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	<title>consumi &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Covid-19, kit di sopravvivenza per le PMI lanciato da due giovani imprenditrici venete</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/15/covid-19-kit-di-sopravvivenza-per-le-pmi-lanciato-da-due-giovani-imprenditrici-venete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 10:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Trentamila aziende a rischio chiusura, da questi numeri una società di sole donne specializzata nel business on line ha deciso di regalare consulenze e promozione su Google. Le titolari, Erika Pagin e Lara Mazzon dichiarano: &#8220;Cambieranno i paradigmi di consumo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Trentamila aziende a rischio chiusura, da questi numeri una società di sole donne specializzata nel <strong>business on line</strong> ha deciso di regalare consulenze e promozione su Google. Le titolari, <strong>Erika Pagin</strong> e <strong>Lara Mazzon</strong> dichiarano: &#8220;Cambieranno i paradigmi di consumo, l&#8217;<strong>ecommerce</strong> dovrà necessariamente integrarsi al retail: è questa l&#8217;unica via per vincere la battaglia contro il <strong>Coronavirus</strong>&#8221;</p>
<p>Confesercenti ha diffuso i primi dati sulle conseguenze del Coronavirus. Se la tensione resterà a questi livelli, saranno a rischio <strong>6,5 miliardi di consumi e 8 miliardi di Pil</strong> nel semestre.  Ad aggravarsi sarebbe infatti l&#8217;impatto nella spesa turistica (-5 miliardi) e interna (-1,5 miliardi). Tradotto in posti di lavoro: non è esclusa la chiusura di 30 mila imprese, coinvolti settori che raccolgono circa un milione di attività. In particolare, per i negozi (la maggioranza nel Nord Italia) il calo stimato nelle vendite è di 748 milioni di euro.</p>
<p>In questo scenario è in prima linea <strong>&#8220;Vendere on Line&#8221;, </strong>una società tutta al femminile che ha come focus l&#8217;aiutare le aziende a sviluppare il business nel web. Al timone dell&#8217;azienda ci sono due manager del marketing e della vendita, Erika Pagin, originaria di Scorzè, nel Veneziano, e <strong>Lara Mazzon, di Campo San Martino, nel Padovano</strong>. &#8220;Siamo preoccupate per le conseguenze che avrà il Coronavirus sul tessuto economico veneto&#8221;, dicono. &#8220;Il nostro pensiero va alle aziende che non sanno trarre le opportunità presenti online e in particolare non sanno trarre profitto dai vari marketplace, che oggi sono gli unici canali sicuri per comunicare e vendere&#8221;.</p>
<p>La premessa è che in questi giorni le persone stanno usando <strong>internet</strong> e <strong>social network</strong> in modo eccezionale. Stando a dati Audiweb, gli utenti unici giornalieri dei principali siti di informazione sono cresciuti (+48%) come pure il numero di sessioni totali (+63%). I siti di ecommerce sono letteralmente esplosi, chi propone la spesa on line e la consegna a domicilio è intasato. &#8220;Si pone quindi un problema per le aziende che non stanno al passo col cambiamento in atto&#8221;, spiegano Pagin e Mazzon. &#8220;Il nostro vaccino contro i danni del Coronavirus all&#8217;economia è il web. Abbiamo per questo istituito una task force all&#8217;interno dell&#8217;azienda, che ha elaborato un<strong> kit di sopravvivenza </strong>per gli imprenditori: saranno le vendite online a salvare i commercianti in questo periodo di chiusure forzate. Sul nostro sito vendereonline.net è spiegato come vogliamo aiutare gli imprenditori in questo periodo di crisi&#8221;.</p>
<p>In breve, la società rosa fondata tra il Padovano e il Veneziano <strong>regalerà 200 euro &#8220;cash&#8221;, </strong>da investire in spot online, a chi partirà con un progetto di vendita o su Facebook, o sul web con la modalità &#8220;click &amp; collect&#8221;, ossia &#8220;ordina online e ritira in negozio&#8221;, o su Amazon con l&#8217;apertura di un negozio dedicato. I dettagli su: <a href="https://app.mailvox.it/nl/pvlr4h/ybc7et/xlrj5h7/uf/1/aHR0cHM6Ly92ZW5kZXJlb25saW5lLm5ldC9raXRzb3ByYXZ2aXZlbnph?_d=52E&amp;_c=473c1ea9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://vendereonline.net/kitsopravvivenza</a>.</p>
<p>&#8220;Siamo sicure che se rispetteremo tutti i decreti del governo usciremo presto dalle nostre case&#8221;, concludono le due manager. &#8220;Inevitabilmente però ci saranno dei rallentamenti nell&#8217;economia reale. Riteniamo infatti che il cambio di paradigma comportamentale negli acquisti accelererà l&#8217;uso di marketplace e siti di ecommerce. In questi giorni tutti siamo costretti ad usare internet, chiediamo consegne a domicilio e spedizioni da Amazon. Dopo il Coronavirus comperare sul web sarà routine, come già avviene negli Usa. Le pmi dovranno essere pronte ad affiancare ai propri negozi reali quelli virtuali, i nostri kit di sopravvivenza alla zona rossa sono a disposizione per aiutarle&#8221;.</p>
