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	<title>Assintel &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Dall&#8217;economia digitale le professioni del futuro: 85mila nuovi posti nell&#8217;ICT</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 11:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo un Paese con una forte spinta all&#8217;economia digitale ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: manca una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo, manca una visione d&#8217;insieme che coordini i percorsi della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Siamo un Paese con una <strong>forte spinta all&#8217;economia digitale</strong> ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: <strong>manca una strategia</strong> di lungo periodo <strong>che coinvolga aziende e sistema formativo</strong>, manca <strong>una visione d&#8217;insieme</strong> che coordini i percorsi della Trasformazione Digitale, <strong>mancano risorse</strong> per rendere la <strong>PA adeguata</strong> al cambiamento. È quanto emerge dalla terza edizione dell&#8217;Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni <strong>ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia</strong> e promosso da <strong>MIUR e AgID</strong>. La Domanda di <strong>professioni ICT è in costante aumento</strong>: questo il dato positivo che emerge dai <strong>175.000 annunci</strong> di lavoro su web analizzati nell&#8217;ultimo triennio, 60.000 quelli nel solo 2016.</p>
<p>Ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del <strong>26%</strong>, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i <strong>Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data</strong>, a sottolineare l&#8217;evoluzione verso l&#8217;azienda &#8220;data driven&#8221;. Cresce complessivamente del <strong>56%</strong> la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in <strong>Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive &amp; Artificial Intelligence</strong>. C&#8217;è decisamente più richiesta nel <strong>Nord ovest</strong>, in cui si concentra il 48% della Domanda. Rispetto invece alle professioni &#8220;classiche&#8221; dell&#8217;ICT, tiene la richiesta di <strong>Analisti Programmatori</strong>, in costante crescita (+24% lo scorso anno): stiamo parlando di ben 80.000 annunci di lavoro nel triennio 2013-2016. Sono 27.000 gli annunci relativi a posizioni di System Analyst (+30% nell&#8217;utlimo anno) e 13.000 quelli per il Digital Media Specialist, con un picco del +60% per il Web Developer.</p>
<p>Anche sul fronte dello stipendio, l&#8217;ICT paga: nelle aziende del settore, <strong>le retribuzioni</strong> nel 2016 sono cresciute con picchi del <strong>+5,7%</strong> per i livelli impiegatizi e del <strong>+4,9%</strong> per i Dirigenti. Un Analista Programmatore, per citare la figura più diffusa, in media guadagna l&#8217;anno <strong>31.357 euro lordi</strong> (se impiegato), 48.509 euro se quadro. <strong>Competenze digitali</strong>: il lavoro c&#8217;è ma ma molte posizioni restano scoperte. La stima è che nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro che richiedono specializzazione in ICT, a fronte di un&#8217;occupazione complessiva che potrebbe salire da qui al 2018 del 3,5% annuo e raggiungere le 624.000 unità. Di questi 85.000 nuovi posti di lavoro creati, fino a circa 28.000 sono riferibili al 2016, come riscontrato nelle web vacancies per le posizioni fino a due anni di esperienza. Per queste posizioni il mercato richiede il <strong>62% di laureati </strong>e il<strong> 38% di diplomati</strong>, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati in percorsi ICT (deficit di 4.400).</p>
<p>La buona notizia è che le <strong>immatricolazioni in facoltà dell&#8217;area ICT crescono</strong> di anno in anno, sono 26.000 nell&#8217;attuale anno accademico segnando un <strong>+11%</strong> rispetto a quello precedente, tuttavia è alto il tasso di abbandono (60%), soprattutto nelle triennali di informatica. Nei percorsi universitari stanno via via entrando le <strong>competenze legate a</strong> <strong>Big Data, Data Science, Cybersecurity</strong>, resta trascurato il Cloud. Nelle facoltà non ICT le competenze digitali sono invece  trascurate, nessuna formazione in proposito per circa la metà dei 4.362 corsi di laurea esistenti.</p>
<p>Stanno in compenso aumentando, seppur lentamente, le <strong>collaborazioni fra scuola, università, imprese e associazioni</strong>: è decisamente un&#8217;<strong>area strategica da amplificare</strong>, superando i problemi legati alla dispersione del quadro normativo, al coordinamento organizzativo e all&#8217;accesso agli incentivi. La domanda di nuovi profili digitali dal punto di vista di imprese e Pubblica Amministrazione è stata analizzata con un panel qualitativo e ha evidenziato la domanda crescente di nuovi profili legati all&#8217;innovazione dei processi, dei prodotti e delle strategie in ottica digitale. Quelli più critici per la filiera ICT sono il Business Analyst, il Project Manager e il Security Analyst. Si colma il gap riconvertendo le risorse già presenti attraverso formazione d&#8217;aula e (minore ma in crescita nei giovani) il <strong>digital learning</strong>; la ricerca all&#8217;esterno ha come canali privilegiati l&#8217;interazione con le <strong>facoltà tecnico-scientifiche</strong> (47,6%), il <strong>network personale/professionale</strong> (47,6%) e i <strong>social media</strong> (42,9%).</p>
<p>Nelle aziende utenti, i profili comuni più critici da reperire sono il Responsabile Sistemi Informativi, l&#8217;ICT Security Manager e il Project Manager. Ciò che oggi è determinante è lo <strong>Skill Digital Rate</strong>, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all&#8217;interno di una singola professione richiesta dal mercato: secondo l&#8217;analisi delle web vacancies nel 2016 nelle professioni ICT queste incidono in media per il 68%, con picchi dell&#8217;80% per le nuove figure legate agli ambiti IoT, Mobile, Cloud; mentre nelle altre professioni l&#8217;incidenza è crescente, legata sia ai cambiamenti sulle aree di automazione nei processi stimolati di Industria 4.0 (63,6%) sia nella relazione digitale con il cliente dei settori Servizi e Commercio (54,6%).</p>
<p>L<strong>&#8216;85% delle PA</strong> intervistate, invece, <strong>hanno bisogno di competenze digitali</strong> per far fronte alla digitalizzazione dei servizi a cittadini e imprese, legati ad esempio a Spid, PagoPA, Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma è difficile reperirle all&#8217;esterno, causa blocco delle assunzioni, o farle evolvere in risorse già esistenti, per la difficoltà nel distoglierle da altre attività core. Ma se lanciamo lo sguardo alle professioni del futuro, lo scenario cambia. <strong>Le nuove professioni</strong> si chiameranno <strong>Change Manager, Agile Coach, Technology Innovation Manager, Chief Digital Officer, IT Process &amp; Tools Architect</strong> e saranno costituite da un <strong>mix più articolato di competenze</strong>, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree <strong>Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security</strong>. Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento. In occasione della presentazione dell&#8217; &#8220;<strong>Osservatorio delle Competenze Digitali 2017</strong>&#8221; <strong>è stato siglato</strong> da AICA, Assinform, Assintel, Assinter e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l&#8217;Informatica) un <strong>Accordo Quadro di Collaborazione</strong> in materia di formazione.</p>
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