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	<title>big data &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Big Data, internet of Things e Artificial Intelligence per l&#8217;industria, a Vicenza ad aprire il convegno sarà proprio… un Robot</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/16/big-data-internet-of-things-e-artificial-intelligence-per-lindustria-a-vicenza-ad-aprire-il-convegno-sara-proprio-un-robot/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Oct 2018 13:31:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lifestyle & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[big data]]></category>
		<category><![CDATA[confindustria vicenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Confindustria Vicenza organizza per giovedì 18 ottobre a partire dalle ore 16.30, l&#8217;evento: The &#8220;Cognitive Era&#8221;: IoT, Big Data e Artificial Intelligence, proiezioni verso un futuro cyber fisico con la partecipazione di primari player internazionali sia nell&#8217;ambito della ricerca applicata &#8211; Istituto Italiano di Tecnologia [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Confindustria Vicenza organizza per<strong> giovedì 18 ottobre</strong> a partire dalle ore 16.30, l&#8217;evento: The &#8220;Cognitive Era&#8221;: <strong>IoT, Big Data e Artificial Intelligence</strong>, proiezioni verso un futuro cyber fisico con la partecipazione di primari player internazionali sia nell&#8217;ambito della ricerca applicata &#8211; Istituto Italiano di Tecnologia &#8211; sia nell&#8217;ambito aziendale &#8211; IBM &#8211; per illustrare le potenzialità e gli scenari di business che si possono creare grazie ai <strong>Big Data</strong>.</p>
<p>La raccolta dei dati attraverso il proliferare di sensori, infatti, può costituire la base per sviluppare logiche di intelligenza artificiale e nuovi scenari Cyber Fisici con interessanti prospettive di applicazioni in ambito industriale.<br />
L’evoluzione del digitale con l’utilizzo di tecnologie sempre più puntuali e alla portata di tutti potrà favorire l’efficienza e lo sviluppo di nuovi prodotti e servizi nelle imprese.<br />
L&#8217;ppuntamento, a partecipazione gratuita e aperto a tutte le imprese previa registrazione sul sito di Confindustria Vicenza, si inserisce tra gli eventi del DIGITALmeet 2018, nonché nel progetto<br />
Digital4Factory sostenuto con il contributo della Camera di Commercio di Vicenza, ed è realizzato anche con la partecipazione del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Vicenza.</p>
<p>Dopo l’introduzione di Filippo Miola, Delegato Innovazione e Fabbrica4.0 Confindustria Vicenza, e Gianni Potti, Founder DigitalMeet, in coerenza con i temi del convegno, aprirà i lavori proprio un robot.<br />
Interverranno, quindi, Ferdinando Cannella, Direttore del laboratorio di Automazione Industriale Avanzata dell’Istituto Italiano Tecnologia di Genova e Walter Aglietti, Direttore dei laboratori Team Software &amp;amp; Watson Artificial Intelligence IBM, e Roberto Rossi, Direttore Tecnico di Smart Robots.<br />
Coordina i lavori il direttore di Veneto Economia Domenico Lanzillotta.</p>
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		<title>Dall&#8217;economia digitale le professioni del futuro: 85mila nuovi posti nell&#8217;ICT</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/tecnologia/2017/06/08/dalleconomia-digitale-le-professioni-del-futuro-85mila-nuovi-posti-nellict/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 11:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Assinform]]></category>
		<category><![CDATA[Assintel]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo un Paese con una forte spinta all&#8217;economia digitale ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: manca una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo, manca una visione d&#8217;insieme che coordini i percorsi della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Siamo un Paese con una <strong>forte spinta all&#8217;economia digitale</strong> ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: <strong>manca una strategia</strong> di lungo periodo <strong>che coinvolga aziende e sistema formativo</strong>, manca <strong>una visione d&#8217;insieme</strong> che coordini i percorsi della Trasformazione Digitale, <strong>mancano risorse</strong> per rendere la <strong>PA adeguata</strong> al cambiamento. È quanto emerge dalla terza edizione dell&#8217;Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni <strong>ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia</strong> e promosso da <strong>MIUR e AgID</strong>. La Domanda di <strong>professioni ICT è in costante aumento</strong>: questo il dato positivo che emerge dai <strong>175.000 annunci</strong> di lavoro su web analizzati nell&#8217;ultimo triennio, 60.000 quelli nel solo 2016.</p>