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		<title>Bassano, semafori e pubblica illuminazione saranno sostituiti con nuovi ed efficienti LED</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/10/bassano-semafori-e-pubblica-illuminazione-saranno-sostituiti-con-nuovi-ed-efficienti-led/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 15:30:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bassano del Grappa]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[viabilità]]></category>
		<category><![CDATA[abbassare i consumi]]></category>
		<category><![CDATA[bassano del grappa]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Impianti semaforici]]></category>
		<category><![CDATA[LED]]></category>
		<category><![CDATA[pubblica illuminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Impianti semaforici e pubblica illuminazione al centro dei due progetti avviati dall’Amministrazione comunale di Bassano Del Grappa e mirati all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi. Si parte lunedì 13 gennaio con i primi lavori di sostituzione delle vecchie lanterne [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Impianti semaforici</strong> e <strong>pubblica illuminazione</strong> al centro dei due progetti avviati dall’Amministrazione comunale di <strong>Bassano Del Grappa</strong> e mirati all’efficientamento energetico e alla riduzione dei consumi.</p>
<p>Si parte lunedì 13 gennaio con i primi lavori di sostituzione delle vecchie lanterne dei semafori con nuovi segnalatori luminosi a <strong>LED</strong>. Costo dell’intervento poco meno di <strong>35mila euro</strong>.<br />
In tutto sono <strong>20 gli impianti semaforici</strong> presenti in città, 11 dei quali già trasformati con tecnologia a Led, gli altri 9 invece saranno interessati dal nuovo intervento che permetterà di <strong>abbassare i consumi</strong> del 50% rispetto alla vecchia tecnologia, aumentando al contempo la sicurezza.</p>
<p>Le lampade a LED, infatti, oltre ad avere una durata temporale superiore di circa 10 volte ed un consumo energetico inferiore di circa 7 volte rispetto alle lampade ad incandescenza, consentono di eliminare il cosiddetto effetto “phantom” ovvero la non distinguibilità del colore se la lanterna è raggiunta direttamente dal sole radente.<br />
L’intervento prevede anche l’installazione di nuovi segnalatori acustici per non vedenti nei due<br />
attraversamenti pedonali di Viale Parolini ed in Viale XI Febbraio.<br />
Al via nei prossimi giorni anche la sostituzione di 124 sorgenti luminose nei parchi e nelle vie cittadini. Nove i quartieri interessati dalla sostituzione delle vecchie lampade al vapore con nuove lampade a led: Rubbio, Campese, San Vito, XXV Aprile, Centro Storico, San Fortunato, Marchesane, San Lazzaro e Quartiere Merlo.<br />
L’operazione garantirà un abbassamento del 70% dei consumi, generando un risparmio economico annuo di 4.000 euro.<br />
L’esecuzione dei lavori è stata affidata alla ditta Elettroservice Rosà srl, per un costo di poco<br />
inferiore ai <strong>40 mila euro</strong>.</p>
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		<title>Latte, falliti i due colossi americani Borden Dairy e Dean Foods. In Italia c&#8217;è preoccupazione per il calo dei consumi</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/08/latte-falliti-i-due-colossi-americani-borden-dairy-e-dean-foods-in-italia-ce-preoccupazione-per-il-calo-dei-consumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 15:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mondo]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
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		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[preoccupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Dal diffondersi incontrollato sul web di notizie prive di basi scientifiche i consumi di latte fresco in Italia hanno subito un calo del 2,1%. Un conto pesante per l’alimento base della colazione tricolore.  E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal diffondersi incontrollato sul web di notizie prive di basi scientifiche i consumi di latte fresco in Italia hanno subito un calo del 2,1%. Un conto pesante per l’alimento base della colazione tricolore.  E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ismea relativi al terzo trimestre del 2019.</p>
