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	<title>istat &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>All&#8217;asilo c&#8217;è posto solo per un bambino su quattro</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/09/26/allasilo-ce-posto-solo-per-un-bambino-su-quattro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Sep 2019 13:58:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[C’è posto solo per 1 bambino su 4 negli asili nido italiani, il 24% di quelli fino a tre anni d’età contro il parametro del 33% fissato dall’Unione europea per poter conciliare vita familiare e professionale e promuovere la partecipazione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C’è posto solo per 1 bambino su 4 negli <strong>asili nido italiani</strong>, il 24% di quelli fino a tre anni d’età contro il parametro del 33% fissato dall’Unione europea per poter conciliare vita familiare e professionale e promuovere la partecipazione delle donne al mondo del lavoro.</p>
<p>E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop su dati Istat. I servizi di welfare famigliare sono sempre più importanti – spiega Uecoop – e quelli legati all’infanzia hanno ormai un ruolo strategico soprattutto in presenza di due genitori che lavorano entrambi e che non hanno parenti a cui affidare i figli nelle ore di assenza fuori casa. La spesa per gli asili dell’infanzia in Italia – rileva Uecoop – sfiora 1,5 miliardi di euro all’anno con oltre 350mila posti autorizzati su un totale di 1,4 milioni di bambini fra zero e due anni potenziali utenti. E non è un caso che per 6 dipendenti su 10 (59%) al primo posto nella classifica dei benefit aziendali preferiti – spiega Uecoop su dati Ipsos &#8211; ci siano quelli legati alle spese familiari, dall’asilo alla scuola dei figli. Il welfare privato sta diventando sempre più complementare rispetto al pubblico per rispondere a una crescente richiesta di servizi e assistenza – sottolinea Uecoop – che arriva soprattutto da chi non ha possibilità di sfruttare reti familiari di sostegno a cui affidare i figli nelle ore di assenza fuori casa. E se da una parte il 46% dei benefit più desiderati è legato alle spese scolastiche dei figli per tasse e libri di testo c’è un altro 22% che punta su asili nido e baby sitter. Per rispondere a questa domanda di assistenza – sottolinea Uecoop – sono sempre più diffusi nelle grandi aziende anche asili per i figli dei dipendenti oppure iniziative di mini nido con “tate” che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti attrezzati. Servizi che sia nel pubblico che nel privato – conclude Uecoop &#8211; sono spesso realizzati insieme a cooperative in grado di offrire personale già formato e locali adatti.</p>
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		<title>La Brexit non ferma il prosecco. Record storico di bottiglie vendute in Gran Bretagna</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/05/29/la-brexit-non-ferma-il-prosecco-record-storico-di-bottiglie-vendute-in-gran-bretagna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 12:58:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
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		<category><![CDATA[Windsor]]></category>
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					<description><![CDATA[La paura della Brexit fa volare del 18% nel 2019 le esportazioni di Prosecco in Gran Bretagna dove è corsa agli acquisti per fare scorte del prodotto Made in Italy più apprezzato dagli inglesi tradizionali bevitori di birra. E’ quanto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La paura della <strong>Brexit</strong> fa volare del 18% nel 2019 le esportazioni di <strong>Prosecco</strong> in <strong>Gran Bretagna</strong> dove è corsa agli acquisti per fare scorte del prodotto <strong>Made in Italy</strong> più apprezzato dagli inglesi tradizionali bevitori di birra.</p>
<p>E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti dalla quale si evidenzia che non sono mai state stappate cosi tante bottiglie di Prosecco nella patria dei <strong>Windsor</strong> sulla base dei dati <strong>Istat</strong> relativi nel primo bimestre dell’anno.</p>
