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	<title>Carlo Sangalli &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Natale 2018, la spesa per i regali resta stabile. Sempre in testa elettronica, informatica e giocattoli</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/commercio/2018/12/13/natale-2018-la-spesa-per-i-regali-resta-stabile-sempre-in-testa-elettronica-informatica-e-giocattoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 17:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Mariano Bella]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
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					<description><![CDATA[Quest&#8217;anno gli italiani spenderanno per i regali di Natale 171 euro a testa e 1400 a famiglia, cifre sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. E&#8217; quanto emerge dalla consueta analisi dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio. Si tratta di una spesa resa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Quest&#8217;anno gli <strong>italiani spenderanno per i regali di Natale 171 euro a testa</strong> e 1400 a famiglia, cifre sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dalla consueta analisi dell&#8217;<strong>Ufficio Studi di Confcommercio</strong>. Si tratta di una spesa resa possibile in gran parte da un ammontare di tredicesime pari a 27 miliardi, ai quali se ne aggiungeranno altri 5 dei lavoratori autonomi (il totale delle tredicesime viene stimato in 42 miliardi, 7 dei quali se ne andranno via in tasse e in 8 in risparmio).</p>
<p>A fare regali sarà l&#8217;86,3% (86,1% nel 2017), mentre cala la quota di quanti prevedono prevedono un Natale dimesso (70% contro il 71,2 del 2017) e di quanti la ritengono una spesa piacevole (44,8% contro 46,7).</p>
<p>Il <strong>direttore dell&#8217;Ufficio Studi</strong>, <strong>Mariano Bella</strong>, ha anche evidenziato che l&#8217;intero mese di <strong>dicembre</strong> &#8220;<strong>vale&#8221; il 10%</strong> delle vendite dell&#8217;anno, per un totale di consumi complessivi  pari a 100 miliardi di euro, anche se è in forte aumento il mese di novembre grazia a iniziative come il &#8220;black friday&#8221; o il &#8220;cyber monday&#8221;. Tra i prodotti più venduti a dicembre, l&#8217;elettronica di consumo, prodotti per l&#8217;informatica, giocattoli e articoli per il tempo libero, intorno al 13%, abbigliamento e calzature, si attestano ad un 11%. In riduzione, dal 2000 ad oggi, gli acquisti per orologeria, gioielli ed altro, dal 15% a poco più dell&#8217;11%.</p>
<p>&#8220;Dall&#8217;analisi del nostro Ufficio Studi emerge che le famiglie, quest&#8217;anno, pur disponendo di un maggior reddito, saranno molto prudenti a causa dell&#8217;incertezza sulle prospettive economiche. Non sarà, comunque, un Natale austero. Con circa 170 euro a testa, la spesa per i regali sarà in linea con quella dello scorso anno. Insomma, nonostante i cambiamenti delle modalità di consumo, per le vendite al dettaglio il mese di dicembre rimane il periodo più importante dell&#8217;anno, anche se, questa volta sotto l&#8217;albero, oltre ai regali, le famiglie italiane metteranno anche un po&#8217; di risparmio&#8221;. Questo il commento del<strong> presidente di Confcommercio</strong>, <strong>Carlo Sangalli</strong>, a margine della conferenza stampa di presentazione dell&#8217;analisi dell&#8217;Ufficio Studi.</p>
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		<title>Ripresa economica troppo lenta, famiglie sempre più incerte</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/04/ripresa-economica-troppo-lenta-famiglie-sempre-piu-incerte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 15:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
