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	<title>liberoprofessionista &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Partite IVA al collasso. Liberiprofessionisti e PMI  tartassati dal Fisco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 10:19:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
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					<description><![CDATA[Quelle che una volta erano la spina dorsale dell’Italia sono a “rischio estinzione”. O, quanto meno, la loro situazione va via via peggiorando, tanto che da più parti vengono periodicamente lanciati appelli per la loro “salvaguardia”. Le partite IVA italiane, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quelle che una volta erano la spina dorsale dell’Italia sono a “rischio estinzione”. O, quanto meno, <strong>la loro situazione va via via peggiorando</strong>, tanto che da più parti vengono periodicamente lanciati appelli per la loro “salvaguardia”. Le partite IVA italiane, che si tratti di liberi professionisti o piccole e piccolissime aziende, sono ormai davanti a un baratro.</p>
<p>Come rilevato da Federcontribuenti, nell’arco di appena 3 anni il loro numero si è ridotto del 40% circa, passando da oltre 8,5 milioni a poco più di 5 milioni. <strong>Diversi i fattori che hanno inciso su questo calo</strong> tanto repentino quanto preoccupante: la situazione economica stagnante; la forte concorrenza interna; i controlli dello stato e gli adempimenti burocratici necessari al “mantenimento in vita” dell’attività produttiva. Il ruolo principale, però, è stato probabilmente giocato da una <strong>pressione fiscale sempre più pesante</strong>, che è arrivata a toccare il 64% dei profitti di una piccola partita IVA.</p>
<p>Il dato emerge da un’analisi del Centro Studi di Unimpresa, secondo il quale il <strong>total tax rate di PMI e professionisti</strong> è di gran lunga superiore al 60%. Tra tasse (sia acconti dell’anno fiscale successivo, sia saldi dell’anno fiscale in corso), <strong>contributi previdenziali</strong> (anche in questo caso si devono tenere in conto saldi e acconti), e pagamenti vari (come quelli nei confronti della Camera di Commercio e altri oneri obbligatori), sono dunque più i soldi che finiscono nelle casse dello Stato rispetto a quelli che restano nelle tasche di professionisti e artigiani.</p>
<div id="amelie_container"></div>
<p>“È una situazione che vale la pena <strong>riproporre al centro dell’attenzione e al centro dell’agenda politica</strong> – afferma il Presidente di Unimpresa Giovanna Ferrara – a pochi giorni dall’approvazione dell’ennesima legge di bilancio che si proponeva di essere come la svolta, proprio sul fronte della riduzione della pressione fiscale, e <strong>invece non ha cambiato alcunché</strong>. Perché sarà pur vero che è stata evitata la stangata da oltre 20 miliardi di euro con l’aumento delle aliquote Iva (e comunque è solo un rinvio, quindi fra 12 mesi ci risiamo), <strong>ma il peso delle tasse sui contribuenti, sia famiglie sia imprese, non è cambiato</strong> <strong>affatto</strong>“.</p>
<p>Nello specifico, dai conti fatti dal Centro Studi di Unimpresa emerge che una <strong>partita IVA che fattura 50 mila euro</strong> deve pagare:</p>
<ul>
<li>13.625 euro di saldo Irpef</li>
<li>5.241 di acconto Irpef</li>
<li>956 euro di addizionale regionale Irpef</li>
<li>236 euro di addizionale comunale Irpef</li>
<li>71 euro di acconto addizionale comunale Irpef</li>
<li>53 euro come diritti alla Camera di commercio</li>
<li>1.689 euro di Irap</li>
<li>797 euro di acconto Irap</li>
<li>7.191 euro di contributi previdenziali</li>
<li>3.779 di acconto contributi previdenziali.</li>
</ul>
<p>Il totale da pagare a fine anno sarà dunque di 33.248 euro, ossia il 64,5% rispetto a quanto guadagnato. Nelle tasche del professionista restano 16.752 euro, ossia <strong>1382 euro al mese</strong>. (Fonte quifinanza)</p>
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