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	<title>artigianato &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Nuove imprese, una su tre è guidata da giovani imprenditori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2019 15:20:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Quasi una nuova impresa su 3 (28,8%) nata in Italia nel primo trimestre del 2019 è guidata da giovani con un vero e proprio boom nelle regioni del centro sud, dal Lazio alla Calabria, dalla Sicilia alla Campania. E’ quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Quasi una nuova<strong> impresa</strong> su 3 (28,8%) nata in Italia nel primo trimestre del 2019 è guidata da <strong>giovani</strong> con un vero e proprio boom nelle regioni del centro sud, dal Lazio alla Calabria, dalla Sicilia alla Campania. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati Camera di Commercio di Milano Lodi Monza in relazione agli ultimi dati Istat sul lavoro con il tasso di disoccupazione dei ragazzi tra i 15 e i 24 anni al 31,4%.</p>
<p style="font-weight: 400;">Dai servizi all’<strong>artigianato</strong>, dall’<strong>agricoltura</strong> alla <strong>ristorazione</strong>, con una media di quasi 367 al giorno, sono <strong>32.984 le aziende nate</strong> nei primi tre mesi del 2019 guidate da giovani sempre più al centro di una ricerca imprenditoriale che riguarda in particolare il centro sud dove i neo capitani d’impresa under 35 arrivano a rappresentare il 44,9% a Rieti, il 43,1% a Enna, il 40% ad Agrigento, il 39,5% a Reggio Calabria, il 38,3% a Crotone o il 38,2% a Vibo Valentia. Una situazione – spiega Uecoop – che si scontra però con le difficoltà della burocrazia e di trovare finanziamenti e capitali per avviare l’attività per i quali le famiglie spesso svolgono un ruolo di supplenza anche rispetto al sistema bancario.</p>
<p style="font-weight: 400;">Ma è strategico il rilancio dell’occupazione su tutte le fasce generazionali – sottolinea Uecoop &#8211; e per farlo è fondamentale tagliare il cuneo fiscale a fronte di imposte e contributi che pesano per circa il 50% sulle retribuzioni. Nella situazione attuale – evidenzia Uecoop – per uno stipendio netto di mille euro bisogna prevedere un costo totale di circa duemila per soddisfare il fisco con &#8211; spiega Uecoop &#8211; il 26,9% rappresentato dai contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, il 25% dalla imposta sui redditi (irpef e addizionali), il 9,19% dai contributi previdenziali a carico del dipendente e con il 32,3% di imposizioni fiscali indirette e differite.  Il taglio del cuneo – afferma Uecoop – agisce così sia sul fronte del reddito dei lavoratori sia su quello del costo per le imprese con una doppia azione positiva e progressiva. Considerati gli attuali vincoli di bilancio dello Stato è per adesso impossibile arrivare a un taglio generalizzato per tutti, ma – conclude Uecoop – si può partire con i giovani favorendo in maniera virtuosa l’occupazione e il <strong>ricambio generazionale</strong>.</p>
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		<title>Botteghe artigiane, è emorragia: in dieci anni scese dell&#8217;11%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 16:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
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					<description><![CDATA[L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre scorso, invece, il numero totale delle imprese artigiane attive in Italia si è attestato poco sopra 1.300.000 unità. Di queste, il 37,7% nell’edilizia, il 33,2% nei servizi, il 22,9% opera nel settore produttivo e il 6,2% nei trasporti. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi realizzata dalla CGIA.</p>
<div class="mobile_detect">
<div class="mobiban">&#8220;Il 57 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni &#8211; fa notare il segretario della CGIA Renato Mason &#8211; riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. che stanno vivendo anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali&#8221;.</div>
<div>Il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22,2%). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità (-16,3%) e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16,2%). Sono in forte aumento, invece, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43,2%), attività cinematografiche e produzione software (+24,6%) e magazzinaggio e corrieri (+12,3%). Tra le aziende del settore produttivo quelle più in difficoltà sono state quelle che producono macchinari (-36,1%), computer/elettronica (-33,8%) e i produttori di mezzi di trasporto (-31,8%).</div>
</div>
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		<title>La lenta morte delle botteghe e dei negozi di vicinato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 12:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
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					<description><![CDATA[Negli ultimi 8 anni abbiamo perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La CGIA di Mestre stima che a seguito di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 8 anni abbiamo perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La CGIA di Mestre stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti.</p>
<div id="attachment_6963" style="width: 263px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6963" class="size-medium wp-image-6963" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-253x300.jpg 253w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-190x225.jpg 190w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1.jpg 360w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a><p id="caption-attachment-6963" class="wp-caption-text">Paolo Zabeo</p></div>
<p>“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna”.</p>
<p>La caduta, purtroppo, è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio è sceso di 25.604 unità (-1,2 per cento).</p>
<div>Secondo i dati, il Sud è stata la ripartizione geografica più colpita dalla chiusura delle attività artigianali. Sempre dal giugno del 2009 allo stesso mese di quest’anno, la diminuzione è stata del 12,4 per cento. In termini assoluti, invece, è la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure più elevato. Seguono l’Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883). Anche nell’ultimo anno la contrazione del numero delle imprese artigiane attive nel paese ha interessato tutte le 20 regioni d’Italia.</div>
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