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	<title>miur &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Docenti di sostegno, in Veneto le università fanno perdere 1.500 posti</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/08/26/docenti-sostegno-veneto-le-universita-fanno-perdere-1-500-posti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Aug 2017 11:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cisl scuola]]></category>
		<category><![CDATA[miur]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sebbene dotati di buona volontà, anche per l’anno scolastico 2017/2018 saranno pochi i docenti di sostegno che potranno seguire i 16.424 alunni disabili del Veneto (di cui più di 7mila con gravità): ancora una volta le Università di Padova e Verona hanno attivato i corsi di specializzazione per attività di sostegno con numeri troppo bassi rispetto alle effettive esigenze territoriali. «Poichè il Miur autorizza il numero dei corsisti in base alle richieste delle università, sorge spontanea la domanda: perché le università venete non chiedono più posti? &#8211; tuona Sandra Biolo, Segretaria generale Cisl Scuola del Veneto – già l’anno scorso i troppo pochi corsi attivati hanno fatto perdere l’opportunità a 1.559 giovani di avere un posto di lavoro; sebbene il Miur infatti avesse autorizzato ben 1.743 immissioni in ruolo, ne sono state fatte solo 184, proprio per la mancanza di personale specializzato». Lo squilibrio che in Veneto vede per il prossimo anno 560 posti per i corsisti nelle due Università (280 a Padova e 280 a Verona) a fronte delle 1.743 nomine in ruolo, si ribalta invece in altre regioni: in Campania sono 691 le nomine per 1.550 posti autorizzati dal Miur, o ancora in Molise il contingente è di 370 specializzandi per 35 immissioni in ruolo. «Non c&#8217;è una programmazione adeguata a seconda delle necessità delle varie regioni e purtroppo gli uffici scolastici regionali, che conoscono molto bene i reali fabbisogni del territorio, non hanno alcuna voce in capitolo – continua Biolo &#8211; lo squilibrio a livello nazionale tra l&#8217;offerta universitaria e le reali esigenze dei territori non è più sostenibile».</p>
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		<title>Dall&#8217;economia digitale le professioni del futuro: 85mila nuovi posti nell&#8217;ICT</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/tecnologia/2017/06/08/dalleconomia-digitale-le-professioni-del-futuro-85mila-nuovi-posti-nellict/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jun 2017 11:37:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Lifestyle & Tech]]></category>
		<category><![CDATA[Assinform]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo un Paese con una forte spinta all&#8217;economia digitale ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: manca una strategia di lungo periodo che coinvolga aziende e sistema formativo, manca una visione d&#8217;insieme che coordini i percorsi della [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Siamo un Paese con una <strong>forte spinta all&#8217;economia digitale</strong> ma che fatica a crearsi le competenze necessarie a supportarla: <strong>manca una strategia</strong> di lungo periodo <strong>che coinvolga aziende e sistema formativo</strong>, manca <strong>una visione d&#8217;insieme</strong> che coordini i percorsi della Trasformazione Digitale, <strong>mancano risorse</strong> per rendere la <strong>PA adeguata</strong> al cambiamento. È quanto emerge dalla terza edizione dell&#8217;Osservatorio delle Competenze Digitali, condotto dalle principali associazioni <strong>ICT AICA, Assinform, Assintel e Assinter Italia</strong> e promosso da <strong>MIUR e AgID</strong>. La Domanda di <strong>professioni ICT è in costante aumento</strong>: questo il dato positivo che emerge dai <strong>175.000 annunci</strong> di lavoro su web analizzati nell&#8217;ultimo triennio, 60.000 quelli nel solo 2016.</p>
