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	<title>crisi idrica &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Crisi idrica, Veneto in ginocchio. A preoccupare sono i cambiamenti climatici degli ultimi 25 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 17:35:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Il Veneto sta rischiando una crisi idrica uguale se non peggiore rispetto al 2017, anno della grande siccità. L’allerta arriva dall’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan e dagli 11 Consorzi di bonifica del Veneto. A preoccupare non è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Veneto sta rischiando una <strong>crisi idrica</strong> uguale se non peggiore rispetto al 2017, anno della grande siccità. L’allerta arriva dall’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica Giuseppe Pan e dagli 11 Consorzi di bonifica del Veneto. A preoccupare non è solo l’andamento della stagione invernale che, dopo la tempesta Vaja di fine ottobre ha registrato il 54 per cento in meno della piovosità attesa tra dicembre e marzo e il 40 per cento in meno di manto nevoso, ma i cambiamenti climatici in atto nell’ultimo quarto di secolo.</p>
<p>“La siccità è ormai normalità – avvertono il presidente veneto dell’Unione bonifiche, <strong>Giuseppe Romano</strong> e il direttore di Anbi Veneto, <strong>Andrea Crestani</strong> – pertanto il sistema regionale dei Consorzi deve attivarsi in modo strutturale per realizzare bacini, garantire gli invasi e la portata dei fiumi, mantenere in funzione 25 mila chilometri di canali irrigui. L’obiettivo è gestire in modo ottimale e complessivo l’acqua, non solo a beneficio dell’agricoltura (che per gli usi diretti impiega circa il 30 per cento delle risorse idriche), ma soprattutto a scopo ambientale, a salvaguardia della vivibilità dell’intero territorio e della ricarica delle falde”.</p>
<p>La Regione Veneto dallo scorso anno ha messo in campo il più cospicuo investimento finanziario dell’ultimo decennio per ottimizzare la rete irrigua e contrastare il rischio siccità. In questi giorni sono aperti (o stanno per aprire) <strong>24 cantieri</strong>, dislocati nelle sei province del Veneto (Belluno esclusa). Complessivamente sono in programma opere per <strong>161 milioni di euro</strong>: si tratta di interventi di ampliamento degli invasi, di ristrutturazione di condotte, di ammodernamento degli impianti irrigui, di ripristino della funzionalità delle derivazioni irrigue o di sostituzione di quelle contaminate o inefficienti, di realizzazione di barriere contro la risalita del cuneo salino.</p>
<p>“Grazie ai progetti esecutivi predisposti dagli <strong>11 Consorzi di bonifica</strong> – sottolinea l’assessore regionale all’agricoltura e alla bonifica – il Veneto è riuscito ad aggiudicarsi quasi metà dei finanziamenti del piano irriguo nazionale. Un risultato di grande rilevanza, al quale spero seguano in futuro nuovi e ulteriori finanziamenti necessari per dare continuità al piano strategico regionale di ottimizzazione della risorsa idrica a scopo civile, agricolo e ambientale”.</p>
<p>Le aree oggetto degli interventi più consistenti del piano 2019 sono il <strong>bacino del Bacchiglione</strong> e del <strong>Brenta</strong> (che interessa le province di Padova e Vicenza) dove sono in via di realizzazione opere per 66,3 milioni, e la gronda lagunare veneziana, con cantieri per 33,9 milioni. Seguono il Polesine, con 23,1 milioni di investimenti e Treviso, con opere per 17,6 milioni. L’intervento unitario più consistente, che prenderà avvio il 12 aprile e richiederà oltre 20 milioni di spesa, è il nuovo rivestimento di 4,6 chilometri nel tratto veronese del canale Leb, che rappresenta la spina dorsale del sistema irriguo veneto. L’intervento progettato e realizzato dal Consorzio di bonifica Lessinio Euganeo Berico – spiega il presidente del consorzio Moreno Cavazza &#8211; prosegue il rifacimento dei 17 chilometri di letto pensile del canale e servirà a dimezzare le perdite della condotta lunga 48 chilometri (che mette in comunicazione Adige e Bacchiglione attraversando un centinaio di comuni tra Verona, Vicenza, Padova e Venezia), aumentando così la dotazione irrigua per la pianura basso-veneta e vivificando i corsi d’acqua del Fratta, Guà-Frassine, Bisatto e Bacchiglione, a beneficio soprattutto delle colture agricole della Bassa Padovana e del Polesine.</p>
<p>Dei 161 milioni 93 provengono dal Piano di Sviluppo Rurale Nazionale (PSRN) gestito dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari, Forestali e Turismo), 23,5 milioni del Piano Invasi (Ministero Ambiente e Ministero delle Infrastrutture e Trasporti); 45 milioni provenienti dal Fondo per le infrastrutture strategiche (gestito da Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero Economia e Finanza).</p>
<p>“I 24 cantieri rappresentano solo l’avvio del piano strategico complessivo per strutturare dal punto vista irriguo il territorio veneto”, osserva l’assessore. Il fabbisogno complessivo &#8211; quantificano i tecnici dei Consorzi &#8211; per completare l’infrastrutturazione irrigua nei 600 mila ettari del territorio di bonifica del Veneto ammonterebbe a circa 3,5-4 miliardi di euro. “Serve quindi un grande investimento, costante e prolungato negli anni, che può essere affrontato solo con risorse nazionali ed europee”, conclude l’assessore, che lancia intanto un appello ai cittadini. “L’acqua sarà sempre più un bene prezioso e limitato: dobbiamo tutti imparare a farne un uso intelligente, controllando i consumi ed evitando gli sprechi, anche nell’uso domestico”.</p>
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