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	<title>Istituto Superiore di Sanità &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Pfas, sulle cure con plasmaferesi scontro tra Regione e ministro Lorenzin</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/12/14/pfas-sulle-cure-plasmaferesi-scontro-regione-ministro-lorenzin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2017 11:51:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Beatrice Lorenzin]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[plasmaferesi]]></category>
		<category><![CDATA[regione veneto]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è scagliata ieri contro l&#8217;uso della plasmaferesi come mezzo per ridurre la presenza dei Pfas nel sangue delle persone residenti nell&#8217;area contaminata dalle sostanze perfluoro-alchiliche. Il ministro si è espresso nel corso del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro della Salute Beatrice Lorenzin si è scagliata ieri contro l&#8217;uso della plasmaferesi come mezzo per ridurre la presenza dei Pfas nel sangue delle persone residenti nell&#8217;area contaminata dalle sostanze perfluoro-alchiliche.</p>
<div class="teads-inread xs-screen">
<div>
<div id="teads0" class="teads-player">Il ministro si è espresso nel corso del question-time svoltosi ieri pomeriggio alla Camera. «La plasmaferesi è una terapia fortemente invasiva e la Regione Veneto prima di sottoporre le persone a questo trattamento per agire contro gli agenti inquinanti chimici Pfas e Pfoa trovati nel sangue dei cittadini, avrebbe dovuto procedere ad una preventiva sperimentazione, in particolare nei confronti dei bambini e degli adolescenti, maggiormente esposti a possibili conseguenze dannose per la salute», ha detto il ministro. Lorenzin ha aggiunto che «non risultano evidenze scientifiche né specifiche raccomandazioni sulla possibilità di rimuovere Pfas e Pfoa attraverso l’uso della plasmaferesi. Anzi, le più recenti linee guida non includono questi contaminanti tra gli agenti inquinanti che possono essere rimossi con questa tecnica. Il ricorso alla plasmaferesi è fortemente sconsigliato proprio in quelle situazioni in cui si registra una specifica tipologia di inquinamento ambientale».</div>
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</div>
<p>Sulla procedure di plasmaferesi offerte in Veneto alle persone coinvolte nell’inquinamento da Pfas la Regione ha precisato che «il Ministero e l’Istituto Superiore di sanità sono stati informati dal 4 luglio, senza comunicare contrarietà». La Direzione Regionale Sanità del Veneto, in una nota, precisa che «nessuno, fino a oggi, ha segnalato alcuna controindicazione né la necessità di una sperimentazione preventiva». «La procedura &#8211; aggiunge &#8211; è  stata avallata dagli esperti della sanità regionale con valutazioni favorevoli e scientificamente documentate, pressochè opposte rispetto a quelle esternate oggi dal Ministro, nonché autorizzata dal Comitato Etico Regionale del Veneto». La Direzione sanitaria del Veneto sottolinea che «la plasmaferesi offerta ai cittadini con i maggiori tassi di inquinamento del sangue è già stata eseguita su 106 pazienti adulti (nessun bambino o adolescente) che l’hanno richiesta, con ottimi esiti di diminuzione della presenza di Pfas e senza che si sia verificato alcun effetto collaterale».</p>
<p>Anche il Centro Nazionale Sangue &#8211; Istituto Superiore di Sanità è intervenuto sul tema, sottolineando che non ci sono consolidate evidenze scientifiche sull’uso della plasmaferesi per la rimozione dei Pfas dal sangue. «L’uso della tecnica, che si ricorda è invasiva, è da considerarsi sperimentale e al momento non è supportata da adeguate evidenze scientifiche».</p>
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		<title>Pfas, nessun pericolo per gli alimenti secondo l&#8217;Istituto Superiore di Sanità</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/alimentazione/2017/11/16/pfas-nessun-pericolo-gli-alimenti-secondo-listituto-superiore-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 16:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Arpav]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Luca Coletto]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
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					<description><![CDATA[Pfas, nessun pericolo per gli alimenti analizzati. Lo dice l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, dopo aver presentato oggi a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio. “La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pfas, nessun pericolo per gli alimenti analizzati. Lo dice l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, dopo aver presentato oggi a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio.</p>
