circa, passando da oltre 8,5 milioni a poco più di 5 milioni. <strong>Diversi i fattori che hanno inciso su questo calo</strong> tanto repentino quanto preoccupante: la situazione economica stagnante; la forte concorrenza interna; i controlli dello stato e gli adempimenti burocratici necessari al “mantenimento in vita” dell’attività produttiva. Il ruolo principale, però, è stato probabilmente giocato da una <strong>pressione fiscale sempre più pesante</strong>, che è arrivata a toccare il 64% dei profitti di una piccola partita IVA.</p>
<p>Il dato emerge da un’analisi del Centro Studi di Unimpresa, secondo il quale il <strong>total tax rate di PMI e professionisti</strong> è di gran lunga superiore al 60%. Tra tasse (sia acconti dell’anno fiscale successivo, sia saldi dell’anno fiscale in corso), <strong>contributi previdenziali</strong> (anche in questo caso si devono tenere in conto saldi e acconti), e pagamenti vari (come quelli nei confronti della Camera di Commercio e altri oneri obbligatori), sono dunque più i soldi che finiscono nelle casse dello Stato rispetto a quelli che restano nelle tasche di professionisti e artigiani.</p>
<div id="amelie_container"></div>
<p>“È una situazione che vale la pena <strong>riproporre al centro dell’attenzione e al centro dell’agenda politica</strong> – afferma il Presidente di Unimpresa Giovanna Ferrara – a pochi giorni dall’approvazione dell’ennesima legge di bilancio che si proponeva di essere come la svolta, proprio sul fronte della riduzione della pressione fiscale, e <strong>invece non ha cambiato alcunché</strong>. Perché sarà pur vero che è stata evitata la stangata da oltre 20 miliardi di euro con l’aumento delle aliquote Iva (e comunque è solo un rinvio, quindi fra 12 mesi ci risiamo), <strong>ma il peso delle tasse sui contribuenti, sia famiglie sia imprese, non è cambiato</strong> <strong>affatto</strong>“.</p>
<p>Nello specifico, dai conti fatti dal Centro Studi di Unimpresa emerge che una <strong>partita IVA che fattura 50 mila euro</strong> deve pagare:</p>
<ul>
<li>13.625 euro di saldo Irpef</li>
<li>5.241 di acconto Irpef</li>
<li>956 euro di addizionale regionale Irpef</li>
<li>236 euro di addizionale comunale Irpef</li>
<li>71 euro di acconto addizionale comunale Irpef</li>
<li>53 euro come diritti alla Camera di commercio</li>
<li>1.689 euro di Irap</li>
<li>797 euro di acconto Irap</li>
<li>7.191 euro di contributi previdenziali</li>
<li>3.779 di acconto contributi previdenziali.</li>
</ul>
<p>Il totale da pagare a fine anno sarà dunque di 33.248 euro, ossia il 64,5% rispetto a quanto guadagnato. Nelle tasche del professionista restano 16.752 euro, ossia <strong>1382 euro al mese</strong>. (Fonte quifinanza)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Rincaro carburanti, la spesa per il pieno sfiora i 400 milioni di euro nel lungo ponte</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/04/23/rincaro-carburanti-la-spesa-per-il-pieno-sfiora-i-400-milioni-di-euro-nel-lungo-ponte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 09:22:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[aumenti]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[benzina]]></category>
		<category><![CDATA[carburante]]></category>
		<category><![CDATA[costo]]></category>
		<category><![CDATA[gasolio]]></category>
		<category><![CDATA[ponte pasquale]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[viaggiatori]]></category>
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					<description><![CDATA[Sfiora i 390 milioni di euro la spesa per il pieno degli italiani in auto nel lungo ponte fra Pasqua, 25 aprile e primo maggio con i carburanti rincarati di un centesimo al litro dalla prima metà del mese. E’ [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sfiora i<strong> 390 milioni di euro</strong> la spesa per il pieno degli italiani in auto nel lungo ponte fra Pasqua, 25 aprile e primo maggio con i carburanti rincarati di un centesimo al litro dalla prima metà del mese.</p>
<p>E’ quanto afferma Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione ai nuovi rincari alla pompa scattati alla vigilia dell’esodo di Pasqua con l’inizio dei giorni da bollino rosso sulle strade. Un rifornimento self service – spiega Uecoop su dati Quotidiano Energia – costa 1,611 euro al litro per la benzina e 1,503 euro al litro per il diesel, ma ovviamente si tratta di valori medi mentre sul territorio nazionale ci sono prezzi superiori anche di diversi centesimi al litro a seconda che si vada in una stazione servita oppure che si faccia il pieno in autostrada con picchi di 1,741 euro al litro per la benzina e di 1,636 sul diesel. Negli ultimi venti anni – spiega Uecoop &#8211; i prezzi della benzina sono cresciuti del 75,9%, il diesel ha registrato un rialzo del 47,7% e il GPL del +49,9%. Pesante – sottolinea Uecoop – l’impatto delle tasse che nell’ultimo anno hanno inciso per il 63% sul prezzo al dettaglio della benzina e per il 59,5% per quello del gasolio: in pratica ogni volta che un automobilista si ferma alla stazione di servizio per un pieno da 55 litri lo Stato si mette in tasca oltre 48 euro sul diesel e più di 55 euro sulla benzina, fra accise e Iva. La spesa per i carburanti ha pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie e delle imprese con l’Italia – conclude Uecoop &#8211; che è nella top ten mondiale per il carburante più costoso secondo rilevazioni Globalpetrolprices.com.</p>
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		<item>
		<title>Benzinai in sciopero: &#8220;Il Ministero nega il rimborso approvato dal Governo precedente&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/lavoro/2019/01/25/benzinai-in-sciopero-il-ministero-nega-il-rimborso-approvato-dal-governo-precedente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2019 18:56:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Tria]]></category>