<p>Ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del <strong>26%</strong>, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i <strong>Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data</strong>, a sottolineare l&#8217;evoluzione verso l&#8217;azienda &#8220;data driven&#8221;. Cresce complessivamente del <strong>56%</strong> la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in <strong>Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive &amp; Artificial Intelligence</strong>. C&#8217;è decisamente più richiesta nel <strong>Nord ovest</strong>, in cui si concentra il 48% della Domanda. Rispetto invece alle professioni &#8220;classiche&#8221; dell&#8217;ICT, tiene la richiesta di <strong>Analisti Programmatori</strong>, in costante crescita (+24% lo scorso anno): stiamo parlando di ben 80.000 annunci di lavoro nel triennio 2013-2016. Sono 27.000 gli annunci relativi a posizioni di System Analyst (+30% nell&#8217;utlimo anno) e 13.000 quelli per il Digital Media Specialist, con un picco del +60% per il Web Developer.</p>
<p>Anche sul fronte dello stipendio, l&#8217;ICT paga: nelle aziende del settore, <strong>le retribuzioni</strong> nel 2016 sono cresciute con picchi del <strong>+5,7%</strong> per i livelli impiegatizi e del <strong>+4,9%</strong> per i Dirigenti. Un Analista Programmatore, per citare la figura più diffusa, in media guadagna l&#8217;anno <strong>31.357 euro lordi</strong> (se impiegato), 48.509 euro se quadro. <strong>Competenze digitali</strong>: il lavoro c&#8217;è ma ma molte posizioni restano scoperte. La stima è che nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro che richiedono specializzazione in ICT, a fronte di un&#8217;occupazione complessiva che potrebbe salire da qui al 2018 del 3,5% annuo e raggiungere le 624.000 unità. Di questi 85.000 nuovi posti di lavoro creati, fino a circa 28.000 sono riferibili al 2016, come riscontrato nelle web vacancies per le posizioni fino a due anni di esperienza. Per queste posizioni il mercato richiede il <strong>62% di laureati </strong>e il<strong> 38% di diplomati</strong>, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati in percorsi ICT (deficit di 4.400).</p>
<p>La buona notizia è che le <strong>immatricolazioni in facoltà dell&#8217;area ICT crescono</strong> di anno in anno, sono 26.000 nell&#8217;attuale anno accademico segnando un <strong>+11%</strong> rispetto a quello precedente, tuttavia è alto il tasso di abbandono (60%), soprattutto nelle triennali di informatica. Nei percorsi universitari stanno via via entrando le <strong>competenze legate a</strong> <strong>Big Data, Data Science, Cybersecurity</strong>, resta trascurato il Cloud. Nelle facoltà non ICT le competenze digitali sono invece  trascurate, nessuna formazione in proposito per circa la metà dei 4.362 corsi di laurea esistenti.</p>
<p>Stanno in compenso aumentando, seppur lentamente, le <strong>collaborazioni fra scuola, università, imprese e associazioni</strong>: è decisamente un&#8217;<strong>area strategica da amplificare</strong>, superando i problemi legati alla dispersione del quadro normativo, al coordinamento organizzativo e all&#8217;accesso agli incentivi. La domanda di nuovi profili digitali dal punto di vista di imprese e Pubblica Amministrazione è stata analizzata con un panel qualitativo e ha evidenziato la domanda crescente di nuovi profili legati all&#8217;innovazione dei processi, dei prodotti e delle strategie in ottica digitale. Quelli più critici per la filiera ICT sono il Business Analyst, il Project Manager e il Security Analyst. Si colma il gap riconvertendo le risorse già presenti attraverso formazione d&#8217;aula e (minore ma in crescita nei giovani) il <strong>digital learning</strong>; la ricerca all&#8217;esterno ha come canali privilegiati l&#8217;interazione con le <strong>facoltà tecnico-scientifiche</strong> (47,6%), il <strong>network personale/professionale</strong> (47,6%) e i <strong>social media</strong> (42,9%).</p>
<p>Nelle aziende utenti, i profili comuni più critici da reperire sono il Responsabile Sistemi Informativi, l&#8217;ICT Security Manager e il Project Manager. Ciò che oggi è determinante è lo <strong>Skill Digital Rate</strong>, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all&#8217;interno di una singola professione richiesta dal mercato: secondo l&#8217;analisi delle web vacancies nel 2016 nelle professioni ICT queste incidono in media per il 68%, con picchi dell&#8217;80% per le nuove figure legate agli ambiti IoT, Mobile, Cloud; mentre nelle altre professioni l&#8217;incidenza è crescente, legata sia ai cambiamenti sulle aree di automazione nei processi stimolati di Industria 4.0 (63,6%) sia nella relazione digitale con il cliente dei settori Servizi e Commercio (54,6%).</p>