<p>“La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto agli attuali TDI (limiti cautelativi per l’esposizione cronica ndr.) stabiliti da EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma ndr.) non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare. Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso (sulle persone ndr.) saranno disponibili”.</p>
<p>E’ questo il passaggio chiave delle conclusioni a cui è giunto il Piano di Monitoraggio degli Alimenti in Relazione alla Contaminazione da Sostanze Perfluoroalchiliche (PFAS) in Alcuni Ambiti della Regione del Veneto, realizzato e valutato dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con la Regione, e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Arpav, presentato oggi dai tecnici dell’ISS Umberto Agrimi e Paolo Stacchini, alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Luca Coletto e dei tecnici regionali dei settori sanità, ambiente e agricoltura.</p>
<p>“L’ISS e tutti i tecnici che hanno prodotto questo imponente studio – ha detto Coletto – hanno fatto un grande lavoro, dotato di rigore scientifico, una metodicità approfondita, e applicata a quello che, è bene ricordare, è il primo caso in Italia nel quale si affronta a 360 gradi la complessissima questione. Gli esiti sono tranquillizzanti – ha commentato – e fanno giustizia degli allarmismi e di qualche fake news che hanno accompagnato l’intera vicenda. La Regione ha affrontato tutto con impegno e trasparenza sin dal primo giorno – ha tenuto a sottolineare – ha fatto investimenti cospicui sulla prevenzione, sulla salute, sugli interventi di filtraggio negli acquedotti, sull’intero aspetto ambientale. Sinora abbiamo utilizzato sole risorse regionali – ha detto – ma proprio oggi ho ricevuto dal Ministero della Salute la notizia di un primo stanziamento di due milioni di euro per la parte delle attività sanitarie. Non è molto, ma è già qualcosa”.</p>
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<p>Nel corso della presentazione è stata ufficializzata la notizia che, sulla base dei risultati della ricerca, il Presidente della Regione del Veneto ha emesso un’ordinanza nella quale viene vietato il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali in tutti i 21 Comuni della cosiddetta “zona rossa”. Il divieto è in vigore dal 10 novembre e lo resterà per un anno.</p>
<div id="stcpDiv">Nel pomeriggio la notizia della conferenza stampa ha provocato il commento del Consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni e della collega della lista AMP Cristina Guarda, entrambi componenti della Commissione Pfas: “È grave che gli assessori della Giunta Zaia presentino ai giornalisti gli esiti del monitoraggio sui Pfas prima ancora che alla Commissione d’inchiesta. È sacrosanto rendere noto lo studio ai media e ai cittadini ma questa è una scorrettezza istituzionale, l’ennesima nei confronti del Consiglio. Auspichiamo una presa di posizione forte da parte dell’Ufficio di presidenza della Commissione Pfas che con l’episodio di oggi viene esautorata da uno dei suoi compiti”.</div>
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		<title>Ludopatia, anche Thiene aderisce all’indagine nazionale per conoscere le dimensioni del fenomeno in Italia</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/07/26/ludopatia-anche-thiene-aderisce-allindagine-nazionale-conoscere-le-dimensioni-del-fenomeno-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 19:33:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Thiene]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Nazionale Dipendenze e Doping]]></category>
		<category><![CDATA[comune di thiene]]></category>
		<category><![CDATA[indagine nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[ludopatia]]></category>
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					<description><![CDATA[L’Amministrazione Comunale di Thiene, come molte altre della provincia,  ha aderito all’indagine nazionale che sarà effettuata dal Centro Nazionale Dipendenze e Doping dell’Istituto Superiore di Sanità per acquisire conoscenze sulla dimensione del gioco d’azzardo in Italia e sull’impatto del fenomeno [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Amministrazione Comunale di Thiene, come molte altre della provincia,  ha aderito all’indagine nazionale che sarà effettuata dal <strong>Centro Nazionale Dipendenze e Doping</strong> dell’<strong>Istituto Superiore di Sanità</strong> per acquisire conoscenze sulla dimensione del gioco d’azzardo in Italia e sull’impatto del fenomeno sulla salute pubblica.</p>
<p>Lo studio interesserà un campione rappresentativo di <strong>218 Comuni italiani</strong> con il coinvolgimento di<br />
circa <strong>12 mila residenti</strong>, tra maggiorenni e studenti minorenni (età 14-17 anni), scelti in modo<br />
casuale e sarà effettuato da luglio 2017 a gennaio 2018.<br />
Il sistema di registrazione su computer delle informazioni raccolte durante le interviste è strutturato<br />
