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	<title>latte &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Speculazioni durante l&#8217;emergenza, Coldiretti: &#8220;Mentre i supermercati vengono presi d’assalto agli allevatori viene chiesto di tagliare i prezzi&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/15/speculazioni-durante-lemergenza-coldiretti-mentre-i-supermercati-vengono-presi-dassalto-agli-allevatori-viene-chiesto-di-tagliare-i-prezzi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 09:31:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Con l’emergenza c’è chi come in guerra approfitta della situazione di difficoltà e arriva addirittura a speculare sui generi alimentari di prima necessità come il latte. E’ quanto denuncia il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel segnalare “insostenibili richieste di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l’emergenza c’è chi come in guerra approfitta della situazione di difficoltà e arriva addirittura a <strong>speculare</strong> sui <strong>generi alimentari</strong> di prima necessità come il <strong>latte</strong>. E’ quanto denuncia il presidente della Coldiretti <strong>Ettore Prandini</strong> nel segnalare “insostenibili richieste di <strong>riduzione del prezzo</strong> pagato agli allevatori proprio mentre i supermercati vengono presi d’assalto e nelle stalle si continua a mungere per garantire le produzioni e i rifornimenti nelle dispense degli italiani”.</p>
<p>Con i cittadini in fila proprio per acquistare gli alimenti base della dieta, il pretesto della chiusura di bar e ristoranti per disdire al ribasso unilateralmente i contratti è inaccettabile in un momento in cui il Paese – sottolinea la Coldiretti &#8211; ha bisogno del latte italiano. Un ricatto per lucrare sulle difficoltà proprio nel momento in cui – precisa la Coldiretti &#8211; si moltiplicano le adesioni alla mobilitazione #MangioItaliano” per invitare alla responsabilità e a sostenere la produzione nazionale privilegiando negli approvvigionamenti delle industrie e della distribuzione commerciale il Made in Italy, preferendo le mozzarelle con il latte italiano al posto di quelle ottenute da cagliate straniere. Occorre evitare che i comportamenti scorretti di pochi compromettono il lavoro della maggiorana degli operatori della filiera ai quali va il plauso della Coldiretti.</p>
<p>C’è purtroppo chi cerca di sfruttare il proprio potere contrattuale – sostiene Coldiretti &#8211; per pagare prezzi stracciati alimenti deperibili come latte, la cui produzione non puo’ essere fermata nelle stalle. Una manovra vergognosa di chi, violando anche il principio base della solidarietà nazionale nei momenti di crisi, tenta di riempirsi le tasche approfittando delle difficoltà del Paese. “Non lo permetteremo” dichiara Prandini che parla di “alto tradimento nei confronti delle famiglie e delle imprese”.</p>
<p>Per questo la Coldiretti ha già informato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ed il Ministro delle Politiche Agricole Teresa Bellanova ed allertato tutte la rete organizzativa a livello nazionale, con uffici provinciali e locali, per monitorare gli attacchi contro le stalle attivando una casella di posta <a href="mailto:sos.speculatoricoranavirus@coldiretti.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">sos.<wbr />speculatoricoranavirus@<wbr />coldiretti.it</a> per raccogliere informazioni e segnalazioni sulla base delle quali agire a livello giudiziario se non verranno fornite adeguate motivazioni.</p>
<p>“Non bastava la campagna denigratoria sui cibo italiano che ha fatto addirittura attivare al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale una casella di posta elettronica (<a href="mailto:coronavirus.merci@esteri.it" target="_blank" rel="noopener noreferrer">coronavirus.merci@esteri.it</a>) dove segnalare restrizioni e discriminazioni verso i prodotti italiani, ma adesso ci si mettono anche gli speculatori senza scrupoli che vogliono approfittare delle criticità di questo momento” conclude il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel chiedere “l’intervento della Guardia di Finanza ma anche l’esclusione dei responsabili di comportamenti scorretti da qualsiasi forma di indennizzo economico che il Governo metterà in campo per affrontare l’emergenza Coronavirus”.</p>