<p>Un record storico per il prosecco con quasi una bottiglia esportata su tre (35%) che – sottolinea Coldiretti – è stata consumata dagli inglesi e sfida la birra nelle rpeferenze. Il prodotto simbolo del Made in Italy in Gran Bretagna – continua la Coldiretti &#8211; rischia di essere pesantemente colpito dalle barriere tariffare e dalle difficoltà di sdoganamento che potrebbero nascere da una Brexit senza accordo con una maggiore difficoltà per le consegne. Il vino italiano – precisa la Coldiretti &#8211; complessivamente ha fatturato sul mercato inglese quasi 827 milioni di euro nel 2018, spinto dal boom del Prosecco Dop con 348 milioni di euro.  Senza accordo – sostiene la Coldiretti – un grave problema riguarda la tutela giuridica dei prodotti a denominazione di origine che senza protezione europea rischiano di subire la concorrenza sleale dei prodotti di imitazione anche da paesi extracomunitari. Non vanno infatti dimenticati – continua la Coldiretti &#8211; i casi, smascherati in passato, della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino al Barolo e al Valpolicella in polvere dei wine kit venduti in Gran Bretagna.</p>
<p>Il rischio reale è che la Gran Bretagna diventi un porto franco del <strong>falso Made in Italy</strong> con il Prosecco che – conclude la Coldiretti &#8211; guida la classifica dei <strong>vini italiani piu’ taroccati</strong> con le imitazioni diffuse in tutti i continenti dal Meer-secco al Kressecco, dal Semisecco e al Consecco, ma è stata smascherata le vendita anche del Whitesecco e del Crisecco.</p>
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		<title>Crollo delle nascite in Italia. Il 2018 sarà ricordato come il peggiore di sempre</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/04/02/crollo-delle-nascite-in-italia-il-2018-sara-ricordato-come-il-peggiore-di-sempre/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 17:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[crollo nascite]]></category>
		<category><![CDATA[dati]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[nascite]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
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					<description><![CDATA[Storico crollo nascite in Italia nel 2018 che diventa l’anno peggiore di sempre con 9mila neonati in meno rispetto al minimo segnato nel 2017 e un trend negativo che riguarda anche gli stranieri. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Storico <strong>crollo nascite</strong> in Italia nel 2018 che diventa l’<strong>anno peggiore di sempre</strong> con 9mila neonati in meno rispetto al minimo segnato nel 2017 e un trend negativo che riguarda anche gli stranieri. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sugli ultimi dati demografici Istat in relazione all’annuncio del vice premier Di Maio che contro la denatalità nel Def saranno inserite misure di aiuto alle famiglie sul modello francese con 50% sconto sui pannolini, 50% sulle spese per la baby sitter e un coefficiente famigliare che abbatte l&#8217;Irpef a seconda del numero dei figli.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Con appena <strong>449mila nuovi nati</strong> nel 2018 – sottolinea Uecoop – la situazione demografica italiana è influenzata da cambiamenti sociali, ritmi quotidiani sempre più frenetici, spese crescenti per asili, istruzione e tempo libero, oltre alla tendenza a fare figli dopo i 40 anni accorciando il tempo biologico per la procreazione. E se una volta era il sud a guidare le nascite con le famiglie più numerose – evidenzia Uecoop – adesso la “linea della culla” si è spostata sempre più a nord con il record della provincia di Bolzano che è l’area più prolifica del Paese con 1,76 figli per donna contro 1,32 della media nazionale, seguita dalla provincia di Trento con 1,50, dalla Lombardia con 1,38, dall’Emilia Romagna con 1,37 e dal Veneto con 1,36 figli per donna mentre nelle regioni del Mezzogiorno ci si ferma a 1,29 e precipita a 1,16 in Basilicata, a 1,13 in Molise e a 1,06 in Sardegna. Nelle aree dove il welfare è più sviluppato – sottolinea Uecoop – le famiglie fanno più figli perché sono più sicure rispetto al futuro, sanno di poter contare su servizi pubblici e privati dedicati non solo ai figli ma anche agli anziani considerato l’aumento della speranza di vita che per gli uomini sfiora ormai gli 81 anni (80,8) mentre per le donne supera gli 85 (85,2).</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Si tratta di un contesto sociale dove il welfare pubblico e privato deve affrontare una doppia sfida: da una parte asili e scuole per i figli e dall’altra assistenza domiciliare o in residenze specializzate per gli anziani con il mondo cooperativo socio assistenziale che ogni anno segue oltre 7 milioni di famiglie grazie a 355mila addetti sul territorio nazionale. E mentre le spese crescono non è un caso che – rileva Uecoop su dati Eurispes &#8211; proprio 7 genitori su 10 si augurino che i figli una volta cresciuti si impegnino subito nel mondo del lavoro con un picco di oltre l’85% in Sicilia e Sardegna mentre nel nord ovest dell’Italia il 72,1% si aspetta che il figlio o la figlia resti in famiglia in attesa di trovare una sistemazione in linea con le proprie aspirazioni. Ma con una disoccupazione giovanile che in Italia raggiunge il 31,9% – conclude Uecoop &#8211;  quella di restare a casa senza potersi creare una propria famiglia sembra essere sempre più spesso quasi una scelta obbligata.</p>
