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	<title>buoni pasto &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Commissioni troppo alte per i buoni pasto. Baratto (FIPE):&#8221;Stanno raggiungendo limiti inaccettabili&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/02/19/commissioni-troppo-alte-per-i-buoni-pasto-baratto-fipestanno-raggiungendo-limiti-inaccettabili/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Feb 2020 14:21:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[In città e in provincia, come sta avvenendo in tutta Italia, sulle vetrine di molti bar, ristoranti, pizzerie, ma anche di alimentaristi, compare la locandina con il messaggio “I buoni pasto potrebbero non essere più buoni”. E’ il modo con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">In città e in provincia, come sta avvenendo in tutta Italia, sulle vetrine di molti bar, ristoranti, pizzerie, ma anche di alimentaristi, compare la locandina con il messaggio “<strong>I buoni pasto potrebbero non essere più buoni</strong>”. E’ il modo con cui tanti titolari di attività mettono in guardia lavoratori e dipendenti pubblici, che ricevono <strong>ticket restaurant</strong> dai loro datori di lavoro, sul fatto che presto potrebbero vedersi rifiutare i buoni. </span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Infatti, stante la situazione del mercato, per un buono pasto da <strong>10 euro</strong> loro incassano dall’azienda emettitrice non più di <strong>7 euro</strong> e il problema si aggrava di anno in anno.      </span><br />
<span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Il sistema al quale si fa riferimento è quello riassunto in una circolare inviata da Confcommercio Vicenza a tutti i titolari di <strong>pubblici esercizi</strong> della provincia. </span></p>
<div id="attachment_15898" style="width: 293px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/02/Gianluca-Baratto-2.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-15898" class="wp-image-15898 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/02/Gianluca-Baratto-2-283x300.png" alt="" width="283" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/02/Gianluca-Baratto-2-283x300.png 283w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/02/Gianluca-Baratto-2-212x225.png 212w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/02/Gianluca-Baratto-2.png 671w" sizes="(max-width: 283px) 100vw, 283px" /></a><p id="caption-attachment-15898" class="wp-caption-text"><em>Gianluca Baratto, Presidente provinciale FIPE</em></p></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">“Nella sostanza – spiega <strong>Gianluca Baratto</strong>, presidente provinciale della FIPE (Federazione Italiana Pubblici esercizi) Confcommercio -, abbiamo fatto il punto sulle criticità riscontrate nella gestione dei buoni pasto, che stanno raggiungendo <strong>limiti inaccettabili</strong>. Mediamente il <strong>deprezzamento</strong> del buono è quantificabile intorno al 30% del valore nominale, poiché il sistema scarica sugli esercenti gli effetti finali delle gare al massimo ribasso, in particolare riguardanti la Consip. Oltre a questo vanno aggiunti i costi in capo agli esercenti relativi al noleggio dei Pos e ad altri servizi opzionali di gestione dei buoni. Questo per dire che: o si giunge presto a una riforma sostanziale del sistema  che interrompa questo situazione penalizzante per gli operatori della ristorazione – conclude il presidente della FIPE provinciale – o diventerà sempre più alto il rischio per i <strong>lavoratori</strong> di vedersi rifiutato il buono pasto”.</span><br />
<span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Nella <strong>provincia di Vicenza</strong>, è la maggioranza dei quasi <strong>4mila</strong> i pubblici esercizi che riscuote i <strong>buoni pasto</strong>; a questi vanno aggiunti quei negozi e supermercati che accettano i <strong>ticket</strong> come <strong>pagamento</strong> della spesa di <strong>generi alimentari</strong> fatta dal cliente.</span><br />
<span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">La protesta contro il sistema vigente dei buoni pasto è partita in questi giorni dalle sei associazioni di categoria rappresentative delle imprese della ristorazione e della distribuzione, tra cui FIPE e FIDA (Federazione Italiana Dettaglianti dell’Alimentazione) che, per la prima volta, si sono riunite in un unico tavolo. L’intento è stato quello di denunciare le distorsioni connesse all’attuale gestione e chiedere alle Istituzioni un intervento urgente di riforma del sistema. In Italia, il valore   dei buoni pasto è di oltre 3 miliardi di euro, di cui 1 miliardo condizionato dalle gare aggiudicate dalla Consip e coinvolge circa 2,8 milioni di lavoratori. In particolare, si è puntato il dito contro l’insostenibile livello raggiunto dagli sconti applicati nelle gare pubbliche (nella Gara Consip 8 hanno raggiunto un livello medio vicino al 20%); sull’aggravio dei costi di gestione<b> </b>del buono pasto elettronico per la mancanza di un sistema di codifica unica (e quindi di un unico POS) e sui ritardi nei pagamenti, che comportano un ulteriore aggravio di costi a carico degli esercenti stimato intorno al 2%. Per dar fronte alla gravità della situazione, che ha in sé il concreto rischio di ulteriori aumenti degli sconti, le Associazioni hanno quindi inoltrato una lettera<b> </b>congiunta al Ministro dello Sviluppo Economico Patuanelli e alla Ministra del Lavoro Catalfo, affinché assumano ogni iniziativa necessaria a correggere le anomalie che caratterizzano l’attuale mercato dei buoni pasto, sottolineando che il principio ispiratore della riforma deve essere quello del mantenimento del valore nominale del ticket restaurant lungo tutta la filiera. Inoltre, hanno promosso un’azione giudiziale contro la Consip, diretta ad accertare la responsabilità in merito alla scarsa vigilanza  stessa sulla società emettitrice di buoni pasto Qui!Group S.p.a., il cui crack da oltre 325 milioni, verificatosi nel settembre 2018, ha messo in ginocchio molti esercenti. Infine, come detto, continua la distribuzione delle locandine da esporre nei locali di tutta Italia, per sensibilizzare la clientela sulla questione e non è da escludere che, se non si troveranno soluzioni adeguate, potrebbe arrivare presto il blocco dell’intero sistema dei buoni pasto.</span></p>
