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	<title>economia &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>I centri sportivi di Padova e provincia rischiano il tracollo: bisogna riaprire il prima possibile</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/sport/2020/04/28/i-centri-sportivi-di-padova-e-provincia-rischiano-il-tracollo-bisogna-riaprire-il-prima-possibile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simone Francescon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 16:01:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Niente da fare: con il DPCM sulla &#8220;fase 2&#8221;, non emergono date indicative per la riapertura di palestre, centri sportivi, piscine e centri benessere: il Governo, sulla base delle indicazioni del comitato scientifico e degli esperti, considera ancora ad alto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Niente da fare: con il DPCM sulla &#8220;fase 2&#8221;, non emergono date indicative per la riapertura di palestre, centri sportivi, piscine e centri benessere:</strong> il Governo, sulla base delle indicazioni del comitato scientifico e degli esperti, considera ancora ad alto rischio di contagio l&#8217;espletamento di queste attività che, per loro natura e vocazione, determinano grandi assembramenti sociali. Per i gestori di palestre e preparatori atletici la luce in fondo al tunnel &#8211; anzi, in fondo allo spogliatoio &#8211; sembra ancora lontana. <strong>Lo scenario è molto difficile in tutta Padova e provincia</strong>. Le associazioni dilettantistiche affiliate al Coni sono 900 e di queste sono oltre 500 quelle che si servono di una palestra. Le strutture private coperte sono oltre un centinaio, a cui si aggiungono tutte quelle pubbliche (spesso scolastiche).</p>
<p>Il <strong>Coni Veneto</strong> è perennemente &#8220;bersagliato&#8221; da domande sulla probabile data di riapertura, vista la situazione, per certi versi, disastrosa sul piano economico di alcune associazioni e società sportive.<br />
Per quanto riguarda i lavoratori dipendenti e i collaboratori in ambito sportivo, bisogna fare una distinzione. La maggior parte figura come collaboratore sportivo e ha ottenuto per il mese di marzo i <strong>600 euro di indennizzo</strong> previsti da una società legata al Coni chiamata<strong> Sport e Salute</strong>; <strong>per aprile e maggio, il Governo ha promesso la distribuzione di 800 euro mensili</strong>. Per i classici dipendenti, come per esempio chi lavora in segreteria, i datori di lavori sono costretti a ricorrere a strumenti canonici come la cassa integrazione<br />
Padova conta <strong>oltre 50 palestre</strong>, di cui poco più di 20 private e il resto pubbliche. Per la riapertura &#8211; si spera il più presto possibile &#8211; è previsto il ricorso a dispositivi di protezione e prevenzione come <strong>termo-scanner</strong> all&#8217;ingresso e continue operazioni di <strong>sanificazione</strong> dei locali, con ingenti investimenti a livello economico. Non tutti potranno sostenere queste spese e pertanto, <strong>metà delle palestre rischiano di rimanere chiuse</strong>. Il Comune di Padova non ha la possibilità di intervenire a loro sostegno, ma <strong>lo sport è una pietra miliare</strong> da cui ripartire. <strong>Lo Sport non è solo attività fisica, ma è anche crescita personale, in tutti i sensi.</strong><br />
<a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/04/palestre.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-16392" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/04/palestre.jpg" alt="" width="275" height="183" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/04/palestre.jpg 275w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/04/palestre-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 275px) 100vw, 275px" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<item>
		<title>Confindustria Vicenza sul “Cura Italia”: &#8220;Bene cassa integrazione estesa a tutti, ma su fisco e contributi tante cose da rivedere. Alitalia grida vendetta&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/18/confindustria-vicenza-sul-cura-italia-bene-cassa-integrazione-estesa-a-tutti-ma-su-fisco-e-contributi-tante-cose-da-rivedere-alitalia-grida-vendetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 17:03:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nuovo decreto Cura Italia è oramai definito e già entrato in vigore in aiuto alle imprese in grande difficoltà. Il Presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi alza la voce su alcuni punti che a sua detta non sarebbero sufficienti a far [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo <strong>decreto Cura Italia </strong>è oramai definito e già entrato in vigore in aiuto alle imprese in grande difficoltà. Il Presidente di<strong> Confindustria Vicenza Luciano Vescovi </strong>alza la voce su alcuni punti che a sua detta non sarebbero sufficienti a far ripartire il polmone produttivo d&#8217;Italia.</p>