in modo da garantire in modo assoluto la protezione dei dati in accordo con la normativa vigente<br />
per la tutela della privacy. In questo modo, nell’archivio finale dei dati, non sarà possibile in alcun<br />
modo risalire all’identità del singolo rispondente.</p>
<p>A Thiene gli intervistati <strong>saranno 62</strong>. Riceveranno una lettera di invito a partecipare al progetto con<br />
sufficiente anticipo, in modo da poter realizzare l’intervista al proprio domicilio da parte del<br />
personale accreditato ed appositamente formato. Per una maggior tutela dei cittadini coinvolti<br />
nello studio, il nominativo dell’operatore incaricato della rilevazione sarà comunicato al <strong>Comando</strong><br />
<strong>di Polizia Locale.</strong><br />
L’Amministrazione Comunale, dal canto suo, oltre a patrocinare l’iniziativa in ambito comunale,<br />
metterà a disposizione una sala del Municipio per realizzare le interviste a quei cittadini contattati<br />
che preferiscono una sede esterna al proprio domicilio.<br />
Una sintesi dei risultati dello studio sarà pubblicato nel sito dell’Istituto Superiore di Sanità a<br />
conclusione dell’indagine.</p>
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		<title>Pfas, Istituto Superiore di Sanità: più colpiti i residenti in zone agricole</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/19/pfas-istituto-superiore-sanita-piu-colpiti-residenti-zone-agricole/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 15:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Pfoa]]></category>
		<category><![CDATA[regione veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra gli allevatori e le popolazioni residenti in zone agricole l&#8217;esposizione a PFOA risulta molto più elevata rispetto al resto della popolazione veneta, sia delle zone non esposte che di quelle esposte. La concetrazione sarebbe pari a 40,2 ng/g, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli allevatori e le popolazioni residenti in zone agricole l&#8217;esposizione a PFOA risulta molto più elevata rispetto al resto della popolazione veneta, sia delle zone non esposte che di quelle esposte. La concetrazione sarebbe pari a 40,2 ng/g, che confrontato con quello del campione della popolazione dell’area di esposizione, risulta doppio e nettamente superiore al dato generale della popolazione campionata del Veneto (Esposti:  13,8 ng/g; Non Esposti: 1,6 ng/g).</p>
<p>Sono i primi dati che emergono dallo studio di biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in operatori e residenti di aziende agricole e zootecniche, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità. Analisi che fanno parte del più ampio studio di biomonitoraggio che ha come obbiettivo la definizione dell’esposizione a PFAS nei soggetti residenti nelle aree del Veneto nelle quali è stata rilevata la presenza di questi contaminanti.</p>
<p>La documentazione è stata già trasmessa alla Procura della Repubblica di Vicenza che indaga sull’evento inquinante specifico, al Presidente del Consiglio regionale e alle Ulss interessate (6 Euganea, 8 Berica e 9 Scaligera).<br />
Lo studio è stato effettuato su 122 soggetti provenienti da vari Comuni situati nei territori di competenza di 3 differenti ULSS: 8 Berica, 6 Euganea e 9 Scaligera  (ex Aziende 5, 6, 17, 20 e 21), 64 uomini e 58 donne.<br />
I risultati ottenuti sugli “Allevatori” (operatori e residenti di aziende zootecniche) sono stati poi confrontati con quanto ottenuto nel biomonitoraggio condotto sulla popolazione generale.<br />
Il rapporto dell’ISS conferma  che il principale contributo all’assunzione di PFAS è rappresentato dall’acqua ad uso potabile (rete acquedottistica, ad oggi messa in sicurezza con l’applicazione di appositi filtri, e captazioni autonome-pozzi).</p>
<p>Per quasi tutte le sostanze analizzate, le concentrazioni nel siero del campione degli Allevatori (popolazione rurale) sono risultate superiori a quelle del gruppo dei Non esposti della popolazione generale (popolazione di controllo residente fuori le aree interessate). Per otto tra queste sostanze (tra cui PFOA, PFOS e PFHxS) le concentrazioni rilevate negli Allevatori sono risultate superiori in modo statisticamente significativo anche a quelle degli Esposti della popolazione generale (popolazione residente nelle aree interessate alla contaminazione).</p>
<p>La Regione Veneto fa sapere che anche questo specifico sottogruppo, potenzialmente iper-esposto a sostanze perfluoroalchiliche, sarà incluso nel piano generale di sorveglianza sanitaria già messo in atto.</p>
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		<title>Olio di palma, uno studio esclude qualsiasi danno per il consumo</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2017/02/17/olio-palma-uno-studio-esclude-danno-consumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 20:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi idrogenati]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi saturi]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Silano]]></category>