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		<title>2018 anno record per la ristorazione italiana: consumi ai massimi storici</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/enogastronomia/2019/03/13/2018-anno-record-per-la-ristorazione-italiana-consumi-ai-massimi-storici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Mar 2019 14:59:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Ferrari]]></category>
		<category><![CDATA[Movimprese]]></category>
		<category><![CDATA[ristorazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 2018 è stato l&#8217;anno dei record per la ristorazione italiana: consumi nei ristoranti ai massimi storici con 85 miliardi spesi, attività registrate nelle Camere di Commercio 392.134, di cui 337.172 attive, ma il saldo tra quelle avviate nel 2018 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Il 2018 è stato l&#8217;anno dei record per la ristorazione italiana: consumi nei ristoranti ai massimi storici con <strong>85 miliardi spesi</strong>, attività registrate nelle <strong>Camere di Commercio</strong> 392.134, di cui 337.172 attive, ma il saldo tra quelle avviate nel 2018 (13.629) e quelle cessate (26.073) è di -12.444, il più corposo di sempre. E&#8217; stato anche l&#8217;anno che ha confermato la crescita dei ristoranti etnici e del food delivery.</p>
<p>Sono alcuni dei fenomeni fotografati dal &#8216;Rapporto RistoratoreTop 2019&#8217;, presentato a Rimini di fronte a 400 imprenditori del settore. Il rapporto, prodotto dal neonato Osservatorio Ristorazione, racconta lo status socio-economico, le abitudini di consumo, gli impatti della tecnologia e le nuove tendenze nel mondo della ristorazione nel 2018, elaborando dati provenienti da diverse fonti, tra le quali Fipe, Movimprese, Infocamere, Istat, Censis e Coldiretti. Dall&#8217;analisi dei numeri di Movimprese, l&#8217;indice della nati-mortalità delle imprese di Unioncamere, emerge anche su scala locale il trend negativo nel rapporto tra attività avviate e cessate nel 2018: a Milano si registra un saldo di -477, il più alto degli ultimi 10 anni; a Roma di -922, meglio del 2015 (-951) e del 2017 (-941) ma più del doppio rispetto al 2009 (-435); a Napoli -392, il peggiore dal 2010 dopo un 2009 di saldo positivo.</p>
<p>Complessivamente, dal 2009 al 2018 si registra un differenziale di -100.977. &#8220;In realtà, il numero di ristoranti risulta in crescita, arrivando nel 2018 ai massimi storici &#8211; spiega<strong> Lorenzo Ferrari</strong>, presidente dell&#8217;Osservatorio Ristorazione &#8211; ciò dipende da un aspetto finora ignorato nelle analisi di settore: le variazioni di codice Ateco, come i bar che diventano tavole calde, le macellerie che aggiungono la cucina, i concept store che uniscono la somministrazione di cibi e bevande ad attività commerciali completamente diverse. Insomma, tutti, oggi, vogliono fare da mangiare, complice anche la spinta mediatica che vede protagonisti i ristoranti stellati e i relativi chef. E&#8217; interessante constatare come queste realtà, 367 in Italia, ovvero lo 0,1% del totale dei ristoranti, abbiano però un impatto economico irrisorio. Abbiamo stimato un fatturato annuo degli stellati pari a 284.380.000 di euro, lo 0,33% degli 85 miliardi complessivi&#8221;.</p>
<p>Tra le realtà in forte espansione in Italia che stanno <strong>influendo</strong> sulle abitudini di consumo, compaiono anche le<strong> catene e i ristoranti etnici</strong>. Rispetto alle prime, il Rapporto stima che il numero di locali facenti parte di catene si attesti attorno alle 5.500 unità, ovvero l&#8217;1,63% del totale dei locali, con un fatturato medio annuo per singolo ristorante di 730.000 euro e un ammontare complessivo di 4.015.000.000, il 4,72% del totale del settore. La ristorazione etnica ha visto crescere del 40% le attività negli ultimi 5 anni e alla fine del 2017 i locali che servivano cibi esotici erano 22.608, il 6,78% del totale, con 667.735 impiegati.</p>