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		<title>Benefit aziendali, spiccano buoni alimentari e benzina. Nel 2017 circa 8 mila dipendenti hanno speso un milione e mezzo di euro</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/12/28/benefit-aziendali-spiccano-buoni-alimentari-benzina-nel-2017-circa-8-mila-dipendenti-speso-un-milione-mezzo-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Dec 2017 11:38:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla chiusura del primo anno solare di Welfaremeet.it, il portale di Confindustria Vicenza per la strutturazione di piani di welfare aziendale offerto gratuitamente alle aziende associate ma aperto alle imprese di tutta Italia, si vede una trasformazione nelle preferenze da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla chiusura del primo anno solare di Welfaremeet.it, il portale di Confindustria Vicenza per la strutturazione di piani di welfare aziendale offerto gratuitamente alle aziende associate ma aperto alle<br />
imprese di tutta Italia, si vede una trasformazione nelle preferenze da parte dei quasi 8.000 lavoratori che usufruiscono del servizio.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Ticket-restaurant.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-8886" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Ticket-restaurant-300x168.jpg" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Ticket-restaurant-300x168.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Ticket-restaurant.jpg 447w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Lo dimostrano i dati emersi dal campione triveneto analizzato dall&#8217;Ufficio Studi di Confindustria che ha svolto un&#8217;indagine sulle preferenze dei lavoratori prendendo in considerazione il valore, in euro, di movimentato per le diverse categorie di benefit che in totale superano di slancio il milione e mezzo di euro.<br />
Di gran lunga, la <strong>prima scelta</strong> rimane quella dei <strong>buoni benzina</strong> con il 28,8% delle preferenze (+0,4% rispetto a giugno 2017).<br />
Prendono quota, poi, i<strong> buoni alimentari</strong>, che oggi rappresentano ben il 18,5% del valore dei <strong>benefit</strong> scelti dai lavoratori delle aziende aderenti a Welfaremeet (a giugno scorso era il 16%), diventando così<br />
la seconda scelta in assoluto sul portale di Confindustria Vicenza.</p>
<p>&#8220;<em>Sono<strong> benefit</strong> riguardanti spese ricorrenti e di utilizzo immediato, non sorprende che rappresentino quasi la metà delle scelte dei lavoratori</em> &#8211; afferma Carlo Frighetto, Responsabile dell&#8217;Area Lavoro,<br />
Previdenza ed Education di Confindustria Vicenza &#8211;<em> tanto più che, grazie alla nuova legislazione e agli sgravi, questi buoni vanno fondamentalmente ad alzare il potere d&#8217;acquisto di chi li utilizza&#8221;.</em></p>
<p>Rispetto al periodo dell&#8217;ultima rilevazione, cala invece, in termini percentuali, la previdenza complementare che sei mesi fa fu scelta per il 20,1% del valore complessivo dei <strong>benefit</strong>, risultando quindi il secondo più sfruttato, mentre ora è sceso al 15,2%. Rimane pur sempre una scelta importante, la terza in valore assoluto, tenendo conto che negli ultimi sei mesi è aumentata la scelta di benefit a<br />
disposizione nel portale. Stesso trend si registra per quella che era la terza scelta, i rimborsi di spese destinate a istruzione e ad assistenza a familiari, anziani e non autosufficienti, che dal 16,6% delle preferenze scende a 11,8%.</p>
<p>A completare il paniere di benefit scelti su Welfaremeet.it ci sono i buoni per il <strong>servizio mensa</strong> (7%), il <strong>cinema</strong> (4,1%), i <strong>pacchetti viaggio</strong> (3,4%), le <strong>attività sportive</strong> (2,7%), i buoni pasto (2,1%) e i<br />
<strong>pacchetti sanitari</strong> (1,7%).</p>
<p>&#8220;<em>Il fatto che ci sia una crescente richiesta sui benefit è un segnale chiaro di come il welfare sia entrato nella cultura aziendale delle imprese che hanno scelto il nostro portale</em> &#8211; spiega Laura Dalla Vecchia, Vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle Relazioni Industriali -. <em>Questo è sicuramente un bene, da una parte perché così i lavoratori possono godere di un potere d&#8217;acquisto maggiore rispetto al passato e poi perché sempre più il welfare aziendale viene inserito nei rinnovi di contatto collettivo nazionale o aziendale&#8221;.</em></p>
<p>Antesignano di questa prospettiva, a livello nazionale, è stato il contatto collettivo nazionale dell&#8217;industria metalmeccanica che ha previsto, nel 2017, l&#8217;inserimento obbligatorio di un <strong>pacchetto welfare minimo di 100 euro</strong> che diventerà di<strong> 150 euro nel 2018</strong> e <strong>200 nel 2019</strong>. A stretto giro sta seguendo anche il comparto orafo il cui contratto nazionale prevede l&#8217;inserimento obbligatorio del welfare aziendale, del valore di 100 euro, a partire dal gennaio dell&#8217;anno che sta per cominciare.</p>
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