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	<title>ministero dell’Interno &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Sos Coronavirus per 300 mila anziani ricoverati in case di riposo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 17:13:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Con sempre più case di riposo investite dal contagio è allarme per oltre 300 mila nonni ospitati in 7 mila strutture da nord a sud dell’Italia. E’ quanto emerge da una analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Con sempre più <strong>case di riposo</strong> investite dal contagio è allarme per oltre <strong>300 mila nonni</strong> ospitati in <strong>7 mila strutture</strong> da nord a sud dell’Italia. E’ quanto emerge da una analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, su dati del <strong>ministero dell’Interno</strong> in relazione alla pandemia da <strong>Coronavirus</strong> che sta colpendo in particolare le fasce più deboli della popolazione.</p>
<p style="font-weight: 400;">A fronte di morti e contagiati che si moltiplicano nelle case di riposo, da Medicina nel Bolognese a Barbariga e Quinzano nel Bresciano, da Merlara nel Padovano a Comeana in provincia di Prato, bisogna rafforzare le misure di sicurezza considerato che quasi <strong>1 anziano su 3</strong> è ricoverato proprio nelle <strong>zone epicentro del virus,</strong> fra Lombardia, Emilia Romagna e<strong> Veneto</strong>.</p>
<p style="font-weight: 400;">La situazione è molto pesante e costringe ormai a lavorare in condizioni estreme anche per le difficoltà a recuperare mascherine e indumenti protettivi per il personale delle RSA. Nella guerra al <strong>Coronavirus</strong> è fondamentale che gli operatori in servizio nelle case di riposo vengano dotati di tutti gli strumenti di protezione per tutelare sia la propria salute che quella degli anziani che devono accudire, la maggior parte dei quali sono non autosufficienti.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il focolaio in una casa di riposo può trasformarsi in un dramma per i nonni ricoverati, per i loro parenti e per gli stessi operatori socio sanitari che li seguono ogni giorno. L’assistenza dentro e fuori le residenze specializzate è un servizio strategico nazionale di importanza crescente in uno scenario a medio termine in cui gli anziani cresceranno di numero sia nelle città che nei piccoli centri urbani a fronte di network familiari con sempre maggiori difficoltà ad assisterli dal punto di vista personale e di risorse disponibili.</p>
<p style="font-weight: 400;">Inoltre nonostante le case di riposo abbiamo in generale un ottimo livello di qualità e siano aumentate di numero del 30% in dieci anni in Italia la disponibilità media è solo di <strong>1 posto letto ogni 41 anziani</strong>. E proprio i nonni non autosufficienti raddoppieranno fino a quasi 5 milioni entro il 2030 con circa il 10% ricoverato in strutture specializzate per un settore che nei prossimi quindici anni, per garantire posti letto e assistenza, avrà necessità di investimenti fra i 14 e i 24 miliardi di euro secondo un’analisi di Uecoop sull’ultimo report di Ubi Banca sulle RSA in Italia. Una situazione che impone di organizzare un sistema di welfare in grado di rispondere alla domanda di assistenza e servizi delle famiglie italiane potenziando la collaborazione fra il settore pubblico e quello privato.</p>
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		<title>Sicurezza, nel 2017 in calo omicidi, furti e rapine in tutta Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Dec 2017 16:35:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[ministero dell’Interno]]></category>
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					<description><![CDATA[Meno delitti, omicidi, rapine e furti in Italia. Secondo il bilancio di fine anno del Viminale in un anno i delitti sono scesi del 9,2%, passando dai 2.457.764 del 2016 ai 2.232.552 del 2017. Gli omicidi sono calati dell&#8217;11,8%, passati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Meno delitti, omicidi, rapine e furti in Italia. Secondo il bilancio di fine anno del Viminale in un anno i delitti sono scesi del 9,2%, passando dai 2.457.764 del 2016 ai 2.232.552 del 2017. Gli omicidi sono calati dell&#8217;11,8%, passati da 389 a 343. Di questi 46 attribuibili alla criminalità e 128 consumati in ambito familiare/affettivo. Le rapine sono passate da 32.147 a 28.612 (-11%9 e i furti da 1.319.383 a 1.198.892 (-9,1%).</p>