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		<title>Mattone in ripresa, nel Nord-Est le compravendite registrano un +9,3%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/09/mattone-in-ripresa-nel-nord-est-le-compravendite-registrano-un-93/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Oct 2018 08:15:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia delle Entrate]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[nord est]]></category>
		<category><![CDATA[patrimonio immobiliare]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa del mattone]]></category>
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					<description><![CDATA[Bene la ripresa del mattone che nel Nord-Est torna a crescere del +9,3% a fronte di una comunque buona media nazionale di +5,6% per le compravendite nel secondo trimestre del 2018 dopo la flessione dello scorso anno. Il Nord-Est è [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Bene la <strong>ripresa del mattone</strong> che nel <strong>Nord-Est</strong> torna a crescere del +9,3% a fronte di una comunque buona media nazionale di +5,6% per le compravendite nel <strong>secondo trimestre del 2018</strong> dopo la flessione dello scorso anno.</p>
<p>Il Nord-Est è l’area territoriale in cui si è registrato il maggior aumento delle compravendite rispetto al medesimo trimestre dello scorso anno. E’ quanto afferma Uecoop Veneto su dati <strong>Agenzia delle Entrate</strong> in relazione all’ultimo report<strong> Istat</strong> sull&#8217;indice dei prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento che aumenta dello 0,8% a livello nazionale trascinato in territorio positivo soprattutto dal valore delle nuove costruzioni ma frenato dal calo delle quotazioni di quelle esistenti. Il<strong> patrimonio immobiliare</strong> italiano – spiega Uecoop Veneto – è caratterizzato da un alto grado di obsolescenza che impone un grande piano nazionale di ristrutturazione anche a livello antisismico in grado di rilanciare al tempo stesso un settore delle costruzioni in cui la ripresa è ancora troppo lenta considerato che la crisi in Italia è costata la perdita di 1 posto di lavoro su 3 negli ultimi sette anni nel comparto edilizio cooperativo con un calo a livello nazionale del 33,4% dell’occupazione.</p>
<p>Nonostante quasi <strong>90 miliardi di euro</strong> investiti dalle famiglie italiane nel mattone nel solo 2017 – spiega Uecoop Veneto – il settore edilizio che non è ancora tornato ai livelli precedenti alla crisi del 2008/2009 e dalla quale non si è ancora risollevato visto che solo nelle cooperative di costruzione sono stati persi oltre 18mila addetti. Una strage occupazionale – sottolinea Uecoop Veneto – a fronte della quale è urgente intervenire a sostegno del settore con misure che favoriscano il recupero strutturale ed energetico degli edifici esistenti oltre alla realizzazione di nuove costruzioni di qualità, comprese – conclude Uecoop Veneto &#8211; quelle di edilizia pubblica.</p>
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		<title>Addio al censimento decennale Istat, al via quello permanente. Coinvolte 2300 famiglie di Vicenza</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/04/addio-al-censimento-decennale-istat-al-via-quello-permanente-coinvolte-2300-famiglie-di-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Oct 2018 15:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[censimento]]></category>
		<category><![CDATA[comune di vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[famiglie]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[task force]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;Istat (Istituto nazionale di statistica) ha detto addio al censimento decennale. Da questo mese prende infatti il via in tutta Italia il primo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, rilevato annualmente per fornire informazioni tempestive alle istituzioni, utili a [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_11842" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-11842" class="wp-image-11842 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron-300x225.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron-768x576.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron-1024x768.jpg 1024w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron-1320x990.jpg 1320w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/10/Matteo-Celebron.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-11842" class="wp-caption-text"><em>L&#8217;Assessore Matteo Celebron alla presentazione</em></p></div>