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					<description><![CDATA[Il numero di famiglie che ha fiducia sul proprio futuro prossimo continua ad essere superiore a quello che invece &#8220;vede nero&#8221;, anche se è dall&#8217;estate del 2015 che lo scarto tra i due diminuisce. La dinamica è la stessa se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Il numero di famiglie che ha fiducia sul proprio futuro prossimo continua ad essere superiore a quello che invece &#8220;vede nero&#8221;, anche se è dall&#8217;estate del 2015 che lo scarto tra i due diminuisce. La dinamica è la stessa se si chiede alle famiglie una autovalutazione sulla propria capacità di spesa: è vero che nel <strong>2013 quasi il 70%</strong> delle <strong>famiglie la considerava in calo</strong> mentre nel <strong>marzo scorso</strong> questa percentuale<strong> è scesa al 15%</strong>, ma quest&#8217;ultima è comunque in crescita rispetto alla fine del 2016, quando era all&#8217;11%. Insomma, se l&#8217;epoca della crisi è certamente passata, sembra che attualmente stiamo assistendo ad uno &#8220;sgonfiamento&#8221; della ripresa per colpa di una dinamica economica fragile,  percepita anche dai cittadini, che peraltro attribuiscono alle spese obbligate la principale origine dei vincoli al proprio consumo.</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dall&#8217;<strong>Outlook Italia Censis-Confcommercio 2018</strong> &#8220;Speranze, timori, rancori: la ripresa difficile&#8221;, presentato nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. Dalla ricerca emerge anche che il <strong>17,3%</strong> delle famiglie ha ridotto i consumi per <strong>mettere da parte soldi per eventuali imprevisti</strong> (era il 12,6% a dicembre 2016), mentre il <strong>54%</strong>, se avesse più reddito, lo<strong> destinerebbe al risparmio</strong> (47,6% a dicembre 2016). Ma da dove viene questa incertezza? Dal fatto che non si è ancora tornati ai numeri pre-crisi e, quindi, dalla lentezza della ripresa. Il responsabile dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio, <strong>Mariano Bella</strong>, lo ha sottolineato con i numeri:<strong> tra il 2007 e il 2018</strong> ogni italiano ha perso, a parità di potere d&#8217;acquisto, <strong>1.000 euro di consumi,</strong> <strong>quasi 2.000 di reddito disponibile</strong> e circa <strong>20mila euro di ricchezza complessiva</strong>. Nello stesso tempo, ed è emblematico della diffidenza di cui si parlava, tra contanti e conti correnti non vincolati, gli italiani hanno oggi circa 2.500 euro a testa in più.</p>
<p>Detto che per il 37,5% degli intervistati la principale criticità che affligge l&#8217;Italia nello scenario mondiale è la corruzione diffusa, il più grave problema del nostro Paese è giudicato la mancanza di lavoro (29,1%). Nell&#8217;elenco, <strong>con il 13,3%</strong>, troviamo l&#8217;<strong>eccessivo prelievo fiscale</strong>, ed è significativo notare come – all&#8217;interno di questo aggregato – il <strong>55,7%</strong> del campione ritenga della massima urgenza evitare l&#8217;<strong>aumento Iva contro il 31,7%</strong> che parla di riduzione dell&#8217;<strong>Irpef</strong>. Passando ai problemi vissuti come ingiustizie sociali, si deve tornare a parlare di lavoro, visto che il 37% indica come maggiore ingiustizia l&#8217;impossibilità di avere un  buon lavoro, oggi garantito solo a chi ha le conoscenze &#8220;giuste&#8221;. Non a caso, se si va a guardare il complesso di ore effettivamente lavorate nel sistema economico, nel 2017 sono state il <strong>6% in meno rispetto al 2007</strong>, una riduzione simile a quella del Pil reale. &#8220;Non è poco: mi pare – ha concluso Bella &#8211; che ciò giustifichi le preoccupazioni. Rimane molto da fare, visto che la ripresa si sta sgonfiando&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dall&#8217;analisi del nostro Ufficio Studi emerge chiaramente che il rallentamento dell&#8217;economia e l&#8217;aumento dell&#8217;incertezza stanno riducendo la fiducia delle famiglie, ingrediente indispensabile per far ripartire i consumi e dare smalto alla ripresa&#8221;. Così il presidente di Confcommercio, <strong>Carlo Sangalli</strong>, per il quale &#8220;lo stallo della politica non aiuta ad avvicinarci all&#8217;obiettivo di una<strong> crescita attorno</strong> al <strong>2%</strong>, peggiorando le condizioni della finanza pubblica. E le <strong>preoccupazioni di famiglie</strong> e <strong>imprese circa l&#8217;aumento dell&#8217;Iva</strong> e la <strong>mancanza di lavoro,</strong> <strong>soprattutto per i giovani</strong>, confermano che l&#8217;Italia deve mettere i conti in sicurezza e rendere più esplicita la via delle riforme, prime fra tutti quella fiscale. E&#8217; una partita in cui non è previsto il pareggio: o si vince o si perde&#8221;. &#8220;I cittadini italiani, che hanno subito una recessione senza precedenti e che negli ultimi dieci anni hanno perso 20mila euro di ricchezza pro capite, una sconfitta non la meritano proprio né potrebbero sopportarla. E, legittimamente, chiedono un supplemento di responsabilità della politica tutta per dare al più presto un Governo al Paese&#8221;, ha concluso Sangalli.</p>