<p>Ogni anno la richiesta di professioni ICT cresce mediamente del <strong>26%</strong>, con picchi del 90% per le nuove professioni legate alla Trasformazione Digitale come i <strong>Business Analyst e i gli specialisti dei Big Data</strong>, a sottolineare l&#8217;evoluzione verso l&#8217;azienda &#8220;data driven&#8221;. Cresce complessivamente del <strong>56%</strong> la richiesta delle nuove professioni digitali: specialisti in <strong>Cloud, Cyber Security, IoT, Service Development, Service Strategy, Robotics, Cognitive &amp; Artificial Intelligence</strong>. C&#8217;è decisamente più richiesta nel <strong>Nord ovest</strong>, in cui si concentra il 48% della Domanda. Rispetto invece alle professioni &#8220;classiche&#8221; dell&#8217;ICT, tiene la richiesta di <strong>Analisti Programmatori</strong>, in costante crescita (+24% lo scorso anno): stiamo parlando di ben 80.000 annunci di lavoro nel triennio 2013-2016. Sono 27.000 gli annunci relativi a posizioni di System Analyst (+30% nell&#8217;utlimo anno) e 13.000 quelli per il Digital Media Specialist, con un picco del +60% per il Web Developer.</p>
<p>Anche sul fronte dello stipendio, l&#8217;ICT paga: nelle aziende del settore, <strong>le retribuzioni</strong> nel 2016 sono cresciute con picchi del <strong>+5,7%</strong> per i livelli impiegatizi e del <strong>+4,9%</strong> per i Dirigenti. Un Analista Programmatore, per citare la figura più diffusa, in media guadagna l&#8217;anno <strong>31.357 euro lordi</strong> (se impiegato), 48.509 euro se quadro. <strong>Competenze digitali</strong>: il lavoro c&#8217;è ma ma molte posizioni restano scoperte. La stima è che nel triennio 2016-2018 si potrebbero creare 85.000 nuovi posti di lavoro che richiedono specializzazione in ICT, a fronte di un&#8217;occupazione complessiva che potrebbe salire da qui al 2018 del 3,5% annuo e raggiungere le 624.000 unità. Di questi 85.000 nuovi posti di lavoro creati, fino a circa 28.000 sono riferibili al 2016, come riscontrato nelle web vacancies per le posizioni fino a due anni di esperienza. Per queste posizioni il mercato richiede il <strong>62% di laureati </strong>e il<strong> 38% di diplomati</strong>, ma il nostro sistema formativo propone troppi diplomati (8.400 in eccesso) e troppo pochi laureati in percorsi ICT (deficit di 4.400).</p>
<p>La buona notizia è che le <strong>immatricolazioni in facoltà dell&#8217;area ICT crescono</strong> di anno in anno, sono 26.000 nell&#8217;attuale anno accademico segnando un <strong>+11%</strong> rispetto a quello precedente, tuttavia è alto il tasso di abbandono (60%), soprattutto nelle triennali di informatica. Nei percorsi universitari stanno via via entrando le <strong>competenze legate a</strong> <strong>Big Data, Data Science, Cybersecurity</strong>, resta trascurato il Cloud. Nelle facoltà non ICT le competenze digitali sono invece  trascurate, nessuna formazione in proposito per circa la metà dei 4.362 corsi di laurea esistenti.</p>
<p>Stanno in compenso aumentando, seppur lentamente, le <strong>collaborazioni fra scuola, università, imprese e associazioni</strong>: è decisamente un&#8217;<strong>area strategica da amplificare</strong>, superando i problemi legati alla dispersione del quadro normativo, al coordinamento organizzativo e all&#8217;accesso agli incentivi. La domanda di nuovi profili digitali dal punto di vista di imprese e Pubblica Amministrazione è stata analizzata con un panel qualitativo e ha evidenziato la domanda crescente di nuovi profili legati all&#8217;innovazione dei processi, dei prodotti e delle strategie in ottica digitale. Quelli più critici per la filiera ICT sono il Business Analyst, il Project Manager e il Security Analyst. Si colma il gap riconvertendo le risorse già presenti attraverso formazione d&#8217;aula e (minore ma in crescita nei giovani) il <strong>digital learning</strong>; la ricerca all&#8217;esterno ha come canali privilegiati l&#8217;interazione con le <strong>facoltà tecnico-scientifiche</strong> (47,6%), il <strong>network personale/professionale</strong> (47,6%) e i <strong>social media</strong> (42,9%).</p>
