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	<title>Iva &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Clausole di salvaguardia Iva, Rebecca (Confcommercio): &#8220;Una grave ipoteca sul futuro&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/12/21/clausole-di-salvaguardia-iva-rebecca-confcommercio-una-grave-ipoteca-sul-futuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Dec 2018 16:34:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[“Per mantenere alcune promesse che difficilmente garantiranno una crescita dell’economia, il Governo ha messo una grave ipoteca sulle prospettive di sviluppo del nostro Paese. Uscire dall’impasse nella trattativa con l’Ue evitando la procedura d’infrazione era essenziale, ma farlo usando le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">“<em>Per mantenere alcune promesse che difficilmente garantiranno una crescita dell’economia, il Governo ha messo una grave ipoteca sulle prospettive di sviluppo del nostro Paese. Uscire dall’impasse nella trattativa con l’Ue evitando la procedura d’infrazione era essenziale, ma farlo usando le “solite” e famigerate clausole di salvaguardia sull’Iva è una pessima scelta, che rischia di avere conseguenze disastrose sui consumi”</em>. Queste le parole di <strong>Sergio Rebecca,</strong> presidente della<strong> Confcommercio</strong> di Vicenza, che guarda con preoccupazione alle scelte del Governo sulla Legge di Bilancio. Se è pur vero che il pressing della Confederazione ha permesso di evitare aumenti dell’<strong>Imposta sul Valore Aggiunto</strong> nel 2019, ritrovarsi questa “spada di Damocle” ancora pendente nel 2020 (con l’aliquota che passerebbe dal 22% al 25,2%) e nel 2021 (con l’aumento previsto al 26,5%) non risolve un problema essenziale del Paese: far ripartire la fiducia nel futuro da parte di consumatori e imprese e di conseguenza rilanciare i consumi interni.</span></p>
<div id="attachment_12879" style="width: 210px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-12879" class="wp-image-12879 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail-200x300.jpg 200w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail-768x1152.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail-683x1024.jpg 683w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail-150x225.jpg 150w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/12/Presidente-Sergio-Rebecca-xmail.jpg 1181w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a><p id="caption-attachment-12879" class="wp-caption-text"><em>Sergio Rebecca, Presidente Confcommercio Vicenza</em></p></div>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Se dunque sui singoli provvedimenti della Finanziaria il giudizio di Confcommercio Vicenza è al momento sospeso, in attesa di vedere nei particolari tutte le misure che verranno adottate, sulla questione <strong>IVA</strong> le critiche sono già “ad alzo zero”. “<em>Pensare che ad ogni acquisto effettuato più di un quarto del valore finisca in tasse è scandaloso</em> – afferma il presidente Rebecca –, <em>qui rischiamo di aprire “un’era glaciale della spesa”. E in un Paese dove i consumi interni valgono l’80% del Pil il rischio recessione  è dietro l’angolo. Certo</em> – aggiunge -, <em>ora si affrettano a promettere che alla fine non si farà ricorso alle clausole di salvaguardia, ma non fanno altro che aggiungere incertezza ad incertezza. In fondo, diciamola tutta, chi può sapere se questo Governo sarà ancora lì a fine 2019 per neutralizzare questi improvvidi aumenti delle tasse?</em>”.</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman; font-size: large;">Per Confcommercio Vicenza, poi, aver ipotizzato un incremento dell’aliquota del 10% portandola al 13% è ancora più deleterio per l’economia italiana poiché colpisce in particolare un settore, quello del Turismo, che rappresenta una delle poche voci positive del nostro Paese: <em>“Questo aumento rischia di danneggiare la competitività del settore rispetto alla concorrenza estera, con Paesi che già oggi applicano regimi Iva ancor più agevolati”</em>, rincara il presidente Rebecca, che si chiede: “<em>Quale potrà essere la programmazione dei grandi tour operator sull’Italia se c’è anche solo l’ipotesi che i prezzi aumentino almeno del 3% nel 2020? Qui ci bruciamo già una parte di quella crescita che il Governo ha previsto per far quadrare i conti”</em>. Crescita, tra l’altro, su cui si punta proprio per la quadratura dei conti e per non far scattare gli aumenti Iva. Un bel corto circuito economico.</span></p>