<p>In calo anche, sempre secondo i dati forniti dal Viminale, gli incidenti stradali: 75.131 nel 2016, 73.305 nel 2017, in diminuzione del 2,4%. Per quanto riguarda la sicurezza della città, nel 2017 sono stati disposti 735 &#8216;Daspo urbano&#8217;, in vigore in 270 casi.</p>
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		<title>Corazzari scrive a Minniti: &#8220;Subito nuove assunzioni per Polizia Locale&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/08/23/corazzari-scrive-minniti-subito-nuove-assunzioni-polizia-locale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2017 09:50:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sicurezza]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cristiano Corazzari]]></category>
		<category><![CDATA[Marco Minniti]]></category>
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		<category><![CDATA[polizia locale]]></category>
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					<description><![CDATA[L’assessore al territorio e alla sicurezza della Regione del Veneto Cristiano Corazzari ha formalmente richiesto con lettera un incontro al ministro dell’Interno, Marco Minniti, al fine di segnalare le preoccupanti criticità derivanti dalla carenza degli organici di Polizia Locale e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’assessore al territorio e alla sicurezza della Regione del Veneto Cristiano Corazzari ha formalmente richiesto con lettera un incontro al ministro dell’Interno, Marco Minniti, al fine di segnalare le preoccupanti criticità derivanti dalla carenza degli organici di Polizia Locale e la disponibilità della Regione stessa a partecipare ai tavoli tecnici di lavoro costituiti a livello ministeriale sui temi della sicurezza integrata e urbana.</p>
<p>“Sento la necessità di segnalarle in primo luogo la questione degli organici di Polizia Locale – spiega l’assessore nella missiva –. Attualmente gli operatori effettivi in tutto il Veneto sono solo 3.615, mille dei quali con un’età superiore a 56 anni. La situazione operativa, pertanto, risulta decisamente grave, tenendo conto delle competenze sempre più varie e complesse attribuite alla Polizia Locale: presidio del territorio, lotta alle nuove forme di criminalità, prevenzione antiterrorismo, difesa della legalità anche nell’ambito dei fenomeni di immigrazione, tutela del patrimonio storico e culturale, attività legate all’economia e alla presenza turistica, di cui il Veneto detiene il primato nazionale”.</p>
<p>“Sono sempre più pressanti le istanze dei Comuni di poter finalmente procedere a nuove assunzioni – prosegue l’assessore –, un’azione ormai non più procrastinabile oltre che un’opportunità di occupazione per i giovani. La Regione del Veneto sta già operando per una revisione della legge regionale in materia, anche al fine di adeguare la programmazione e l’organizzazione della Polizia Locale e Sicurezza ai nuovi principi introdotti dalla normativa statale. In particolare la Regione intende promuovere tanto il modello della sicurezza integrata quanto quello della sicurezza urbana, esposti nella menzionata normativa”.</p>
<p>“È quindi urgente definire idonee procedure e provvedere al conseguente stanziamento di fondi per consentire l’assunzione presso i Comuni  – ribadisce l’assessore –, a salvaguardia della popolazione e a garanzia di un corretto e sostenibile sviluppo sociale ed economico”.</p>
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		<title>Accordo tra le Prefetture del Veneto e l&#8217;Associazione delle imprese manifatturiere contro la mafia</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/07/26/accordo-le-prefetture-del-veneto-lassociazione-delle-imprese-manifatturiere-la-mafia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2017 16:51:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;obiettivo è di contrastare l&#8217;insediamento delle cosche mafiose all&#8217;interno delle aziende manifatturiere venete. Per convogliare in questa unità di intenti prefetture del Veneto e associazione di categoria hanno stretto un importante accordo che tuteli il lavoro di chi svolge attività [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;obiettivo è di contrastare l&#8217;insediamento delle cosche mafiose all&#8217;interno delle aziende manifatturiere venete. Per convogliare in questa unità di intenti prefetture del Veneto e associazione di categoria hanno stretto un importante accordo che tuteli il lavoro di chi svolge attività legale con tanti sacrifici e non pochi problemi.</p>
