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	<title>Apindustria &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Commissione d&#8217;inchiesta sulle banche senza vicentini, Callegari: &#8220;Una presa in giro al territorio&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/10/11/commissione-dinchiesta-sulle-banche-senza-vicentini-callegari-presa-giro-al-territorio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Oct 2017 19:38:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[banche popolari venete]]></category>
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					<description><![CDATA[Una nuova presa in giro per il Vicentino: così Roberto Callegari, Presidente di Apindustria Ovest Vicentino, definisce la composizione della nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario. Nata per fare luce sugli scandali che hanno coinvolto anche il mondo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una nuova presa in giro per il Vicentino: così Roberto Callegari, <strong>Presidente di Apindustria Ovest Vicentino</strong>, definisce la composizione della nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario e finanziario.</p>
<p>Nata per fare luce sugli <strong>scandali</strong> che hanno coinvolto anche il mondo delle <strong>banche popolari venete</strong>, e convocata in prima seduta a fine settembre con la nomina del <strong>Presidente Pier Ferdinando Casini</strong>, la commissione bicamerale annovera al suo interno otto componenti veneti sui quaranta totali, ma non è rappresentata da alcun deputato o senatore proveniente dalla <strong>provincia di Vicenza</strong>.</p>
<div id="attachment_7748" style="width: 232px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/roberto_callegari2-Small.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7748" class="wp-image-7748 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/roberto_callegari2-Small-222x300.jpg" alt="" width="222" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/roberto_callegari2-Small-222x300.jpg 222w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/roberto_callegari2-Small-166x225.jpg 166w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/roberto_callegari2-Small.jpg 355w" sizes="(max-width: 222px) 100vw, 222px" /></a><p id="caption-attachment-7748" class="wp-caption-text"><em>Roberto Callegari, Presidente di Apindustria Ovest Vicentino</em></p></div>
<p>«<em>La nostra associazione di categoria</em> – afferma Callegari –<em> ha sempre chiesto alla magistratura e alle istituzioni un impegno concreto per fare chiarezza sulle vicende che hanno coinvolto in particolare il nostro territorio con Banca Popolare di Vicenza. Ora, dopo aver aspettato diversi mesi e quasi in scadenza di legislatura, ci ritroviamo con una commissione parlamentare che nelle premesse rappresenta un buco nell’acqua. Ammesso sempre che i parlamentari nominati dai partiti rappresentino i loro territori di provenienza, dobbiamo prendere atto dell’assenza di una voce del Vicentino, che abbia vissuto da vicino e toccato con mano il dramma che si è consumato nella nostra provincia, e che nei lavori di indagine possa portare le istanze di tutte le persone che sono state private dei loro risparmi e delle imprese che, acquistando azioni diventate poi carta straccia per ottenere l’accesso al credito, hanno accumulato gravissime perdite».</em></p>
<p>I <strong>rappresentanti veneti</strong> della commissione sulle banche<strong> sono</strong> i veneziani Zanetti, Girotto, Brunetta e Zoggia; i veronesi Tosato e Dal Moro; la bellunese Bellot e la trevigiana De Pin.</p>
<p>«<em>È una vergogna che nessuna forza politica ha pensato di proporre il nome di un vicentino</em> – tuona il rappresentante delle imprese manifatturiere – <em>specialmente dopo i numerosi appelli arrivati dal territorio e dalla nostra associazione per un coinvolgimento negli approfondimenti necessari a fare emergere le responsabilità di chi ci ha trascinato in questa situazione. Dopo il grave danno, adesso è arrivata anche la beffa.</em></p>
<p>L’ennesimo ascolto negato a un territorio, secondo Roberto Callegari, rappresenta una buona ragione per appoggiare il referendum sull’autonomia del 22 ottobre: «<em>Situazioni come questa ci fanno sentire sempre più lontani da Roma e ai margini di un’Italia dominata da un sistema centralista che non rappresenta le istanze dei nostri cittadini. Per questo</em> – conclude – <em>mi unisco all’appello lanciato nei giorni scorsi dal Presidente Lorenzin per dare un segnale forte in occasione della consultazione referendaria, e avviare le trattative per conquistare finalmente un’autonomia che ci avvicinerebbe alle istituzioni di riferimento, con la garanzia di un maggiori risorse da investire per le nostre istanze un più ampio coinvolgimento nelle decisioni che riguardano la vita del nostro territorio».</em></p>
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		<title>Detrazioni Iva nel manifatturiero, denuncia a Bruxelles per violazione del principio di neutralità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 May 2017 16:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Apindustria]]></category>
