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	<title>Flora e fauna &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Campagne italiane devastate da insetti provenienti dall&#8217;estero. Oltre un miliardo di danni e Amazon vieta la vendita di semi e piante</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/09/06/campagne-italiane-devastate-da-insetti-provenienti-dallestero-oltre-un-miliardo-di-danni-e-amazon-vieta-la-vendita-di-semi-e-piante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 06 Sep 2020 12:58:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[L’invasione di insetti e organismi alieni arrivati nelle campagne italiane soprattutto con le piante ed i semi dall’estero ha causato danni per oltre un miliardo nel 2019 con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. E’ quanto afferma la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’<strong>invasione</strong> di <strong>insetti</strong> e organismi alieni arrivati nelle <strong>campagne italiane</strong> soprattutto con le <strong>piante</strong> ed i <strong>semi</strong> dall’estero ha causato <strong>danni</strong> per oltre <strong>un miliardo</strong> nel 2019 con gravissimi effetti sul piano ambientale, paesaggistico ed economico. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare la decisione di <strong>Amazon</strong> di vietare la vendita di semi e piante straniere negli Stati Uniti dopo che migliaia di pacchi sospetti, molti provenienti dalla Cina, sono arrivati nelle case di tutto il mondo durante l&#8217;estate. Una scelta &#8211; sottolinea la Coldiretti -. spinta dalle preoccupazioni delle autorita&#8217; americane per la facilita&#8217; delle vendite di semi e piante sui siti web con il rischio della diffusione di infestanti, insetti e malattie dannose per l&#8217;agricoltura americana.</p>
<p>Un pericolo – continua la Coldiretti &#8211; che riguarda anche l’Italia dove si è verificata una vera invasione di specie aliene dannosi alle coltivazioni arrivati, più o meno direttamente, dal gigante asiatico. Dal moscerino dagli occhi rossi (Drosophila suzukii) che colpisce la frutta al cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus) fino alla cimice asiatica (Halyomorpha halys), l’insetto polifago che colpisce oltre 300 diversi vegetali, che – precisa la Coldiretti – ha messo in ginocchio i produttori italiani, per la mancanza di nemici naturali, con circa <a>740 milioni di euro di danni provocati nel solo 2019</a> e 48mila aziende agricole italiane colpite.</p>
<p>E danni ha fatto anche la <strong>Drosophila suzukii</strong> il <strong>moscerino killer</strong> molto difficile da sconfiggere che ha attaccato ciliegie, mirtilli e uva dal Veneto alla Puglia. Le castagne hanno invece pagato un conto salatissimo per colpa – precisa la Coldiretti – del cinipide galligeno del castagno, il Dryocosmus kuriphilus, proveniente dalla Cina che provoca nella pianta la formazione di galle, cioè ingrossamenti delle gemme di varie forme e dimensioni contro il quale è stata avviata con successo una capillare guerra biologica attraverso lo sviluppo e accurata diffusione dell’insetto Torymus sinensis, che è un antagonista naturale, anche se ci vorrà ancora tempo per ottenere un adeguato contenimento. Ma c’è anche il punteruolo rosso Rhynchophorus ferrugineus originario dell’Asia che ha fatto strage di palme dopo essere comparso in Italia per la prima volta nel 2004 e da allora si è dimostrato un vero flagello che ha interessato il verde pubblico e privato in Sicilia, Campania, Calabria, Lazio, Liguria, Abruzzo e Molise. La produzione Made in Italy di miele di acacia, castagno, di agrumi e mille fiori – sostiene la Coldiretti – è invece minacciata da due insetti killer, il calabrone asiatico (Vespa velutina) e il coleottero africano (Aethina tumida) che mangiano e rovinano il miele, il polline e, soprattutto, la covata annientando la popolazione di api o costringendola ad abbandonare l’alveare.</p>
<p>Senza dimenticare il <strong>batterio della Xylella</strong> che è stato introdotto con molta probabilità dal <strong>Costa Rica</strong> attraverso le rotte commerciali di Rotterdam che ha devastato gli uliveti del Salento Dall’autunno 2013, anno in cui è stata accertata su un appezzamento di olivo a Gallipoli, la malattia – continua Coldiretti – si è estesa senza che venisse applicata una strategia efficace per fermare il contagio che, dopo aver fatto seccare gli ulivi leccesi, ha intaccato il patrimonio olivicolo di Brindisi e Taranto, arrivando pericolosamente in provincia di Bari.</p>
