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	<title>Cgia di Mestre &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Enti locali, in 7 anni si sono impoveriti di 22 miliardi di euro</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2018/04/28/enti-locali-in-7-anni-si-sono-impoveriti-di-22-miliardi-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Apr 2018 10:45:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Enti locali]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra il 2010 e il 2017 le manovre di finanza pubblica a carico delle autonomie locali hanno comportato una contrazione delle risorse disponibili pari a 22 miliardi di euro. A sostenerlo la Cgia di Mestre che sottolinea come i più [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra il 2010 e il 2017 le manovre di finanza pubblica a carico delle autonomie locali hanno comportato una contrazione delle risorse disponibili pari a 22 miliardi di euro. A sostenerlo la Cgia di Mestre che sottolinea come i più colpiti siano stati i Comuni. Se nelle casse dei sindaci la &#8220;sforbiciata&#8221; ha raggiunto l&#8217;anno scorso gli 8,3 mld di euro &#8211; rileva la Cgia -, alle Regioni a Statuto ordinario le minori entrate si sono stabilizzate sui 7,2 mld. Salvate dagli italiani con la bocciatura del referendum costituzionale del 4 dicembre 2016, le Province, invece, hanno subito una diminuzione delle risorse pari a 3,5 mld, mentre le Regioni a Statuto speciale formalmente non hanno sopportato alcuna contrazione, anche se lo Stato centrale ha imposto loro di accantonare ben 2,9 mld di euro.</p>
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		<title>Tariffe servizi pubblici, Cgia: &#8220;Nel 2017 cresciute molto di più dell&#8217;inflazione&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/18/tariffe-servizi-pubblici-cgia-nel-2017-cresciute-molto-di-piu-dellinflazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Mar 2018 18:10:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[tariffe]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2017 le tariffe pubbliche sono tornate a crescere, invertendo la tendenza che si era registrata nei due anni precedenti. Tranne i servizi telefonici (-0,8%), tutte le altre 9 voci analizzate dalla Cgia di Mestre sono aumentate: trasporti ferroviari +7,3%, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2017 le tariffe pubbliche sono tornate a crescere, invertendo la tendenza che si era registrata nei due anni precedenti. Tranne i servizi telefonici (-0,8%), tutte le altre 9 voci analizzate dalla Cgia di Mestre sono aumentate: trasporti ferroviari +7,3%, acqua +5,3%; servizi postali +4,5%, energia elettrica +3,8%, gas +2%, pedaggi +1%, taxi +0,6%, rifiuti +0,5% e trasporti urbani +0,2%. L&#8217;inflazione, invece, è salita dell&#8217;1,2%. Aumenti, comunque, che non hanno nulla a che vedere con l&#8217;escalation verificatasi negli ultimi 10 anni: se il costo della vita tra il 2007 e il 2017 è salito di quasi il 15%, l&#8217;acqua ha segnato +90%, i biglietti ferroviari +46,4%, i servizi postali +45,4%, rifiuti e pedaggi/parcheggi entrambi del 40%. Nel decennio preso in esame solo i servizi telefonici hanno subito una contrazione di prezzo (-9,9%). (ANSA)</p>
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		<title>Cgia di Mestre: &#8220;Italia fanalino di coda d&#8217;Europa per crescita economica&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2018/01/13/cgia-mestre-italia-fanalino-coda-deuropa-crescita-economica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Jan 2018 18:28:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Sebbene il peggio sia alle nostre spalle, la ripresa economica consolidatasi nel 2017 (+1,5 per cento circa) rischia di affievolirsi già a partire da quest&#8217;anno. E&#8217; quanto sostiene la Cgia di Mestre che rileva come gli ultimi dati di previsione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene il peggio sia alle nostre spalle, la ripresa economica consolidatasi nel 2017 (+1,5 per cento circa) rischia di affievolirsi già a partire da quest&#8217;anno. E&#8217; quanto sostiene la Cgia di Mestre che rileva come gli ultimi dati di previsione elaborati dalla Commissione europea per il 2018 indichino come il Pil reale dell&#8217;Italia sia