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	<title>burocrazia &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Troppi costi e burocrazia per le imprese, Apindustria chiede alla politica interventi decisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Feb 2018 16:46:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuovi parametri per ottenere la certezza nel diritto tributario, deduzione totale del costo del lavoro in tutte le sue forme, riforma dell’istituto della mediazione tributaria tramite l’affidamento a un ente terzo, azzeramento dei prestiti forzosi imposti alle piccole e medie [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovi parametri per ottenere la certezza nel diritto tributario, deduzione totale del costo del lavoro in tutte le sue forme, riforma dell’istituto della mediazione tributaria tramite l’affidamento a un ente terzo, azzeramento dei prestiti forzosi imposti alle piccole e medie imprese tra i quali gli acconti Irpef/Ires superiori al 100% e adesione spontanea, in modo graduale e progressivo, al sistema della fatturazione elettronica strutturata. Sono queste alcune fra le proposte che il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza, Flavio Lorenzin, ha presentato ieri a Roma in qualità di Vicepresidente nazionale di Confimi Industria con delega alla Semplificazione.</p>
<p>Gli interventi in materia fiscale sono stati raccolti in un manifesto, elaborato insieme all’Associazione Nazionale Commercialisti, per lanciare un messaggio forte e chiaro al mondo politico in vista delle elezioni del 4 marzo: «<em>Le aziende manifatturiere</em> – ha esordito Lorenzin – <em>hanno necessità di dedicare tempo e risorse alla produzione, al miglioramento dei propri prodotti e processi, alla ricerca e alla creazione di nuovi prodotti e servizi. Non possono</em><br />
<em>permettersi di impiegare quantità sempre crescenti di risorse umane ed economiche per ottemperare ad adempimenti che continuano ad aumentare in numero e complessità. Noi non chiediamo privilegi, benefici o contributi ma norme semplici e chiare, adempimenti da svolgere senza bisogno di interpretazioni e specialisti, e soprattutto provvedimenti tarati su misura per quelle imprese che sono l’ossatura del nostro sistema produttivo e che, a conti fatti, sono anche le imprese che pagano le tasse».</em></p>
<p>Il rappresentante del mondo manifatturiero ha posto quindi l’accento sul carico fiscale e i costi a carico delle aziende. «<em>Sarebbe giusto pagare le imposte solo sugli utili reali, dati dalla differenza tra ricavi e costi. Invece dobbiamo far fronte al carico fiscale sull’energia elettrica, sul gas, alla non totale deducibilità dei costi della telefonia, delle auto aziendali e all’Imu, una tassa sul capannone, senza il quale le imprese non potrebbero svolgere la loro attività. A questo si aggiunge un costo del lavoro fra i più alti d’Europa senza che ciò dia benefici tangibili </em><em>ai nostri collaboratori. La competitività del nostro sistema produttivo viene quindi intaccata su più fronti, rischiando di portare fuori mercato i prezzi della nostra manifattura. Per questo noi chiediamo con forza che le imposte per le aziende pesino “solo” sul reddito d’impresa»</em>.</p>
<p>Un altro aspetto delicato che è stato affrontato dal rappresentante del mondo manifatturiero vicentino è il costante assalto alla liquidità aziendale: «<em>Siamo colpiti da un sistema perverso per la riscossione delle imposte, che ci impone ad esempio di versare l’iva a debito mensilmente per poi introitarla dai clienti in tempi spesso non certi e mediamente molto lunghi, visto che l’Italia non ha voluto recepire in maniera integrale la direttiva europea sui</em><br />
<em>pagamenti. E in caso di fallimento del cliente, l’azienda creditrice per recuperare l’iva versata deve aspettare la chiusura del procedimento fallimentare. Ci sono poi lo split payment e il reverse charge, due norme che prevedono che il debitore versi l’iva non al fornitore, ma direttamente allo Stato, determinando un credito iva da compensare in tempi lunghi e tramite adempimenti che limitano il nostro lavoro. Bisogna smettere di usare le imprese come un </em><em>bancomat»</em></p>