<p>Sotto accusa è il <strong>sistema di controllo</strong> dell’<strong>Unione Europea</strong> con frontiere colabrodo – denuncia la Coldiretti– che ha lasciato passare materiale vegetale infetto e parassiti vari. Una politica europea troppo permissiva che consente l’ingresso di prodotti agroalimentari e florovivaistici nell’Ue senza che siano applicate le cautele e le quarantene che – continua Coldiretti – devono invece superare i prodotti nazionali quando vengono esportati con estenuanti negoziati e dossier che durano anni. Per effetto dei cambiamenti climatici e della globalizzazione si moltiplica l’arrivo di materiale vegetale infetto e parassiti vari che provocano stragi nelle coltivazioni e per questo serve un cambio di passo nelle misure di prevenzione e di intervento sia a livello comunitario che nazionale – conclude Coldiretti – anche con l’avvio di una apposita task force.​</p>
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		<title>Riapertura attività florovivaistiche, agricoltori soddisfatti dall&#8217;ordinanza firmata da Zaia</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/04/26/riapertura-attivita-florovivaistiche-agricoltori-soddisfatti-dallordinanza-firmata-da-zaia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2020 08:53:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal Presidente Luca Zaia e in vigore già da venerdì 24 aprile. La [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">“Riaprono gli orti urbani e i fiori si potranno vendere nei mercati agricoli oltre che nei negozi”. Coldiretti Veneto commenta il valore sociale ed economico dell’ordinanza firmata dal Presidente Luca Zaia e in vigore già da venerdì 24 aprile.</p>
<p style="font-weight: 400;">La ripresa di alcune attività come la coltivazione del terreno ad uso agricolo per autoconsumo e la vendita in esercizi anche commerciali, quali fiorerie, di prodotti florovivaistici come fertilizzanti, semi, piante ornamentali sono segnali positivi per le imprese agricole che si stanno preparando alla ripresa per recuperare le perdite subite a causa dell’emergenza sanitaria.</p>
<p>“Bene l’apertura per il cibo da asporto anche mediante l&#8217;acquisto con contratti a distanza ove possibile – aggiunge Diego Scaramuzza presidente regionale di Terranostra &#8211; una opportunità importante per gli agriturismi veneti obbligati alla chiusura per lunghe settimane. Dall’inizio della emergenza sanitaria il sistema agrituristico regionale ha perso 30 milioni di euro. Per evitare dubbi interpretativi abbiamo sollecitato la Regione del Veneto a confermare nel più breve tempo la possibilità del take away anche nelle realtà agrituristiche. Dalla crisi si esce ripartendo con la produzione – conclude Scaramuzza – ovviamente laddove è possibile, in attesa  dei finanziamenti e risarcimenti annunciati, ma che ancora non si sono visti”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Florovivaismo, 1,6 miliardi di prodotti buttati. In un mese perso fatturato di 500 milioni</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2020/03/20/florovivaismo-16-miliardi-di-prodotti-buttati-in-un-mese-perso-fatturato-di-500-milioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Mar 2020 08:50:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Crisi sanitaria, crisi economica e reclami di interventi al governo. Da giorni sul tavolo della politica nazionale ci sono richieste che piovono da ogni dove e da qualsiasi settore produttivo e commerciale nazionale. Non è da meno il settore florovivaistico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Crisi sanitaria, crisi economica e reclami di interventi al governo. Da giorni sul tavolo della politica nazionale ci sono richieste che piovono da ogni dove e da qualsiasi settore produttivo e commerciale nazionale. Non è da meno il settore <strong>florovivaistico</strong> che è stato duramente colpito nel periodo più florido dell&#8217;anno, la primavera.