<div id="attachment_6517" style="width: 431px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/foto_beozzo.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-6517" class="size-full wp-image-6517" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/foto_beozzo.jpg" alt="" width="421" height="497" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/foto_beozzo.jpg 421w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/foto_beozzo-254x300.jpg 254w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/foto_beozzo-191x225.jpg 191w" sizes="(max-width: 421px) 100vw, 421px" /></a><p id="caption-attachment-6517" class="wp-caption-text"><em>William Beozzo, Presidente di Confimi Industria Veneto</em></p></div>
<p>«<em>Attraverso un importante accordo, che rappresenta un segno tangibile di partenariato strutturato tra pubblico e privato, siamo pronti ad affrontare l&#8217;impegno di presidiare costantemente la nostra Regione per prevenire i tentativi di <strong>infiltrazione criminale</strong>, in continuità con l’azione di monitoraggio e denuncia che la nostra Associazione porta avanti da anni nell&#8217;intero territorio di sua competenza</em>»: così <strong><em><b><i>William Beozzo</i></b></em></strong><strong><em><b><i>, Presidente di Confimi Industria Veneto</i></b></em></strong>, annuncia l&#8217;Accordo sottoscritto tra le <strong>Prefetture del Veneto</strong> e l&#8217;Associazione regionale delle <strong>imprese manifatturiere</strong>, con le proprie strutture territoriali, tra le quali <strong>Apindustria Confimi Vicenza</strong>, allo scopo di rafforzare e<strong> intensificare i controlli</strong> mirati a prevenire e contrastare le infiltrazioni della <strong>criminalità organizzata</strong> nell’economia legale. Con questa intesa arriva così il passo decisivo per l&#8217;attuazione del Protocollo Quadro di legalità siglato a livello centrale lo scorso 20 aprile 2017 tra il <strong>Ministero dell’Interno</strong> e Confimi Industria.</p>
<p>In particolare, l’Accordo prevede un impegno notevole assunto da parte di Confimi Industria Veneto: «<em>Ci siamo messi a disposizione con determinazione ed entusiasmo</em> – commenta Beozzo – <em>per promuovere, presso le nostre imprese, l’adozione di regole mirate a disciplinare la scelta responsabile dei propri partners, subappaltatori e fornitori. Organizzeremo anche corsi di formazione specifici per diffondere la cultura della legalità, informando gli stessi nostri associati che l’adesione a questo Protocollo comporta l’assunzione di specifici impegni e, in particolare, la sottoposizione all’accertamento antimafia volto ad escludere la sussistenza di motivi automaticamente ostativi e di tentativi di <strong>infiltrazione mafiosa</strong>»</em>.</p>
<p>Le <strong>Prefetture del Veneto</strong>, dal canto loro, effettueranno le verifiche <strong>antimafia</strong>, propedeutiche al rilascio della comunicazione o informazione antimafia, mediante la consultazione della Banca dati nazionale unica della documentazione <strong>antimafia</strong>, riferendone l’esito all’Associazione provinciale o di categoria di competenza per i successivi adempimenti. Saranno poi svolti, a campione, degli ulteriori accertamenti, sempre attraverso la consultazione della predetta Banca dati sulle autocertificazioni rilasciate ai fini del rinnovo dell’iscrizione nell’elenco dei fornitori, dandone comunicazione degli esiti all’Associazione provinciale di competenza. Al contempo la Prefettura di Venezia si impegna a monitorare l’attuazione del Protocollo a livello regionale, nonché ad assicurare l’attività di supporto, formazione e consulenza alla rete delle Prefetture della Regione Veneto per l’ottimale applicazione dell’Accordo di legalità.</p>
<p>Nello specifico del territorio, le imprese vicentine che intendono aderire al Protocollo dovranno produrre apposita richiesta ad Apindustria Confimi Vicenza, inoltrando i dati necessari al rilascio delle informazioni antimafia. Dopo una verifica sulla completezza del materiale, l&#8217;associazione delle imprese manifatturiere trasmetterà le richieste alla Prefettura competente nel territorio in cui ha sede l’impresa aderente: nel nostro caso la Prefettura di Vicenza o quella delle province limitrofe in cui si trovano le aziende che fanno riferimento alla struttura associativa del capoluogo berico. Le imprese che supereranno lo scrutinio antimafia saranno iscritte in un apposito elenco tenuto da ciascuna Associazione di categoria.</p>