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		<title>Aumento IVA rischia di paralizzare i consumi. La fascia più colpita sarà il reddito basso</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/18/aumento-iva-rischia-di-paralizzare-i-consumi-la-fascia-piu-colpita-e-per-chi-ha-redditi-bassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal Ministero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal<strong> Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e contenute nel &#8220;Documento di Economia e Finanza 2018&#8221;, l&#8217;<strong>aumento dell&#8217;IVA</strong> causerebbe una <strong>minor crescita del PIL</strong> ed un rialzo dell&#8217;inflazione.</p>
<p>Tuttavia, partendo dall&#8217;assunto che un <strong>aumento delle spese</strong> fa <strong>aumentare il PIL</strong>, mentre un <strong>aumento delle tasse</strong> lo fa <strong>diminuire</strong>, alcuni autori sostengono che aumentare l&#8217;IVA avrebbe sul PIL un<strong> impatto negativo</strong> minore rispetto a ridurre la <strong>spesa pubblica</strong> per investimenti. Quindi, disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti sarebbe controproducente ai fini della crescita del PIL. Come anche, al medesimo fine, sarebbe controproducente disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso un aumento dei contributi sociali che comporterebbe un aumento del costo del lavoro a carico delle imprese e dei lavoratori. Ciò premesso, vorrei sottolineare che la politica fiscale della Confederazione non ha mai previsto di disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti né, tantomeno, attraverso l&#8217;aumento dei contributi sociali a carico delle imprese e dei lavoratori.</p>
<p>La <strong>politica fiscale</strong> messa in campo da alcune associazioni di categoria <strong>prevede di evitare gli aumenti delle aliquote IVA</strong> sia attraverso una seria politica di revisione e contenimento della spesa pubblica improduttiva sia attraverso interventi di contrasto all&#8217;evasione fiscale. Come è stato evidenziato nei documenti politici di Confcommercio, il gettito IVA del nostro Paese deve aumentare non attraverso l&#8217;aumento delle aliquote d&#8217;imposta ma attraverso la<strong> riduzione del «gap IVA»</strong> (l&#8217;evasione dell&#8217;imposta sui consumi) che ammonta ad <strong>oltre 40 miliardi di euro</strong>, e la fatturazione elettronica tra soggetti privati &#8211; introdotta, obbligatoriamente, in Italia a partire dal 2019 &#8211; può essere un efficace strumento per ridurre tale «gap».</p>
<p>Pertanto, le soluzioni per evitare gli aumenti dell&#8217;IVA ci sono e l&#8217;auspicio è che il Governo ponga questo obiettivo come prioritario della propria<strong> Agenda di Governo</strong>, perché se <strong>scatteranno gli aumenti delle aliquote IVA</strong> <strong>non ci saranno</strong> <strong>né vincitori né vinti ma perderemo tutti</strong>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi gli aumenti dell&#8217;<strong>IVA previsti</strong> a partire dal <strong>2019:</strong></p>
<ul>
<li>Per il <strong>2019</strong>, è previsto l<strong>&#8216;incremento di 1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, salirebbe all&#8217;11,5%) più l&#8217;<strong>incremento di 2,2</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 22% (che, quindi, verrebbe elevata al 24,2%), che produrrebbero maggiori imposte per<strong> oltre 12 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Per il <strong>2020</strong>, è previsto un ulteriore incremento di <strong>1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, passerebbe dall&#8217;11,5% al 13%) più l&#8217;<strong>incremento di 0,7</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,2% al 24,9%). Tale aumento, sommato all&#8217;incremento del 2019, produrrebbe maggiori <strong>imposte per 19 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Infine, per il <strong>2021</strong>, è previsto un ulteriore <strong>incremento di 0,1</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota <strong>IVA</strong> del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,9% al 25%). Tale aumento, sommato agli incrementi del 2019 e del 2020, produrrebbe maggiori imposte per <strong>oltre 19 miliardi di euro</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Ripresa economica troppo lenta, famiglie sempre più incerte</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/04/ripresa-economica-troppo-lenta-famiglie-sempre-piu-incerte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 15:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
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		<category><![CDATA[ripresa]]></category>