<p>Non va meglio fuori dal nostro paese, negli Stati Uniti addirittura si &#8220;piange sul late versato&#8221; dopo che i due più grandi produttori sono falliti a distanza di pochi mesi. E&#8217; il caso di <strong>Borden Dairy</strong>, il secondo produttore di latte Usa, che non è riuscito a salvare i suoi 163 anni di storia e un fatturato di 1,18 miliardi di dollari dalla bancarotta. A novembre anche <strong>Dean Foods</strong>, numero uno del settore negli Stati Uniti, aveva presentato istanza di fallimento.</p>
<p class="selectionShareable">Si ritiene che i suoi guai di entrambe le società siano legati al <strong>calo dei consumi di latte</strong>, all&#8217;aumento dei costi del latte crudo, all&#8217;aumento dei costi di trasporto e alla concorrenza crescente dei rivenditori che si stanno associando con altri commercianti.</p>
<p class="selectionShareable">I debiti di Borden Diary includono 255,8 milioni di dollari di <strong>prestiti garantiti</strong> e 33,2 milioni dollari di pendenze con un<strong> fondo pensione</strong>. Gli azionisti di maggioranza di Borden sono Acon Investments e Laguna Dairy. La società aveva avuto colloqui con i creditori per un accordo di<strong> ristrutturazione</strong>, ma l&#8217;intesa preliminare che la società aveva raggiunto con i suoi finanziatori è scaduta lunedì scorso. &#8220;Sfortunatamente, le parti non sono state in grado di portare a termine una ristrutturazione extragiudiziale&#8221;, ha dichiarato il direttore finanziario di Borden <strong>Jason Monaco</strong>.</p>
<h4>In Italia calano i consumi, Coldiretti diffida dalla mala informazione</h4>
<p>Ogni anno si producono in Italia 11 milioni di tonnellate di latte di mucca, 500 mila tonnellate di latte di pecora, oltre 200 mila di latte di bufala e 60 mila di latte caprino ma nonostante la piramide alimentare preveda un consumo di 2-3 porzioni al giorno, si registra una flessione dovuta ai problemi della natalità e alla diffusione di stili alimentari alternativi, ma non solo.<u></u><u></u></p>
<p>Anche in Italia infatti gli acquisti sono influenzati negativamente dalle false informazioni divulgate in rete secondo le quali il latte sarebbe dannoso perché è un prodotto destinato all’accrescimento di cui solo l’uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita. In realtà – sottolinea la Coldiretti &#8211; il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell’enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte. Il filone di pensiero che ritiene opportuno bandire i latticini dall’alimentazione poggia – spiega la Coldiretti &#8211; sul China Study, un’indagine epidemiologica svolta a partire dal 1983 in Cina, i cui risultati sono stati ritenuti inattendibili dalla comunità scientifica e dall’’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.<u></u><u></u></p>
<p>Tra le falsità è che bevendo latte si ingeriscono sostanze inquinanti e ormoni (tra l’altro vietati su territorio nazionale come in tutta Europa) mentre invece anche i derivati caseari come yogurt, formaggi e burro sono assolutamente sicuri e salubri perché soggetti a rigidi controlli. Oppure il rischio di osteoporosi perché il latte “ruba” calcio allo scheletro, quando si tratta dell’esatto contrario. I falsari dell’informazione – aggiunge Coldiretti &#8211; sostengono poi che il latte sarebbe nemico del cuore e delle arterie mentre proprio il suo consumo influisce positivamente su ipertensione e diabete.<u></u><u></u></p>
<p>In Italia sono circa 12 milioni le persone che usano bevande vegetali per un consumo sotto gli 85 milioni di litri all’anno – spiega la Coldiretti su dati Iri &#8211; la soia rappresenta da sola circa il 48 per cento del mercato mentre il resto riguarda preparati a base di riso, mandorla, avena, cocco e farro. Questi prodotti – evidenzia la Coldiretti &#8211;  hanno il colore e la consistenza del latte, ma non ne hanno le caratteristiche nutrizionali e organolettiche. In commercio ce ne sono di diversi tipi e nel 2016 sono entrati ufficialmente nel paniere dei consumi Istat. Si tratta però di bevande che non hanno gli stessi elementi nutrizionali del vero latte – sottolinea la Coldiretti – se quella a base di riso si caratterizza per un apporto di zuccheri eccessivo, quella di soia non ha lo stesso livello di proteine del latte animale. Inoltre ci sono delle differenze anche in termini di micro-nutrienti, come vitamina D e ferro.<u></u><u></u></p>