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ecco allora che <strong>fiori recisi, alberi da frutto, ornamentali, viti, piantine da orto</strong> oggi sono tutti da buttare, un patrimonio verde che, in <strong>Veneto</strong>, vale oltre <strong>1,6 miliardi di euro</strong> e che ad oggi si ritrova in ginocchio a causa dall’emergenza <strong>Coronavirus</strong>. Gli addetti ai lavori lamentano anche perdite subite per lo stop di fiere internazionali, l’export bloccato da un mese,  gli ordini saltati per il divieto di cerimonie, le vendite nei garden annullate. Come se non bastasse ogni impresa deve far fronte ad un altro grande problema che si aggiunge a quelli già citati, i costi di smaltimento dei prodotti da distruggere.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’attività ordinaria non può essere fermata completamente, deve comunque continuare in contesto di crisi per continuare a dare lavoro ai 50 mila dipendenti che devono preparare le coltivazioni per la prossima stagione oltre che a provvedere alla cura e manutenzione del verde urbano.</p>
<p style="font-weight: 400;">Coldiretti Veneto, al Tavolo Verde convocato oggi,  ha stimato un azzeramento totale del fatturato pari a 500milioni realizzato da 1500 aziende florovivaistiche regionali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Con i ricavi in rosso in un periodo strategico come quello primaverile – spiega Coldiretti Veneto &#8211; è impossibile prevedere che le imprese possano sopravvivere e poi riprendere ad investire, ammodernarsi e dare ancora lavoro. Nonostante le prime misure introdotte dal Governo, il settore ha bisogno di interventi ad hoc per il ristoro dei danni con stanziamenti di risorse così da ampliare il ricorso agli ammortizzatori sociali.</p>
<p style="font-weight: 400;">Coldiretti Veneto rende noto, inoltre,  che a livello nazionale <strong>è intervenuta sul Decreto Ministeriale Cura Italia che </strong>in materia fiscale esclude le aziende con più di 2 milioni di reddito dalla sospensione dei versamenti in scadenza tra l’8 ed il 31  marzo. <strong>La questione interessa proprio </strong>gli imprenditori florovivaisti che hanno perso completamente la produzione nel momento più importante dell’anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">
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		<title>Temperature alte, le api escono dalle arnie richiamate dal risveglio della natura</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/02/18/temperature-alte-le-api-escono-dalle-arnie-richiamate-dal-risveglio-della-natura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Feb 2020 16:10:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
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					<description><![CDATA[Le api escono dalle arnie richiamate dal risveglio della natura. In Veneto ci sono fioriture spontanee in anticipo come il tarassaco, o altre erbe di campo come rosole, “occhi della Madonna”, tipologie di rose selvatiche, primule e alberi da frutto. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Le <strong>api</strong> escono dalle arnie richiamate dal risveglio della natura. In <strong>Veneto</strong> ci sono fioriture spontanee in anticipo come il tarassaco, o altre erbe di campo come rosole, “occhi della Madonna”, tipologie di rose selvatiche, primule e alberi da frutto. E’ l’anticipo della<strong> primavera</strong> ormai segnalata in tutta la Penisola nelle sue tante manifestazioni anche negative come la <strong>siccità al sud</strong> e il <strong>rischio incendi</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">Coldiretti sta monitorando gli effetti di un <strong>inverno bollente</strong> con una temperatura che fino ad ora è stata in Italia superiore di 1,65 gradi la media storica secondo le elaborazioni su dati Isac Cnr relativi al mesi di dicembre e gennaio.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tornano al lavoro <strong>50 miliardi di api</strong> presenti sul territorio nazionale aiutate anche dal sostegno di iniziative locali promosse dalle amministrazioni comunali come <strong>Arcugnano</strong> nel vicentino, che sostiene la coltivazione della facelia, la pianta salva api che oltre a richiamarle completa la bellezza del paesaggio. “Un’idea che è diventata esperienza pilota – commenta Chiara Bortolas responsabile regionale di Donne Impresa – tanto che ci sono esempi in ogni provincia dove proprio la presenza delle imprenditrici agricole di Coldiretti è strategica in questo senso. La distesa viola cattura l’attenzione ed è motivo anche di indotto