<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Cgia Mestre &#8211; Accade In Zona</title>
	<atom:link href="https://www.accadeinzona.it/tag/cgia-mestre/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.accadeinzona.it</link>
	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
	<lastBuildDate>Tue, 12 Feb 2019 14:19:07 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">100502015</site>	<item>
		<title>Botteghe artigiane, è emorragia: in dieci anni scese dell&#8217;11%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/02/02/botteghe-artigiane-e-emorragia-in-dieci-anni-scese-dell11/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 16:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.accadeinzona.it/?p=13351</guid>

					<description><![CDATA[L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre scorso, invece, il numero totale delle imprese artigiane attive in Italia si è attestato poco sopra 1.300.000 unità. Di queste, il 37,7% nell’edilizia, il 33,2% nei servizi, il 22,9% opera nel settore produttivo e il 6,2% nei trasporti. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi realizzata dalla CGIA.</p>
<div class="mobile_detect">
<div class="mobiban">&#8220;Il 57 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni &#8211; fa notare il segretario della CGIA Renato Mason &#8211; riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. che stanno vivendo anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali&#8221;.</div>
<div>Il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22,2%). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità (-16,3%) e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16,2%). Sono in forte aumento, invece, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43,2%), attività cinematografiche e produzione software (+24,6%) e magazzinaggio e corrieri (+12,3%). Tra le aziende del settore produttivo quelle più in difficoltà sono state quelle che producono macchinari (-36,1%), computer/elettronica (-33,8%) e i produttori di mezzi di trasporto (-31,8%).</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">13351</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Fisco, entrate salite del 63% in dieci anni. Evasione porta via 113 miliardi</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/09/08/fisco-entrate-salite-del-63-in-dieci-anni-evasione-porta-via-113-miliardi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Sep 2018 14:17:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[fisco]]></category>
		<category><![CDATA[tasse]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.accadeinzona.it/?p=11700</guid>

					<description><![CDATA[Dal 1997 al 2017 il peso delle tasse in capo ai contribuenti italiani è salito di 198 miliardi, la media dell&#8217;evasione fiscale è al 16,3% che ha tolto al fisco 113 miliardi. Così la Cgia: se l&#8217;inflazione in questi 2 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1997 al 2017 il peso delle tasse in capo ai contribuenti italiani è salito di 198 miliardi, la media dell&#8217;evasione fiscale è al 16,3% che ha tolto al fisco 113 miliardi. Così la Cgia: se l&#8217;inflazione in questi 2 decenni è salita del 43%, le entrate tributarie sono cresciute del 65%, il 22,5% in più del costo della vita. La media nazionale dell&#8217;evasione è al 16,3%, con punte del 24,7% in Calabria, 23,4% in Campania e 22,3% in Sicilia. L&#8217;armamentario fiscale italiano è formato da oltre 100 voci: una sequela di addizionali e bolli, canoni, contributi, diritti, imposte, ritenute. Non mancano tasse, tributi e sovraimposte; senza contare che paghiamo anche le tasse sulle tasse. Come quando si fa il pieno all&#8217;auto. La base imponibile su cui si applica l&#8217;Iva è fatta anche dalle accise sui carburanti. Con un giorno di lavoro in più rispetto al 2018, nel 2016 gli italiani hanno lavorato per il fisco fino al 2 giugno (154 giorni lavoro), +4 giorni della media dei Paesi area euro e 9 con la media dei 28 Paesi Ue.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11700</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Vola l&#8217;imprenditoria straniera in Italia, cinesi in pole position</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/08/14/vola-limprenditoria-straniera-in-italia-cinesi-in-pole-position/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Aug 2018 14:37:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=11562</guid>