<p>Nel giugno del 2017 – conclude la Coldiretti &#8211; la Corte di Giustizia europea si è pronunciata sul fatto che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”. Fa eccezione solo il latte di mandorla.<u></u><u></u></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Confcommercio: &#8220;Tengono i consumi, ma la crescita è ferma&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2019/01/21/confcommercio-tengono-i-consumi-ma-la-crescita-e-ferma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 18:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ultimo quarto del 2018 è caratterizzato da una buona tenuta dei consumi. Lo evidenzia il recente Indicatore dei consumi pubblicato da Confcommercio. Le ragioni sono due. La prima riguarda la mobilità in ottobre, area in cui i beni e i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo quarto del 2018 è caratterizzato da una <strong>buona tenuta dei consumi</strong>. Lo evidenzia il recente Indicatore dei consumi pubblicato da Confcommercio.</p>
<p>Le ragioni sono due. La prima riguarda la mobilità in ottobre, area in cui i beni e i servizi crescono come rimbalzo congiunturale su settembre e sostengono, quindi, tutto l&#8217;ultimo bimestre dello scorso anno. La seconda riguarda il marketing, le iniziative promozionali e le dinamiche di prezzo fortemente contenute (es. per gli elettrodomestici). <strong>La vitalità delle imprese della produzione e della distribuzione si traduce, pertanto, in un sostegno alla propensione al consumo</strong>, anche come risposta a un quadro macroeconomico fortemente debilitato alla cui precaria salute non ha giovato l&#8217;incerto procedere della Legge di Bilancio. Questa residua reattività dei consumi comporta che, <strong>per adesso, sembra scongiurata la recessione tecnica</strong>. Si prevede, infatti, un Pil non decrescente nell&#8217;ultima parte dello scorso anno.</p>
<p>Nel mese di novembre la produzione industriale è diminuita dell&#8217;1,6% su base mensile, al netto dei fattori stagionali, e del 2,6% su base annua. Nello stesso mese, l&#8217;occupazione non ha registrato variazioni di rilievo rispetto al mese precedente. A dicembre la fiducia ha mostrato un deterioramento sia tra i consumatori, sia tra gli imprenditori:<strong> il clima di fiducia delle famiglie ha registrato un peggioramento dell&#8217;1,4% mensile</strong>, mentre il <em>sentiment</em> delle imprese ha consolidato la tendenza al ridimensionamento, in atto da luglio, con un calo dell&#8217;1,2% rispetto a novembre. Stante il permanere di una situazione di debolezza <strong>si stima, a gennaio 2019, una variazione congiunturale nulla del Pil mensile</strong>, dato che porterebbe ad una crescita dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2018. L&#8217;avvio dell&#8217;anno si conferma, pertanto, in linea con le deboli dinamiche che hanno caratterizzato la seconda parte del 2018, anno nel quale la crescita si dovrebbe essere attestata allo 0,9% (1,0% se si tiene conto dei diversi giorni lavorativi).</p>
<p>La scarsa dinamicità dell&#8217;economia italiana e le basse aspettative di crescita continuano a condizionare i comportamenti delle famiglie in materia di consumi. Dopo il recupero registrato ad ottobre, determinato in larga misura dal segmento relativo alla mobilità, <strong>la domanda delle famiglie sembra, infatti, essere tornata a registrare un&#8217;evoluzione più contenuta</strong>. A dicembre 2018 <strong>l&#8217;indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC)</strong> ha segnalato un <strong>aumento</strong> dello 0,2% in termini congiunturali e dell&#8217;<strong>1,2% nel confronto con lo stesso mese del 2017</strong>. In termini di media mobile a tre mesi, il profilo, pur in crescita, evidenzia, nei periodi più recenti, una scarsa dinamicità.</p>
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		<title>Natale 2018, la spesa per i regali resta stabile. Sempre in testa elettronica, informatica e giocattoli</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/commercio/2018/12/13/natale-2018-la-spesa-per-i-regali-resta-stabile-sempre-in-testa-elettronica-informatica-e-giocattoli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 17:56:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Mariano Bella]]></category>
		<category><![CDATA[natale]]></category>
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					<description><![CDATA[Quest&#8217;anno gli italiani spenderanno per i regali di Natale 171 euro a testa e 1400 a famiglia, cifre sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno. E&#8217; quanto emerge dalla consueta analisi dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio. Si tratta di una spesa resa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Quest&#8217;anno gli <strong>italiani spenderanno per i regali di Natale 171 euro a testa</strong> e 1400 a famiglia, cifre sostanzialmente stabili rispetto allo scorso anno.</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dalla consueta analisi dell&#8217;<strong>Ufficio Studi di Confcommercio</strong>. Si tratta di una spesa resa possibile in gran parte da un ammontare di tredicesime pari a 27 miliardi, ai quali se ne aggiungeranno altri 5 dei lavoratori autonomi (il totale delle tredicesime viene stimato in 42 miliardi, 7 dei quali se ne andranno via in tasse e in 8 in risparmio).</p>