destinato ad aumentare dell&#8217;1,3%. Tra i 27 paesi Ue monitorati, nessuno conseguirà una crescita più contenuta. La Grecia, ad esempio &#8211; secondo la Cgia -, che solitamente è il fanalino di coda europeo, quest&#8217;anno dovrebbe aumentare la propria ricchezza del 2,5%, mentre la Francia segnerà il +1,7%, la Germania il +2,1% e la Spagna il +2,5%. Per la Cgia anche i consumi delle famiglie (+1,1%) e quelli della Pubblica amministrazione (+0,3%) registreranno le variazioni di aumento tra le più striminzite in tutta l&#8217;Ue. Un risultato molto preoccupante per la Cgia, visto che la somma dei valori economici di queste due componenti costituisce l&#8217;80% circa del reddito nazionale totale.</p>
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		<title>Cgia: &#8220;Il pos non sia obbligatorio per tutti gli artigiani&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2017/08/10/cgia-pos-non-sia-obbligatorio-tutti-gli-artigiani/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Aug 2017 10:19:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[bancomat]]></category>
		<category><![CDATA[carte di credito]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Pos]]></category>
		<category><![CDATA[Ufficio studi]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;obbligo di ricevere pagamenti con pos esteso a tutte le attività commerciali sta riscontrando il parere più che favorevole dei clienti che, finalmente, possono effettuare acquisti e consumazioni senza doversi preoccupare del contante. Dopo aver pubblicato le dichiarazioni di Rebecca, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obbligo di ricevere pagamenti con pos esteso a tutte le attività commerciali sta riscontrando il parere più che favorevole dei clienti che, finalmente, possono effettuare acquisti e consumazioni senza doversi preoccupare del contante. Dopo aver pubblicato le dichiarazioni di Rebecca, presidente di Confcommercio Vicenza (<a href="https://www.accadeinzona.it/economia/2017/08/08/obbligo-bancomat-confcommercio-si-obblighino-banche-ridurre-costi/">leggi qui</a>), anche la Cgia di Mestre nutre qualche dubbio sul pagamento elettronico.</p>
<p>“<em>Sì alle sanzioni per chi non consentirà il pagamento con il<strong> bancomat</strong> delle <strong>transazioni superiori ai 5 euro</strong>, ma il <strong>Pos</strong> non sia obbligatorio per tutte le categorie artigiane</em>”.</p>
<p>A dirlo è il coordinatore dell’<strong>Ufficio studi</strong> della <strong>CGIA</strong> Paolo Zabeo, dopo aver appreso la notizia che entro il prossimo mese di settembre il Governo introdurrà le sanzioni per quelle attività che non accetteranno i pagamenti con le<strong> carte di credito</strong> per importi superiori ai <strong>5 euro</strong>.</p>
<p>“<em>Con l’introduzione delle sanzioni, milioni di attività che lavorano esclusivamente  per altre aziende o per la Pubblica amministrazione</em> –  prosegue Paolo Zabeo –<em> saranno obbligate a dotarsi del <strong>Pos</strong> e a sostenere dei <strong>costi</strong> del tutto inutili. Si pensi agli autotrasportatori, alle imprese di costruzioni che lavorano per il pubblico, alle aziende metalmeccaniche, a quelle tessili, a quelle dell’abbigliamento e della calzatura che lavorano in subfornitura,  alle imprese di pulizia che prestano servizio presso aziende private o enti pubblici e ai commercianti all’ingrosso. Tutte attività   che nella prassi quotidiana ricevono già adesso pagamenti tracciabili. In questi casi l’obbligo del Pos avvantaggerebbe solo le <strong>banche</strong>”.</em></p>
<p>Oltre a ciò, Zabeo solleva un altro aspetto molto penalizzante per molte attività artigianali:</p>
<p>“<em>Gli idraulici, gli elettricisti, i falegnami, gli antennisti, i manutentori di caldaie, nonché i loro dipendenti e collaboratori, spesso si recano singolarmente presso la dimora o l’immobile del committente. Questo comporta che ciascun dipendente  o collaboratore dovrà essere dotato di un Pos. Chi ha voluto questa legge, ha idea di quali costi dovranno sostenere queste piccole attività artigianali ? ”</em></p>
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		<title>Da oggi si smette di lavorare per il fisco</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2017/06/02/oggi-si-smette-lavorare-fisco/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Jun 2017 16:23:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