<p>In gioco c’è il futuro di un settore che – rileva la Coldiretti – produce ogni anno oltre 12 milioni di tonnellate di litri di latte di mucca grazie a circa 30mila allevamenti diffusi lungo tutta la Penisola che garantiscono il primato tricolore in Europa nella produzione di formaggi a denominazione di origine protetta (Dop).  Quando una stalla chiude – conclude la Coldiretti &#8211; si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere, spesso da intere generazioni, lo spopolamento e il degrado.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-16116" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/03/Logo-vettoriale-300x216.png" alt="" width="300" height="216" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/03/Logo-vettoriale-300x216.png 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2020/03/Logo-vettoriale.png 693w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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<p><a href="https://www.accadeinzona.it"> http://www.accadeinzona.it</a></p>
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		<title>Latte, falliti i due colossi americani Borden Dairy e Dean Foods. In Italia c&#8217;è preoccupazione per il calo dei consumi</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/08/latte-falliti-i-due-colossi-americani-borden-dairy-e-dean-foods-in-italia-ce-preoccupazione-per-il-calo-dei-consumi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jan 2020 15:34:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal diffondersi incontrollato sul web di notizie prive di basi scientifiche i consumi di latte fresco in Italia hanno subito un calo del 2,1%. Un conto pesante per l’alimento base della colazione tricolore.  E’ quanto afferma la Coldiretti sulla base dei dati Ismea relativi al terzo trimestre del 2019.</p>
<p>Non va meglio fuori dal nostro paese, negli Stati Uniti addirittura si &#8220;piange sul late versato&#8221; dopo che i due più grandi produttori sono falliti a distanza di pochi mesi. E&#8217; il caso di <strong>Borden Dairy</strong>, il secondo produttore di latte Usa, che non è riuscito a salvare i suoi 163 anni di storia e un fatturato di 1,18 miliardi di dollari dalla bancarotta. A novembre anche <strong>Dean Foods</strong>, numero uno del settore negli Stati Uniti, aveva presentato istanza di fallimento.</p>
<p class="selectionShareable">Si ritiene che i suoi guai di entrambe le società siano legati al <strong>calo dei consumi di latte</strong>, all&#8217;aumento dei costi del latte crudo, all&#8217;aumento dei costi di trasporto e alla concorrenza crescente dei rivenditori che si stanno associando con altri commercianti.</p>
<p class="selectionShareable">I debiti di Borden Diary includono 255,8 milioni di dollari di <strong>prestiti garantiti</strong> e 33,2 milioni dollari di pendenze con un<strong> fondo pensione</strong>. Gli azionisti di maggioranza di Borden sono Acon Investments e Laguna Dairy. La società aveva avuto colloqui con i creditori per un accordo di<strong> ristrutturazione</strong>, ma l&#8217;intesa preliminare che la società aveva raggiunto con i suoi finanziatori è scaduta lunedì scorso. &#8220;Sfortunatamente, le parti non sono state in grado di portare a termine una ristrutturazione extragiudiziale&#8221;, ha dichiarato il direttore finanziario di Borden <strong>Jason Monaco</strong>.</p>
<h4>In Italia calano i consumi, Coldiretti diffida dalla mala informazione</h4>
<p>Ogni anno si producono in Italia 11 milioni di tonnellate di latte di mucca, 500 mila tonnellate di latte di pecora, oltre 200 mila di latte di bufala e 60 mila di latte caprino ma nonostante la piramide alimentare preveda un consumo di 2-3 porzioni al giorno, si registra una flessione dovuta ai problemi della natalità e alla diffusione di stili alimentari alternativi, ma non solo.<u></u><u></u></p>
<p>Anche in Italia infatti gli acquisti sono influenzati negativamente dalle false informazioni divulgate in rete secondo le quali il latte sarebbe dannoso perché è un prodotto destinato all’accrescimento di cui solo l’uomo, tra gli animali, si ciba per tutta la vita. In realtà – sottolinea la Coldiretti &#8211; il latte di mucca, capra o pecora rientra da migliaia di anni nella dieta umana, al punto che il genoma si è modificato per consentire anche in età adulta la produzione dell’enzima deputato a scindere il lattosio, lo zucchero del latte. Il filone di pensiero che ritiene opportuno bandire i latticini dall’alimentazione poggia – spiega la Coldiretti &#8211; sul China Study, un’indagine epidemiologica svolta a partire dal 1983 in Cina, i cui risultati sono stati ritenuti inattendibili dalla comunità scientifica e dall’’Airc, l’Associazione italiana per la ricerca sul cancro.<u></u><u></u></p>