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					<description><![CDATA[Il numero di famiglie che ha fiducia sul proprio futuro prossimo continua ad essere superiore a quello che invece &#8220;vede nero&#8221;, anche se è dall&#8217;estate del 2015 che lo scarto tra i due diminuisce. La dinamica è la stessa se [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Il numero di famiglie che ha fiducia sul proprio futuro prossimo continua ad essere superiore a quello che invece &#8220;vede nero&#8221;, anche se è dall&#8217;estate del 2015 che lo scarto tra i due diminuisce. La dinamica è la stessa se si chiede alle famiglie una autovalutazione sulla propria capacità di spesa: è vero che nel <strong>2013 quasi il 70%</strong> delle <strong>famiglie la considerava in calo</strong> mentre nel <strong>marzo scorso</strong> questa percentuale<strong> è scesa al 15%</strong>, ma quest&#8217;ultima è comunque in crescita rispetto alla fine del 2016, quando era all&#8217;11%. Insomma, se l&#8217;epoca della crisi è certamente passata, sembra che attualmente stiamo assistendo ad uno &#8220;sgonfiamento&#8221; della ripresa per colpa di una dinamica economica fragile,  percepita anche dai cittadini, che peraltro attribuiscono alle spese obbligate la principale origine dei vincoli al proprio consumo.</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dall&#8217;<strong>Outlook Italia Censis-Confcommercio 2018</strong> &#8220;Speranze, timori, rancori: la ripresa difficile&#8221;, presentato nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. Dalla ricerca emerge anche che il <strong>17,3%</strong> delle famiglie ha ridotto i consumi per <strong>mettere da parte soldi per eventuali imprevisti</strong> (era il 12,6% a dicembre 2016), mentre il <strong>54%</strong>, se avesse più reddito, lo<strong> destinerebbe al risparmio</strong> (47,6% a dicembre 2016). Ma da dove viene questa incertezza? Dal fatto che non si è ancora tornati ai numeri pre-crisi e, quindi, dalla lentezza della ripresa. Il responsabile dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio, <strong>Mariano Bella</strong>, lo ha sottolineato con i numeri:<strong> tra il 2007 e il 2018</strong> ogni italiano ha perso, a parità di potere d&#8217;acquisto, <strong>1.000 euro di consumi,</strong> <strong>quasi 2.000 di reddito disponibile</strong> e circa <strong>20mila euro di ricchezza complessiva</strong>. Nello stesso tempo, ed è emblematico della diffidenza di cui si parlava, tra contanti e conti correnti non vincolati, gli italiani hanno oggi circa 2.500 euro a testa in più.</p>
<p>Detto che per il 37,5% degli intervistati la principale criticità che affligge l&#8217;Italia nello scenario mondiale è la corruzione diffusa, il più grave problema del nostro Paese è giudicato la mancanza di lavoro (29,1%). Nell&#8217;elenco, <strong>con il 13,3%</strong>, troviamo l&#8217;<strong>eccessivo prelievo fiscale</strong>, ed è significativo notare come – all&#8217;interno di questo aggregato – il <strong>55,7%</strong> del campione ritenga della massima urgenza evitare l&#8217;<strong>aumento Iva contro il 31,7%</strong> che parla di riduzione dell&#8217;<strong>Irpef</strong>. Passando ai problemi vissuti come ingiustizie sociali, si deve tornare a parlare di lavoro, visto che il 37% indica come maggiore ingiustizia l&#8217;impossibilità di avere un  buon lavoro, oggi garantito solo a chi ha le conoscenze &#8220;giuste&#8221;. Non a caso, se si va a guardare il complesso di ore effettivamente lavorate nel sistema economico, nel 2017 sono state il <strong>6% in meno rispetto al 2007</strong>, una riduzione simile a quella del Pil reale. &#8220;Non è poco: mi pare – ha concluso Bella &#8211; che ciò giustifichi le preoccupazioni. Rimane molto da fare, visto che la ripresa si sta sgonfiando&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dall&#8217;analisi del nostro Ufficio Studi emerge chiaramente che il rallentamento dell&#8217;economia e l&#8217;aumento dell&#8217;incertezza stanno riducendo la fiducia delle famiglie, ingrediente indispensabile per far ripartire i consumi e dare smalto alla ripresa&#8221;. Così il presidente di Confcommercio, <strong>Carlo Sangalli</strong>, per il quale &#8220;lo stallo della politica non aiuta ad avvicinarci all&#8217;obiettivo di una<strong> crescita attorno</strong> al <strong>2%</strong>, peggiorando le condizioni della finanza pubblica. E le <strong>preoccupazioni di famiglie</strong> e <strong>imprese circa l&#8217;aumento dell&#8217;Iva</strong> e la <strong>mancanza di lavoro,</strong> <strong>soprattutto per i giovani</strong>, confermano che l&#8217;Italia deve mettere i conti in sicurezza e rendere più esplicita la via delle riforme, prime fra tutti quella fiscale. E&#8217; una partita in cui non è previsto il pareggio: o si vince o si perde&#8221;. &#8220;I cittadini italiani, che hanno subito una recessione senza precedenti e che negli ultimi dieci anni hanno perso 20mila euro di ricchezza pro capite, una sconfitta non la meritano proprio né potrebbero sopportarla. E, legittimamente, chiedono un supplemento di responsabilità della politica tutta per dare al più presto un Governo al Paese&#8221;, ha concluso Sangalli.</p>