					<description><![CDATA[Se i titolari d’azienda italiani faticano a lasciarsi alle spalle le difficoltà economiche subite in questi ultimi anni, l’imprenditoria straniera presente nel nostro Paese, invece, gode di buona salute. Almeno in termini di numerosità, quest’ ultima continua ad aumentare. Al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Se i titolari d’azienda italiani faticano a lasciarsi alle spalle le difficoltà economiche subite in questi ultimi anni, l’imprenditoria straniera presente nel nostro Paese, invece, gode di buona salute. Almeno in termini di numerosità, quest’ ultima continua ad aumentare.</p>
<p>Al 31 dicembre 2017, fa sapere l’Ufficio studi della CGIA, gli imprenditori stranieri (soci, titolari, amministratori, etc.) operanti in Italia hanno toccato quota 805.477 (+ 2,5 per cento rispetto al 2016) e l’etnia più numerosa è diventata quella cinese.</p>
<p>Alla fine dell’anno scorso, infatti, gli imprenditori cinesi alla guida di una attività in Italia erano 80.514, seguiti da 79.391 marocchini, da 77.082 romeni e da 46.974 albanesi.</p>
<p>Nel complesso l’imprenditoria straniera aumenta e nel 2017 è stata pari all’ 8,8 per cento del totale Italia; nel 2009 la quota era del 6,2 per cento (in termini assoluti pari a 599.036). Nello stesso arco temporale, invece, gli imprenditori italiani (soci, titolari, amministratori, etc.) sono scesi da 8,9 a meno di 8,3 milioni (pari al – 7,5 per cento).</p>
<p>In questa nota l’imprenditoria cinese è al centro dell’interesse dell’Ufficio studi della CGIA. Si pensi che rispetto al 2009, le attività economiche guidate da cinesi presenti in Italia sono aumentate addirittura del 61,5 per cento, contro un incremento medio dell’imprenditoria straniera presente in Italia che si è attestata al 34,5 per cento (vedi Tab. 1).</p>
<p>“Sebbene in alcune aree del nostro Paese esistono delle sacche di illegalità riconducibili all’imprenditoria cinese che alimentano l’economia sommersa e il mercato della contraffazione – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – non dobbiamo dimenticare che da sempre i migranti cinesi si sono contraddistinti per una forte vocazione alle attività di business. Nel momento in cui lasciano il Paese d’origine, infatti, sono tra gli stranieri più abili nell’impiegare le reti etniche per realizzare il loro progetto migratorio che si realizza con l’apertura di un’attività economica”.</p>
<div>I settori maggiormente interessati dalla presenza degli imprenditori provenienti dall’ “impero celeste” sono il commercio/venditori ambulanti, con 26.200 titolari, il manifatturiero, con poco più di 20.000 soggetti (quasi tutti impiegati nel tessile-abbigliamento e calzature) e la ristorazione-alberghi e bar, con oltre 18.000 imprenditori.</div>
<div>Ancora contenuta, ma con un trend di crescita molto importante, è la presenza di imprenditori cinesi nel settore dei servizi alla persona, ovvero tra i parrucchieri, le estetiste e i centri massaggi: il numero totale sfiora le 6.000 persone, ma tra il 2016 ed il 2017 l’aumento è stato di quasi il 10 per cento.</div>
<div>
<div>La Lombardia, con oltre 18.800 imprenditori, è la regione più popolata da aziende guidate da cinesi: seguono la Toscana, con quasi 14.000, il Veneto, con oltre 9.600 e l’Emilia Romagna, con poco più di 8.100. In queste quattro Regioni si concentra oltre il 62 per cento del totale degli imprenditori cinesi presenti nel nostro Paese.</div>
</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11562</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cgia, in Italia dal 2000 ad oggi crescita vicino allo zero</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/12/23/cgia-italia-dal-2000-ad-oggi-crescita-vicino-allo-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Dec 2017 14:44:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=8816</guid>

					<description><![CDATA[Dall’inizio del 2000 fino al 2017 la ricchezza nel nostro Paese è cresciuta a un livello vicino allo zero, ovvero mediamente di appena lo 0,15 per cento ogni anno. E&#8217; quanto emerge da una ricostruzione statistica realizzata dall’Ufficio studi della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Dall’inizio del 2000 fino al 2017 la ricchezza nel nostro Paese è cresciuta a un livello vicino allo zero</b>, ovvero mediamente di appena lo 0,15 per cento ogni anno. E&#8217; quanto emerge da una ricostruzione statistica realizzata dall’Ufficio studi della <b>Cgia</b> che mostra peraltro come rispetto al 2007, anno pre-crisi, il nostro paese debba ancora recuperare 5,4 punti percentuali di Pil. Tra le componenti che compongono quest’ultimo indicatore economico, osserva la Cgia, nel 2017 la spesa della Pubblica amministrazione presenta una dimensione inferiore a quella di 10 anni fa di 1,7 punti percentuali, la spesa delle famiglie di 2,8 punti e gli investimenti addirittura di 24,3 punti percentuali in meno.</p>