<p>«<em>Conseguita l’iscrizione</em> – evidenzia il Presidente Beozzo –<em> l’impresa aderente presenterà alla Prefettura del luogo ove ha la propria sede legale, per il tramite dell’Associazione, la lista dei propri partners commerciali, al fine della loro sottoposizione alle verifiche <strong>antimafia</strong>, in base alle soglie stabilite nell’Accordo attuativo. In questa prima fase di attuazione dell’Accordo, comunque, le verifiche concernenti i partners commerciali saranno limitate a coloro che operano nell’ambito dei settori più esposti, coincidenti con quelli per i quali è prescritta l’iscrizione nelle white list».</em></p>
<p>Per la corretta attuazione dell&#8217;Accordo sono infine previsti degli organi di coordinamento e controllo: presso la <strong>Prefettura di Venezia</strong> verrà costituita una <strong>Commissione per la legalità</strong> regionale o interregionale, composta da rappresentanti delle Prefetture interessate e di Confimi Industria Veneto, mentre a <strong>Vicenza</strong> potrà essere costituita una sottosezione provinciale, composta dai rappresentanti locali dell’Associazione e coordinata dal Prefetto, che avrà il compito di esaminare le problematiche emergenti in sede di attuazione del Protocollo e di riferire i risultati conseguiti, su base annuale, alla Commissione per la legalità regionale o interregionale.</p>
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		<title>Bunker di Recoaro Terme, crocevia della Seconda Guerra Mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Feb 2017 19:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Recoaro Terme]]></category>
		<category><![CDATA[VideoGallery]]></category>
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		<category><![CDATA[ministero dell’Interno]]></category>
		<category><![CDATA[Prefettura di Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Repubblica sociale italiana]]></category>
		<category><![CDATA[seconda guerra mondiale]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><iframe  id="_ytid_86734"  width="680" height="383"  data-origwidth="680" data-origheight="383" src="https://www.youtube.com/embed/gohP1JuYfh8?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=dark&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La storia della seconda Guerra Mondiale passa anche per Recoaro Terme, dove sul finire del conflitto il Comando supremo della Wehrmacht stabilì il suo quartier generale, trattando dopo poco la resa. Uno dei bunker che fu la regia delle truppe tedesche in Italia è stato da poco riaperto al pubblico. Lo abbiamo visitato per voi realizzando immagini ricche di storia e significato .<span id="more-3549"></span>Di quel periodo rimangono alcune testimonianze che sono state raccolte in un libro e pochi manufatti fra cui il Bunker Tedesco restaurato pochi anni fà all&#8217;interno delle Fonti Centrali.</p>
<p>La decisione del comando supremo tedesco di arrendersi fu presa a Recoaro Terme. Nella notte tra il 22 e il 23 aprile 1945, dopo un&#8217;intera giornata di discussione, il <strong>generale Heinrich von Vietinghoff-Scheel</strong>, comandante in capo del settore Sudovest e del gruppo di armate C operante sul fronte italiano, dette disco verde ai suoi plenipotenziari che subito partirono da Recoaro per andare a firmare la resa presso il <strong>Comando alleato di Alexander</strong> a Caserta.</p>
<p>Le truppe tedesche si dislocarono nella stazione termale vicentina in due fasi distinte: la prima coincise con i mesi di ottobre 1943 &#8211; maggio 1944, la seconda con i mesi di giugno 1944 &#8211; aprile 1945.</p>
<p>Nei primi giorni di <strong>ottobre del 1943</strong> giunsero a Recoaro trecento soldati tedeschi, per la cui sistemazione furono requisiti quattro alberghi, il &#8220;Lelia&#8221; dentro il perimetro delle Regie Fonti, il &#8220;Varese&#8221;, il &#8220;Trettenero&#8221; e il &#8220;Firenze&#8221;. Si completava in questo modo l&#8217;occupazione tedesca della Valle dell&#8217;Agno iniziata immediatamente dopo l&#8217;8 settembre.</p>
<p>Fino a metà maggio dell&#8217;anno successivo le truppe tedesche, il cui numero diminuì a partire dal <strong>gennaio 1944</strong>, convissero con i funzionari e gli agenti della Direzione generale di Pubblica Sicurezza del <strong>Ministero dell&#8217;Interno</strong> della <strong>Repubblica sociale italiana</strong>, con i funzionari e i militi del Comando centrale della Milizia della strada, con i funzionari e i militari di una parte del Sottosegretariato della Marina. Si trattava di quasi 800 persone che erano arrivate a Recoaro nel novembre 1943 a seguito del trasferimento in varie località dell&#8217;Italia del Nord del governo della Rsi e di tutti i ministeri romani. Per sistemare i nuovi arrivati e i loro uffici furono requisiti una sessantina tra alberghi e pensioni, nonchè alcune ville (in una di queste prese alloggio il tenente di vascello Eugenio Wolk, comandante del reparto segreto degli incursori &#8220;Gamma&#8221; della X° Mas, che aveva la sua base a Valdagno).<br />
