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	<title>dogana &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>L&#8217;Italia perde il 7 per cento dell&#8217;export Usa nel settore vinicolo a causa dei dazi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2020 16:52:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[I dazi aggiuntivi statunitensi mettono nel caos l’export del vino. E a farne le spese, a dicembre, non sono solo i Paesi penalizzati in dogana ma anche l’Italia. È quanto rilevato dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor, che ha elaborato i nuovi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong> dazi</strong> aggiuntivi statunitensi mettono nel <strong>caos</strong> l’<strong>export del vino</strong>. E a farne le spese, a dicembre, non sono solo i Paesi penalizzati in <strong>dogana</strong> ma anche l’<strong>Italia</strong>. È quanto rilevato dall’<strong>Osservatorio</strong> Vinitaly-Nomisma <strong>Wine Monitor</strong>, che ha elaborato i nuovi dati delle <strong>dogane Usa</strong> sui 12 mesi del 2019.</p>
<p>Secondo l’Osservatorio, la <strong>guerra commerciale</strong> Usa-Ue ha creato negli ultimi mesi una serie di dinamiche negative, e a farne le spese è stata anche l’Italia che a dicembre ha perso il 7% a valore rispetto al pari periodo dello scorso anno, con un -12% per i suoi vini fermi. In questo circuito vizioso i produttori Ue segnano il passo, con la Francia che negli ultimi 2 mesi vede i propri fermi cadere a -36% e la Spagna a -9%. Per contro, volano le forniture da parte del Nuovo Mondo produttivo, con la Nuova Zelanda che sale a +40% a valore e il Cile, a +53%.</p>
<p><em>«Assistiamo a un mercato confuso</em><em>», </em>ha detto il direttore generale di Veronafiere <strong>Giovanni Mantovani</strong>, <em>«contrassegnato prima da una corsa alle scorte e poi da grandi incertezze. Un clima che certo non giova agli scambi, fin qui molto positivi, e che speriamo possa cambiare il prima possibile. Per questo confidiamo nell’odierna missione negli Usa del commissario al Commercio, Phil Hogan, e nell’ottimismo rappresentato in questi giorni dal commissario all’Economia, Paolo Gentiloni. La speranza è poter arrivare al prossimo Vinitaly in un rinnovato regime di pace commerciale con il nostro storico partner</em><em>».</em></p>
<p>Secondo il responsabile dell’Osservatorio Vinitaly Nomisma Wine Monitor, <strong>Denis Pantini</strong>: <em>«Ciò che emerge è uno scenario di forte incertezza sui principali mercati mondiali della domanda di vino, e questo è un fattore chiave da affrontare nell’anno in corso. Gli Stati Uniti ci consegnano un mercato che nel 2019 è aumentato nell’import globale &#8211; probabilmente anche più di quanto sia la reale crescita dei consumi – per effetto di aumento scorte a scopo precauzionale. Anche l’Italia chiude in crescita, sebbene continui a mantenere un prezzo medio nei fermi più basso della media, e con un traino forte degli spumanti</em><em>».</em></p>
<p>È di <strong>5,55 miliardi di euro</strong> il valore complessivo del <strong>vino importato dagli Usa</strong> nel 2019, in crescita del 5,7% sull’anno precedente grazie alla corsa della domanda di spumanti (+11,1%). Tra i principali fornitori, è sempre testa a testa tra la Francia, a 1,92 miliardi di euro (+7,7%), e l’Italia (+4,2%) a 1,75 miliardi di euro, mentre è ottima la performance della Nuova Zelanda anche nei 12 mesi (+11,9). Tra le tipologie, faticano ancora i fermi&amp;frizzanti italiani, in positivo dell’1,7% mentre sono convincenti una volta di più gli sparkling tricolori, anche lo scorso anno in doppia cifra a +13,7%.</p>
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