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		<title>Aumento dell&#8217;Iva, Confcommercio: &#8220;Disinnescare subito qualsiasi ipotesi&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/16/aumento-delliva-confcommercio-disinnescare-subito-qualsiasi-ipotesi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 16 Mar 2018 16:13:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Iva]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; la richiesta avanzata dal presidente nazionale Carlo Sangalli durante l&#8217;incontro del Consiglio Generale, a Milano, con il leader M5S Luigi Di Maio. Sarebbe una beffa enorme per tutto il mondo imprenditoriale, che da anni sta combattendo contro la crisi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; la richiesta avanzata dal presidente nazionale Carlo Sangalli durante l&#8217;incontro del Consiglio Generale, a Milano, con il leader M5S Luigi Di Maio. Sarebbe una beffa enorme per tutto il mondo imprenditoriale, che da anni sta combattendo contro la <strong>crisi economica</strong> più feroce di sempre.</p>
<p>&#8220;<em>Siamo molto preoccupati  del rischio di una fase di ingovernabilità perché questo <strong>potrebbe far saltare la pax finanziaria</strong>. Imprese, famiglie, investitori, l&#8217;Europa, hanno bisogno di risposte tempestive e solide&#8221;</em>. <strong>Carlo Sangall</strong>i, presidente di <strong>Confcommercio nazionale</strong>, è intervenuto così al Consiglio Generale di Confcommercio tenutosi nei giorni scorsi a Milano (e allargato dal Consiglio di Confcommercio Milano, Lodi, Monza e Brianza), durante il quale i vertici della Confederazione hanno incontrato il<strong> leader del Movimento 5 Stelle Luigi Di Maio</strong>.</p>
<p>Aprendo l&#8217;incontro il presidente Sangalli ha sottolineato che &#8220;<em>Confcommercio e gli imprenditori del terziario di mercato sono abituati a non fare il ‘tifo&#8217; per una parte politica o l&#8217;altra, ma a <strong>giudicare nel merito i provvedimenti</strong>&#8220;</em>.  Per Sangalli esistono due obiettivi urgenti: &#8220;<em><strong>disinnescare gli aumenti dell&#8217;Iva già programmati per l&#8217;inizio del 2019</strong>, iniziativa che deve avere <strong>priorità assoluta</strong>, e introdurre il riporto delle perdite anche alle imprese in contabilità semplificata che adottano il regime di cassa</em>&#8220;, oltre a due eccessi  (carico fiscale e burocrazia) e due deficit da combattere (legalità e infrastrutture).</p>
<p>Ma è proprio l&#8217;ipotesi di aumento dell&#8217;Iva nel 2019 a preoccupare di più, perchè, ha sottolineato Sangalli  &#8220;<em><strong>distruggerebbero qualsiasi ipotesi di ripresa</strong>. Il <strong>rinvio a settembre</strong> di ogni decisione sulle clausole di salvaguardia <strong>non ci rassicura affatto</strong></em>&#8211; ha ribadito Sangalli -. <em>Anzi ci preoccupa per gli effetti negativi che avrà sul clima di fiducia di famiglie e imprese&#8221;. Un grido d&#8217;allarme, questo, subito raccolto da <strong>Di Maio</strong>, che  ha affermato di essere &#8220;d&#8217;accordo nel non rinviare la questione delle clausole di salvaguardia: chiederò un disinnesco immediato senza alcun rinvio per motivi tecnici, è un impegno che noi prendiamo qui e speriamo che sia condiviso da tutte le forze rappresentate in Parlamento anche prima della formazione del governo&#8221;</em>.</p>
<p>Il dibattito è dunque aperto, ma nel frattempo<strong> la situazione dei consumi non lascia ben sperare</strong>. A gennaio, secondo le rilevazioni dell&#8217;Istat,  le vendite al dettaglio registrano una diminuzione, rispetto al mese precedente, dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume.  <strong>Rispetto a gennaio 2017, le vendite al dettaglio registrano una flessione dello 0,8%</strong> in valore e dell&#8217;1,9% in volume. In particolare, le vendite di beni alimentari non subiscono variazioni, mentre quelle di beni non alimentari calano dello 0,9% in valore e dell&#8217;1,0% in volume. Nel trimestre novembre 2017-gennaio 2018 l&#8217;indice complessivo registra un calo dello 0,2% in valore e dello 0,5% in volume. Nello stesso periodo, le vendite di beni alimentari diminuiscono dello 0,4% in valore e dell&#8217;1,0% in volume; sostanzialmente stabile risulta l&#8217;andamento dei beni non alimentari.</p>
