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	<title>Consiglio Renzi &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Bonus cultura da 500 euro dedicato ai giovani, usati solo il 6,3% di quei soldi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Feb 2017 08:34:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[bonus cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio Renzi]]></category>
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					<description><![CDATA[Da qualche giorno c’è un mistero che riguarda i ragazzi italiani. In particolare i 18enni. Perché la stragrande maggioranza di loro non ha ritirato e speso i 500 euro che il passato governo gli ha messo a disposizione? Era un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Da qualche giorno c’è un mistero che riguarda i ragazzi italiani. In particolare i 18enni. Perché la stragrande maggioranza di loro <strong>non ha ritirato e speso i 500 euro che il passato governo</strong> gli ha messo a disposizione? Era un regalo per chi ha compiuto 18 anni. Per quelli nati nel 1998.<span id="more-3652"></span></p>
<p>Infatti app18 si chiama il sito che la presidenza del consiglio ha creato per aderire all’iniziativa, nasce nel novembre del 2015 all’indomani dell’ennesimo attentato terroristico in Europa. L’allora presidente del <strong>Consiglio Renzi</strong> decise che <span class="marker">la risposta dell’Italia avrebbe dovuto essere investire in sicurezza ma anche in cultura</span>. In egual misura. E quindi per ogni euro investito in sicurezza, disse, “investiremo un euro in cultura”. E “bonus cultura” fu il nome del progetto, inserito nella legge di stabilità, con cui <strong>500 euro</strong> venivano regalati ai <strong>18 enni</strong> per spenderli in libri, teatri, concerti e cinema.</p>
<h2>Solo il 6,3% di quei soldi sono stati spesi</h2>
<p>Ora, 500 euro non sono pochi. Non lo sono di questi tempi. Non lo sono in un paese dove il <strong>40 per cento dei giovani</strong> che cerca un lavoro non lo trova. <span class="marker">Eppure il bonus cultura non funziona.</span> Qualche giorno fa il quotidiano La Stampa ha rivelato che<strong> solo il 6,3 per cento di quei soldi sono stati spesi</strong>. Il 6,3 per cento di <strong>290 milioni di euro</strong>. Restano in cassa <strong>272 milioni e 600 mila euro</strong>. Uno spreco. Al punto che il<strong> termine per spenderli</strong>, che inizialmente era il 31 gennaio, è stato prorogato al 30 giugno.</p>
<p><strong>Possibile che i 18enni italiani snobbino l’opportunità di spendere 500 euro?</strong> Si è detto: sono pochi i commercianti che hanno aderito e quindi è complicato trovare qualcosa da comprare. E’ vero, sono pochi, in molti comuni non ce n’è nessuno, ma entrando nel sito è possibile usare Amazon e Ticketone per comprare praticamente di tutto, dai concerti ai libri, e quindi come alibi non regge.</p>
<h2>Forse era sbagliata l&#8217;idea a monte dei soldi a pioggia?</h2>
<p><strong>Si è anche detto: è complicato prendere SPID</strong>, l’identità digitale che serve per registrarsi al sito: è vero, SPID non è facilissimo, ma in mezza giornata un ragazzo abituato a stare su Internet ci riesce, credetemi.</p>
<p><strong>E allora? Era sbagliata l’idea a monte</strong> di dare dei soldi a pioggia a tutti o è colpa dei giovani che non si impegnano?</p>
<p>Il segretario nazionale del movimento studenti di Azione Cattolica, <span class="marker"><strong>Giole Anni</strong>, intervistata dal Fatto Quotidiano</span>, ha detto: “Chi non comprava libri continua a non acquistarne, chi non andava al cinema e a teatro continua a non andare. Il bonus cultura è stato un flop perché non ha cambiato nulla”. Il che però non risponde alla domanda sul perché non abbia cambiato nulla ed anzi, come approccio, <strong>fa venire meno anni di dibattito sul diritto allo studio</strong> e sulle condizioni economiche disagiate quale freno alla crescita dei giovani. Se non leggono o ascoltano musica neanche gratis, abbiamo un problema più grave del bonus cultura.</p>
<p>Sempre sul Fatto Quotidiano il portavoce della Rete degli studenti medi <strong>Gian Marco Monfreda</strong>, dice che ““I cinquecento euro sono stati solo una paghetta e nulla di più, molti di noi non ne avevano bisogno”; e punta l’indice contro il fatto che “ci sono pochi esercenti che si sono registrati. <strong>Persino nelle grandi città non si trovano negozianti</strong> che partecipano a questo progetto e fuori dalle metropoli o dai capoluoghi di provincia ci sono realtà dove non c’è un solo punto vendita che ha aderito all’iniziativa. Per esempio in Sicilia, a Ragusa e Trapani ci sono zero esercenti aderenti, a Siracusa sono pochi. Eppure la cultura non è solo per chi abita nelle metropoli”. Tutto vero, ma come abbiamo visto online è possibile comprare tutto o quasi. Perchè i nativi digitali non lo fanno? Perché è una “paghetta”? Non mi convince, deve esserci altro.</p>
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<h6>Fonte: Agi</h6>
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