<p>Nelle aziende utenti, i profili comuni più critici da reperire sono il Responsabile Sistemi Informativi, l&#8217;ICT Security Manager e il Project Manager. Ciò che oggi è determinante è lo <strong>Skill Digital Rate</strong>, ovvero il grado di pervasività delle competenze digitali all&#8217;interno di una singola professione richiesta dal mercato: secondo l&#8217;analisi delle web vacancies nel 2016 nelle professioni ICT queste incidono in media per il 68%, con picchi dell&#8217;80% per le nuove figure legate agli ambiti IoT, Mobile, Cloud; mentre nelle altre professioni l&#8217;incidenza è crescente, legata sia ai cambiamenti sulle aree di automazione nei processi stimolati di Industria 4.0 (63,6%) sia nella relazione digitale con il cliente dei settori Servizi e Commercio (54,6%).</p>
<p>L<strong>&#8216;85% delle PA</strong> intervistate, invece, <strong>hanno bisogno di competenze digitali</strong> per far fronte alla digitalizzazione dei servizi a cittadini e imprese, legati ad esempio a Spid, PagoPA, Fascicolo Sanitario Elettronico. Ma è difficile reperirle all&#8217;esterno, causa blocco delle assunzioni, o farle evolvere in risorse già esistenti, per la difficoltà nel distoglierle da altre attività core. Ma se lanciamo lo sguardo alle professioni del futuro, lo scenario cambia. <strong>Le nuove professioni</strong> si chiameranno <strong>Change Manager, Agile Coach, Technology Innovation Manager, Chief Digital Officer, IT Process &amp; Tools Architect</strong> e saranno costituite da un <strong>mix più articolato di competenze</strong>, per governare strategicamente i cambiamenti imposti dalle aree <strong>Big Data, Cloud, Mobile, Social, IoT e Security</strong>. Saranno soprattutto figure fatte da un impasto di skill tecnologiche, manageriali e soft skills quali leadership, intelligenza emotiva, pensiero creativo e gestione del cambiamento. In occasione della presentazione dell&#8217; &#8220;<strong>Osservatorio delle Competenze Digitali 2017</strong>&#8221; <strong>è stato siglato</strong> da AICA, Assinform, Assintel, Assinter e CINI (Consorzio Interuniversitario Nazionale per l&#8217;Informatica) un <strong>Accordo Quadro di Collaborazione</strong> in materia di formazione.</p>
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		<title>Scuola, Governo non impugna legge veneta. Ma arriva lo stop della ministra Fedeli</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/06/07/scuola-governo-non-impugna-legge-veneta-arriva-lo-stop-della-ministra-fedeli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jun 2017 14:48:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Consiglio dei Ministri]]></category>
		<category><![CDATA[luca zaia]]></category>
		<category><![CDATA[miur]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Fedeli]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<div class="entry-summary">
<p>“E’ un obiettivo riconoscimento alla nostra capacità di fare buone leggi, di scriverle bene e di saper esercitare bene le prerogative regionali nell’ambito delle competenze che la Costituzione ci affida. La rinuncia all’impugnativa della legge vale come una promozione a pieni voti”. Era stato questo il commento a caldo del presidente della Regione Veneto Luca Zaia alla notizia che il Consiglio dei Ministri aveva rinunciato ad impugnare la legge regionale sul sistema scolastico e formativo.</p>
<p>Solo poche ore dopo, però, è arrivato lo stop della Ministra dell&#8217;Istruzione Valeria Fedeli. “Il governatore Zaia sa bene che la legge sull’istruzione del Veneto va modificata perché presenta profili di illegittimità costituzionale e se oggi il Consiglio dei Ministri non l’ha impugnata è solo perché lo stesso Zaia si è formalmente impegnato con una lettera inviata a me e al Ministro per gli Affari regionali ad apportare le modifiche richieste dal Miur”.</p>
</div>
<div class="entry-content">
<p>I problemi di legittimità costituzionale riguardano la violazione delle competenze legislative statali in materia di istruzione in particolare per: l’istituzione di una anagrafe regionale degli studenti non coordinata con quella nazionale; la durata dei percorsi della scuola secondaria di secondo grado, che a livello nazionale è quinquennale, mentre la legge regionale indica la durata triennale e quadriennale; la determinazione dei criteri di certificazione dei titoli e dei crediti per i passaggi all’interno della formazione professionale e fra questa e il sistema di istruzione; la definizione, a livello regionale, degli obiettivi di competenza linguistica straniera da raggiungere a conclusione dei cicli; la valutazione del sistema scolastico regionale.</p>
