<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Grande distribuzione &#8211; Accade In Zona</title>
	<atom:link href="https://www.accadeinzona.it/tag/grande-distribuzione/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.accadeinzona.it</link>
	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
	<lastBuildDate>Sun, 30 Jul 2017 09:23:57 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">100502015</site>	<item>
		<title>OGM addio, anche la Grande Distribuzione dice no a prodotti geneticamente modificati</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/07/25/ogm-addio-anche-la-grande-distribuzione-dice-no-prodotti-geneticamente-modificati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 25 Jul 2017 16:50:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Grande distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[Ogm]]></category>
		<category><![CDATA[qualità]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=6513</guid>

					<description><![CDATA[Ogm, no grazie. E se a dirlo sono perfino le catene di supermercati e discount, non certo botteghe bio di quartiere, significa che qualcosa sta davvero cambiando. In Germania il gruppo Lidl ha messo in commercio dal 2015 una serie di alimenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Ogm</strong>, no grazie. E se a dirlo sono perfino le catene di supermercati e discount, non certo botteghe bio di quartiere, significa che qualcosa sta davvero cambiando.</p>
<p>In Germania il gruppo <strong>Lidl</strong> ha messo in commercio dal 2015 una serie di alimenti garantiti con il bollino <em>Ohne Gentechnik</em> (senza Ogm): si è cominciato con la gamma di prodotti lattiero-caseari a marchio Milbona, poi con il pollame fresco e prodotti scelti a base di carne bovina. Pochi giorni fa l’offerta di alimenti liberi da Ogm si è arricchita di un altro tassello, con la decisione di includere anche la carne suina.</p>
<p>Il gigante tedesco la distribuirà da subito in gran parte delle sue filiali bavaresi, sotto il proprio marchio regionale <em>Ein gutes Stueck Bayern</em>. L’obiettivo è arrivare in futuro a estendere su tutta la carne di suino con il marchio regionale di Lidl la dicitura <strong>“privo di Ogm”</strong>.</p>
<p>Lidl è il primo discount ad adottare questa linea, notizia salutare che non può che essere accolta con favore, con l&#8217;augurio che la stessa attenzione venga riservata alla <strong>filiera dell’allevamento</strong>, dai mangimi al benessere animale.</p>
<p>L’accresciuta preoccupazione per la tracciabilità degli alimenti non è comunque isolata nel panorama della distribuzione. Solo lo scorso gennaio il principale concorrente tedesco di Lidl, la catena <strong>Aldi</strong>, ha annunciato di aver <strong>rimosso dagli scaffali</strong> dei suoi punti vendita negli Stati Uniti tutti i prodotti in cui fossero rintracciabili otto diverse categorie di<strong> pesticidi e insetticidi.</strong> Oltre ad ampliare la gamma del biologico con il brand “Never any!” che comprende carni prive di antibiotici, ormoni e additivi e la linea SimplyNature (libera da 125 ingredienti artificiali).</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-51077" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-725x725.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-725x725.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-150x150.jpg 150w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-480x480.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-768x768.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-300x300.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-600x600.jpg 600w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-350x350.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-400x400.jpg 400w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo-500x500.jpg 500w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/07/ogm_gmo.jpg 960w" alt="" width="725" height="725" />Proprio negli Stati Uniti, dove Aldi è presente fin dagli anni Settanta, Lidl ha annunciato di essere pronta a entrare in forze dal 2018, aprendo 100 supermercati nella East Coast.</p>
<p>Chissà che il nuovo capitolo della <strong>concorrenza tra i colossi</strong> non cominci finalmente a giocarsi, anziché sui <strong>ribassi di prezzi</strong> ormai insostenibili per agricoltori e allevatori, su quell’attenzione alla <strong>qualità</strong> e alla provenienza che fasce sempre più ampie di consumatori ormai pretendono (si vedano anche le preoccupazioni legate all’acquisizione da parte di Amazon di <strong>Whole Foods Market</strong>, lo storico canale di vendita dell’<em>organic food </em>in America).</p>
<p>Anche in Germania la sterzata anti <strong>Ogm</strong> appare giustificata da una ben precisa strategia: che si tratti di un mero espediente per ripulire un’immagine non sempre impeccabile o di una più profonda revisione della propria filosofia aziendale, anche i marchi del Big Food fanno i conti con il crescente <strong>potere di chi “vota con la forchetta”</strong>.</p>
<p>Non a caso questo avviene in un Land come la Baviera, che dal 2014 è entrata a far parte delle “Gmo Free farming area”, un network che include 62 territori di nove Paesi europei, tra cui 18 regioni francesi, <strong>13 regioni italiane</strong> e tutti gli Stati dell’Austria.</p>
<p>Il governo locale della Csu sostiene il no alle coltivazioni geneticamente modificate anche in Europa e pare che stia preparando sul tema un’ulteriore stretta. Cosa che senza dubbio non ha lasciato indifferenti i padroni della grande distribuzione.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Fonte: SlowFood)</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6513</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Crescono gli acquisti di vino nella GDO, i consumatori chiedono qualità e territorialità</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/enogastronomia/2017/04/11/crescono-gli-acquisti-vino-nella-gdo-consumatori-chiedono-qualita-territorialita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2017 11:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Grande distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca dell’istituto IRI]]></category>