<p>L&#8217;Istat (Istituto nazionale di statistica) ha detto addio al censimento decennale. Da questo mese prende infatti il via in tutta Italia il primo censimento permanente della popolazione e delle abitazioni, rilevato annualmente per fornire informazioni tempestive alle istituzioni, utili a comprendere l&#8217;evoluzione del Paese e programmare e gestire più efficacemente i servizi sul territorio.</p>
<p>“Anche il Comune di Vicenza, dopo aver fatto parte per due anni degli enti sperimentatori del nuovo censimento – ha annunciato oggi l&#8217;assessore con delega all&#8217;ufficio statistica <strong>Matteo Celebron</strong> &#8211; ha messo in campo una task force che seguirà tutte le fasi della rilevazione. Poiché per una parte dell&#8217;indagine sarà necessario utilizzare 16 rilevatori che visiteranno porta a porta un campione di circa 900 famiglie, abbiamo attivato anche tutte le modalità in nostro possesso per dare la doverosa tranquillità a chi dovrà farli entrare in casa, a partire dalla possibilità di telefonare al comando di polizia locale o all&#8217;ufficio relazioni con il pubblico per verificare le generalità di chi suona al campanello”.</p>
<p>Nel 2011, quando fu realizzato l&#8217;ultimo censimento decennale, furono tutte le quasi 50 mila le famiglie residenti nel Comune di Vicenza ad essere raggiunte per la compilazione del questionario.</p>
<p>Il nuovo censimento permanente che parte adesso coinvolgerà invece solo <strong>un campione di circa 2300 famiglie</strong>, divise in due gruppi di circa 900 e 1414 nuclei, coinvolti in due differenti indagini.</p>
<p><strong>Dal 13 ottobre all&#8217;11 novembre un primo campione di circa 900 famiglie</strong>(corrispondenti a 179 indirizzi) saranno intervistate da uno dei 16 rilevatori assunti con incarico di prestazione di lavoro autonomo occasionale dal Comune di Vicenza dopo averli selezionati dall&#8217;apposito albo comunale.</p>
<p>Questo campione servirà a rilevare informazioni utili al calcolo della popolazione comunale.</p>
<p>Per ragioni statistiche i rilevatori dovranno necessariamente recarsi “porta a porta” ad intervistare questi nuclei familiari.</p>
<p>Già questa settimana nelle cassette della posta e negli androni dei condomini degli interessati, i rilevatori stanno lasciando una lettera che preannuncia la visita.</p>
<p>Inoltre, in caso di assenza o di non disponibilità all&#8217;intervista, essi lasceranno un cartoncino con il proprio nome e numero di telefono, e con i contatti del Comune e dell&#8217;Istat, per fissare un nuovo appuntamento o chiedere eventuali delucidazioni.</p>
<p>Non solo: i rilevatori che si presenteranno alla porta dovranno esibire il tesserino di riconoscimento Istat vidimato dal Comune e, se richiesto, anche un documento d&#8217;identità. Per maggior tranquillità delle persone selezionate, nome e cognome dei 16 rilevatori sono stati depositati all&#8217;ufficio statistica, al comando della polizia locale e all’urp (ufficio relazioni con il pubblico), a cui i cittadini interessati potranno rivolgersi per una verifica prima di accoglierli in casa.</p>
<p><strong>Un secondo campione composto da 1414 famiglie</strong> sta invece ricevendo in questi giorni dall&#8217;Istat una lettera con richiesta di compilare un questionario online finalizzato alla raccolta di informazioni sulle variabili socio-economiche relative a famiglie, individui, abitazioni occupate ed edifici.</p>
<p>Il questionario andrà compilato online <strong>dall&#8217;8 ottobre al 20 dicembre</strong>, accedendo ad un&#8217;area riservata sul sito www.istat.it secondo modalità e credenziali indicate nella lettera ricevuta per posta dagli interessati.</p>
<p>Sarà anche possibile contattare l&#8217;ufficio statistica per comunicare al telefono le risposte al questionario o per concordare un appuntamento e recarsi in Comune per rilasciare l&#8217;intervista.</p>
<p><strong>Dopo l&#8217;8 novembre</strong> è prevista anche l&#8217;eventuale visita di un rilevatore “porta a porta” per la compilazione assistita.</p>
<p>Anche in questo caso i rilevatori dovranno esibire il tesserino di riconoscimento Istat vidimato dal Comune e, se richiesto, anche documento identificativo. Inoltre i cittadini potranno chiamare ufficio statistica, comando di polizia locale o urp dove sono stati depositati i nominativi dei rilevatori.</p>