<p>Il <b>dato conferma la distanza rispetto alla crescita registrata dai nostri principali partner economici dell’area dell’euro</b>. Infatti se in Italia negli ultimi 17 anni il Pil (calcolato su valori reali) è aumentato di soli 2,6 punti percentuali , in Francia l’incremento è stato del 21,7 per cento, in Germania del 23,7 per cento e in Spagna addirittura del 31,3 per cento.</p>
<div id="sticky-intext-roll-wrapper">
<div id="attachment_8819" style="width: 263px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Paolo-Zabeo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8819" class="size-medium wp-image-8819" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Paolo-Zabeo-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Paolo-Zabeo-253x300.jpg 253w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Paolo-Zabeo-190x225.jpg 190w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/Paolo-Zabeo.jpg 360w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a><p id="caption-attachment-8819" class="wp-caption-text">Paolo Zabeo</p></div>
<p>L’Area dell’euro (senza Italia), invece, ha riportato una variazione positiva del 25,9 per cento. Tra i 19 paesi che hanno adottato la moneta unica solo il Portogallo (-1,2 punti percentuali), l’Italia (-5,4) e la Grecia (-25,2) devono ancora recuperare, in termini di Pil, la situazione ante crisi.</p></div>
<p>Ma se la crescita è mancata &#8211; osserva la Cgia &#8211; in questo arco temporale &#8220;il rigore non è mai venuto meno&#8221;. “Negli ultimi 17 anni – osserva il Segretario della CGIA Renato Mason &#8211; solo in un anno, il 2009, il saldo primario, dato dalla differenza tra le entrate totali e la spesa pubblica totale al netto degli interessi sul debito pubblico, è stato negativo. In tutti gli altri anni, invece, è stato di segno positivo e, pertanto, la spesa primaria è stata inferiore alle entrate. A ulteriore dimostrazione che in questi ultimi decenni l’Italia ha mantenuto l’impegno di risanare i propri conti pubblici, nonostante gli effetti della crisi economica siano stati più pesanti qui da noi che altrove”.</p>
<p>Anche sul fronte della produzione industriale, lo score dell’Italia registrato in questi ultimi 17 anni è stato abbastanza deludente. Rispetto al 2000, oggi scontiamo un differenziale negativo di 19,1 punti percentuali, con punte del -35,3 per cento nel tessile/abbigliamento e calzature, del -39,8 per cento nel settore dell’informatica e del -53,5 per cento nelle apparecchiature elettriche. Di segno opposto, invece, solo gli alimentari e le bevande (+11,2 per cento) e la farmaceutica (+28,3 per cento).</p>
<p>Se negli ultimi 17 anni la produzione manifatturiera in Italia è diminuita di 19,1 punti percentuali, nessun altro tra i principali paesi avanzati dell’Ue ha fatto peggio. Sebbene Spagna e Francia abbiano ottenuto dei risultati con scostamenti non molto diversi dal nostro, è invece significativa la performance registrata dal settore industriale tedesco. Tra il 2000 e il 2017 la produzione manifatturiera in Germania è aumentata di quasi 30 punti percentuali.</p>
<p>Il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo conferma &#8220;una fase di stagnazione secolare&#8221; ma &#8220;sebbene la ripresa si stia consolidando in tutta Europa, gli effetti positivi non stanno interessando tutte le aree territoriali e le classi sociali del nostro Paese. Il popolo delle partite Iva, ad esempio, continua ad arrancare; schiacciato come è da un carico fiscale eccessivo, da una burocrazia oppressiva e da una domanda interna che stenta a decollare”.</p>