<p><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-7968" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-200x300.jpg 200w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-768x1152.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-683x1024.jpg 683w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano-150x225.jpg 150w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Vescovi-Luciano.jpg 1280w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" />Queste le sue dichiarazioni: “Siamo i primi ad aver già fattivamente collaborato e ubbidito alle corrette restrizioni indicate dai vari<strong> DCPM</strong>. Lo scorso fine settimana si è anche sottoscritto un importante protocollo per la sicurezza e la salubrità dei luoghi di lavoro e lo stesso <strong>Presidente della Regione Luca Zaia</strong>, che sta giustamente facendo battere a tappeto il territorio dagli Spisal, ha detto che le aziende si stanno comportando bene e a seguito di questi controlli, finora, dalle mie associate che si affidano alle nostre indicazioni, ho ricevuto solo notizie di aziende in regola con lavoratori che si comportano con intelligenza e responsabilità, a cui non posso che fare i complimenti.<br />
Fatta questa premessa sul nostro atteggiamento e sulla volontà di dare il nostro contributo al Paese, leggendo il decreto Cura Italia ci sono tante cose da aggiustare.<br />
Leggendo certi articoli devo dire che hanno ragione quelli che hanno affermato che forse dal centro non si ha la corretta percezione di quel che sta accadendo nel resto d’Italia dove si vive nel mondo<br />
reale. In particolare, non hanno capito cosa sta succedendo nelle regioni più colpite da questa catastrofe che sono anche, e non ho nessuna remora a dirlo, quelle che trainano il Paese, che permettono alla sanità e alla scuola di esistere e di essere gratuite per tutti.<br />
Sappiamo che comporta un grande sforzo, ma era necessario e qui va il nostro massimo plauso al Governo, estendere la cassa integrazione a tutti. Speriamo che i fondi bastino e siamo fiduciosi<br />
che verrà finanziato in caso di insufficienza.<br />
Fa davvero male alle aziende manifatturiere vedere che la sospensione dei termini degli adempimenti e dei versamenti fiscali e contributivi vale solo per le imprese con fatturato fino a 2 milioni di euro. Vuol dire escludere quasi tutti e soprattutto escludere quelle aziende che creano occupazione. Ma anche quelle che se ne avvarranno, avranno tempistiche sulla restituzione che rischiano di costringerle comunque a chiudere o di andare in difficoltà perché i termini sono stretti e le piccole aziende, tendenzialmente, hanno dotazione di liquidità limitata.<br />
Il punto non è se l’azienda fattura più o meno di 2 milioni, ma se l’azienda, con l’emergenza, va in crisi o no. La valutazione va fatta su questo e anche se fattura più di 2 milioni e ha difficoltà deve essere messa nelle condizioni di posticipare certi adempimenti per poter stare in piedi e continuare a mantenere attive le proprie lavorazioni e quindi l’occupazione. Se invece, e per fortuna ci sono<br />
questi casi, un’azienda, piccola o grande, lavora e riesce a sopperire con i suoi mezzi a questo periodo difficile, che versi normalmente il dovuto.<br />
Incredibile anche che la moratoria automatica con le banche valga solo per le micro, piccole e medie imprese, ovvero sotto i 250 dipendenti. Vale lo stesso discorso di prima: le aziende che<br />
creano occupazione e che magari sono capofila di filiere corte italiane, rischiano di andare in crisi di liquidità, tanto più che non possono nemmeno accedere al Fondo Centrale di Garanzia, e di<br />
interrompere, così, una filiera intera. Perché? Perché per loro c’è la Cassa Depositi e Prestiti? Ma se la dotazione è di soli 500 milioni, parliamo di qualcosa che fondamentalmente non c’è.<br />
Si estenda alle imprese oltre i 250 dipendenti quello che è garantito alle piccole aziende, eventualmente mettendo un altro tipo di parametro per impedire a chi non ne ha davvero bisogno di accedere alla moratoria.  E questo parametro non può essere la dimensione. Il differimento dei versamenti alla PA da lunedì 16 marzo fino al 20 marzo con un decreto che è uscito dopo la scadenza originaria, non è nemmeno commentabile. Tanto valeva non farlo.<br />
L’articolo inserito su Alitalia grida vendetta al cospetto di tutte le attività che chiuderanno dopo questo disastro. È una vergogna gravissima di cui i contribuenti italiani si dovranno ricordare perché si<br />