<p>In conclusione, il Presidente di Apindustria Confimi Vicenza ha auspicato la costruzione di un nuovo meccanismo di calcolo e riscossione delle imposte che favorisca un sistema produttivo efficiente e competitivo in Europa: «<em>Se vogliamo fare ripartire la nostra economia e il nostro mercato interno</em> – ha concluso Flavio Lorenzin –<em> dobbiamo lasciare alle imprese e ai cittadini risorse adeguate, affinché tornino ad avere fiducia nel futuro della nostra nazione. Non vogliamo tornare ad essere terra d’emigrazione, nè l’Italia si può permettere di distruggere la seconda manifattura d’Europa, che sta tenendo in piedi questo Paese ormai da decenni».</em></p>
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		<title>Burocrazia, le Pmi rischiano 111 controlli l&#8217;anno. Uno ogni 3 giorni</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/15/burocrazia-le-pmi-rischiano-111-controlli-lanno-uno-3-giorni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 May 2017 19:12:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
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					<description><![CDATA[Si rafforza il potere ispettivo dello Stato e delle strutture periferiche nei confronti delle imprese. L’Ufficio studi della CGIA ha calcolato che, potenzialmente, una piccola azienda italiana può essere soggetta a ben 111 controlli da parte di 15 diversi istituti, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si rafforza il potere ispettivo dello Stato e delle strutture periferiche nei confronti delle imprese. L’Ufficio studi della CGIA ha calcolato che, potenzialmente, una piccola azienda italiana può essere soggetta a ben 111 controlli da parte di 15 diversi istituti, agenzie o enti pubblici. In linea puramente teorica, praticamente uno ogni 3 giorni. E rispetto alla prima rilevazione eseguita dagli artigiani mestrini nel 2014, la situazione è addirittura peggiorata. Nonostante il numero dei controllori sia rimasto pressoché lo stesso, le possibili ispezioni, invece, sono aumentate di 14 unità.</p>
<p>L’elaborazione della CGIA è iniziata suddividendo il quadro legislativo generale in quattro grandi settori, dopodiché per ciascuno di essi è stato conteggiato il numero dei possibili controlli che un’attività produttiva può incorrere e gli enti deputati all’attività ispettiva.</p>
<div>
<div id="attachment_5349" style="width: 263px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/05/Paolo-Zabeo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-5349" class="size-medium wp-image-5349" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/05/Paolo-Zabeo-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/05/Paolo-Zabeo-253x300.jpg 253w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/05/Paolo-Zabeo-190x225.jpg 190w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/05/Paolo-Zabeo.jpg 360w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a><p id="caption-attachment-5349" class="wp-caption-text">Paolo Zabeo</p></div>
<p>“Con una legislazione farraginosa e spesso indecifrabile – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo &#8211; qualsiasi imprenditore, soprattutto se piccolo, corre il pericolo di non essere mai a norma. Pertanto, l’eventuale ispezione da parte dell’ente pubblico viene vissuta come un incubo, come una calamità da evitare assolutamente.</p></div>
<div>Per superare questa impasse non ci resta che sforbiciare il quadro normativo, rendendo più semplici e comprensibili le leggi, le circolari e i regolamenti attuativi. Altrimenti la forte discrezionalità che tutt’oggi beneficiano coloro che sono chiamati ad eseguire le attività ispettive rimarrà inalterata. Nel contempo, infine, va aumentata la platea dei controlli formali, cioè quelli eseguiti automaticamente per via telematica, alleggerendo così l’oppressione burocratica che grava sulle imprese”.</div>
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<div>Il settore a più alta “densità” di potenziali controlli è quello dell’ambiente e della sicurezza nei luoghi di lavoro. Quest’area è la più a “rischio”: è interessata da 56 possibili controlli che possono essere effettuati da 10 enti ed istituti diversi. Nel settore del fisco i controlli sono 26, nella contrattualistica 21, in quello amministrativo 8.</div>