<p>A fare regali sarà l&#8217;86,3% (86,1% nel 2017), mentre cala la quota di quanti prevedono prevedono un Natale dimesso (70% contro il 71,2 del 2017) e di quanti la ritengono una spesa piacevole (44,8% contro 46,7).</p>
<p>Il <strong>direttore dell&#8217;Ufficio Studi</strong>, <strong>Mariano Bella</strong>, ha anche evidenziato che l&#8217;intero mese di <strong>dicembre</strong> &#8220;<strong>vale&#8221; il 10%</strong> delle vendite dell&#8217;anno, per un totale di consumi complessivi  pari a 100 miliardi di euro, anche se è in forte aumento il mese di novembre grazia a iniziative come il &#8220;black friday&#8221; o il &#8220;cyber monday&#8221;. Tra i prodotti più venduti a dicembre, l&#8217;elettronica di consumo, prodotti per l&#8217;informatica, giocattoli e articoli per il tempo libero, intorno al 13%, abbigliamento e calzature, si attestano ad un 11%. In riduzione, dal 2000 ad oggi, gli acquisti per orologeria, gioielli ed altro, dal 15% a poco più dell&#8217;11%.</p>
<p>&#8220;Dall&#8217;analisi del nostro Ufficio Studi emerge che le famiglie, quest&#8217;anno, pur disponendo di un maggior reddito, saranno molto prudenti a causa dell&#8217;incertezza sulle prospettive economiche. Non sarà, comunque, un Natale austero. Con circa 170 euro a testa, la spesa per i regali sarà in linea con quella dello scorso anno. Insomma, nonostante i cambiamenti delle modalità di consumo, per le vendite al dettaglio il mese di dicembre rimane il periodo più importante dell&#8217;anno, anche se, questa volta sotto l&#8217;albero, oltre ai regali, le famiglie italiane metteranno anche un po&#8217; di risparmio&#8221;. Questo il commento del<strong> presidente di Confcommercio</strong>, <strong>Carlo Sangalli</strong>, a margine della conferenza stampa di presentazione dell&#8217;analisi dell&#8217;Ufficio Studi.</p>
</article>
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		<title>Pil Veneto +1,7% nel 2017, consumi in ripresa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/18/pil-veneto-17-nel-2017-consumi-in-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 18:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, Commissione europea. Nelle previsioni del 2018 la ripresa, dopo il ristagno degli anni post crisi, dovrebbe proseguire in Veneto con una variazione del Prodotto interno lordo del +1,3%.<br />
Quanto al consuntivo 2017, il buon andamento del Pil è stato dovuto alla risalita dei consumi delle famiglie (+1,6%), e degli investimenti fissi lordi (+3,5%), indici che si prevede rimangano positivi anche nel 2018, seppur in calo (rispettivamente +1,2%, e +2,7%). Il risultato del 2017 è attribuibile anche ad una buona performance dell&#8217;industria veneta, che rimane competitiva e ha registrato un aumento del valore aggiunto del 2,2%. Il Pil procapite in Veneto è stato pari a 32mila 500 euro, contro 28mila 500 euro della media italiana.</p>
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		<title>Aumento IVA rischia di paralizzare i consumi. La fascia più colpita sarà il reddito basso</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/18/aumento-iva-rischia-di-paralizzare-i-consumi-la-fascia-piu-colpita-e-per-chi-ha-redditi-bassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[aliquote]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal<strong> Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e contenute nel &#8220;Documento di Economia e Finanza 2018&#8221;, l&#8217;<strong>aumento dell&#8217;IVA</strong> causerebbe una <strong>minor crescita del PIL</strong> ed un rialzo dell&#8217;inflazione.</p>
<p>Tuttavia, partendo dall&#8217;assunto che un <strong>aumento delle spese</strong> fa <strong>aumentare il PIL</strong>, mentre un <strong>aumento delle tasse</strong> lo fa <strong>diminuire</strong>, alcuni autori sostengono che aumentare l&#8217;IVA avrebbe sul PIL un<strong> impatto negativo</strong> minore rispetto a ridurre la <strong>spesa pubblica</strong> per investimenti. Quindi, disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti sarebbe controproducente ai fini della crescita del PIL. Come anche, al medesimo fine, sarebbe controproducente disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso un aumento dei contributi sociali che comporterebbe un aumento del costo del lavoro a carico delle imprese e dei lavoratori. Ciò premesso, vorrei sottolineare che la politica fiscale della Confederazione non ha mai previsto di disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti né, tantomeno, attraverso l&#8217;aumento dei contributi sociali a carico delle imprese e dei lavoratori.</p>