stanno togliendo risorse al paese, a favore di pochi privilegiati, nel momento del bisogno più grande.<br />
Ci rendiamo conto che il momento sia delicato e ogni decisione sia difficile, che in primis le risorse devono essere destinate all’emergenza sanitaria e a salvare le vite delle persone (aspetto<br />
che pare il decreto assolva a pieno, sinceramente), ma non possiamo che aspettarci dei correttivi, nel decreto aprile o prima, perché così, pensare ad una ripartenza è davvero difficile”.</p>
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		<title>Turismo veneto in ginocchio, Assessore Caner: &#8220;Dedurre spese a chi sceglie di fare vacanze in Veneto&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/07/turismo-veneto-in-ginocchio-assessore-caner-dedurre-spese-a-chi-sceglie-di-fare-vacanze-in-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2020 18:15:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Incentivare le ferie e i viaggi degli italiani in Italia, prevedendo delle agevolazioni fiscali per i nostri connazionali che nei prossimi mesi decidono di trascorrere le proprie vacanze in patria. La proposta è dell’assessore al turismo della Regione del Veneto, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Incentivare le <strong>ferie</strong> e i <strong>viaggi</strong> degli italiani in <strong>Italia</strong>, prevedendo delle <strong>agevolazioni fiscali</strong> per i nostri connazionali che nei prossimi mesi decidono di trascorrere le proprie vacanze in patria.</p>
<p>La proposta è dell’assessore al turismo della<strong> Regione del Veneto</strong>, <strong>Federico Caner</strong>, impegnato in queste settimane su diversi tavoli di approfondimento e di confronto, a livello nazionale e regionale, per far fronte alle conseguenze del coronavirus sulla nostra economia turistica.</p>
<p>“Ribadisco con forza che dobbiamo distinguere le due fasi di intervento per uscire da questa grave situazione – precisa l’assessore –. La principale è ovviamente quella che ci deve portare al superamento dell’emergenza sanitaria e al graduale ritorno alla normalità. Il Veneto, sul fronte medico, che è quello più pressante, si sta confermando come modello da seguire non solo per il nostro Paese ma a livello internazionale: siamo in buone mani e questo è già un fatto estremamente incoraggiante. Nel contempo dobbiamo pianificare un sistema di interventi e azioni per affrontare la crisi economica che, per quanto riguarda il turismo, si deve sviluppare in due momenti successivi: il primo relativo all’attuazione di provvedimenti finalizzati alla salvaguardia di imprese e lavoratori, come l’utilizzo di ammortizzatori sociali,  agevolazioni fiscali, posticipo di pagamenti, contributi mirati, adeguamento delle norme alla situazione di crisi; il secondo finalizzato alla creazione di una campagna promozionale straordinaria, concentrando la maggior quantità di risorse possibili e superando inutili e improduttivi localismi”.</p>
<p>“Tra gli aiuti al turismo, prima industria regionale del Veneto – sottolinea Caner –,  ritengo che la deducibilità fiscale delle spese certificate sostenute dagli italiani che faranno le loro vacanze e i loro viaggi nel territorio nazionale sia una delle opportunità più interessanti da considerare. Il Veneto, con la sua molteplicità di offerte, in grado di soddisfare le esigenze più diverse, dal mare alla montagna, dalle città d’arte alle terme, dal lago agli innumerevoli itinerari di interesse ambientale, naturalistico ed enogastronomico, rappresenta una delle mete più complete e attraenti. Inoltre, si darebbe così nuovo slancio al mercato interno che negli ultimi anni, ancor prima di questa emergenza, aveva segnato un po’ il passo”.</p>
<p>L’assessore, infine, commenta la decisione di alcune grandi piattaforme del <strong>travel on line</strong> di autorizzare la cancellazione gratuita delle prenotazioni di camere e alloggi in ampie zone d’Italia ritenute ingiustificatamente a rischio: “Una scelta improvvida e inaccettabile che sta danneggiando enormemente le nostre aziende – sostiene Caner – e alla quale dobbiamo reagire, in primis il Governo nazionale, inducendo queste multinazionali a riconoscere le reali condizioni dei nostri territori che non sono e non saranno mai dei lazzaretti, come queste assurde decisioni lasciano falsamente intendere. E chissà che questa non sia l’occasione per fare davvero squadra, sfruttando pienamente una piattaforma digitale tutta nostra: nel Veneto l’abbiamo già creata e si chiama DMS, Destination Management System, uno strumento che ci può rendere competitivi anche nel mercato on line”.</p>
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		<item>