I partigiani, presenti già agli inizi del 1944 sui monti circostanti, erano ancora pochi e in fase di organizzazione e di armamento.</p>
<p>Fino a metà maggio del 1944, dunque, Recoaro rimase una appartata e relativamente tranquilla retrovia dove il problema più impellente era rappresentato dai ritardi con i quali la<strong> Prefettura di Vicenza</strong> pagava i conti degli alberghi requisiti, dal momento che nessuno, nè i tedeschi nè i funzionari ministeriali, intendeva pagare il costo degli alloggi.</p>
<p>Dopo il fallimento dell&#8217;offensiva tedesca nelle Ardenne (dicembre 1944) le sorti della guerra in Europa erano definitivamente segnate. Per questo Hitler aveva dato ordine di fare terra bruciata sia in Germania sia nei paesi occupati. Se eseguito, l&#8217;ordine avrebbe causato la distruzione di tutto l&#8217;apparato industriale dell&#8217;Italia del Nord.</p>
<p>L&#8217;ambasciatore Rudolph Rahn e il capo delle SS in Italia Karl Wolff compresero l&#8217;assurdità di tale ordine a guerra praticamente perduta. Ma capirono anche di avere in mano una carta politicamente importante: infatti la salvaguardia delle industrie della Valle del Po nonché quella dei porti di Genova, Venezia e Trieste erano, in previsione del &#8220;dopo&#8221;, una preziosa materia di scambio con gli Alleati con i quali, all&#8217;insaputa di Hitler, si ricercarono contatti diretti. Nacque così, ai primi di marzo del 1945, l&#8217;operazione &#8220;Sunrise&#8221;, che ebbe come protagonisti da un lato Karl Wolff e dall&#8217;altro Alien Dulles, del Servizio segreto americano (OSS) operante in Svizzera. &#8220;Sunrise&#8221; avrebbe dovuto garantire la salvaguardia degli impianti industriali e, contemporaneamente, provocare la resa-anticipata delle truppe tedesche in Italia.</p>
<p>Per ottenere tutto questo, però, era necessario l&#8217;assenso dei militari, cioè del generale von Vietinghoff-Scheel, che il 10 marzo era subentrato a Kesselring nel Comando Sudovest. Il capo delle SS era andato più volte a Recoaro per convincere il <em>Generaloberst</em> della inevitabilità della resa, e vi ritornò dopo il 9 aprile, quando era iniziata l&#8217;offensiva finale alleata. Wolff, infatti, era consapevole che l&#8217;avanzata sempre più impetuosa degli angloamericani nella pianura padana avrebbe ben presto tolto ogni significato all&#8217;operazione &#8220;Sunrise&#8221;. I suoi sforzi, tuttavia, non erano approdati a nulla perchè Von Vietinghoff, non volendo essere accusato di alto tradimento e terrorizzato dalla prevedibile reazione di Hitler, rifiutava di arrendersi.Così, dopo alcuni giorni, avvenne quanto Wolff aveva previsto e temuto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Poiché da <strong>Recoaro</strong> non veniva alcun segnale di resa, il 19 aprile gli Alleati annullarono &#8220;Sunrise&#8221; e, con essa, il tacito accordo di non bombardare la sede del comando supremo tedesco finché duravano le trattative. Lo prova il fatto che gli angloamericani, nonostante fossero padroni incontrastati dei cieli, avevano evitato di bombardare il comando di von Vietinghoff all&#8217;inizio della loro offensiva, come invece sarebbe stato logico che facessero per interrompere da subito ogni comunicazione tra Recoaro e il fronte e creare grave disorientamento nelle prime linee tedesche. Lo fecero venerdì 20 aprile.</p>
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		<title>Nuovo piano di distribuzione migranti, in arrivo nei comuni 15 mila profughi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jan 2017 21:16:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Continua il flusso di migranti in Regione con le autorità costrette a subire le decisioni del Governo che hanno imposto ai comuni di accoglierne un numero in proporzione alle unità di residenti. L&#8217;Assessore Lanzarin dice NO e propone una mossa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il flusso di migranti in Regione con le autorità costrette a subire le decisioni del Governo che hanno imposto ai comuni di accoglierne un numero in proporzione alle unità di residenti. L&#8217;Assessore Lanzarin dice NO e propone una mossa alternativa.<span id="more-3257"></span><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/01/migranti.