		<category><![CDATA[Apindustria Confimi Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Associazione Nazionale Commercialisti]]></category>
		<category><![CDATA[commissione europea]]></category>
		<category><![CDATA[Confimi]]></category>
		<category><![CDATA[detrazioni iva]]></category>
		<category><![CDATA[Flavio Lorenzin]]></category>
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					<description><![CDATA[Che il ruolo fondamentale delle imprese manifatturiere non sia apprezzato dall’Amministrazione finanziaria non è una sorpresa. “Che adesso gli operatori vengano pure scippati di diritti fondamentali quale quello della detrazione dell’Iva sugli acquisti, proprio non è ammissibile”, sono le dure [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Che il ruolo fondamentale delle imprese manifatturiere non sia apprezzato dall’Amministrazione finanziaria non è una sorpresa. “Che adesso gli operatori vengano pure scippati di diritti fondamentali quale quello della detrazione dell’Iva sugli acquisti, proprio non è ammissibile”, sono le dure parole di Flavio Lorenzin, Presidente Apindustria Confimi Vicenza.</p>
<p>L’articolo 2 del D.L. 50/2017 rende, infatti, oltremodo difficile l’esercizio di un diritto, quello della <strong>detrazione Iva</strong>, sugli <strong>acquisti effettuati a fine anno</strong>. L’amministrazione finanziaria vorrebbe far collimare la trasmissione (comunicazione spesometro) delle fatture emesse dal fornitore con quello della trasmissione delle stesse fatture ricevute dal cliente.</p>
<p>La<strong> questione</strong> può sembrare<strong> banale</strong> ma diventa invece oltremodo<strong> problematica</strong> per le numerose fatture emesse a fine anno che normalmente arrivano e vengono detratte, come I.V.A, nell’anno successivo. La manovrina ha “sfilato” agli operatori la detrazione “lunga” (cioè entro i due anni successivi) pretendendo una retro imputazione esclusiva all’anno di effettuazione dell’operazione. Retro imputazione che diventa problematica in molti casi diffusi (fatture differite emesse entro il 15 gennaio successivo; fatture emesse in ritardo o smarrite; fatture consegnate in ritardo a chi – commercialisti o associazioni di categoria &#8211; si occupa della tenuta della contabilità, gestione delle note di variazione, recupero Iva fallimenti, ecc).</p>
<p><strong>Non è negata la possibilità</strong> di intervenire con un recupero ex post in sede di dichiarazione Iva (anche integrativa) ma tecnicamente si tratta di una soluzione che complica la gestione contabile, aumenta i costi e, soprattutto, manda a credito Iva gli operatori; credito il cui recupero dovrà essere spesso confrontato con gli oneri giacché, fra le altre cose, l’articolo 3 della stessa “manovrina” ha pure <strong>ridotto da 15.000 ad € 5.000 la soglia</strong> oltre la quale per la compensazione orizzontale diventa necessario ricorrere al visto di conformità.</p>
<p><i>“Quando un diritto lo si mantiene solo sulla carta, ma lo si rende estremamente difficile da praticare oppure si punta sul contenzioso, è come se venisse eliminato”,</i> sostiene Lorenzin e prosegue: <i>“nostro malgrado in Confimi Industria ci siamo trovati quindi perfettamente d’accordo con l’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) nel condividere l’invio urgente alla Commissione UE una <b>argomentata denuncia alla Commissione Europea </b>(la missiva è stata inviata il 12 maggio 2017) nella quale sono stati illustrati ed esemplificati i numerosi profili di contrasto dell’art. 2 del D.L. 50 con i principi di proporzionalità, effettività, equivalenza e neutralità su cui si basa <u></u>la disciplina Iva<u></u>”.</i> Gli esempi a sostegno della violazione in particolare del principio di effettività e di equivalenza non mancano e l’auspicio, ovviamente, è che il Parlamento svolga al meglio il proprio compito ed intervenga durante i lavori di conversione del decreto riportando equilibrio sulla vicenda.</p>
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		<title>Sismabonus, soluzioni innovative per la messa in sicurezza sismica dei capannoni industriali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 08:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Schio]]></category>
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					<description><![CDATA[I capannoni industriali potranno usufruire del Sismabonus al 70% (salto di una classe) anche in assenza di una preventiva attribuzione della classe di rischio, se saranno eliminate dalla costruzione le principali cause di collasso della struttura. Le soluzioni ci sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I capannoni industriali potranno usufruire del<strong> Sismabonus al 70%</strong> (salto di una classe) anche in assenza di una preventiva attribuzione della classe di rischio, se saranno eliminate dalla costruzione le principali cause di collasso della struttura. Le soluzioni ci sono e le proposte che prevedono l’applicazione dei dispositivi antisismici presentano innumerevoli vantaggi.</p>