		<title>Roberto Ciambetti: &#8220;Bilanci già approvati da due comuni su tre subiranno tagli dal Governo&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/05/roberto-ciambetti-bilanci-gia-approvati-da-due-comuni-su-tre-subiranno-tagli-dal-governo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Jan 2020 16:17:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti è perplesso sul futuro dei comuni veneti che vedranno tagliati i contributi come prevede la Legge di stabilità del Governo Conte “Grazie al Fondo di Solidarietà Comunale istituto sotto il governo Monti con [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente del Consiglio regionale <strong>Roberto Ciambetti</strong> è perplesso sul futuro dei comuni veneti che vedranno tagliati i contributi come prevede la Legge di stabilità del Governo Conte</p>
<p>“Grazie al Fondo di Solidarietà Comunale istituto sotto il governo Monti con la Legge Finanziaria del 2013, la Legge di stabilità varata dal governo Conte, i due terzi dei Comuni veneti, 418 su 563 si vedono tagliati, per quasi tutti a bilanci 2020 già approvati, circa 7 milioni 782.958,70 € e questo perché negli anni hanno avvito politiche virtuose di contenimento della spesa anche grazie alla gestione associata di servizi strategici. L’abbinata Pd-M5S è micidiale non solo per le categorie economiche e le famiglie, ma anche per gli enti locali virtuosi”.</p>
<p>Il Presidente del Consiglio regionale <strong>Roberto Ciambetti,</strong> interviene “a difesa della stragrande maggioranza delle amministrazioni comunali venete: il 74 per cento dei nostri Comuni dovranno rivedere al ribasso, cioè tagliare, i fondi già individuati, stanziati e approvati nei bilanci preventivi per garantire servizi e questo grazie alle alchimie del governo giallo-rosso. Come al solito, in Italia, chi rispetta le leggi, chi s’adopera per gestire al meglio il denaro pubblico, chi non spreca né spande, viene alla fine punito: becco e bastonà. Anzi, doppiamente becchi e bastonà, perché oltre ai tagli nei bilanci, e ripeto, si tratta di fondi già previsti, i Comuni non potranno neanche fronteggiare il turn over e quindi assumere personale per compensare le uscite di chi è andato in pensione”. Ciambetti sciorina cifre, spiega che il caso non riguarda solo il Veneto ma “tutti i comuni che hanno gestito con scienza e coscienza la spesa pubblica: e si badi che questi Comuni, o le loro associazioni, avevano già segnalato al governo dai primi giorni di dicembre cosa stava accadendo: c’era tutto il tempo per risistemare la norma. Non lo si è voluto fare: si è punito chi si è comportato bene. Per capire l’assurdità della situazione in Veneto, in anni in cui abbiamo il bisogno di trattenere qui i nostri giovani e garantire loro un lavoro, nella sola provincia di Vicenza la Cgil stima almeno 739 posti di lavoro in meno assommati dai tempi del governo Monti in poi nelle nostre amministrazioni pubbliche. Posti di lavoro in meno significano meno servizi al pubblico, tempi più lunghi per le risposte e le pratiche, meno assistenza, meno vigili urbani e via dicendo, come ha denunciato il presidente dell’Anci Veneto, Mario Conte. Se poi a questo scenario aggiungiamo anche quasi 8 milioni di tagli nelle risorse trasferite da Roma alle nostre amministrazioni, lo scenario si fa ancora più fosco e indigesto: i Comuni sono il primo punto di riferimento istituzionale del cittadino e devono far fronte a una domanda sociale che è in crescita. Ma come si può svolgere bene il proprio compito se ti impediscono di assumere per sostituire chi è andato in pensione e tagliano inopinatamente le risorse già stanziate diminuendo i soldi trasferiti da Roma? Questa vicenda, è emblematica di due caratteristiche dei governi, non votati dai cittadini e voluti dalle lobby e dai centri di potere: da una parte si continua a smantellare lo stato sociale, come vediamo anche con la prossima perequazione delle pensioni con aumenti che oscillano da 2,14 € sino a un massimo di 4,39 €, ovviamente lordi, cioè una miseria, sia indirettamente, togliendo ai Comuni seri e virtuosi soldi veri, appunto quasi 8 milioni di € in Veneto, e impedendo anche le assunzioni di personale.”</p>
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		<title>Dopo sei anni, torna in negativo la produzione vicentina</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/05/31/dopo-sei-anni-torna-in-negativo-la-produzione-vicentina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 31 May 2019 16:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’economia vicentina soffre. Dati in calo e preoccupazione in ascesa per il comparto economico della nostra provincia. L’indagine congiunturale di Confindustria Vicenza per il primo trimestre 2019 conferma, questa volta anche con qualche segno negativo, il tendenziale rallentamento dei principali [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’economia vicentina soffre. Dati in calo e preoccupazione in ascesa per il comparto economico della nostra provincia. L’indagine congiunturale di Confindustria Vicenza per il <strong>primo trimestre 2019</strong> conferma, questa volta anche con qualche segno negativo, il tendenziale rallentamento dei principali indicatori rilevato nel semestre precedente.</p>