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		<title>Mercato immobiliare, si preannuncia un 2017 positivo</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2017/06/21/mercato-immobiliare-si-preannuncia-un-2017-positivo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Jun 2017 15:54:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Fimaa]]></category>
		<category><![CDATA[mercato immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[Santino Taverna]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Per il 2017 si prevede un aumento generale delle compravendite del 10% circa rispetto al 2016, ma per la stabilizzazione dei prezzi i tempi saranno più lunghi. I segnali positivi del mercato immobiliare tengono conto anche delle compravendite avvenute tramite [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">&#8220;Per il 2017 si prevede un aumento generale delle compravendite del 10% circa rispetto al 2016, ma per la stabilizzazione dei prezzi i tempi saranno più lunghi. I segnali positivi del mercato immobiliare tengono conto anche delle compravendite avvenute tramite asta giudiziaria, che non contribuiscono certo alla stabilizzazione dei prezzi. Fatto salvo fattori esogeni imprevedibili, ci aspettiamo per i prossimi anni un ciclo positivo del mercato. Rileviamo anche che le aspettative dei consumatori sono in continuo mutamento: la clientela chiede oggi agli operatori immobiliari servizi di elevata qualità con particolare attenzione sui principi di tutela e trasparenza.</p>
<p>L&#8217;Agente immobiliare sta diventando sempre più un consulente in grado di indirizzare l&#8217;investimento più idoneo alle necessità dei consumatori; sa riconoscere ed individuare le aree di sviluppo futuro del tessuto urbano; sa suggerire alle imprese costruttrici le tipologie più richieste dal mercato; sa consigliare dove è più conveniente indirizzare gli investimenti per la maggior resa e, oltre a vantare portafogli clienti per l&#8217;acquisto o la vendita di un immobile, sa prospettare il momento opportuno per finalizzare una compravendita. Gli operatori immobiliari capaci di cogliere ed adattarsi velocemente alle mutazioni del settore saranno protagonisti del futuro del mercato&#8221;. Così Santino Taverna, presidente nazionale di Fimaa &#8211; Federazione Italiana Mediatori Agenti d&#8217;Affari (Agenti Immobiliari, Mediatori Creditizi, Mediatori Merceologici e Agenti in Attività Finanziaria) nel corso dell&#8217;Assemblea nazionale straordinaria e ordinaria Nazionale che si è tenuta il 19 giugno scorso a Roma presso la sede confederale di piazza Giuseppe Gioachino Belli.</p>
<p>&#8220;Sulle locazioni brevi – ha proseguito &#8211; Fimaa apprezza la volontà del Governo di fare chiarezza nel comparto, ma rileva che il rispetto delle leggi per l&#8217;esercizio di una attività non può essere prevaricato semplicemente con le richieste di contribuzione fiscale. Soprattutto in un settore come quello immobiliare che coinvolge investimenti importanti, frutto spesso di sacrifici e risparmi di una vita. Il settore immobiliare necessita oggi più che in passato, di particolare attenzione per contrastare con forza il fenomeno dell&#8217;abusivismo&#8221;.</p>
<p>All&#8217;Assemblea ha preso parte anche il<strong> </strong>presidente nazionale di Confcommercio-Imprese per l&#8217;Italia, Carlo Sangalli, per il quale &#8220;i servizi immobiliari incidono in maniera significativa sulla vivibilità, sulla qualità, sulla valorizzazione dei territori. In questo senso, gli agenti immobiliari della Fimaa sono sentinelle e promotori di un&#8217;economia sana dei luoghi della nostra quotidianità. Oggi il terziario è sempre più coinvolto dalla rivoluzione digitale. Ma per un mercato che funzioni in modo certo, giusto e trasparente la parola d&#8217;ordine resta: stesso mestiere, stesse regole. Per questo è necessario intervenire con forza contro il pericolo dell&#8217;abusivismo che colpisce il settore immobiliare&#8221;.</p>
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