<p>Inoltre, aggiunge, il tema degli investimenti rimane centrale per delineare qualsiasi politica di sviluppo economico. Ma se, spiega Zabeo, &#8220;il crollo avvenuto in questi ultimi anni è stato dovuto anche ai vincoli sull’indebitamento netto che ci sono stati imposti da Bruxelles&#8221; questi li &#8220;possiamo superare se, come prevede il Fiscal Compact, introduciamo degli aggiustamenti come la golden rule. Ovvero, la possibilità che gli investimenti pubblici in conto capitale siano scorporati dal computo del deficit ai fini del rispetto del patto di stabilità fra gli stati membri”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">8816</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Immigrati, in Veneto sono 485mila i residenti. Producono il 10% del Pil regionale</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/10/18/immigrati-veneto-485mila-residenti-producono-10-del-pil-regionale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 17:58:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Leone Moressa]]></category>
		<category><![CDATA[immigrati]]></category>
		<category><![CDATA[migranti]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=7876</guid>

					<description><![CDATA[Sono 485 mila i residenti stranieri in Veneto. Non solo profughi, ma soprattutto lavoratori e famiglie. Nel 2016 hanno prodotto 13,8 miliardi di valore aggiunto (10,1% del Pil regionale). Il contributo economico dell&#8217;immigrazione si traduce inoltre in 774 milioni di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 485 mila i residenti stranieri in Veneto. Non solo profughi, ma soprattutto lavoratori e famiglie. Nel 2016 hanno prodotto 13,8 miliardi di valore aggiunto (10,1% del Pil regionale). Il contributo economico dell&#8217;immigrazione si traduce inoltre in 774 milioni di Irpef versata e oltre 47 mila imprese straniere. Sono alcuni dati sulla realtà veneta della settima edizione del rapporto annuale sull&#8217;economia dell&#8217;immigrazione a cura della Fondazione Leone Moressa, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci.</p>
<p>Gli immigrati residenti in Veneto ad inizio 2017 sono dunque pari al 9,9% della popolazione. Incidenza nettamente più alta rispetto alla media nazionale (8,3%). Tuttavia, mentre in Italia il numero complessivo aumenta (+0,4%), in Veneto si registra un calo rispetto al 2016 (-2,5%). Tre province sono oltre quota 90 mila: Verona con 105 mila immigrati, è la provincia più multietnica; seguono Padova e Treviso. (ANSA)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7876</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Partite Iva, categoria a rischio povertà</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2017/10/08/partite-iva-categoria-rischio-poverta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 16:22:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Partite Iva]]></category>
		<category><![CDATA[povertà]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=7689</guid>

					<description><![CDATA[Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà. Nel 2015, infatti, il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria è riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le famiglie che vivono grazie ad un reddito da lavoro autonomo sono quelle più a rischio povertà.<br />
Nel 2015, infatti, il 25,8% dei nuclei familiari di questa categoria è riuscita a vivere stentatamente al di sotto della soglia di rischio povertà calcolata dall&#8217;Istat. Praticamente una su quattro si è trovata in seria difficoltà economica. Lo sostiene la Cgia di Mestre. Per i nuclei in cui il capofamiglia ha come reddito principale la pensione, invece, il rischio si è attestato al 21%, mentre per quelle che vivono con un stipendio/salario da lavoro dipendente il tasso si è fermato al 15,5. (ANSA)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7689</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La sanità italiana ha un debito di 23 miliardi con le Pmi</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/sanita/2017/09/16/la-sanita-italiana-un-debito-23-miliardi-le-pmi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Sep 2017 18:00:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=7380</guid>

					<description><![CDATA[La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro. “Sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’ammontare complessivo del debito [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<p>La sanità italiana ha accumulato un debito con i propri fornitori di 22,9 miliardi di euro.</p>
<p>“Sebbene negli ultimi anni lo stock sia in calo – dichiara il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – l’ammontare complessivo del debito commerciale del nostro servizio sanitario non è ancora stato ricondotto entro limiti fisiologici. Purtroppo, soprattutto nel Mezzogiorno, le nostre Asl continuano ad essere in affanno con i pagamenti, mettendo così in seria difficoltà moltissime Pmi”.</p>