<p>Tra le falsità è che bevendo latte si ingeriscono sostanze inquinanti e ormoni (tra l’altro vietati su territorio nazionale come in tutta Europa) mentre invece anche i derivati caseari come yogurt, formaggi e burro sono assolutamente sicuri e salubri perché soggetti a rigidi controlli. Oppure il rischio di osteoporosi perché il latte “ruba” calcio allo scheletro, quando si tratta dell’esatto contrario. I falsari dell’informazione – aggiunge Coldiretti &#8211; sostengono poi che il latte sarebbe nemico del cuore e delle arterie mentre proprio il suo consumo influisce positivamente su ipertensione e diabete.<u></u><u></u></p>
<p>In Italia sono circa 12 milioni le persone che usano bevande vegetali per un consumo sotto gli 85 milioni di litri all’anno – spiega la Coldiretti su dati Iri &#8211; la soia rappresenta da sola circa il 48 per cento del mercato mentre il resto riguarda preparati a base di riso, mandorla, avena, cocco e farro. Questi prodotti – evidenzia la Coldiretti &#8211;  hanno il colore e la consistenza del latte, ma non ne hanno le caratteristiche nutrizionali e organolettiche. In commercio ce ne sono di diversi tipi e nel 2016 sono entrati ufficialmente nel paniere dei consumi Istat. Si tratta però di bevande che non hanno gli stessi elementi nutrizionali del vero latte – sottolinea la Coldiretti – se quella a base di riso si caratterizza per un apporto di zuccheri eccessivo, quella di soia non ha lo stesso livello di proteine del latte animale. Inoltre ci sono delle differenze anche in termini di micro-nutrienti, come vitamina D e ferro.<u></u><u></u></p>
<p>Nel giugno del 2017 – conclude la Coldiretti &#8211; la Corte di Giustizia europea si è pronunciata sul fatto che “i prodotti puramente vegetali non possono, in linea di principio, essere commercializzati con denominazioni, come ‘latte’, ‘crema di latte’ o ‘panna’, ‘burro’, ‘formaggio’ e ‘yogurt’, che il diritto dell’Unione riserva ai prodotti di origine animale” anche se “tali denominazioni siano completate da indicazioni esplicative o descrittive che indicano l’origine vegetale del prodotto in questione”. Fa eccezione solo il latte di mandorla.<u></u><u></u></p>
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		<title>Stop al far west sui contratti per il latte, Coldiretti interviene in difesa degli allevatori</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/04/11/stop-al-far-west-sui-contratti-per-il-latte-coldiretti-interviene-in-difesa-degli-allevatori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Apr 2018 14:41:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; una questione che sembra non trovare mai una soluzione. Allevatori che lamentano difficoltà nella produzione a causa di prezzi di vendita troppo bassi, con una filiera che presenta troppi passaggi e, inevitabilmente, fa aumentare il costo finale. A prendere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; una questione che sembra non trovare mai una soluzione. Allevatori che lamentano difficoltà nella produzione a causa di prezzi di vendita troppo bassi, con una filiera che presenta troppi passaggi e, inevitabilmente, fa aumentare il costo finale. A prendere posizione è Coldiretti chiedendo regole chiare per la tutela di chi produce.</p>
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<div id="attachment_10367" style="width: 331px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_.png"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-10367" class=" wp-image-10367" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_-300x159.png" alt="" width="321" height="170" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_-300x159.png 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_-768x408.png 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_-1024x544.png 1024w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_-1320x702.png 1320w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2018/04/Italia-Quadro-storico-di-confronto-fra-i-prezzi-_.png 1580w" sizes="(max-width: 321px) 100vw, 321px" /></a><p id="caption-attachment-10367" class="wp-caption-text"><em>Nel grafico i prezzi del latte</em></p></div>