<h4>
PRODUZIONE</h4>
<p>La produzione industriale vicentina registra un -0,7%, tornando in negativo per la prima volta dal 2° trimestre 2013. A fronte del 41% delle aziende che dichiara aumenti di produzione, il 32% delle ditte<br />
evidenzia cali produttivi determinando un saldo di opinione pari a +9 (+7 nel precedente trimestre), drasticamente inferiore rispetto al +27 del 1° trimestre dello scorso anno. Il numero di aziende che<br />
denuncia un livello produttivo insoddisfacente rappresenta il 39% del totale, in lieve aumento rispetto ai trimestri precedenti.<br />
Tuttavia, il dato negativo vicentino si inserisce in un contesto di debolezza nazionale della produzione industriale: secondo i dati pubblicati dall&#8217;ISTAT, nel mese di marzo 2019 l’indice complessivo<br />
della produzione è diminuito in termini tendenziali dell’1,4% su base annua. Torna ad essere positiva, invece, la variazione tendenziale italiana dell’indice mensile corretto per gli effetti di calendario, dopo<br />
le flessioni dei due mesi precedenti. Nel terzo trimestre la flessione congiunturale del Paese è imputabile ai settori dei beni di consumo e dei beni intermedi, mentre risultano in crescita i comparti dell’energia<br />
e dei beni strumentali.</p>
<h4>
MERCATO INTERNO E EXPORT</h4>
<p>Variano negativamente anche le vendite sul mercato interno, che dopo quattro anni di andamento positivo scendono al -2,2%, e l’export verso i mercati extra UE, che segna un -4,2% rispetto al 1°<br />
trimestre 2018, periodo in cui il dato era già negativo sia rispetto allo stesso periodo del 2017 sia rispetto ai cinque semestri precedenti. Diversamente, continua a reggere l’export verso il mercato UE con un +3,05%.</p>
<p>“In questi giorni abbiamo toccato con mano, e poi pagheremo con le nostre tasche, quale sia la volatilità lo spread. Un indice che esplicita il livello di fiducia del mondo verso l&#8217;Italia. Una pagella immediata non<br />
solo della politica economica del Governo, ma anche delle aspettative basate sulle dichiarazioni dall&#8217;establishment politico. E in un sistema economico industriale interconnesso con il mondo come<br />
è il nostro, la fiducia è il parametro più importante su cui un’economia e il lavoro possono reggersi nel medio e lungo periodo.” dichiara il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi.<br />
“Allora quando una provincia come Vicenza &#8211; che tra quelle più industrializzate è stata la più resiliente rispetto alla crisi e che ha avuto l’incremento occupazionale più importante in questi anni &#8211; gli<br />
imprenditori lanciano un allarme, la politica deve prestare attenzione e non far finta che i twitter trend abbiano lo stesso peso dei fondamentali economici.<br />
In occasione del nostro rapporto di fine 2018 dissi che i dati dimostravano come Vicenza fosse ancora un’isola felice, ma che non sapevamo fino a quando sarebbe rimasta tale. Ecco, lo è stata fino<br />
ad oggi. Una dimostrazione diretta di come i nostri allarmi non siano di parte, non siano strumentali all’una o all’altra corrente politica. I nostri appelli sono per il futuro ormai prossimo del Paese. E se la<br />
politica mutasse finalmente il proprio atteggiamento, iniziando davvero un confronto costruttivo con il mondo delle imprese, sarebbe tutto il Paese a trarne giovamento.” conclude il presidente Vescovi.</p>
<h4>
ORDINI</h4>
<p>La consistenza del portafoglio ordini rimane stabile per il 34%, mentre cala per il 42% delle aziende ed il periodo di lavoro assicurato supera i tre mesi nel 24% dei casi.</p>
<h4>
LIQUIDITÀ E INCASSI</h4>
<p>Rispetto al 1° trimestre 2018, rimane pressoché stabile la percentuale di aziende che denuncia tensioni di liquidità (18%) così come la percentuale di aziende che lamenta ritardi negli incassi (19%).</p>
<h4>
PREZZI</h4>
<p>Nel 1° trimestre 2019 i prezzi delle materie prime hanno registrato un incremento medio del +1,51%, mentre quelli dei prodotti finiti un aumento del +0,20%.</p>
<h4>
OCCUPAZIONE</h4>