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3258" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/01/migranti-300x169.jpg" alt="" width="300" height="169" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/01/migranti-300x169.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/01/migranti.jpg 560w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>“Abbiamo appreso ora del nuovo piano concordato tra <strong>ministero dell’Interno</strong> e <strong>Anci nazionale</strong> che prevede la <strong>redistribuzione obbligatoria</strong> in tutti i comuni del Veneto<strong> di 14.560 migranti</strong>, con una quota minima di <strong>6 assegnati per i comuni sotto i duemila abitanti</strong>. Un piano, peraltro, che non è stato concordato con l’Anci regionale, e che sotto il profilo tecnico, giuridico e di gestione presenta numerose criticità e incognite. A cominciare dai vincoli di obbligatorietà che il governo intende far valere nei confronti delle amministrazioni locali”. E’ la prima valutazione espressa dall’assessore al sociale <strong>Manuela Lanzarin</strong>, in rappresentanza della Giunta regionale e del presidente Luca Zaia, al tavolo di coordinamento regionale, convocato dal prefetto di Venezia, con i rappresentanti delle prefetture venete, dell’Anci, del comune di Venezia e con il capo dipartimento del Viminale per l’Immigrazione, Mario Morcone, collegato in videoconferenza, che ha illustrato il piano governativo per ripartire i richiedenti asilo tra tutte le regioni in quota proporzionale al riparto del fondo nazionale per le politiche sociali.</p>
<p>“Mi chiedo cosa farà il <strong>Viminale</strong> con le amministrazioni che hanno detto no all’accoglienza diffusa o che non riusciranno a farsi carico della quota obbligatoria assegnata”, ha proseguito l’assessore, che ha preferito condurre il confronto sul piano tecnico, lasciando il giudizio politico al confronto tra i governatori delle Regioni e il ministro Minniti, in programma il 19 gennaio a Roma.</p>
<p>“Al prefetto Morcone, ai prefetti veneti e ai sindaci dell’Anci – <strong>spiega l’assessore al Sociale</strong> – ho ribadito che il Veneto ha già dato, e sta continuando a dare, in termini di accoglienza.  Con 517 mila immigrati residenti e integrati, pari al 10,4 per cento della popolazione, e quasi 30 mila migranti arrivati a seguito di sbarchi ed esodi, il Veneto è la terza regione d’Italia per numero di presenze straniere, alle spalle di Lombardia e Sicilia.  I dati del Ministero e delle Prefetture smentiscono i luoghi comuni: qui in Veneto non facciamo barricate, siamo una regione accogliente. Ma pretendiamo di sapere chi accogliamo e con quale progetto di vita. Non intendiamo avallare in alcun modo l’attuale gestione caotica, improvvisata  e fallimentare dell’emergenza profughi, né nuove misure impositive. La riproposizione della distribuzione coercitiva e capillare dei migranti in base a un parametro numerico, senza garanzie, senza aver rivisto la nostra legislazione in materia di asilo e immigrazione, senza un piano europeo di ricollocamento e in assenza di accordi bilaterali per il rimpatrio di chi non ha diritto allo ‘status’ di rifugiato,  rappresenta una ulteriore ‘bomba’ per il tessuto sociale e la sicurezza del paese”.</p>
<p>“Al prossimo incontro dei governatori del 19 gennaio a Roma con il ministro Minniti, il <strong>presidente Zaia</strong> avrà occasione di confrontarsi personalmente con il governo e il piano del Viminale – ha aggiunto Manuela Lanzarin – Ma la posizione della Regione Veneto è nota. Su 30 mila nuovi arrivati in Veneto negli ultimi tre anni  solo 1 su 3 ha i requisiti per essere accolto come profugo  Il Veneto è disponibile ad aiutare chi ha effettivamente diritto alla protezione internazionale, ma non  può e non vuole mettere in crisi il proprio sistema di welfare per dare ospitalità a chi non ne ha diritto”.</p>
<p>“L’accoglienza diffusa, affidata alla buona volontà di sindaci, associazioni e privati, senza una precisa catena di interventi preventivi che fermi chi non ha diritto ad entrare nel nostro paese, rappresenta solo l’ennesima illusione per governare un fenomeno che sta assumendo dimensioni planetarie. Non ci servono i ‘pannicelli caldi’ o le soluzioni ‘tampone’, dobbiamo mettere un argine alle partenze dalle coste africane, con centri di identificazione in loco, accordi con i paesi della sponda sud del Mediterraneo e corridoi umanitari per i veri rifugiati”.</p>
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