<p>Di questo si è parlato al Workshop che si è tenuto  presso la sede di <strong><b>Schio di Apindustria Confimi Vicenza</b></strong>. L’incontro, tenuto a testimonianza dell’attualità del tema, è stato aperto dal Presidente territoriale <strong>Stefano Brunello</strong>: “La sicurezza delle nostre aziende è un tema centrale per la nostra Associazione e per tutti noi imprenditori – esordisce Brunello – e ho ritenuto importante affrontare a Schio il tema della messa in sicurezza dei capannoni industriali, vista la densità e l’estensione dell’edificato industriale nel nostro territorio. Nessuno si augura che si verifichino eventi sismici importanti nella nostra zona, tuttavia è importante sapere cosa fare per mettere in sicurezza i nostri collaboratori e le nostre linee produttive. Ricordo che in Emilia molte aziende hanno portato i libri in tribunale perché macchinari e merci erano rimasti sotto le macerie, richiedendo mesi per tornare operativi”.</p>
<p>Sul tema è intervenuta la dott.ssa <strong><b>Maria Chiara</b></strong><strong><b> Ronzani</b></strong>, dell’associazione, che dopo aver illustrato i benefici fiscali stabiliti dalla legge di Stabilità 2017, si è in particolare soffermata sulle novità emerse col decreto che ha dato il via alle linee guida per la classificazione sismica degli edifici. La legge di stabilità stabilisce un serie di incentivi fiscali, battezzati Sismabonus, a beneficio di chi investe in opere di miglioramento e adeguamento sismico degli edifici in <strong><b>zone classificate a rischio sismico 1-2-3. </b></strong>Si tratta di detrazioni di imposta pari al <strong><b>50-70-80-85</b></strong><strong><b>% della spesa</b></strong>, a seconda del livello di miglioramento sismico che si intende ottenere (passaggio di classe).</p>
<p>“<em><i>Il decreto attuativo sulle linee guida per la classificazione sismica degli edifici, in vigore dal 1 marzo 2017 </i></em>– spiega la <strong><b>dott.ssa Chiara Ronzani</b></strong> -, <em><i>chiarisce che, per quanto riguarda le strutture prefabbricate, è possibile ritenere valido il passaggio alla classe di rischio immediatamente superiore e quindi usufruire dello sconto fiscale del 70%,</i></em> <em><i>eseguendo solamente interventi locali di rafforzamento, anche in assenza di una preventiva attribuzione della classe di rischio</i></em>. <em><i>Si potrà, però, utilizzare questa procedura veloce solo se vengono eliminate le principali cause di vulnerabilità sismica, vale a dire:</i></em><em><i> la mancanza di vincoli efficaci tra elementi strutturali, trave-pilastro, trave elementi di copertura e la mancanza di ancoraggio delle scaffalature</i></em></p>
<p><strong><b>Sismocell &#8211; Reglass H.T.</b></strong> ha progettato e certificato una soluzione efficace per sanare due delle tre carenze indicate nel decreto “<em><i>Si tratta di 2 dispositivi antisismici</i></em> – illustra <strong><b>l’ing. Andrea Vittorio Pollini </b></strong>di Sismocell-Reglass H.T. –<em><i> Sismocell e Sismocell Box. ll primo, Sismocell, realizza una connessione a fusibile dissipativo trave-pilastro, il secondo Sismocell Box crea una connessione dissipativa trave-elementi di copertura. Con il loro utilizzo si ottengono connessioni efficaci e non rigide, ovvero “duttili”, proprio come espressamente previsto dalla disposizione del decreto. Il montaggio di entrambi i dispositivi consente poi, entro certi limini, di assorbire l’energia sprigionata dalle scosse in ogni direzione, realizzando un miglioramento sismico della struttura. L’applicazione del sistema Sismocell è semplice e riduce al minimo oneri e invasività delle opere”</i></em></p>
<p>E proprio sui vantaggi di una messa in sicurezza con l’utilizzo di dispositivi antisismici interviene <strong><b>l’ing Devis Sonda </b></strong>titolare della sede milanese di Miyamoto International: “<em><i>Secondo l’approccio più tradizionale – </i></em>riferisce <strong><b>l’ing. Devis Sonda</b></strong> –<em><i> si prevede che l’edificio costruito secondo criteri antisismici, sia esso stesso in grado di dissipare l’energia dell’azione sismica. Ciò significa che in seguito a un terremoto una struttura così progettata risulterà danneggiata. In alcuni casi, a tal punto, da renderne necessaria la demolizione perché non convenienti interventi di ripristino. Per la normativa infatti è sufficiente evitare perdite umane non rilevando l’entità delle perdite materiali. L’applicazione dei dispositivi invece, consente di ridurre drasticamente i danni all’edificio permettendo di concentrare il danneggiamento su di essi, mantenendo integra la struttura”.</i></em></p>
<p>La messa in sicurezza delle attività produttive dunque è un dovere imposto dalla legge e diventa ora conveniente e facilmente praticabile. E preservare le strutture produttive dai danni dei terremoti, significa anche rapida ripresa dell’attività produttiva, minime ripercussioni sull’occupazione e salvaguardia del patrimonio aziendale.</p>
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