<p>L<strong>&#8216;85% delle PA</strong> intervistate, invece, <strong>hanno bisogno di competenze digitali</strong> per far fronte alla digitalizzazione dei servizi a cittadini e imprese, legati ad esempio a Spid, PagoPA, Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma è difficile reperirle all&#8217;esterno, causa blocco delle assunzioni, o farle evolvere in risorse già esistenti, per la difficoltà nel distoglierle da altre attività core. Ma se lanciamo lo sguardo alle professioni del futuro, lo scenario cambia. <strong>Le nuove professioni</strong> si chiameranno <strong>Change Manager, Agile Coach, Technology Innovation Manager, Chief Digital Officer, IT Process &amp; Tools Architect</strong> e saranno costituite da un <strong>mix più articolato di competenze</strong>, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree <strong>Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security</strong>. Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento. In occasione della presentazione dell&#8217; &#8220;<strong>Osservatorio delle Competenze Digitali 2017</strong>&#8221; <strong>è stato siglato</strong> da AICA, Assinform, Assintel, Assinter e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l&#8217;Informatica) un <strong>Accordo Quadro di Collaborazione</strong> in materia di formazione.</p>
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		<title>I Big Data e le professioni del futuro: l’opportunità che le aziende devono cogliere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Dec 2016 09:07:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Adecco]]></category>
		<category><![CDATA[andrea Malacrida]]></category>
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					<description><![CDATA[Ognuno di noi produce dati in continuazione. Dagli acquisti che effettuiamo online ai post sui social network, dalla geolocalizzazione tramite smartphone alle fidelity card, dalle “strisciate” della carta di credito alle app che scarichiamo, fino alle informazioni raccolte dai wearable [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ognuno di noi produce dati in continuazione. Dagli acquisti che effettuiamo online ai post sui social network, dalla geolocalizzazione tramite smartphone alle fidelity card, dalle “strisciate” della carta di credito alle app che scarichiamo, fino alle informazioni raccolte dai wearable quando facciamo sport. <span id="more-2969"></span></p>
<p><strong>I cosiddetti Big Data vengono prodotti, nella nostra società, in ogni momento e ovunque, anche se non ci facciamo caso.</strong> Naturalmente, non solo le persone, ma anche e soprattutto le aziende, gli enti, le istituzioni producono dati. Cogliere questo fenomeno può costituire un concreto vantaggio per le imprese che, prima di altre, sappiano destreggiarsi all’interno dell’enorme mole di informazioni a disposizione.</p>
<p>Tuttavia sono poche, in Italia, quelle già pienamente consapevoli dell’esistenza, del valore e della complessità dei Big Data.</p>
<p>Secondo l’indagine del Gruppo Adecco <strong>“I Big Data e le professioni del futuro”</strong>, condotta su oltre 300 referenti aziendali in Italia e presentata in occasione dell’omonimo convegno presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca, appena 2 aziende su 10 hanno una conoscenza approfondita del tema Big Data. In parallelo, solo il 20% degli intervistati ha dichiarato che progetti legati ai Big Data siano già stati sviluppati nell’azienda in cui lavorano.</p>
<p>Emerge quindi non solo una scarsa consapevolezza del tema in sé, ma anche e soprattutto del valore economico che i Big Data possono apportare all’interno delle organizzazioni aziendali.</p>
<p>Un valore che può tradursi a livello produttivo, di business e di scelte strategiche. Limitata la consapevolezza anche in merito a quali siano le aree aziendali potenzialmente più impattate dai Big Data: la maggior parte degli intervistati ha risposto “Area commerciale” e “Area marketing”, sottovalutando però l’ambito “produzione”.</p>
<p>Invece, <strong>digitalizzazione e interconnessione sono parole chiave della cosiddetta quarta rivoluzione industriale</strong>, la quale dovrebbe condurre a una produzione quasi del tutto automatizzata, all’interno di uno scenario in cui i Big Data (insieme all’Internet of Things, al cloud computing, alla stampa 3D e alla robotica) svolgono un ruolo cruciale.</p>
<p>Diventa fondamentale allora, per uno sviluppo coerente di profili adeguati, una <strong>partnership tra chi deve formare i professionisti e chi li assumerà</strong> (come confermato anche dal 73% degli intervistati), <strong>al fine di orientare il pacchetto formativo accademico e di anticipare, intercettandole, le necessità del mercato del lavoro</strong>. Ill Gruppo Adecco si impegna ad avvicinare il mondo della scuola e quello professionale in un dialogo produttivo e trasparente. Con i <strong>progetti di alternanza scuola lavoro</strong> (il Portale dell’Alternanza, TecnicaMente e, a breve, Digitalmente, realizzato dalla  società specializzata Modis Italia) è possibile cogliere le direttive del mondo professionale e indirizzare le scelte dei professionisti di domani.</p>
<p>Raccogliere i dati non è sufficiente: bisogna afferrarne le potenzialità &#8211; tra analisi predittive, algoritmi e lungimiranza &#8211; e trasformarle in opportunità concrete e scelte efficaci. <strong>In altre parole, dichiara Andrea Malacrida Country Manager di Adecco Ittalia,  occorre capire come valorizzare i dati e che uso farne.</strong> È questo che, nel tessuto economico e sociale e nel mercato del lavoro, può fare la differenza.</p>
<p>&nbsp;</p>
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