turistico e attenzione alla biodiversità”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Le temperature sopra i <strong>15 gradi</strong> hanno fatto uscire le api dal milione e mezzo di alveari presenti in Italia, che hanno subito ricominciato il loro prezioso lavoro di bottinatura ed impollinazione ma ora – sottolinea la Coldiretti &#8211; il rischio è che ritorni di freddo possano far gelare i fiori e anche far morire parte delle api dopo una delle peggiori annate per la produzione di miele in Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il clima mite non si fa sentire solo sugli insetti utili ma anche sui parassiti alieni con le alte temperature che – continua la Coldiretti – stanno favorendo la sopravvivenza della cimice asiatica, l’insetto killer dei raccolti che è arrivato dall’Asia ed ha devastato i campi e i frutteti di <strong>48mila aziende</strong> in Italia con un danno che nell’ultimo anno ha superato i <strong>740 milioni di euro</strong> a livello nazionale, secondo una stima della Coldiretti.</p>
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		<title>Angoli verdi &#8220;d&#8217;autore&#8221; a Schio, otto aiuole avranno nuova vita e saranno sponsorizzate</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 09:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Sono otto le aiuole cittadine, scelte tra le più grandi e significative, che beneficeranno di cura e allestimenti floreali di un certo impatto visivo, grazie all&#8217;intervento di aziende di giardinaggio che se ne occuperanno, in cambio dell&#8217;indicazione della ditta nell&#8217;aiuola [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono otto le aiuole cittadine, scelte tra le più grandi e significative, che beneficeranno di cura e allestimenti floreali di un certo impatto visivo, grazie all&#8217;intervento di <strong>aziende di giardinaggio</strong> che se ne occuperanno, in cambio dell&#8217;indicazione della ditta nell&#8217;aiuola stessa.</p>
<p>Questi angoli verdi &#8220;d&#8217;autore&#8221; in città saranno dunque sponsorizzati e contribuiranno a offrire a visitatori e residenti  un bel biglietto da visita per <strong>Schio</strong>. L&#8217;iniziativa è nata al momento della gara di appalto per la <strong>manutenzione</strong> del <strong>verde pubblico</strong>. Tra le possibilità di vedersi attribuito un maggior punteggio c&#8217;era per le ditte concorrenti l&#8217;opzione di realizzare lavori di miglioramento estetico sulle aiuole trovando uno sponsor che si facesse carico del 70% della manutenzione ordinaria (il 30% rimanente resta a carico del Comune).<br />
Il ragionamento sottinteso a questa proposta è nella possibilità, per la ditta appaltatrice, di  fare ricerca di sponsor nel mercato in modo libero. L&#8217;incentivo è stato quindi duplice: le ditte che concorrevano all&#8217;appalto avrebbero avuto da guadagnare sia in maggior punteggio sia in una copertura dei costi (il 30% rimanente resta a carico del Comune).<br />
&#8220;Siamo molto soddisfatti di questa iniziativa&#8221; commenta <strong>Alessandro Maculan</strong> assessore all&#8217;Ambiente. Non si tratta soltanto di una convenienza economica che alla fine va a vantaggio di più soggetti, ma anche di uno di quei modi per coinvolgere gli imprenditori locali a far bella la città in cui operano e dunque partecipare al suo mantenimento e decoro&#8221;.<br />
I lavori preliminari sono in gran parte completati: ovviamente le aiuole mostreranno il meglio di sé in una stagione più adatta da un punto di vista floreale.</p>
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		<title>Zanoni (PD): &#8220;In 10.000 in Lessinia per difendere il parco: i veneti amano l&#8217;ambiente e sono stanchi del massacro del territorio&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/28/zanoni-pd-in-10-000-in-lessinia-per-difendere-il-parco-i-veneti-amano-lambiente-e-sono-stanchi-del-massacro-del-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jan 2020 08:12:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e fauna]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Tutto nasce dalla proposta, poi annullata, di ridurre il Parco della Lessinia di  1.774 ettari su 10mila totali. Per questo domenica 26 gennaio si è svolta una grande manifestazione con migliaia di persone pronte a protestare contro la possibilità di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tutto nasce dalla proposta, poi annullata, di ridurre il Parco della Lessinia di  1.774 ettari su 10mila totali. Per questo domenica 26 gennaio si è svolta una grande manifestazione con migliaia di persone pronte a protestare contro la possibilità di rovinare un territorio prezioso. Sul tema abbiamo sentito il consigliere Andrea Zanoni.</p>