<p>Nel raccomandare, in caso di dubbio, di verificare attraverso le modalità indicate l&#8217;identità di chi si presenta alla porta e nel sottolineare che l&#8217;intervista non prevede alcun esborso di denaro o consegna di materiale, l&#8217;amministrazione ricorda che i cittadini inseriti nel campione del censimento hanno l&#8217;obbligo di rispondere e che è prevista una sanzione da 206,58 euro a 2.065,83 euro in caso di rifiuto a rispondere o nel caso vengano fornite consapevolmente informazioni errate o incomplete.</p>
<p>I dati raccolti sono tutelati dal segreto statistico, sono diffusi solo in forma aggregata e utilizzati solo per fini istituzionali e statistici; i dati personali sono tutelati dal codice in materia di protezione dei dati personali in ogni fase della rilevazione, dalla raccolta alla diffusione dei dati.</p>
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		<item>
		<title>Oltre 500 furti in appartamento ogni giorno, boom di contromisure</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/08/18/oltre-500-furti-in-appartamento-ogni-giorno-boom-di-contromisure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Aug 2018 16:35:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Bes]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[furti in appartamento]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[ladri]]></category>
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					<description><![CDATA[In Italia, in media, ogni giorno più di 500 appartamenti vengono svaligiati dai ladri. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop sugli ultimi dati Istat relativi alla sicurezza e al crimine in Italia. L’estate con la settimana [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">In Italia, in media, ogni giorno più di <strong>500 appartamenti</strong> vengono svaligiati dai <strong>ladri</strong>. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative Uecoop sugli ultimi dati Istat relativi alla sicurezza e al crimine in Italia.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’estate con la settimana di Ferragosto e quella successiva, quando le città si svuotano – sottolinea Uecoop – è un periodo a rischio e per proteggere le abitazioni ci si affida a diverse soluzioni, dalle porte blindate alle inferriate, dai vetri anti sfondamento agli impianti di allarme collegati alle forze dell’ordine fino ai servizi di vigilanza privata che, nel mondo delle cooperative, hanno registrato un balzo dell’11% nel quinquennio. Anche perché, nonostante i colpi siano in diminuzione, la paura di subire un furto in casa – evidenzia Uecoop &#8211; riguarda il 60% degli italiani a fronte di oltre un milione di razzie fra il 2012 e il 2016.</p>
<p style="font-weight: 400;">E nella <strong>top ten</strong> delle <strong>regioni più colpite</strong>, secondo il <strong>Bes</strong> 2017 dell’<strong>Istat</strong>, troviamo al primo posto per incidenza l’Emilia Romagna con 30 furti ogni mille famiglie, seguita dalla Lombardia con 20,7 e terze a “pari merito” Toscana e Abruzzo con 19,8. Poco sotto c’è il Piemonte con 19,6 seguito da Marche con 19,4, Abruzzo con 18, <strong>Veneto con 17,3</strong>, Liguria con 16,8 e Puglia con 16,3 colpi ogni mille abitazioni. L’orario più a rischio è fra le 18 e le 21, seguito dalla fascia tra le 9 e il 12 del mattino e da quella tra le 15 e le 18 secondo una ricerca Transcrime. Avere la casa svaligiata dai ladri – conclude Uecoop – è fra le esperienze più traumatiche che si possano vivere e rischia di azzerare l’effetto benefico della vacanza, mentre quasi mai si arriva a individuare i responsabili e a recuperare un bottino che ha spesso più un valore personale che economico.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>LA CLASSIFICA DELLE REGIONI PIÙ “DERUBATE”</em></strong></p>
<table style="font-weight: 400;">
<tbody>
<tr>
<td width="147"><strong>PODIO</strong></td>
<td width="454"><strong>REGIONE</strong></td>
<td width="435"><strong>FURTI per 1000 famiglie</strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="147">1°</td>
<td width="454">Emilia Romagna</td>
<td width="435">30,1</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">2°</td>
<td width="454">Lombardia</td>
<td width="435">20,7</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">3°</td>
<td width="454">Toscana &#8211; Umbria</td>
<td width="435">19,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">4°</td>
<td width="454">Piemonte</td>
<td width="435">19,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">5°</td>
<td width="454">Marche</td>
<td width="435">19,4</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">6°</td>