<p>Quali sono le cause che hanno determinato l’accumulazione di un debito così rilevante ?</p>
<p>“Se è noto che le Asl pagano da sempre con molto ritardo – conclude Zabeo – è altrettanto vero che in molti casi le forniture continuano ad essere acquistate con forti differenze di prezzo tra le varie regioni. Se, come ha avuto modo di denunciare la Fondazione Gimbe, nella sanità italiana si annidano circa 22,5 miliardi di euro di sprechi, è verosimile ritenere che una parte dei ritardi nei pagamenti sia in qualche modo riconducibile alle distorsioni sopra descritte. In altre parole, non è da escludere che in alcune regioni, in particolar modo del Sud, avvengano degli accordi informali tra le parti per cui le Asl o le case di cura impongono ai propri fornitori pagamenti con ritardi pesantissimi, ma a prezzi superiori rispetto a quelli, ad esempio, praticati nel settore privato”.</p>
</div>
<div>La sanità regionale più indebitata è quella del Lazio, con 3,8 miliardi di euro: a seguire la Campania con 3 miliardi di euro, la Lombardia con 2,3 miliardi, la Sicilia e il Piemonte entrambe con 1,8 miliardi di euro ancora da onorare. Se,</div>
<div>invece, rapportiamo il debito alla popolazione residente, il primato spetta al Molise, con 1.735 euro pro capite. Seguono il Lazio con 644 euro per abitante, la Calabria con 562 euro pro capite e la Campania con 518 euro per ogni residente. Va comunque segnalato che dal 2011 il debito complessivo è in costante calo ed è sceso di 15 miliardi di euro (-39,7 per cento). A livello regionale le contrazioni più importanti si sono verificate nelle Marche (-69,5 per cento), in Campania (-55,4 per cento) e in Veneto (-51 per cento). Solo nel Molise e in Umbria la situazione è peggiorata: nel primo caso la crescita è stata del 39,7 per cento, mentre nel secondo caso del 57,7 per cento.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">7380</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La lenta morte delle botteghe e dei negozi di vicinato</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2017/08/26/la-lenta-morte-delle-botteghe-dei-negozi-vicinato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 12:17:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=6961</guid>

					<description><![CDATA[Negli ultimi 8 anni abbiamo perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La CGIA di Mestre stima che a seguito di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 8 anni abbiamo perso quasi 158.000 imprese attive tra botteghe artigiane e piccoli negozi di vicinato. Di queste, oltre 145.000 operavano nell’artigianato e poco più di 12.000 nel piccolo commercio. La CGIA di Mestre stima che a seguito di queste chiusure abbiano perso il lavoro poco meno di 400.000 addetti.</p>
<div id="attachment_6963" style="width: 263px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6963" class="size-medium wp-image-6963" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-253x300.jpg" alt="" width="253" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-253x300.jpg 253w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1-190x225.jpg 190w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Paolo-Zabeo-1.jpg 360w" sizes="(max-width: 253px) 100vw, 253px" /></a><p id="caption-attachment-6963" class="wp-caption-text">Paolo Zabeo</p></div>
<p>“La crisi, il calo dei consumi, le tasse, la burocrazia, la mancanza di credito e l’impennata del costo degli affitti – denuncia il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – sono le principali cause che hanno costretto molti piccoli imprenditori ad abbassare definitivamente la saracinesca della propria bottega. Se, inoltre, teniamo conto che negli ultimi 15 anni le politiche commerciali della grande distribuzione si sono fatte sempre più mirate ed aggressive, per molti artigiani e piccoli negozianti non c’è stata via di scampo. L’unica soluzione è stata quella di gettare definitivamente la spugna”.</p>
<p>La caduta, purtroppo, è continuata anche negli ultimi 12 mesi: tra il giugno di quest’anno e lo stesso mese del 2016 il numero delle imprese attive nell’artigianato e nel commercio al dettaglio è sceso di 25.604 unità (-1,2 per cento).</p>