<p>&#8220;Amici del parco contro amici della caccia e del cemento è finita 5-0. Dalla Lessinia è arrivato un messaggio bellissimo, inaspettato almeno nelle dimensioni. Quasi <strong>10mila persone</strong> che si sono mobilitate per difendere il proprio territorio, smascherando il gioco di <strong>Zaia</strong> che ora finge di non sapere, scaricando le responsabilità su altri. Un comportamento non proprio da leader&#8221;.</p>
<p>Così <strong>Andrea Zanoni</strong>, consigliere del Partito Democratico e vicepresidente della <strong>commissione Ambiente</strong> torna sul caso del taglio di duemila ettari del <strong>Parco della Lessinia</strong> e la manifestazione che si è svolta ieri in occasione dei 30 anni dalla sua istituzione.</p>
<p>&#8220;Zaia troppo spesso nel chiuso del Palazzo è impegnato a promulgare leggi che ampliano le aree e le specie da cacciare e altri provvedimenti che consentono di cementificare ulteriormente il nostro territorio. Con il silenzio compiacente di troppi. Ma i nodi vengono al pettine. Ricordo a chi ha la memoria corta che già il 30 dicembre 2016 Zaia firmò la promulgazione della Legge 30 che all&#8217;articolo 71 prevedeva la riduzione dei confini del Parco della Lessinia, legge fortunatamente non applicata perché era scritta coi piedi. Non è quindi la prima volta che ci prova, pertanto se adesso gioca allo scaricabarile e farà retromarcia è solo grazie alla mobilitazione popolare. Se ieri al posto di 10.000 persone ce ne fossero state poche decine sarebbe andato avanti per la sua strada&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le 10mila persone presenti in Lessinia e le 500 di otto giorni fa a Ciano del Montello per difendere il sito Natura 2000 delle Grave del Piave sono due segnali chiari. I veneti amano l&#8217;ambiente che è un patrimonio di tutti e non sono più disposti a vederlo sacrificato, grazie alle leggi leghiste: meritano amministratori migliori. Sono stanchi dei favori alle solite lobby del cemento e della caccia, quest&#8217;ultima particolarmente sovra rappresentata a Palazzo Ferro Fini. Ricordo infatti &#8211; aggiunge Zanoni &#8211; che nei banchi del Consiglio siedono i presidenti delle due principali associazioni venatorie del Veneto&#8221;.</p>
<p>&#8220;In questi anni Zaia e la Lega hanno lavorato costantemente contro i parchi, commissariandoli, riducendo i fondi per la loro gestione lasciando decadere i finanziamenti europei. È stato un decennio caratterizzato da una pessima amministrazione del nostro territorio, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti &#8211; rincara il vicepresidente della commissione Ambiente &#8211; Record nazionale per inquinamento da polveri sottili, primato per la cementificazione e consumo del suolo certificati da Ispra, centinaia di migliaia di cittadini col sangue contaminato da Pfas, ultimo posto per quanto riguarda gli obiettivi Onu sulla sostenibilità ambientale 2030, boom di utilizzo di pesticidi causato da una politica agricola a senso unico. È una pagella terribile per il governatore che merita una sonora bocciatura, senza ulteriori prove d&#8217;appello&#8221;.</p>
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		<item>
		<title>Cannabis, la Cassazione ne vieta la vendita. Coldiretti: &#8220;Non è vietata la coltivazione della pianta ai fini agroalimentari&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/05/31/cannabis-la-cassazione-ne-vieta-la-vendita-coldiretti-non-e-vietata-la-coltivazione-della-pianta-ai-fini-agroalimentari/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 16:15:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[Il boom della canapa interessa anche il Veneto che sta scoprendo un rinnovato interesse con esperienze innovative praticate in particolar modo dai neo imprenditori agricoli. Proprio gli under 30 di Coldiretti sono stati promotori di una proposta di legge volta [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Il boom della <strong>canapa</strong> interessa