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<div>“I tempi e i costi della burocrazia – afferma il segretario della CGIA Renato Mason – sono diventati una patologia che caratterizza negativamente il nostro paese. Non è un caso che molti operatori stranieri non investano da noi proprio per l’eccessiva ridondanza del nostro sistema burocratico. Incomunicabilità, mancanza di trasparenza, incertezza giuridica e adempimenti troppo onerosi hanno generato un velo di sfiducia tra imprese e Pubblica amministrazione che non sarà facile rimuovere in tempi ragionevolmente brevi”.</div>
</div>
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		<title>Vino e burocrazia, nuove leggi mettono a dura prova i produttori</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2017/02/06/vino-burocrazia-nuove-leggi-mettono-dura-prova-produttori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 10:25:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[aziende agricole]]></category>
		<category><![CDATA[burocrazia]]></category>
		<category><![CDATA[filiere agroalimentari]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuove disposizioni legislative gravano pesantemente sul lavoro quotidiano dei vignaioli e delle loro aziende agricole, colpendo in maniera decisa quelle di piccole e medie dimensioni. Il riferimento va ai registri vitivinicoli, eliminando quelli cartacei trasformandoli in un unico registro digitale. Solo a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuove disposizioni legislative gravano pesantemente sul lavoro quotidiano dei vignaioli e delle loro aziende agricole, colpendo in maniera decisa quelle di piccole e medie dimensioni. Il riferimento va ai registri vitivinicoli, eliminando quelli cartacei trasformandoli in un unico registro digitale.<span id="more-3579"></span></p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Pinot-grigio-600x315.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3581" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Pinot-grigio-600x315-300x158.jpg" alt="" width="300" height="158" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Pinot-grigio-600x315-300x158.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Pinot-grigio-600x315.jpg 600w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Solo a nominare la parola burocrazia produce un leggero ma continuo fastidio. Anche in agricoltura, dove si tende a identificarla col tempo sottratto al lavoro “vero”. Eppure questo strumento, almeno in teoria, dovrebbe servire proprio a garantire la qualità delle produzioni. Come mai, allora, la burocrazia è vista con tanta insofferenza dagli agricoltori? Si tratta di scarsa propensione al rispetto delle regole, o dobbiamo considerare l’ipotesi che sia il sistema a essere poco adatto all’agricoltura attuale?</p>
<p>La novità importante, per il settore vitivinicolo, è  <strong>dal 1 gennaio</strong>, quando è entrata in vigore la dematerializzazione dei registri vinicoli, in forza della quale si impone a ogni azienda del settore l’adozione di un registro telematico al posto dei vecchi registri cartacei. Nelle intenzioni del legislatore, la “scomparsa” dei <strong>64mila registri</strong> dovrebbe rendere più agevoli i controlli sulle frodi (l’Italia è il primo Paese a dotarsi di questa misura).</p>
<p>A pochi giorni dall’entrata in vigore della norma, però, gran parte dei vignaioli lamenta un carico di difficoltà eccessive per una piccola azienda, con la necessità di ricorrere spesso a consulenti o a software specializzati per districarvisi e senza che tutto ciò assicuri maggior trasparenza alla filiera.</p>
<p>Il problema non è lo strumento, quanto la sua complessità applicativa. I produttori di vino (ma la stessa cose vale per l’olio) che trasformano quel che producono in vigna, o poco più, da sempre si trovano di fronte agli stessi adempimenti pensati per i grandi produttori e i commercianti, cioè per chi muove con frequenza quotidiana sui mercati di tutto il mondo, in entrata e in uscita, uva, vino e altri prodotti enologici.</p>
<p>Questo vale anche per molte altre <strong>filiere agroalimentari</strong>. Occorre adattare le norme e i regolamenti ai contesti produttivi, tenendo ben presente che la realtà italiana è fatta di molte piccole aziende, così potranno essere accettati come un valore positivo dai nostri agricoltori. E contribuire al salto di qualità della nostra agricoltura.</p>
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