<div>Secondo i dati, il Sud è stata la ripartizione geografica più colpita dalla chiusura delle attività artigianali. Sempre dal giugno del 2009 allo stesso mese di quest’anno, la diminuzione è stata del 12,4 per cento. In termini assoluti, invece, è la Lombardia (-18.652) il territorio che ha registrato il numero di chiusure più elevato. Seguono l’Emilia Romagna (-16.466), il Piemonte (-15.333) e il Veneto (-14.883). Anche nell’ultimo anno la contrazione del numero delle imprese artigiane attive nel paese ha interessato tutte le 20 regioni d’Italia.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6961</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Boom delle estorsioni, in Veneto in 5 anni +79%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/08/23/boom-delle-estorsioni-veneto-5-anni-79/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 13:28:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[estorsioni]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=6889</guid>

					<description><![CDATA[Negli ultimi 5 anni (2010-2015) le denunce per estorsione sono aumentate del 64,2%: in valori assoluti sono passate da 5.992 a 9.839. A indicarlo la Cgia di Mestre secondo la quale gli incrementi percentuali più importanti hanno interessato le regioni [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi 5 anni (2010-2015) le denunce per estorsione sono aumentate del 64,2%: in valori assoluti sono passate da 5.992 a 9.839. A indicarlo la Cgia di Mestre secondo la quale gli incrementi percentuali più importanti hanno interessato le regioni del Nordest: nel Trentino Alto Adige del +188% (in valore assoluti +94), in Emilia Romagna del +172,8% (+ 501 in termini assoluti) e in Friuli Venezia Giulia del +125,4% (+79 denunce). L&#8217;ultima regione nordestina, il Veneto, ha registrato un incremento del 79,5% pari ad un aumento in termini assoluti di 217 denunce. La regione con il più alto numero di denunce è la Lombardia che nel 2015 ne ha registrate 1.336. Al secondo posto la Campania con 1.277 e al terzo il Lazio con 916. Pur essendo molto contenuto (nel 2015 le segnalazioni sono state solo 375), non va nemmeno sottovalutato il fenomeno dell&#8217;usura. Con le sole denunce effettuate, dice la Cgia, non è possibile dimensionare il fenomeno dell&#8217;usura. Le segnalazioni, purtroppo, sono molto esigue.</p>
<div>Sempre secondo la Cgia una delle ragioni che probabilmente continua a spingere molti piccoli imprenditori tra le braccia degli usurai sarebbe il perdurare del credit crunch praticato dalle banche nei confronti delle imprese. Tra il giugno 2011 (punto più alto dell’erogazione del credito) e lo stesso mese di quest’anno, i prestiti bancari alle imprese (società non finanziarie e famiglie produttrici) sono diminuiti di 153,5 miliardi di euro (-15,3 per cento). Con una caduta verticale di questo genere, è molto probabile che alcune piccole imprese, sempre a corto di liquidità e tradizionalmente sotto-capitalizzate, pur di rimanere a galla siano ricorse a forme illegali di approvvigionamento del credito.</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6889</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Cgia, 123mila nuovi posti di lavoro entro la fine dell&#8217;anno</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/08/19/cgia-123mila-nuovi-post-lavoro-entro-la-fine-dellanno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Aug 2017 15:33:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[Prometeia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=6822</guid>

					<description><![CDATA[Nell&#8217;ultima parte dell&#8217;anno si potrà contare su 123 mila nuovi occupati e 36 mila disoccupati in meno. Lo stima l&#8217;Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati previsionali Istat e Prometeia. Nonostante le previsioni siano positive, nel confronto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell&#8217;ultima parte dell&#8217;anno si potrà contare su 123 mila nuovi occupati e 36 mila disoccupati in meno. Lo stima l&#8217;Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati previsionali Istat e Prometeia. Nonostante le previsioni siano positive, nel confronto con il secondo semestre del 2016, il gap, rispetto al 2007 (anno pre-crisi), rimane ancora importante. Rispetto a 10 anni fa, infatti, lo stock medio degli occupati nel secondo semestre di quest&#8217;anno sarà inferiore di 142.000 unità mentre i disoccupati saranno 1.447.000 in più. (ANSA)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6822</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