anche il Veneto che sta scoprendo un rinnovato interesse con esperienze innovative praticate in particolar modo dai neo imprenditori agricoli. Proprio gli under 30 di Coldiretti sono stati promotori di una proposta di legge volta a sostenere la filiera per incrementare la coltivazione di questa pianta su tutto il territorio. Il testo dopo il passaggio in terza commissione consiliare deve essere discusso per le correzioni e le eventuali migliorie. “Rilevante – spiega Alex Vantini delegato regionale e vice nazionale di Giovani Impresa – il fatto che si intende sostenere anche economicamente la produzione e trasformazione del prodotto locale attivando progetti pilota dal forte valore ambientale e ancora studi di fattibilità prevedendo una meccanizzazione ad hoc per agevolare le aziende nella raccolta”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Coldiretti spiega, inoltre, che la recente sentenza delle Sezione Unite Penali della Corte di Cassazione, pone fine ad un contrasto giurisprudenziale affermando che <strong>non è possibile commercializzare</strong> le foglie, le infiorescenze, l’olio, la resina ottenuti dalla coltivazione della canapa salvo che siano privi di efficacia drogante,  ma non ha vietato la <strong>coltivazione</strong> della pianta ai fini agroalimentari e agroindustriali cosi come previsto dalla legge n. 242 del 2016, precisando, invece, che queste sono le finalità della legge. L’iniziativa legislativa che si basa sulla normativa nazionale mira proprio a incentivare la filiera agroalimentare e può quindi continuare il suo iter.</p>
<p style="font-weight: 400;">Tante sono, infatti, le varianti della canapa nel piatto, dai biscotti e dai taralli al pane di canapa, dalla farina di canapa all’olio, ma c’è anche chi usa la canapa per produrre ricotta, tofu e una gustosa bevanda vegana, oltre che la birra. Dalla canapa si ricavano soluzioni per la cosmetica, resine e tessuti naturali ottimi sia per l’abbigliamento, poiché tengono fresco d’estate e caldo d’inverno, sia per l’arredamento, grazie alla grande resistenza di questo tipo di fibra. Se c’è chi ha utilizzato la canapa per produrre veri e propri eco-mattoni da utilizzare nella bioedilizia per assicurare capacità isolante sia dal caldo che dal freddo, non manca il pellet di canapa per il riscaldamento – continua Coldiretti – che assicura una combustione pulita.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per Coldiretti, si tratta di un ritorno alla coltivazione che fino agli anni ‘40 era più che familiare in Italia, tanto che il Belpaese con quasi 100mila ettari era il secondo maggior produttore di canapa al mondo (dietro soltanto all’Unione Sovietica). Il declino, spiega la Coldiretti, è arrivato per la progressiva industrializzazione e l’avvento del “boom economico” che ha imposto sul mercato le fibre sintetiche, ma anche dalla campagna internazionale contro gli stupefacenti che ha gettato un ombra su questa pianta. ll Governo italiano nel 1961 sottoscriveva una convenzione internazionale chiamata “Convenzione Unica sulle Sostanze Stupefacenti” (seguita da quelle del 1971 e del 1988), in cui la canapa sarebbe dovuta sparire dal mondo entro 25 anni dalla sua entrata in vigore mentre nel 1975 esce la “legge Cossiga” contro gli stupefacenti, e negli anni successivi gli ultimi ettari coltivati a canapa scompaiono.</p>
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		<title>Delegazione di agricoltori padovani ad Asiago per il progetto #adottaunbosco</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/03/25/delegazione-di-agricoltori-padovani-ad-asiago-per-il-progetto-adottaunbosco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Mar 2019 15:20:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Asiago]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[alberi]]></category>
		<category><![CDATA[altopiano di asiago]]></category>
		<category><![CDATA[asiago]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Hanno lasciato un cuore di larice abbattuto e portato un abete rigenerato, simboli del progetto di #adottaunbosco promosso da Coldiretti per aiutare la ricostruzione delle foreste dell’Altopiano di Asiago. La delegazione di giovani, donne e imprenditori padovani accompagnati dal collega [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Hanno lasciato un cuore di larice abbattuto e portato un abete rigenerato, simboli del progetto di <strong>#adottaunbosco</strong> promosso da Coldiretti per aiutare la ricostruzione delle foreste dell’Altopiano di Asiago.</p>