<p>La <strong>politica fiscale</strong> messa in campo da alcune associazioni di categoria <strong>prevede di evitare gli aumenti delle aliquote IVA</strong> sia attraverso una seria politica di revisione e contenimento della spesa pubblica improduttiva sia attraverso interventi di contrasto all&#8217;evasione fiscale. Come è stato evidenziato nei documenti politici di Confcommercio, il gettito IVA del nostro Paese deve aumentare non attraverso l&#8217;aumento delle aliquote d&#8217;imposta ma attraverso la<strong> riduzione del «gap IVA»</strong> (l&#8217;evasione dell&#8217;imposta sui consumi) che ammonta ad <strong>oltre 40 miliardi di euro</strong>, e la fatturazione elettronica tra soggetti privati &#8211; introdotta, obbligatoriamente, in Italia a partire dal 2019 &#8211; può essere un efficace strumento per ridurre tale «gap».</p>
<p>Pertanto, le soluzioni per evitare gli aumenti dell&#8217;IVA ci sono e l&#8217;auspicio è che il Governo ponga questo obiettivo come prioritario della propria<strong> Agenda di Governo</strong>, perché se <strong>scatteranno gli aumenti delle aliquote IVA</strong> <strong>non ci saranno</strong> <strong>né vincitori né vinti ma perderemo tutti</strong>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi gli aumenti dell&#8217;<strong>IVA previsti</strong> a partire dal <strong>2019:</strong></p>
<ul>
<li>Per il <strong>2019</strong>, è previsto l<strong>&#8216;incremento di 1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, salirebbe all&#8217;11,5%) più l&#8217;<strong>incremento di 2,2</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 22% (che, quindi, verrebbe elevata al 24,2%), che produrrebbero maggiori imposte per<strong> oltre 12 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Per il <strong>2020</strong>, è previsto un ulteriore incremento di <strong>1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, passerebbe dall&#8217;11,5% al 13%) più l&#8217;<strong>incremento di 0,7</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,2% al 24,9%). Tale aumento, sommato all&#8217;incremento del 2019, produrrebbe maggiori <strong>imposte per 19 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Infine, per il <strong>2021</strong>, è previsto un ulteriore <strong>incremento di 0,1</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota <strong>IVA</strong> del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,9% al 25%). Tale aumento, sommato agli incrementi del 2019 e del 2020, produrrebbe maggiori imposte per <strong>oltre 19 miliardi di euro</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Bilancio 2017 Asiago DOP: crescono quotazioni, consumi ed export</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/04/bilancio-2017-asiago-dop-crescono-quotazioni-consumi-ed-export/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 15:15:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Asiago]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[asiago dop]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzio Tutela Formaggio Asiago]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[specialità veneto-trentina]]></category>
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					<description><![CDATA[Il bilancio 2017 del Consorzio Tutela Formaggio Asiago certifica un anno di successi, per la specialità veneto-trentina, che vede aumentare le quotazioni di entrambe le tipologie, i consumi e l’export dimostrando l’efficacia del programma di valorizzazione basato sul mettere in [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il bilancio 2017 del <strong>Consorzio Tutela Formaggio Asiago</strong> certifica un anno di successi, per la specialità veneto-trentina, che vede aumentare le quotazioni di entrambe le tipologie, i <strong>consumi e l’export</strong> dimostrando l’efficacia del programma di valorizzazione basato sul mettere in evidenza le caratteristiche distintive e l’ecletticità del prodotto intrapreso dal Consorzio.</p>
<p>&nbsp;</p>
<div id="attachment_10653" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-10653" class="size-medium wp-image-10653" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-300x200.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-768x512.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-1024x683.jpg 1024w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-1320x880.jpg 1320w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r-272x182.jpg 272w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/05/Assemblea_soci_Asiago_2017r.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-10653" class="wp-caption-text"><em>L&#8217;Assemblea dei soci per il bilancio 2017</em></p></div>