<td width="454">Abruzzo</td>
<td width="435">18</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">7°</td>
<td width="454">Veneto</td>
<td width="435">17,3</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">8°</td>
<td width="454">Liguria</td>
<td width="435">16,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">9°</td>
<td width="454">Puglia</td>
<td width="435">16,3</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">10°</td>
<td width="454">Sicilia</td>
<td width="435">12,6</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">11°</td>
<td width="454">Friuli Venezia Giulia</td>
<td width="435">12,4</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">12°</td>
<td width="454">Lazio</td>
<td width="435">11,8</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">13°</td>
<td width="454">Molise &#8211; Trentino A. Adige</td>
<td width="435">11,3</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">14°</td>
<td width="454">Valle d’Aosta</td>
<td width="435">11,1</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">15°</td>
<td width="454">Campania &#8211; Calabria</td>
<td width="435">9,4</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">16°</td>
<td width="454">Sardegna</td>
<td width="435">8,1</td>
</tr>
<tr>
<td width="147">17°</td>
<td width="454">Basilicata</td>
<td width="435">4,8</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p style="font-weight: 400;"><strong><em>Fonte: Elaborazione Uecoop su dati Bes Istat 2017</em></strong></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Dati Istat, il Pil del Veneto cresce dell&#8217;1,7%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2018/04/20/dati-istat-il-pil-del-veneto-cresce-dell17/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 14:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Pil veneto nel 2017 è stimato in crescita dell&#8217;1,7%, un tasso leggermente superiore alla media nazionale dell&#8217;1,5%. Lo riporta il Bollettino socio-economico regionale, in base all&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio statistico del Veneto su dati Istat. La domanda interna si sta muovendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Pil veneto nel 2017 è stimato in crescita dell&#8217;1,7%, un tasso leggermente superiore alla media nazionale dell&#8217;1,5%. Lo riporta il Bollettino socio-economico regionale, in base all&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio statistico del Veneto su dati Istat. La domanda interna si sta muovendo dalla situazione di ristagno degli anni post crisi: i consumi delle famiglie salgono dell&#8217;1,5% e per gli investimenti si stima un rialzo del 3,7%. Il risultato del 2017 &#8211; precisa il bollettino &#8211; è attribuibile a una buona performance dell&#8217;industria veneta, che rimane competitiva e registra un aumento del valore aggiunto del 2,2%, a una buona crescita dei servizi (+1,6%) e alla ripresa del settore edilizio (+2,1%). Nelle previsioni del 2018 la ripresa dovrebbe proseguire con una variazione del +1,7%. (ANSA)</p>
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		<title>L&#8217;inflazione frena a febbraio. Confcommercio: &#8220;Pericolosa debolezza dei consumi&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/20/linflazione-frena-a-febbraio-confcommercio-pericolosa-debolezza-dei-consumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Mar 2018 16:42:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[inflazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
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					<description><![CDATA[Resta ferma l&#8217;inflazione a febbraio. Secondo le stime definitive dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e aumenta dello 0,5% su base annua (da +0,9% [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Resta ferma<strong> l&#8217;inflazione</strong> a febbraio. Secondo le stime definitive dell&#8217;Istat, l&#8217;indice nazionale dei prezzi al consumo per l&#8217;intera collettività (Nic), al lordo dei tabacchi, registra una variazione nulla su base mensile e <strong>aumenta dello 0,5% su base annua</strong> (da +0,9% di gennaio). La stima preliminare era <strong>+0,6%</strong>.  La frenata dell&#8217;inflazione &#8211; spiega l&#8217;Istat &#8211; si deve prevalentemente all&#8217;inversione di tendenza dei prezzi degli alimentari non lavorati (-3,2% da +0,4% di gennaio), cui si aggiunge il rallentamento della crescita dei prezzi sia degli alimentari lavorati (+1,3% da +2,1%) sia dei Beni energetici regolamentati (+5,3% da +6,4%).</p>