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					<description><![CDATA[“Oggi è l’ultimo giorno dell’anno che lavoriamo per il fisco; da domani, infatti, scatta il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale”. A dare la buona notizia ai contribuenti italiani è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, che, assieme [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Oggi è l’ultimo giorno dell’anno che lavoriamo per il fisco; da domani, infatti, scatta il tanto sospirato giorno di liberazione fiscale”. A dare la buona notizia ai contribuenti italiani è il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo, che, assieme ai colleghi ricercatori, ha calcolato anche per l’anno in corso la data in cui iniziamo a lavorare per noi stessi: il 3 giugno, per l’appunto. “Incluse le festività  – prosegue Zabeo – nel 2017 sono stati necessari 153 giorni per scrollarci di dosso la morsa del fisco; ben 38 giorni in più rispetto al dato registrato nel 1980”.</p>
<p>L’Ufficio studi della CGIA ha preso in esame il dato di previsione del Pil del 2017 e lo ha suddiviso per i 365 giorni dell’anno, ottenendo così un dato medio giornaliero. Dopodichè, ha considerato il gettito di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno quest’anno e lo ha “frazionato” per il Pil giornaliero. Il risultato di questa operazione determina la data media, cioè il 3 giugno, a partire dalla quale nel 2017 gli italiani “salutano” il fisco e iniziano a lavorare per sé. Un puro esercizio teorico che, comunque, ci permette di dimensionare un fenomeno ormai noto a tutti: le tasse in Italia sono troppe. “Lavorare 5 mesi su 12 per lo Stato – conclude Zabeo – ci dà l’idea di quanto eccessivo sia il nostro fisco. Al netto del peso dell’economia sommersa, sui contribuenti fedeli al fisco grava una pressione fiscale reale che sfiora il 50 per cento, un car ico che non ha eguali in Europa”.</p>
<p>“Per ridurre strutturalmente le tasse dobbiamo in misura corrispondente tagliare la spesa pubblica  improduttiva – segnala il Segretario della CGIA Renato Mason &#8211; e nonostante gli effetti della spending review siano stati relativamente modesti, il carico fiscale complessivo ha iniziato a scendere. Certo, se da qualche anno avessimo abbracciato la strada del federalismo fiscale, molto probabilmente la contrazione sarebbe stata maggiore. Le esperienze europee, infatti, ci dicono che gli stati federali – come la Germania e la Spagna &#8211; hanno una spesa pubblica nettamente inferiore ai paesi unitari e una qualità/quantità dei servizi offerti ai cittadini molto superiore a quella degli altri”.</p>
<p>Con l’introduzione in particolar modo del cosiddetto bonus Renzi (maggio 2014), l’eliminazione dell’Irap dal costo del lavoro (2015) e la cancellazione della Tasi (2016), la pressione fiscale in Italia ha cominciato a scendere. Oltre a questa misura, nel 2017 hanno concorso alla contrazione del peso fiscale e contributivo la riduzione dell’Ires (imposta sui redditi delle società di capitali) dal 27,5 al 24 per cento; i super-ammortamenti (al 140 per cento); l’aumento delle deduzioni Irap; l’innalzamento delle soglie per accedere al regime dei minimi e la proroga del parziale esonero contributivo a carico delle imprese che hanno assunto personale a tempo indeterminato.</p>
<p>Se dal 2011 abbiamo subito un costante aumento del prelievo fiscale, a partire dal 2014 si è invertita la tendenza anche se la stragrande maggioranza dei benefici introdotti dal governo Renzi non ha interessato il popolo delle partite Iva. “Ancora una volta – conclude il Segretario Mason &#8211; l’insensibilità della classe politica di questo Paese ha prevalso sugli interessi dei piccoli produttori. Su quel mondo di lavoratori autonomi, costituito in particolar modo da ex operai, da giovani free lance e da liberi professionisti che, inspiegabilmente, continuano a non ricevere alcuna attenzione ai loro problemi”. Per l’anno in corso, fa sapere la CGIA, il gettito complessivo di imposte, tasse e contributi che gli italiani verseranno allo Stato sarà, secondo il DEF, di 723,6 miliardi di euro. La voce più importante riguarda le imposte dirette (Irpef, Ires, Irap, etc.) che peserà sulle tasche di imprese e cittadini per 249 miliardi; seguono le imposte indirette (Iva, accise, imposte catastali, etc.) con 247,1 miliardi, i contributi sociali con 224,5 miliardi e, infine, le imposte in conto capitale (successioni, donazioni, etc.) che ammonteranno a 2,9 miliardi di euro.</p>