		<category><![CDATA[olio di palma]]></category>
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					<description><![CDATA[Giù le mani dall&#8217;olio di palma. Ci ha pensato l&#8217;Università degli studi Federico II di Napoli a riabilitare l&#8217;olio vegetale, nell&#8217;ambito di un convegno tenutosi recentemente presso il dipartimento di Farmacia dell&#8217;ateneo campano al quale ha preso parte, tra gli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Giù le mani dall&#8217;olio di palma</b>. Ci ha pensato l&#8217;Università degli studi Federico II di Napoli a riabilitare l&#8217;olio vegetale, nell&#8217;ambito di un convegno tenutosi recentemente presso il dipartimento di Farmacia dell&#8217;ateneo campano al quale ha preso parte, tra gli altri, il professor <b>Marco Silano</b> dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità.<span id="more-3752"></span></p>
<div id="attachment_3755" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3755" class="size-medium wp-image-3755" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano-300x168.png" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano-300x168.png 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano.png 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-3755" class="wp-caption-text"><em>In foto il Prof. Marco Silano</em></p></div>
<p>Il Prof. Silano spiega così perché, secondo l&#8217;ISS, &#8220;<b>non sussistono ragioni per cui l&#8217;uso dell&#8217;olio di palma debba essere proibito</b>&#8220;.</p>
<p>Su richiesta del Ministero della Salute e dopo &#8220;un&#8217;attenta revisione di tutti i dati messi a disposizione dalla letteratura scientifica, abbiamo redatto un parere sulla eventuale tossicità dell&#8217;olio di palma&#8221;, afferma lo studioso. E la conclusione a cui l&#8217;ISS è approdato è che &#8220;<b>l&#8217;ingrediente olio di palma non ha alcuna sostanza tossica di per sé</b>&#8220;.</p>
<p>Esiste però una criticità. L&#8217;olio di palma &#8211; prosegue Silano &#8211; contiene &#8220;una quantità di <b>acidi grassi saturi</b> maggiore rispetto agli altri olii vegetali, al posto dei quali viene utilizzato (l&#8217;olio di semi di girasole, ad esempio, contiene il 15% di grassi saturi)&#8221;. Il consumo di<a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3754" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto-300x205.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto.jpg 687w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> acidi grassi saturi, sottolinea l&#8217;esperto, &#8220;è associato in letteratura a un aumentato del rischio cardiovascolare&#8221;, che può portare a &#8220;infarti, arteriosclerosi e ictus&#8221;.</p>
<p>In realtà è altrettanto vero che l&#8217;olio di palma &#8220;può sostituire olii vegetali che hanno ancor più acidi grassi saturi (l&#8217;olio di cocco arriva all&#8217;80%, per esempio) e ha permesso eliminazione dei <b>acidi grassi idrogenati trans</b>, che hanno un effetto dannosissimo sulla salute cardiovascolare&#8221;.</p>
<p>Silano ricorda che &#8220;esistono <b>due grossi gruppi di acidi grassi saturi</b>: quelli presenti negli alimenti non trasformati (carne di vario genere, formaggi, latte e uova) e quelli contenuti nei prodotti della trasformazione industriale, a cui è addizionato l&#8217;olio di palma&#8221;.</p>
<p>Ciò che il consumatore deve fare, sostiene il professore, è &#8220;regolarsi in maniera tale che acidi grassi saturi non superino il 10% nella dieta giornaliera (per quanto riguarda la popolazione generale)&#8221;. Quello che conta, infatti, &#8220;non è il singolo alimento ma il pattern nutrizionale che si segue. Ovviamente <b>sta al singolo individuo fare attenzione</b>&#8220;.</p>
<p>Secondo Silano &#8220;la criticità dell&#8217;olio di palma rientra nella quantità di acidi grassi saturi che compongono la dieta di una persona. Non basta eliminare un singolo prodotto, ma va valutata l&#8217;intera dieta&#8221;. E se per gli adulti il problema non sussiste, &#8220;la categoria a rischio è quella dei <b>bambini dai 3 ai 10 anni</b>, che assumono più del 10% raccomandato&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;altra criticità &#8211; sottolinea il professore &#8211; è legata ai &#8220;contaminanti che si formano durante i <b>processi di raffinazione</b>, ovvero quando l&#8217;olio viene trattato a una temperatura superiore ai 200 gradi&#8221;. Queste sostanze, però, &#8220;non sono intrinseche all&#8217;olio, ma si presentano durante questi processi&#8221;.</p>
<p>Ad ogni modo &#8220;l&#8217;<b>industria alimentare</b> sta affrontando questo problema e sta cercando di individuare processi di raffinazione che non producano questi contaminanti&#8221;, rassicura Silano.</p>
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