<p>La delegazione di giovani, donne e imprenditori padovani accompagnati dal collega vicentino Paolo Dalla Palma, titolare dell’azienda agricola “El Tabaro” di Enego, anche animatore dei mercati di Campagna Amica presenti sul territorio,  hanno potuto verificare i lavori di ripristino del paesaggio ferito dal maltempo dello scorso ottobre. Accolti dalla squadra dei dirigenti locali, gli agricoltori hanno portato il loro sostegno e la solidarietà per affrontare presto la messa a dimora di specie arboree adatte a resistere alle avversità e garantire la giusta bellezza di quei posti. Con il contributo benefico degli sponsor del concerto promosso al Teatro Verdi da Donne Impresa Veneto, gli incassi raccolti con la vendita degli alberi di Natale e gli oggetti di legno intagliato sarà possibile piantare 15 ettari di verde per ridare una speranza verde a tutti,  turisti, cittadini ed operatori agricoli.</p>
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		<title>Fermato con centinaia di quaglie e un raro esemplare di falco in auto, denunciato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Oct 2018 15:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e fauna]]></category>
		<category><![CDATA[Natura]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[cacciatore]]></category>
		<category><![CDATA[carabinieri forestali]]></category>
		<category><![CDATA[denunciato]]></category>
		<category><![CDATA[falco]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il fatto è avvenuto nella serata di venerdì 12 ottobre, quando un uomo è stato fermato a bordo del proprio veicolo per un controllo. I Carabinieri della Stazione di Romano d’Ezzelino, durante un servizio di controllo alla circolazione stradale sono stati insospettiti dall’andamento di una VW Passat.</p>
<p>Il conducente (un 46enne di Trento) difatti, alla vista della pattuglia, dava segni di guida incerta: tale elemento ha portato i Carabinieri ezzelini a decidere di fermarlo per un controllo.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/PHOTO-2018-10-12-12-38-27.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-11980" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/PHOTO-2018-10-12-12-38-27-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/PHOTO-2018-10-12-12-38-27-300x225.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/PHOTO-2018-10-12-12-38-27.jpg 320w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Durante un’ispezione dell’autovettura i Carabinieri hanno notato alcuni scatoloni, al cui interno vi erano numerose quaglie morte ed un esemplare di falco: vista la particolarità della situazione hanno quindi richiesto immediato supporto di alcuni colleghi della Stazione Carabinieri Forestali di Enego.</p>
<p>I Carabinieri forestali di Enego sono difatti altamente specializzati in materia CITES, ossia la tutela di fauna e flora a rischio di estinzione, quindi i più adatti per un controllo che richiede tali competenze settoriali.</p>
<p>Dal controllo è emerso come il soggetto non avesse titoli per la caccia né giustificazioni per il trasporto di 209 quaglie morte, elemento che ha portato i Carabinieri forestali a denunciarlo per l’ipotesi di furto di fauna ai danni dello Stato, con contestuale sequestro degli uccelli.</p>
<p>Relativamente al falco i Carabinieri forestali hanno riconosciuto la specie “Girfalco Persacro”, rarissimo e del valore di oltre 4000 euro. Per tale rapace saranno esperiti i relativi accertamenti CITES per capire se il soggetto ne fosse legittimamente in possesso o meno.</p>
<p>Un altro esempio di efficace collaborazione fra l’Arma territoriale e la specialità forestale, sempre ben integrate per la tutela della comunità.</p>
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		<title>Guarda (AMP) “Non ho mai incontrato un lupo di montagna, ma riconosco quelli politici. L’abbattimento non è la soluzione, è il simbolo del fallimento della Regione”</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/01/guarda-amp-non-ho-mai-incontrato-un-lupo-di-montagna-ma-riconosco-quelli-politici-labbattimento-non-e-la-soluzione-e-il-simbolo-del-fallimento-della-regione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Oct 2018 16:59:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Flora e fauna]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Altopiano della Lessinia]]></category>