<p>Nel trimestre gennaio-marzo 2019 l’occupazione segna un leggerissimo incremento del numero di addetti pari al +0,26%. Data la decrescita della produzione, le aziende vicentine stanno probabilmente ancora facendo fronte al carico di lavoro degli anni precedenti e risultano tutt’oggi sottodimensionate rispetto agli ordini interni ed esteri. Inoltre, il lieve incremento dell’occupazione conferma il ritardo che solitamente subisce questa variabile rispetto ai cambiamenti congiunturali.<br />
Il 60% delle aziende dichiara di aver mantenuto inalterato il proprio livello occupazionale, il 24% l’ha aumentato, mentre il 16% ha ridotto la propria forza lavoro.</p>
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		<title>Botteghe artigiane, è emorragia: in dieci anni scese dell&#8217;11%</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Feb 2019 16:49:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[artigianato]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
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					<description><![CDATA[L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’emorragia delle imprese artigiane continua. Se nell’ultimo anno (2018 su 2017) lo stock complessivo presente in Italia è sceso di oltre 16.300 unità (-1,2%), negli ultimi 10 anni, invece, la contrazione è stata pesantissima: -165.500 attività (-11,3%). Al 31 dicembre scorso, invece, il numero totale delle imprese artigiane attive in Italia si è attestato poco sopra 1.300.000 unità. Di queste, il 37,7% nell’edilizia, il 33,2% nei servizi, il 22,9% opera nel settore produttivo e il 6,2% nei trasporti. E&#8217; quanto emerge da un&#8217;analisi realizzata dalla CGIA.</p>
<div class="mobile_detect">
<div class="mobiban">&#8220;Il 57 per cento della contrazione delle imprese artigiane registrata in questi ultimi 10 anni &#8211; fa notare il segretario della CGIA Renato Mason &#8211; riguarda attività legate al comparto casa. Edili, lattonieri, posatori, dipintori, elettricisti, idraulici, etc. che stanno vivendo anni difficili e molti sono stati costretti a gettare la spugna. La crisi del settore e la caduta verticale dei consumi delle famiglie sono stati letali&#8221;.</div>
<div>Il settore artigiano più colpito dalla crisi è stato l’autotrasporto che negli ultimi 10 anni ha perso 22.847 imprese (-22,2%). Seguono le attività manifatturiere con una riduzione pari a 58.027 unità (-16,3%) e l’edilizia che ha visto crollare il numero delle imprese di 94.330 unità (-16,2%). Sono in forte aumento, invece, imprese di pulizia, giardinaggio e servizi alle imprese (+43,2%), attività cinematografiche e produzione software (+24,6%) e magazzinaggio e corrieri (+12,3%). Tra le aziende del settore produttivo quelle più in difficoltà sono state quelle che producono macchinari (-36,1%), computer/elettronica (-33,8%) e i produttori di mezzi di trasporto (-31,8%).</div>
</div>
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		<title>Legge di bilancio, Cisl: &#8220;Aumento tasse locali in vista per un miliardo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 19:12:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[cisl]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Aumento delle tasse locali in vista. La Cisl denuncia la mancata proroga nella Legge di Bilancio 2019 del blocco sugli aumenti delle imposte locali. Blocco in vigore dal 2016. Regioni e Comuni hanno così il via libera di aumentare la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aumento delle tasse locali in vista. La Cisl denuncia la mancata proroga nella Legge di Bilancio 2019 del blocco sugli aumenti delle imposte locali. Blocco in vigore dal 2016.<br />
Regioni e Comuni hanno così il via libera di aumentare la loro quota di addizionale Irpef (fino a + 0,8% per i Comuni ed entro il 3,3% le Regioni) e, i soli Comuni, anche l’IMU e la TASI.<br />
Naturalmente gli enti possono anche non toccare l’attuale tassazione. Una possibilità che però si scontra con la necessità degli stessi di coprire i costi a fronte di una sicura riduzione delle entrate determinate da altre scelte presenti nella legge di Bilancio.<br />
Una di queste è la erosione dell’imponibile fiscale (il complesso dei redditi su cui si calcolano le tasse) conseguente alla flat tax (aliquota unica e bassa) applicata ad alcune attività come quelle dei lavoratori a Partita Iva o per l’affitto di immobili commerciali.<br />
Questi aumenti, secondo il sindacato, saranno pagati soprattutto da quelle categorie che, dalla stessa legge di Bilancio, non ricevono nessun beneficio fiscale: &#8220;i lavoratori dipendenti e pensionati, che già pagano il 90% dell’Irpef”.<br />
Secondo alcune prime stime fornite dalla Cisl le tasse locali potrebbero crescere, già nel corso di quest’anno, per un importo complessivo totale di oltre un miliardo di euro.</p>