<p style="font-weight: 400;">Stop al far west sui contratti per il <strong>latte</strong>. E’ quanto chiede la Coldiretti di fronte alle comunicazioni unilaterali di <strong>variazione al ribasso</strong> del<strong> prezzo</strong> alla stalla, o di riduzione delle quantità richieste rispetto agli accordi presi, che le industrie stanno mandando agli allevatori e che mettono a rischio la sopravvivenza e il lavoro di oltre <strong>30mila aziende agricole</strong>, senza considerare l’indotto.</p>
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;Si tratta</em> – spiega la Coldiretti – <em>di una situazione generata anche dalla pratica fuori legge ma ancora in uso di stipulare intese verbali e di durata inferiore ai 12 mesi per la quale si chiede l’intervento degli organismi di controllo del Ministero delle Politiche Agricole insieme all’attivazione di tutte le contromisure legali disponibili in caso di necessità. La legge 91 del luglio 2015</em> &#8211; ricorda la Coldiretti &#8211; <em>prevede infatti l’obbligo di contratti scritti della durata minima di 12 mesi. E proprio ai sensi della normativa vigente alla Coldiretti continuano ad affluire le deleghe firmate dai singoli allevatori che incaricano l’organizzazione a rappresentarli sia di fronte alle industrie in sede di trattative per il prezzo sia di fronte ai magistrati nel caso scoppiasse una vera e propria guerra giudiziaria con le aziende di trasformazione&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">&#8220;<em>Le modifiche unilaterali al ribasso del prezzo del latte</em> – afferma la Coldiretti – <em>vanno contro una situazione di mercato che invece offre segnali positivi, a partire dalle quotazioni del Parmigiano Reggiano che con stagionatura a 18 mesi sulla Borsa di Parma ha toccato il record di 10,63 euro al chilo, la quotazione più alta registrata negli ultimi cinque anni. Volano anche i valori del burro che ha toccato i 4,80 euro al chilo con un progresso del 10,47% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, un trend accompagnato anche da un aumento del 12,5% della spesa delle famiglie. In progresso anche il latte spot (quello venduto al di fuori dei normali contratti di fornitura) che alla Borsa di Lodi, principale piazza di riferimento italiana, ha ripreso a crescere con un balzo di quasi il 7% nell’ultimo mese. Come se non bastasse</em> – continua la Coldiretti &#8211; <em>mai così tanto formaggio italiano è stato consumato all’estero come nel 2017 che ha fatto segnare un record storico con l’aumento del 6% in quantità rispetto allo scorso anno che ha portato a ben il 63% l’incremento delle spedizioni nel corso di un decennio, come in Francia dove è diretto quasi un quarto del totale esportato (23%), in Germania che si colloca al secondo posto tra i principali clienti, in Gran Bretagna e negli gli Stati Uniti dove nell’ultimo anno si è verificato un aumento del 10% delle spedizioni&#8221;.</em></p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;"><em>&#8220;E in cima alla lista dei formaggi italiani più richiesti all’estero</em> – sottolinea la Coldiretti &#8211; <em>ci sono proprio il Grana Padano ed il Parmigiano Reggiano, che oltre a essere punti riferimento importanti per il prezzo del latte italiano, in quantità rappresentano il 21% del totale esportato e che guidano la lista del 51 formaggi italiani che hanno avuto il riconoscimento dell’Unione Europea come denominazione di origine (Dop/Igp) a partire dal Pecorino Romano, dal Gorgonzola e dalla mozzarella di Bufala Campana e che fanno segnare volumi importanti nell’export. A fronte di una situazione di mercato che vede crescere il Made in Italy a tavola in tutto il mondo</em> – conclude la Coldiretti – <em>non è accettabile un atteggiamento delle industrie che cerca di speculare al ribasso sul prezzo del latte mettendo a rischio un intero settore produttivo sul quale si basa una parte importante dello slancio dell’economia italiana sui mercati internazionali&#8221;. </em></p>
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		<title>Quote latte, dopo l&#8217;abolizione nel 2015 nessun miglioramento per le aziende sopravvissute</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/08/22/quote-latte-labolizione-nel-2015-nessun-miglioramento-le-aziende-sopravvissute/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Aug 2017 19:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[allevamenti]]></category>