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		<title>Addio studi di settore? Cgia di Mestre: &#8220;bene, ma solo se le tasse vanno giù&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/28/addio-studi-settore-cgia-mestre-bene-solo-le-tasse-vanno-giu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2017 16:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
		<category><![CDATA[studi di settore]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo le disposizioni previste nel decreto che contiene la manovra correttiva attualmente in via di approvazione in Parlamento, la rottamazione degli studi di settore scatterà dal prossimo anno. E per le piccole imprese e i lavoratori autonomi sarà un momento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le disposizioni previste nel decreto che contiene la manovra correttiva attualmente in via di approvazione in Parlamento, la rottamazione degli studi di settore scatterà dal prossimo anno. E per le piccole imprese e i lavoratori autonomi sarà un momento solenne: “Per molti sarà la fine di un incubo – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – anche se sarà necessario monitorare questo periodo di transizione con grande attenzione. I nuovi indicatori di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti, questa novità servirà a poco. Per questo è determinante che nella fase di gestazione di questi indicatori siano coinvolte le associazioni di categoria dei lavoratori autonomi, che meglio di chiunque altro conoscono le specificità e le caratteristiche fiscali di queste attività imprenditoriali”</p>
<p>Dopo 18 anni di vita, sono poco più di 3,5 milioni le partite Iva sottoposte ai 193 studi di settore attivati dall’Amministrazione finanziaria. E oltre il 73 per cento dei contribuenti (pari a 2,6 milioni di attività) è congruo, ovvero rispetta le richieste avanzate dall’Amministrazione finanziaria in materia di ricavi. Questi contribuenti, tuttavia, rimangono ancora nel mirino del fisco visto che ogni anno rischiano di subire un accertamento fiscale, sebbene per gli studi di settore risultino soggetti fedeli al fisco. Nel 2016, infatti, sono stati poco meno di 368. 500 gli accertamenti in materia di Iva, Irap e imposte dirette che hanno interessato le imprese potenzialmente soggette agli studi di settore.</p>
<p>“Chi nel prossimo futuro rispetterà le disposizioni previste dagli indici di affidabilità fiscale non dovrà più essere sottoposto ad alcuna attività accertativa – dichiara il segretario della CGIA Renato Mason – inoltre, bisognerà limitare al massimo il numero di controversie per togliere quell’ansia da fisco che, purtroppo, continua a investire molti piccoli imprenditori. Per questo sarà necessario introdurre un regime premiale a beneficio di coloro che sono in regola con le richieste dell’Amministrazione, così come era stato annunciato verso la seconda metà degli anni ’90 in sede di presentazione degli studi di settore che, in seguito, è stato clamorosamente disatteso”.</p>
<p>Negli anni gli studi di settore hanno garantito un grosso apporto di gettito alle casse del Stato. Dal 1998, anno della loro introduzione, al 2015 (ultimo dato disponibile), a fronte di 49,2 miliardi di euro di maggiori ricavi ottenuti attraverso l’adeguamento spontaneo in sede di dichiarazione dei redditi, questi si sono tradotti, secondo una stima elaborata dall’Ufficio studi della CGIA, in 19,6 miliardi di euro di tasse in più versate all’erario.</p>
<p>“Certo – conclude Zabeo – è difficile stabilire quanti di questi soldi siano il frutto di una graduale emersione della base imponibile e quanti, invece, siano riconducibili a tasse  aggiuntive che i contribuenti hanno pagato perché l’asticella dei ricavi imposta dagli studi di settore era troppo elevata. Molto probabilmente la verità sta nel mezzo. Per questo è necessario che i nuovi indicatori di affidabilità non ricalchino queste vecchie abitudini”.</p>
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