		<category><![CDATA[luigi di maio]]></category>
		<category><![CDATA[Ministero dell'Economia]]></category>
		<category><![CDATA[sciopero]]></category>
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					<description><![CDATA[I sindacati dei gestori degli impianti di carburante hanno proclamato uno sciopero per il prossimo 6 febbraio perchè, dicono, &#8220;il ministero dell&#8217;Economia ha deciso di confiscare il rimborso che, dopo oltre 15 anni di trattative, il Governo precedente aveva finalmente [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I <strong>sindacati</strong> dei gestori degli<strong> impianti di carburante</strong> hanno proclamato uno <strong>sciopero per il prossimo 6 febbraio</strong> perchè, dicono, &#8220;il ministero dell&#8217;Economia ha deciso di confiscare il rimborso che, dopo oltre 15 anni di trattative, il Governo precedente aveva finalmente approvato con la Finanziaria 2018 in termini di credito d&#8217;imposta a favore dei gestori, riconoscendo il maggiore livello di commissioni bancarie collegate alle transazioni con carte di credito, subito in ragione dello straordinario peso fiscale che grava sul prezzo dei carburanti&#8221;.</p>
<p>Nella nota congiunta, Figisc/Anisa<strong> Confcommercio</strong><strong>, </strong>Fegica Cisl e Faib Confesercenti  riferiscono di aver comunicato la protesta già lo scorso 16 gennaio ai ministri dello Sviluppo<strong> Luigi Di Maio</strong> e dell&#8217; Economia <strong>Giovanni Tria</strong> ed ai sottosegretari al Mise <strong>Dario Galli</strong> e al Mef <strong>Massimo Garavaglia</strong>. A giudizio dei sindacati la decisione di negare il rimborso &#8220;è del tutto ingiustificata ma anche gravissima, perché pretende di cancellare arbitrariamente un atto politico pubblico frutto di un equilibrio motivato, attraverso espedienti tecnici unilaterali sottoforma di circolari ed emendamenti nascosti nel mucchio di quelli collegati alla conversione del Decreto semplificazioni&#8221;.</p>
<p>Le sigle ricordano che &#8220;al prezzo medio attuale della benzina (circa 1,5 euro al litro), ogni 100 euro di commissioni che il sistema bancario pretende dal gestore, 66,59 euro sono generati dal tributo incassato dall&#8217;Erario, vale a dire proprio dal Mef che quindi più di qualunque altro soggetto dovrebbe sostenere e prudentemente difendere tale provvedimento. Quel provvedimento sul credito d&#8217;imposta che, partorito 13 mesi fa, i gestori non hanno neanche potuto cominciare a spendere per i ritardi dell&#8217;amministrazione, è stato reso persino tassabile ed è stato incassato nel frattempo dal monopolista Nexi che ha nel frattempo cominciato a raddoppiare il peso delle commissioni, senza che né il Mef, né l&#8217;Antitrust, trovassero niente da ridire, nonostante le ripetute sollecitazioni&#8221;.</p>
<p>A ciò &#8220;si aggiunga l&#8217;aumento esponenziale delle transazioni con carte di credito causato dall&#8217;introduzione degli obblighi relativi alla fatturazione elettronica&#8221;. Per questo le organizzazioni di rappresentanza dei benzinai proclamano le prime 24 ore di sciopero per il prossimo 6 febbraio, con l&#8217;indicazione che a partire dal 1° dello stesso mese, la fattura elettronica per i carburanti sarà emessa dai gestori esclusivamente in caso di pagamento con bonifico anticipato o assegno circolare.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Legge di bilancio, Cisl: &#8220;Aumento tasse locali in vista per un miliardo&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2019/01/21/legge-di-bilancio-cisl-aumento-tasse-locali-in-vista-per-un-miliardo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 19:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[cisl]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Legge di bilancio]]></category>
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					<description><![CDATA[Aumento delle tasse locali in vista. La Cisl denuncia la mancata proroga nella Legge di Bilancio 2019 del blocco sugli aumenti delle imposte locali. Blocco in vigore dal 2016. Regioni e Comuni hanno così il via libera di aumentare la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aumento delle tasse locali in vista. La Cisl denuncia la mancata proroga nella Legge di Bilancio 2019 del blocco sugli aumenti delle imposte locali. Blocco in vigore dal 2016.<br />
Regioni e Comuni hanno così il via libera di aumentare la loro quota di addizionale Irpef (fino a + 0,8% per i Comuni ed entro il 3,3% le Regioni) e, i soli Comuni, anche l’IMU e la TASI.<br />
Naturalmente gli enti possono anche non toccare l’attuale tassazione. Una possibilità che però si scontra con la necessità degli stessi di coprire i costi a fronte di una sicura riduzione delle entrate determinate da altre scelte presenti nella legge di Bilancio.<br />
Una di queste è la erosione dell’imponibile fiscale (il complesso dei redditi su cui si calcolano le tasse) conseguente alla flat tax (aliquota unica e bassa) applicata ad alcune attività come quelle dei lavoratori a Partita Iva o per l’affitto di immobili commerciali.<br />
Questi aumenti, secondo il sindacato, saranno pagati soprattutto da quelle categorie che, dalla stessa legge di Bilancio, non ricevono nessun beneficio fiscale: &#8220;i lavoratori dipendenti e pensionati, che già pagano il 90% dell’Irpef”.<br />
Secondo alcune prime stime fornite dalla Cisl le tasse locali potrebbero crescere, già nel corso di quest’anno, per un importo complessivo totale di oltre un miliardo di euro.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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