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					<description><![CDATA[È nell’anno 1984 che la Comunità europea introduce le quote latte. L’obiettivo? Sostenere il prezzo del latte e il reddito degli allevatori, attraverso il contingentamento della produzione e quindi dell’offerta. A distanza di 33 anni, le quote latte non ci sono [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È nell’anno 1984 che la Comunità europea introduce le <strong>quote latte</strong>. L’obiettivo? Sostenere il <strong>prezzo del latte</strong> e il <strong>reddito degli allevatori</strong>, attraverso il contingentamento della produzione e quindi dell’offerta. A distanza di 33 anni, le quote latte non ci sono più (dal 2015), gli allevamenti si sono ridotti in numero e accresciuti in dimensioni ma gli allevatori di bovini da latte fanno fatica a far quadrare i conti oggi più di allora.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-51431" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-725x480.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-725x480.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-480x318.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-768x509.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-300x199.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-350x232.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento2-500x331.jpg 500w" alt="" width="725" height="480" />Insomma, quella che gli economisti agrari chiamano razionalizzazione del settore, con la progressiva uscita delle aziende “meno efficienti”, non ha prodotto <strong>nessun miglioramento per le aziende sopravvissute</strong> (circa 1/6 rispetto a quelle presenti prima dell’introduzione delle quote). Gli allevamenti “meno efficienti” in questo caso sono quelli di minori dimensioni, magari situati in collina o in montagna e che non hanno spinto troppo sull’acceleratore della produttività a tutti i costi. Perciò abbiamo perso (in gran parte ma non tutti, per fortuna) gli allevamenti che avrebbero avuto le caratteristiche più idonee per mantenere un buon livello qualitativo del latte.</p>
<p>Eppure il settore ha potuto contare su innovazioni tecniche e periodici provvedimenti normativi ad hoc. Bisogna certo sottolineare che le innovazioni introdotte hanno mirato tutte, o quasi, a migliorare la produttività. Tanto che gli animali sono diventati a tutti gli effetti macchine per la produzione del latte.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-51432" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-725x482.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-725x482.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-480x319.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-768x510.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-300x199.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-350x232.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento3-500x332.jpg 500w" alt="" width="725" height="482" />Per migliorarne le prestazioni si è agito su tutte le leve possibili, con le formule matematiche per il calcolo delle razioni alimentari fino ad arrivare a farli muovere il meno possibile per non sprecare energia che invece doveva essere concentrata tutta per la produzione. In questa <strong>perenne corsa alla produttività</strong> il livello qualitativo del latte è sceso inesorabilmente.</p>
<p>Non si è mai tentato, invece, di <strong>far emergere le differenze qualitative</strong> esistenti nel mondo della produzione del latte bovino, dovute all’alimentazione, alle zone di produzione, alle tecniche di allevamento, alle razze, allo stato di benessere degli animali e tanto altro ancora. Nella sostanza non si è mai messo in piedi un meccanismo che facesse emergere in modo significativo le produzioni migliori sotto il profilo qualitativo. Del resto alle potenti industrie del settore fa troppo comodo che il latte resti una “commodity”, un bene indifferenziato, per poter continuare a dettare il prezzo agli allevatori.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-51433" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-725x482.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-725x482.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-480x319.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-768x510.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-300x199.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-350x232.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/08/mucche_allevamento4-500x332.jpg 500w" alt="" width="725" height="482" />Per questi motivi riteniamo fondamentale affermare prima di tutto il concetto che il latte non è tutto uguale, che ci sono dei fattori della qualità a fare la differenza e questi fattori devono essere raccontati, in modo chiaro e comprensibile. Con le <strong>Linee Guida per la selezione dei produttori di latte alimentare vaccino</strong> vogliamo provare a dare forza a quegli allevatori che non si sono piegati a un sistema produttivo che ha prodotto i disastri appena descritti, nella speranza di restituire dignità al loro lavoro e possibilità di scelta ai consumatori.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>(Fonte: Slowfood)</p>