<p>Il 2017 chiude, per il Consorzio Tutela Formaggio Asiago, con un<strong> triplice risultato positivo</strong>, frutto di un approccio proattivo che ha puntato con successo alla <strong>valorizzazione</strong> della qualità distintiva e alla <strong>differenziazione</strong> del prodotto con <strong>proposte</strong> sempre più <strong>diversificate</strong> che vanno dall’Asiago Fresco all’Asiago Stagionato, dall’Asiago bio all’Asiago Prodotto della Montagna. Un primo, significativo risultato è stato l’aumento delle quotazioni per entrambe le tipologie, sostenute da un livello basso delle scorte. Asiago Fresco, da dicembre 2016 a dicembre 2017, ha toccato quotazioni del + 7,5% e Asiago Stagionato (2-3 mesi) ha raggiunto il massimo dell’ultimo decennio, con una percentuale di crescita dell’8%. Complessivamente sono state prodotte 1.571.365 forme di Asiago DOP, 1.338.829 delle quali di Asiago Fresco e 232.536 forme di Asiago Stagionato, tipologia che ha visto un aumento produttivo del 4,8% rispetto al 2016 e ha segnato un aumento record delle vendite del 19%. Contemporaneamente, l’azione del piano di regolazione dell&#8217;offerta ha permesso di immettere sul mercato una quantità di prodotto adeguata alla domanda.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>In Italia, in un mercato che, nonostante l’aumento del 3,2% della spesa alimentare delle famiglie (stime Ismea-Nielsen), l’acquisto di formaggi ha avuto un incremento di poco superiore allo 0,9%, Asiago DOP ha messo a segno un aumento dei consumi a volume dell’1% (rilevazioni GFK-Eurisko). Significativa anche la crescita dell’8,1% delle famiglie acquirenti e del 4,4% dell’indice di penetrazione di mercato, che raggiunge il 60,3% (dati GFK-Eurisko).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Per quanto riguardo<strong> l’export</strong>, <strong>Asiago DOP</strong> è l’unico, tra i principali formaggi DOP di latte vaccino a registrare un incremento dei volumi esportati, pari a +2,2%, per un totale di 1.777 tonnellate, il massimo volume storico per questo formaggio. In tutto il mondo, il Consorzio ha proseguito nell’intensa attività di tutela e protezione del marchio e, contestualmente, di promozione, con successi, tra gli altri, in Cina, Giappone e Messico, tre paesi dove sono in corso negoziati bilaterali con l’Unione Europea. A quest’azione istituzionale si affianca l’incidenza delle esportazioni sul totale delle vendite in crescita costante del +71% negli ultimi otto anni.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il principale mercato per la <strong>specialità veneto-trentina</strong> si conferma quello degli Stati Uniti, seguito dalla Svizzera e dall’Australia, nazione che ha registrato il maggiore tasso di incremento, con un +51,6% a volume. Al quarto posto e primo fra i paesi UE la Germania (+5,2%). A riprova dell’impegno profuso nella diffusione del prodotto all’estero, il Consorzio di Tutela, nel 2017, ha proseguito nell’attività di promozione con due progetti cofinanziati dall&#8217;Unione Europea, per un valore complessivo pari a 5,5 milioni di euro: il primo &#8211; “Uncommon Flavors of Europe”, negli Stati Uniti e in Canada, in partnership con i consorzi del Pecorino Romano e dello Speck Alto-Adige, riconosciuto dalla Ue come caso di successo europeo, il secondo, “Cheese It’s Europe”, insieme ai consorzi del Parmigiano Reggiano e del Gorgonzola, mirato a  promuovere il prodotto in Austria, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Un plauso</em> &#8211; afferma Fiorenzo Rigoni, Presidente del Consorzio di Tutela &#8211; <em>va a tutte le aziende che hanno saputo mostrare la vera qualità dell’Asiago DOP ottenendo importanti riconoscimenti in Italia, a partire dall’Italian Cheese Awards, che lo ha decretato migliore formaggio italiano di montagna fino ad arrivare al “Super Gold”, dei World Cheese Awards di Londra, la più grande competizione al mondo dedicata ai formaggi. Tutto questo a dimostrazione dell’efficacia dell’azione combinata del Consorzio che punta ad una produzione di alta qualità unita ad una valorizzazione basata sugli elementi unici e identitari del prodotto. Una strada vincente che intendiamo proseguire per conquistare e rafforzare la fiducia dei consumatori, sempre più consapevoli e attenti nel riconoscere ed apprezzare la qualità.”</em></p>
<p>Fonte: Roberta Zarpellon &#8211; TRAGUARDI</p>
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		<title>Commercio, consumi tengono ma i negozi continuano a chiudere</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/28/commercio-consumi-tengono-ma-i-negozi-continuano-a-chiudere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Mar 2018 14:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[commercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Pozza]]></category>