<p><strong>L&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio </strong>ha commentato così i dati: &#8220;La revisione porta a zero la dinamica congiunturale dei prezzi a febbraio, un dato troppo basso che tradisce una pericolosa debolezza dei consumi. La disaggregazione territoriale della variazione dei prezzi &#8211; continua la nota &#8211; indica, rispetto a 12 mesi fa, un&#8217;inflazione moderata al Nord, ma quasi nulla al Sud, a testimonianza che la fase di ripresa è ancora particolarmente fragile in alcune regioni del Paese. In questo quadro le prolungate incertezze sul possibile incremento dell&#8217;Iva per 12,5 miliardi di euro a partire dal prossimo mese di gennaio non aiuteranno la fiducia di famiglie e imprese&#8221;.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Istat, a novembre 65 mila lavoratori in più rispetto al mese precedente</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/01/10/istat-novembre-65-mila-lavoratori-piu-rispetto-al-mese-precedente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 09:30:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[dati in crescita]]></category>
		<category><![CDATA[dipendenti]]></category>
		<category><![CDATA[disocupazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[occupati]]></category>
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					<description><![CDATA[A novembre 2017 la stima degli occupati torna a crescere (+0,3% rispetto a ottobre, pari a +65 mila). Il tasso di occupazione sale al 58,4% (+0,2 punti percentuali). La crescita dell&#8217;occupazione nell’ultimo mese interessa entrambe le componenti di genere e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A novembre 2017 la stima degli<strong> occupati torna a crescere</strong> (+0,3% rispetto a ottobre, pari a +65 mila). Il tasso di occupazione sale al 58,4% (+0,2 punti percentuali).</p>
<p>La crescita dell&#8217;occupazione nell’ultimo mese interessa entrambe le componenti di genere e tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49enni. Risultano in aumento i dipendenti, sia permanenti sia, in misura maggiore, a tempo determinato, mentre sono in lieve calo gli indipendenti.</p>
<p>Nel periodo settembre-novembre si registra una crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,4%, +83 mila) che interessa donne e uomini e si concentra soprattutto tra gli over 50, in misura più lieve anche tra i 1<strong>5-24enni</strong>, a fronte di un calo tra i <strong>25-49enni</strong>. L&#8217;aumento è determinato esclusivamente dai dipendenti a termine, mentre calano i permanenti e rimangono stabili gli indipendenti.</p>
<p>La stima delle persone in cerca di occupazione a novembre diminuisce per il quarto mese consecutivo<br />
(-0,6%, -18 mila). La diminuzione della disoccupazione interessa donne e uomini e si concentra nelle classi di età più giovani mentre si osserva un aumento tra gli <strong>over 35</strong>. Il tasso di disoccupazione si attesta all’11,0%, (-0,1 punti percentuali rispetto a ottobre), mentre quello giovanile cala al 32,7% (-1,3 punti).</p>
<p>Dopo la diminuzione del mese scorso, a novembre la stima degli inattivi tra i <strong>15 e i 64</strong> anni è ancora in calo (-0,5%, pari a -61 mila). La diminuzione interessa sia le donne sia gli uomini e si concentra tra gli over 50 e i 15-24enni, mentre si osserva un aumento nelle classi di età centrali tra <strong>25 e 49</strong> anni. Il tasso di inattività cala al 34,3% (-0,1 punti percentuali).</p>
<p>Nel trimestre settembre-novembre, rispetto ai tre mesi precedenti, alla crescita degli occupati si accompagna il calo dei disoccupati (-1,4%, -40 mila) e degli inattivi (-0,3%, -43 mila).</p>
<p>Su base annua si conferma l&#8217;<strong>aumento degli occupati</strong> (+1,5%, +345 mila) che riguarda donne e uomini. La crescita si concentra tra i lavoratori dipendenti (+497 mila, di cui +450 mila a termine e +48 mila permanenti), mentre calano gli indipendenti (-152 mila). In valori assoluti aumentano soprattutto gli occupati ultracinquantenni (+396 mila) ma anche i 15-34enni (+110 mila), mentre calano i 35-49enni (-161 mila). Nello stesso periodo diminuiscono sia i disoccupati (-7,8%, -243 mila) sia gli inattivi (-1,3%,<br />
-173 mila).</p>
<p>Al netto dell&#8217;effetto della componente demografica tuttavia, su base annua cresce l&#8217;incidenza degli occupati sulla popolazione in tutte le classi di età.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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