</div>
<div class="entry-content">
<p>“Sono tutti punti su cui la Regione Veneto ha detto che interverrà con le modifiche richieste dal Ministero – conclude Fedeli -. C’è agli atti la lettera firmata da Zaia. Ora è necessario che a ciò venga dato seguito così com’è sancito dalla Costituzione, che è chiara sui ruoli di Stato e Regioni in materia di istruzione. Da Zaia ci aspettiamo serietà e coerenza: per rispetto della funzione che ricopre, dei membri del Consiglio regionale, dei cittadini del Veneto”.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Anno scolastico 2017/2018, al Veneto saranno destinati 120 nuovi docenti</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/18/anno-scolastico-20172018-al-veneto-saranno-destinati-120-nuovi-docenti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 May 2017 14:14:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[docenti]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[ministro istruzione]]></category>
		<category><![CDATA[miur]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>
		<category><![CDATA[Valeria Fedeli]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’assegnare alla Regione del Veneto il contingente dei posti di organico per l’anno scolastico 2017/2018, per la prima volta il Miur non ha applicato il criterio della serie storica, che avrebbe determinato una riduzione di 352 posti rispetto a quelli [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’assegnare alla Regione del Veneto il contingente dei posti di organico per l’anno scolastico 2017/2018, per la prima volta il <strong>Miur</strong> non ha applicato il criterio della serie storica, che avrebbe determinato una <strong>riduzione di 352 posti</strong> rispetto a quelli assegnati per l’anno in corso. Anzi, per venire incontro alle numerose e costanti segnalazioni della Regione Veneto e dell’Ufficio scolastico regionale, il Ministero ha assegnato un contingente <strong>maggiorato di 120 posti</strong> rispetto all’obiettivo regionale indicato per l’anno scolastico 2016/2017.</p>
<p>Sulla vicenda interviene l&#8217;Assessore regionale Elena Donazzan che esprime soddisfazione nei confronti del Ministro dell&#8217;Istruzione Valeria Fedeli per aver riequilibrato il rapporto tra docenti e iscritti in alcune regioni in particolare sofferenza d’organico, come il Veneto.</p>
<p>“<em>Ringrazio il ministro Valeria Fedeli che, accogliendo la mia richiesta di veder riconosciuto un adeguato contingente di docenti in pianta organica alla scuola del Veneto, ha dimostrato  un atteggiamento di attenzione e di disponibilità  ben diverso da quello del suo predecessore”</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>“<em>Dal ministro Fedeli è arrivata puntuale la risposta nei confronti della scuola del Veneto</em> – prosegue l’assessore Donazzan &#8211; <em>che, pur un calo significativo di studenti, molti dei quali a causa del rientro in patria degli stranieri, ha voluto rimediare ai tagli degli ultimi anni, riconoscendo 120 docenti in più, nelle disponibilità dell’Ufficio scolastico regionale, per una  migliore gestione dei territori in sofferenza. Ricordo che, a causa della carenza di insegnanti, molte scuole del Veneto, e in particolare quelle delle aree periferiche e di montagna, sono state costrette a ridurre il numero delle classi, accorpare plessi anche lontani tra loro, nonché a lasciare inevase le richieste di tempo pieno espresse dalle famiglie”.</em></p>
<p>“<em>Resta ora da affrontare il problema della carenza dei dirigenti scolastici</em> – conclude Elena Donazzan – <em>che spero di poter discutere e risolvere nel prossimo incontro in programma con il ministro a Roma”.</em></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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