		<category><![CDATA[unioncamere veneto]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel secondo semestre 2017, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, le vendite al dettaglio hanno evidenziato un aumento del +1,6% rispetto al corrispondente periodo del 2016. Rispetto al trimestre precedente l’indice destagionalizzato ha registrato la medesima intensità +1,6%, in aumento rispetto ai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel secondo semestre 2017, sulla base dell’indagine VenetoCongiuntura, le vendite al dettaglio hanno evidenziato un aumento del +1,6% rispetto al corrispondente periodo del 2016. Rispetto al trimestre precedente l’indice destagionalizzato ha registrato la medesima intensità +1,6%, in aumento rispetto ai primi 6 mesi dell’anno (+0,1%) . Nella media dell’intero 2017 le vendite al dettaglio hanno registrato un incremento del +1,1%, in linea rispetto al ritmo di crescita dello scorso anno (+1,2% nel 2016). La rilevazione semestrale è realizzata da Unioncamere del Veneto in collaborazione con Confcommercio Veneto condotta su un campione di 584 imprese con almeno 3 addetti (www.venetocongiuntura.it).<br />
“Per quanto non esaltante, la dinamica delle vendite al dettaglio si è comunque rafforzata nel secondo semestre 2017, mostrando un’accelerazione rispetto alla prima parte dell’anno – commenta Mario Pozza, presidente di Unioncamere Veneto – grazie soprattutto agli esercizi di media e grande superficie. È proseguita la crisi dei piccoli negozi, che al contrario hanno registrato un aumento molto modesto. Guardando all’intero anno, nel 2017 le vendite al dettaglio hanno mantenuto un ritmo di crescita modesto, analogo a quello del 2016, a conferma della fase di debolezza dei consumi delle famiglie. Intanto continua l’emorragia di esercizi commerciali in Veneto: tra gennaio e dicembre 2017 hanno abbassato la serranda oltre 3.300 negozi, più del doppio delle nuove aperture, poco sopra 1.600”.<br />
L’indicatore delle vendite secondo le categorie merceologiche ha segnato la performance migliore nei supermercati, ipermercati e grandi magazzini con un +1,9%; seguono le imprese del commercio al dettaglio alimentare e non alimentare (+1,4%). Sotto il profilo dimensionale la variazione positiva più marcata riguarda gli esercizi di media e grande superficie (≥400 mq) con un +2% mentre i negozi di piccole dimensioni hanno segnato un +0,7%.</p>
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		<title>L&#8217;inflazione frena a febbraio. Confcommercio: &#8220;Pericolosa debolezza dei consumi&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/20/linflazione-frena-a-febbraio-confcommercio-pericolosa-debolezza-dei-consumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 16:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
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					<description><![CDATA[Resta ferma l&#8217;inflazione a febbraio. Secondo le stime definitive dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e aumenta dello 0,5% su base annua (da +0,9% [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Resta ferma<strong> l&#8217;inflazione</strong> a febbraio. Secondo le stime definitive dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e <strong>aumenta dello 0,5% su base annua</strong> (da +0,9% di gennaio). La stima preliminare era <strong>+0,6%</strong>.  La frenata dell&#8217;inflazione &#8211; spiega l&#8217;Istat &#8211; si deve prevalentemente all&#8217;inversione di tendenza dei prezzi degli alimentari non lavorati (-3,2% da +0,4% di gennaio), cui si aggiunge il rallentamento della crescita dei prezzi sia degli alimentari lavorati (+1,3% da +2,1%) sia dei Beni energetici regolamentati (+5,3% da +6,4%).</p>
<p><strong>L&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio </strong>ha commentato così i dati: &#8220;La revisione porta a zero la dinamica congiunturale dei prezzi a febbraio, un dato troppo basso che tradisce una pericolosa debolezza dei consumi. La disaggregazione territoriale della variazione dei prezzi &#8211; continua la nota &#8211; indica, rispetto a 12 mesi fa, un&#8217;inflazione moderata al Nord, ma quasi nulla al Sud, a testimonianza che la fase di ripresa è ancora particolarmente fragile in alcune regioni del Paese. In questo quadro le prolungate incertezze sul possibile incremento dell&#8217;Iva per 12,5 miliardi di euro a partire dal prossimo mese di gennaio non aiuteranno la fiducia di famiglie e imprese&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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