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		<title>Confcommercio: &#8220;Tengono i consumi, ma la crescita è ferma&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/economia/2019/01/21/confcommercio-tengono-i-consumi-ma-la-crescita-e-ferma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Jan 2019 18:39:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;ultimo quarto del 2018 è caratterizzato da una buona tenuta dei consumi. Lo evidenzia il recente Indicatore dei consumi pubblicato da Confcommercio. Le ragioni sono due. La prima riguarda la mobilità in ottobre, area in cui i beni e i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo quarto del 2018 è caratterizzato da una <strong>buona tenuta dei consumi</strong>. Lo evidenzia il recente Indicatore dei consumi pubblicato da Confcommercio.</p>
<p>Le ragioni sono due. La prima riguarda la mobilità in ottobre, area in cui i beni e i servizi crescono come rimbalzo congiunturale su settembre e sostengono, quindi, tutto l&#8217;ultimo bimestre dello scorso anno. La seconda riguarda il marketing, le iniziative promozionali e le dinamiche di prezzo fortemente contenute (es. per gli elettrodomestici). <strong>La vitalità delle imprese della produzione e della distribuzione si traduce, pertanto, in un sostegno alla propensione al consumo</strong>, anche come risposta a un quadro macroeconomico fortemente debilitato alla cui precaria salute non ha giovato l&#8217;incerto procedere della Legge di Bilancio. Questa residua reattività dei consumi comporta che, <strong>per adesso, sembra scongiurata la recessione tecnica</strong>. Si prevede, infatti, un Pil non decrescente nell&#8217;ultima parte dello scorso anno.</p>
<p>Nel mese di novembre la produzione industriale è diminuita dell&#8217;1,6% su base mensile, al netto dei fattori stagionali, e del 2,6% su base annua. Nello stesso mese, l&#8217;occupazione non ha registrato variazioni di rilievo rispetto al mese precedente. A dicembre la fiducia ha mostrato un deterioramento sia tra i consumatori, sia tra gli imprenditori:<strong> il clima di fiducia delle famiglie ha registrato un peggioramento dell&#8217;1,4% mensile</strong>, mentre il <em>sentiment</em> delle imprese ha consolidato la tendenza al ridimensionamento, in atto da luglio, con un calo dell&#8217;1,2% rispetto a novembre. Stante il permanere di una situazione di debolezza <strong>si stima, a gennaio 2019, una variazione congiunturale nulla del Pil mensile</strong>, dato che porterebbe ad una crescita dello 0,4% rispetto allo stesso mese del 2018. L&#8217;avvio dell&#8217;anno si conferma, pertanto, in linea con le deboli dinamiche che hanno caratterizzato la seconda parte del 2018, anno nel quale la crescita si dovrebbe essere attestata allo 0,9% (1,0% se si tiene conto dei diversi giorni lavorativi).</p>
<p>La scarsa dinamicità dell&#8217;economia italiana e le basse aspettative di crescita continuano a condizionare i comportamenti delle famiglie in materia di consumi. Dopo il recupero registrato ad ottobre, determinato in larga misura dal segmento relativo alla mobilità, <strong>la domanda delle famiglie sembra, infatti, essere tornata a registrare un&#8217;evoluzione più contenuta</strong>. A dicembre 2018 <strong>l&#8217;indicatore dei Consumi Confcommercio (ICC)</strong> ha segnalato un <strong>aumento</strong> dello 0,2% in termini congiunturali e dell&#8217;<strong>1,2% nel confronto con lo stesso mese del 2017</strong>. In termini di media mobile a tre mesi, il profilo, pur in crescita, evidenzia, nei periodi più recenti, una scarsa dinamicità.</p>
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		<title>Cantina Valpantena di Verona entra in Montresor spa con il 25% di quote</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jan 2019 08:32:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Verona]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[fatturato]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;assemblea dei soci di Cantina Valpantena Verona ha approvato all&#8217;unanimità il bilancio 2017-2018, per l&#8217;esercizio chiuso lo scorso 31 agosto. Un&#8217;annata che non può certo definirsi fortunata per la cooperativa di Quinto di Verona, che è stata solo marginalmente interessata dalle gelate [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;assemblea dei soci di <strong>Cantina Valpantena Verona</strong> ha approvato all&#8217;unanimità il bilancio 2017-2018, per l&#8217;esercizio chiuso lo scorso 31 agosto. Un&#8217;annata che non può certo definirsi fortunata per la cooperativa di Quinto di Verona, che è stata solo marginalmente interessata dalle gelate della primavera del 2017, ma colpita in pieno dalle grandinate dell&#8217;estate successiva che hanno portato a raccogliere poco più di 79.000 quintali di uve, il 26,45% in meno rispetto all&#8217;anno precedente. Produzione poi ripresa in pieno nel 2018 quando le bilance hanno segnato 121.000 quintali.</p>
