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	<title>Maurizia Rizzo &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Pubblici esercizi, nuovo contratto per 150mila lavoratori veneti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Feb 2018 18:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Fisascat Cisl]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizia Rizzo]]></category>
		<category><![CDATA[pubblici esercizi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class=" text-justify">A quattro anni e mezzo dalla sua scadenza, è stato rinnovato il contratto nazionale per i dipendenti dei pubblici esercizi, ristorazione collettiva, commerciale e turistica, valido fino a dicembre 2021. Molte le novità dell’intesa: dall’aumento a regime di 100 euro in busta paga all’incremento, a carico dei datori di lavoro, di 1 euro (con la previsione di raddoppio) destinati all’assistenza sanitaria integrativa. Oltre a questo, è stato concordato un premio di risultato di garanzia (140 euro) per i lavoratori non coperti dalla contrattazione di secondo livello, convertibile in welfare previo accordo aziendale o territoriale (si apre anche l’opportunità per il lavoratore di destinare la somma alla previdenza complementare). Introdotto inoltre l’orario multi periodale: nei periodi di maggior carico lavorativo l’azienda potrà programmare un massimo di 20 settimane da 48 ore lavorative, cui corrisponderanno altrettante settimane di orario ridotto così da garantire l’orario medio contrattuale di 40 ore. Per quanto riguarda le ore di permesso, 72 saranno programmabili dall’azienda, le restanti 32 saranno invece a totale disposizione dei dipendenti: i permessi non goduti verranno retribuiti. Ad ogni modo è stata respinta la pretesa delle imprese di abrogare ore di permesso che rimangono le loro totale 104. Confermati anche gli scatti di anzianità  che avverranno ogni quattro anni.</p>
<p class=" text-justify">«Dopo una lunga e faticosa negoziazione l’intesa raggiunta ha permesso di definire un nuovo impianto contrattuale che in Veneto riguarderà 150mila addetti del settore – spiega Maurizia Rizzo Fisascat Veneto – che finalmente potranno avere un aumento economico in busta paga e un miglioramento negli interventi di welfare contrattuale come per l’assistenza sanitaria integrativa o la previdenza complementare».</p>
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		<title>Aperture pasquali, i sindacati invitano ad astenersi dal lavoro festivo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Apr 2017 12:02:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Filcams Cgil]]></category>
		<category><![CDATA[Fisascat Cisl]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizia Rizzo]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[Alle porte dei quattro “week end lunghi” che caratterizzano questo periodo dell’anno, torna il problema di chi, non solo il fine settimana, ma anche nei giorni di festività di Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno dovrà lavorare. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle porte dei quattro “week end lunghi” che caratterizzano questo periodo dell’anno, torna il problema di chi, non solo il fine settimana, ma anche nei giorni di festività di Pasqua, Pasquetta, 25 aprile, 1° maggio e 2 giugno dovrà lavorare. «Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs Uil del Veneto invitano quindi i lavoratori del commercio e gli addetti di tutte le attività svolte nei centri commerciali ad astenersi dal lavoro nelle suddette festività – si legge nel comunicato stampa diffuso oggi – la disponibilità al lavoro festivo è una scelta libera ed autonoma». Sotto accusa la liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011  con il Decreto “Salva Italia” che ha eliminato ogni vincolo di orario e che ora necessita, dicono i sindacati del commercio, di essere rivisto. «Su questi temi non abbiamo intenzione di mollare la battaglia – ribadisce Maurizia Rizzo Fisascat Veneto – si tratta di un problema che non solo incide negativamente nel vivere quotidiano delle famiglie, ma impatta anche con lo scarso sviluppo economico sociale che la liberalizzazione ha prodotto».</p>
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