<p>Pensare di aggiungere l&#8217;incertezza della situazione politica, all&#8217;incertezza economica di un rincaro di tutti i beni di consumo a causa dell&#8217;Iva, appare quanto meno un boomerang per le prospettive economiche del Paese.</p>
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		<title>Bonomo (Confartigianato): &#8220;Nel momento di massimo sforzo Governo ci mortifica&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/04/bonomo-confartigianato-nel-momento-massimo-sforzo-governo-ci-mortifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 May 2017 15:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<category><![CDATA[agostino bonomo]]></category>
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					<description><![CDATA[“Nella migliore tradizione autolesionistica di questo Paese, proprio nel momento di massimo sforzo delle piccole e medie imprese manifatturiere  che si stanno riposizionando con successo nelle filiere internazionali &#8211; ed i dati confortano sulla bontà delle scelte fatte -, il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Nella migliore tradizione autolesionistica di questo Paese, proprio nel momento di massimo sforzo delle piccole e medie imprese manifatturiere  che si stanno riposizionando con successo nelle filiere internazionali &#8211; ed i dati confortano sulla bontà delle scelte fatte -, il Governo entra a gamba tesa con una manovra correttiva che gli si ritorcerà contro e ci mortifica come imprese”. La denuncia è di Agostino Bonomo Presidente della Confartigianato Imprese Veneto che, ai dati che confermano la propensione mani fatturiera del Veneto, salito dalla 16esima alla 9° posizione delle regioni europee medio-grandi con la percentuale maggiore di occupazione manifatturiera (si tratta di 145 regioni con almeno mezzo milione di occupati)  evidenziata in una recente indagine dell’Ufficio studi di Confartigianato su dati Eurostat, contrappone le recenti scelte in materia fiscale dell’Esecutivo.</p>
<p>“Con l’entrata in vigore del DL 50/2017 infatti &#8211; spiega il Presidente &#8211; in particolare per le nostre imprese aumentano, ancora, i costi e la burocrazia del sistema fiscale al quale sono inesorabilmente assoggettate.</p>
<p>L’ingiusta riduzione temporale per poter usufruire del diritto alla detrazione dell’IVA; l&#8217;obbligo di utilizzo dei servizi telematici dell&#8217;Agenzia delle Entrate per la presentazione di F24 contenenti compensazioni di somme dovute, con crediti per imposte dirette ed indirette che trasformano la presentazione in un vero e proprio rebus, pieno di trappole, insidie e maggiori costi  per le imprese e l’abbassamento a 5.000 euro del limite per poter compensare crediti erariali, oltre il quale vi è l’obbligo di dotazione del visto di conformità per le singole dichiarazioni dalle quali emerga appunto un credito per imposte quali Iva, Irap, addizionali varie, Irpef ecc: con un conseguente maggior onere, a dispetto della declamata semplificazione, da sostenere per ottenerlo”.</p>
<p>Una scelta incomprensibile in particolare qui in Veneto dove, con il 28% dell’occupazione manifatturiera, la regione si posiziona nella top ten &#8211; al 9° posto – della speciale classifica delle regioni a vocazione manifatturiera dell’UE. Seconda regione italiana dopo le Marche, 4° con il 29,6% dell’occupazione manifatturiera e prima di Emilia Romagna al 11° posto con il 26,7% e Lombardia al 12° posto con il 26,4%. Marche e Veneto presentano una densità di lavoro nel manifatturiero che è pressoché pari dell’area di riferimento europea, la regione tedesca di Stoccarda (30,5%).</p>
<p>La vocazione manifatturiera dei territori italiani è alla base delle buone performance del settore. Nostre recenti analisi hanno infatti evidenziato che negli ultimi due anni il settore mostra la migliore crescita del valore aggiunto e nel 2016 la produzione delle imprese manifatturiere italiane – al netto  degli effetti del calendario – è salito dell’1,9%, meglio dell’+1,5% dell’Eurozona. Sempre nel 2016 il made in Italy nei settori di piccola impresa si conferma ai massimi del 7% del PIL. L’Italia è il secondo Paese europeo per valore aggiunto manifatturiero dietro alla Germania, ma sale al primo posto nell’Unione europea per numero di occupati nel settore manifatturiero in micro e piccole imprese (MPI) fino a 20 addetti, con poco meno di due milioni di addetti. “L’estensione dello split payment e la stretta sulle compensazioni &#8211; conclude Bonomo &#8211; sono una ‘tenaglia’ che rende le imprese prigioniere dei propri crediti IVA. Incontreremo a breve i parlamentari veneti affinché si adoperino, a suon di emendamenti, a porre rimedio a quanto già in vigore dal 24 aprile scorso, per il bene nostre e dell’Italia tutta”.</p>
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