		<category><![CDATA[crisitna guarda]]></category>
		<category><![CDATA[Lessinia]]></category>
		<category><![CDATA[lupo]]></category>
		<category><![CDATA[lupo ucciso]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua a far discutere il caso del lupo trovato morto in Lessinia, ucciso a colpi di fucile. Una situazione che divide la politica regionale e non solo. Da una parte c&#8217;è chi non sopporta più di vedere sbranate le proprie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a far discutere il caso del lupo trovato morto in Lessinia, ucciso a colpi di fucile. Una situazione che divide la politica regionale e non solo. Da una parte c&#8217;è chi non sopporta più di vedere sbranate le proprie bestie, dall&#8217;altra c&#8217;è chi vuole proteggere i branchi che stanno popolando il nostro territorio. Ad intervenire in merito è il consigliere regionale Cristina Guarda</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Non ho mai incontrato un lupo di montagna, ma riconosco i ‘lupi’ politici della propaganda. La Regione ha gestito con assoluta leggerezza l’intera faccenda, preferendo i titoli dei giornali e le discussioni che propongono soluzioni illusorie senza mai arrivare a conclusioni. Eppure, già dopo la prima cucciolata in Lessinia nel 2013, gli esperti avevano detto che si sarebbero prolificati ed espansi. Ora sono presenti alcuni branchi e si stimano se ne aggiungeranno a breve altri”<b>. </b>Cristina Guarda, consigliera della Lista AMP, replica agli attacchi della maggioranza verso la minoranza per la vicenda del lupo ucciso in Lessinia, su cui è esplosa la polemica politica.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“Guardiamo cosa sta facendo la Lombardia, regione confinante e anch’essa leghista, senza tanti slogan: ha messo assieme istituzioni, associazioni di allevatori e quelle ambientaliste. Il Veneto, invece, scarica le responsabilità a Stato o Europa, senza aver correttamente aiutato i cittadini, come era nelle sue possibilità”.<b></b></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La consigliera Guarda punta l’indice sulla mancata prevenzione: “È la stessa Regione che senza una programmazione a medio-lungo termine ha acquistato in fretta e reti poco robuste, non adatte ai terreni montani e con altezze inferiori a quelle consigliate, acquistate in fretta con gli ultimi fondi del cofinanziamento europeo Life WolfAlps. Reti errate, come riferiscono gli allevatori restii ad usarle con ottime motivazioni, infatti vengono facilmente abbattute sia internamente dai bovini, sia esternamente dalla fauna selvatica, immaginate per un lupo”.</p>
<p><b> </b></p>
<p><b>“</b>E molte altre sono le richieste degli allevatori: accertamento dei casi di predazioni, risarcimenti anche in seguito a ferite, revisione dei carichi di monticatura, ma ricordano le promesse della regione di un corpo di sentinelle o dei radiocollari. In caso di grandi carnivori vanno perseguite tutte le strade possibili. Ma l’unica che la regione sembra voglia intraprendere è quella dei cacciatori, che si vedono diminuire le prede nella caccia di selezione agli ungulati, “prelievo” per la politica. Ora la guerra sulle alpi è diventata strumentale: sacrificare gli allevatori per eliminare il lupo che toglie ai cacciatori la “selezione” degli ungulati. Nel documento degli allevatori dell’altopiano è messo nero su bianco il drastico calo del numero di ungulati nel 2016 e 2017. E non ci vuole un genio per dire che più selvaggina per il lupo uguale meno predazioni”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><b> “</b>Questi sono i fatti &#8211; conclude Guarda &#8211; È inutile fare a gara su chi conosce più o meno la montagna: la maggioranza dimostri con azioni concrete che le interessano i risultati e non i titoli di giornale. Dopo aver perso il tempo utile ad aiutare gli allevatori, è folle pensare che abbattere il lupo sia la soluzione, quando è invece il simbolo del fallimento della politica. Il giustiziere ‘fai da te’ della scorsa settimana è la conseguenza proprio di una politica che ha sottovalutato il problema, alimentando paure e rabbia”.</p>
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