		<category><![CDATA[vendita vino]]></category>
		<category><![CDATA[vinitaly]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.accadeinzona.it/?p=4694</guid>

					<description><![CDATA[Gli italiani comprano il vino soprattutto nei supermercati: nel 2016 hanno acquistato sugli scaffali 500 milioni di litri, spendendo 1 miliardo e mezzo di euro. E il 60% di questi acquisti è rappresentato dai vini con riferimento territoriale (Docg, Doc, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani comprano il vino soprattutto nei supermercati: nel<strong> 2016</strong> hanno acquistato sugli scaffali <strong>500 milioni di litri</strong>, spendendo<strong> 1 miliardo e mezzo di euro</strong>. E il 60% di questi acquisti è rappresentato dai vini con riferimento territoriale (Docg, Doc, Igt), il comparto che cresce di più: + 2,7% nel 2016 e + 4,9% nel primo bimestre 2017 (a volume).</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4695" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato-300x193.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato.jpg 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Si ricercano sempre più la qualità ed i legami col territorio. <strong>Cantine e insegne della Grande distribuzione</strong> sono pronte a migliorare la collaborazione per soddisfare questa domanda dei consumatori. E’ quanto emerso nella giornata di ieri a Vinitaly, nel corso della 13° tavola rotonda organizzata da Veronafiere sul tema del <strong>vino nella Grande distribuzione</strong> in cui è stata presentata la <strong>ricerca dell’istituto IRI</strong> e una relazione su Brexit e Vino di Alex Canneti, Direttore delle vendite off-trade della Berkmann Wine Cellars di Londra.</p>
<p>La ricerca dell’IRI ha delineato i <strong>cambiamenti in atto</strong> nelle abitudini dei consumatori. Diminuiscono gli acquisti dei bottiglioni da un litro e mezzo, dei vini sfusi, delle damigiane, e dei brik, mentre la <strong>bottiglia da 75cl</strong> è sempre più regina del mercato. I vini fermi sono più richiesti dei vini frizzanti, che probabilmente risentono del boom degli spumanti (+7% nel 2016). Crescono rapidamente anche i vini biologici, una proposta ancora di nicchia nella Grande distribuzione. Cambiamenti influenzati anche dal graduale ricambio generazionale e dal rinnovato interesse dei giovani per il vino. Gli studi IRI sul comportamento dei consumatori nella Grande distribuzione evidenziano che l’86% di essi è propenso a sperimentare nuovi prodotti, si informa sulle novità a scaffale, spesso sui siti web di settore (il 33%).</p>
<p>«Siamo sulla strada giusta, auspicata da tempo – ha detto Cesare Cecchi, Consigliere di Federvini (Chianti Cecchi), nel suo intervento in tavola rotonda – Non dobbiamo assolutamente tradire questa qualità che viene cercata dal consumatore, sarebbe un errore imperdonabile. Le cantine devono continuare a ricercare la qualità del prodotto senza accettare scorciatoie, e i distributori devono incoraggiare la produzione a proseguire su questa strada».</p>
<p>Un rapporto, quello tra produttori e distributori, che è molto migliorato negli ultimi anni, ma è possibile fare di più, come ha ricordato Gabriele Nicotra, Direttore Acquisti Unes Supermercati (Gruppo Finiper): «Persiste da parte di alcune cantine importanti una diffidenza verso la Grande Distribuzione, che evitano una relazione diretta con le insegne distributive pur sapendo che a volte il loro prodotto ci arriva tramite canali non ufficiali. Questo è un peccato, soprattutto per il consumatore che ormai cerca anche i prodotti di pregio sugli scaffali dei supermercati».</p>
<p>Tuttavia l’asse portante della collaborazione tra cantine e insegne distributive è rappresentato dalle imprese medie piuttosto che dalle grandi case vinicole, secondo Eugenio Gamboni, Direttore Commerciale del Gruppo Vegè: «Un asse da consolidare, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, legate da conduzioni famigliari, a volte provenienti da generazioni, con le quali si discute e ci si confronta liberamente, distanti dal mondo molto più complesso della grande industria e delle multinazionali».</p>
<p>Tra le cantine espositrici a Vinitaly è affiorata la preoccupazione sulla incertezza sui mercati britannico e statunitense, un tema affrontato da Alex Canneti della Berkmann Wine Cellars di Londra: «La Brexit è una sfida per le vendite dei vini italiani poiché l’Australia, il Sud Africa e la Nuova Zelanda saranno i primi Paesi a istituire trattati bilaterali con il Regno Unito. L&#8217;unica soluzione a questa minaccia è consentire al Regno Unito un periodo di 10 anni per condividere gli stessi oneri doganali dell’Unione e negoziare un trattato di libero commercio. Quindi tutto dipenderà da come evolverà il negoziato post Brexit tra UK e UE». «Ma le potenzialità per l’export di vino italiano nella Grande distribuzione britannica (le insegne Majestic and Waitrose in primis) sono grandi – ha aggiunto Canneti – non solo per le bollicine, ma anche per il vino rosso. Pensiamo al Cannonau, al Passimento/Amarone, al Chianti Classico, al Veneto Classico e ai morbidi e succosi vini siciliani e pugliesi. Buone anche le prospettive dei nuovi bianchi di tendenza, come il Fiano, il Vermentino, il Pecorino e il Grillo. E non dimentichiamo il successo che si registra da anni delle “fantasy label».</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4694</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