<p>Nonostante il calo di prodotto disponibile, l&#8217;azienda diretta da <strong>Luca Degani</strong> è riuscita a mantenere stabile il fatturato consolidato chiudendo l&#8217;esercizio a 50.229.824 euro (+0,50). Anche la remunerazione media delle uve ai soci è stata mantenuta a circa 130 euro/quintale (+1%), segno che l&#8217;azienda ha saputo valorizzare al meglio la propria produzione. Nello stesso periodo il patrimonio netto è cresciuto di quasi un milione di euro, arrivando a 20.588.886.<br />
Particolarmente positivi i dati relativi alla produzione di Olio Extravergine, di cui Cantina Valpantena è un importante polo nell&#8217;area della DOP Veneto-Valpolicella. 428 i quintali di olive conferite, che hanno portato ad una resa media ai soci di 117 Euro al quintale. Una produzione che sta incontrando sempre maggior successo, come dimostra anche il recente premio Ercole Olivario, che ha posto l&#8217;<em>Extravergine Torre del Falasco</em> tra i 10 migliori oli d&#8217;Italia.<br />
Sul fronte degli investimenti, l&#8217;esercizio appena concluso sarà ricordato come un anno di svolta per Cantina Valpantena. Sono 6 milioni in totale gli investimenti contabilizzati. Si va dalle nuove attrezzature tecnologiche in cantina, all&#8217;acquisto dello stabile per il punto vendita diretto di San Giovanni Lupatoto e quello del centro di appassimento di Montorio. Importante l&#8217;operazione conclusa nei primi mesi del 2018, quando Cantina Valpantena ha acquisito una quota pari al 25 % della <strong>Giacomo Montresor Spa</strong>, storica azienda vinicola veronese, fondata alla fine dell&#8217;Ottocento e ancora oggi marchio di indiscutibile valore in tutte le principali denominazioni dell&#8217;area. L&#8217;acquisizione, condivisa con altre due importanti realtà cooperative italiane, rientra in una strategia di diversificazione dei brand che punta a penetrare nuove fasce di mercato.<br />
&#8220;Abbiamo vissuto – spiega <strong>Luigi Turco</strong>, presidente di Cantina Valpantena – anni molto prosperi per la nostra denominazione e in particolare per la nostra azienda, che continua ad essere uno dei principali attori nella produzione di Amarone e Ripasso, con una quota di mercato di circa il 10%. In questi anni abbiamo approfittato per consolidare la nostra posizione e differenziare la presenza con altre denominazioni ed altri brand per essere pronti ad affrontare nuovi mercati e nuove sfide&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h4><strong>Cantina Valpantena</strong></h4>
<p>Cantina Valpantena Verona è nata nel 1958 e si è consolidata in breve tempo attirando a sé quasi interamente la produzione del territorio che si estende tra la Valpantena e la Val Squaranto. Oggi conta 250 aziende agricole associate e copre un’estensione di 780 ettari di vigneto. A queste, dal 2003, si sono aggiunte circa 110 aziende olearie con 200 ettari di oliveto, grazie alla fusione con l’Oleificio delle Colline Veronesi che ha dato origine ad un importante polo oleovinicolo con un numero complessivo di 360 aziende associate. La produzione annua supera le 9.500.000 bottiglie per un fatturato che nel 2018 è stato di 50 milioni di Euro, generato per oltre il 60% dall&#8217;export.</p>
<p><img decoding="async" class="CToWUd" src="https://ci5.googleusercontent.com/proxy/xf8BddKiICfXn60i44twBkIWyS40PVflIjgDxP1JF7BxabE21ibw4AwGXhkIHh6x_gLOCgHMB_MfJmwtvJCd4yA5em7sFHiI8HpXOzk2JWNOY58dSe9GJltcPuJ4TP3J=s0-d-e1-ft#http://www.studiocru.it/database/home/get_image/1056/2231/1546948019/logo.png" alt="" /></p>
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		<title>Pil Veneto +1,7% nel 2017, consumi in ripresa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/18/pil-veneto-17-nel-2017-consumi-in-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 18:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, Commissione europea. Nelle previsioni del 2018 la ripresa, dopo il ristagno degli anni post crisi, dovrebbe proseguire in Veneto con una variazione del Prodotto interno lordo del +1,3%.<br />
Quanto al consuntivo 2017, il buon andamento del Pil è stato dovuto alla risalita dei consumi delle famiglie (+1,6%), e degli investimenti fissi lordi (+3,5%), indici che si prevede rimangano positivi anche nel 2018, seppur in calo (rispettivamente +1,2%, e +2,7%). Il risultato del 2017 è attribuibile anche ad una buona performance dell&#8217;industria veneta, che rimane competitiva e ha registrato un aumento del valore aggiunto del 2,2%. Il Pil procapite in Veneto è stato pari a 32mila 500 euro, contro 28mila 500 euro della media italiana.</p>
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