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		<title>Etichetta latte stop agli inganni, da domani in vigore il nuovo decreto &#8220;Salva le stalle&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/alimentazione/2017/04/18/etichetta-latte-stop-agli-inganni-domani-vigore-decreto-salva-le-stalle/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 14:56:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
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		<category><![CDATA[latte]]></category>
		<category><![CDATA[Martino Cerantola]]></category>
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					<description><![CDATA[Con l&#8217;etichetta d&#8217;origine stop agli inganni. Per Coldiretti è un provvedimento dal triplice effetto, salva le stalle, riconosce i produttori e tutela i consumatori. “L’etichetta d’origine del latte  salva le stalle, riconosce il lavoro dei produttori e tutela i consumatori. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con l&#8217;etichetta d&#8217;origine stop agli inganni. Per Coldiretti è un provvedimento dal triplice effetto, salva le stalle, riconosce i produttori e tutela i consumatori.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/etichetta-latte.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4866" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/etichetta-latte-169x300.jpg" alt="" width="169" height="300" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/etichetta-latte-169x300.jpg 169w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/etichetta-latte-126x225.jpg 126w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/etichetta-latte.jpg 344w" sizes="(max-width: 169px) 100vw, 169px" /></a>“L’etichetta d’origine del latte  salva le stalle, riconosce il lavoro dei produttori e tutela i consumatori.  Un triplice effetto destinato a valorizzare il prodotto italiano perché lo distingue da quello straniero”.  Sono le parole di <strong>Martino Cerantola</strong> presidente di <strong>Coldiretti Veneto</strong> alla vigilia dell’importante data di domani che decreterà una svolta storica per il comparto lattiero caseario.  L’importanza dell’atto legislativo è stato riconosciuto dall’intera filiera – spiega Cerantola – tanto che da un’indagine di Coldiretti si rileva che due confezioni a lunga conservazione su tre sono già in regola con le nuove disposizioni che consentono di smascherare il latte straniero spacciato per “Made in Italy”.<u></u><u></u></p>
<p>Coldiretti ha raccolto in questi giorni i <strong>campioni in vendita nei principali supermercati e negozi</strong> italiani, in occasione dell’<strong>entrata in vigore dell’obbligo di indicare in etichetta l’origine del latte e dei prodotti lattiero-caseari</strong> prevista dal decreto “Indicazione dell&#8217;origine in etichetta della materia prima per il latte e i prodotti lattieri caseari, in attuazione del regolamento (UE) n. 1169/2011” firmato dai ministri delle Politiche Agricole Maurizio Martina e dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, pubblicato nella <strong>Gazzetta Ufficiale </strong>n.15 del 19 gennaio 2017.</p>
<p><strong>La situazione</strong> – sottolinea la Coldiretti &#8211; <strong>è piu’ variegata per yogurt e formaggi</strong> anche perché il provvedimento prevede che sarà possibile, per un periodo non superiore a 180 giorni, smaltire le scorte con il sistema di etichettatura precedente anche per tenere conto della stagionatura.” Con questo atto si dice finalmente basta agli inganni – insiste Cerantola – e si conclude positivamente una lunga battaglia della Coldiretti che risponde alle esigenze di trasparenza degli italiani che secondo la consultazione pubblica online del Ministero delle politiche agricole, in più di 9 casi su 10, considerano molto importante che l’etichetta riporti il Paese d’origine del latte fresco (95%) e dei prodotti lattiero-caseari quali yogurt e formaggi (90,84%), mentre per oltre il 76% lo è per il latte a lunga conservazione” .</p>
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