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	<title>natalità &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Crollo delle nascite in Italia. Il 2018 sarà ricordato come il peggiore di sempre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2019 17:44:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Storico crollo nascite in Italia nel 2018 che diventa l’anno peggiore di sempre con 9mila neonati in meno rispetto al minimo segnato nel 2017 e un trend negativo che riguarda anche gli stranieri. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Storico <strong>crollo nascite</strong> in Italia nel 2018 che diventa l’<strong>anno peggiore di sempre</strong> con 9mila neonati in meno rispetto al minimo segnato nel 2017 e un trend negativo che riguarda anche gli stranieri. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, sugli ultimi dati demografici Istat in relazione all’annuncio del vice premier Di Maio che contro la denatalità nel Def saranno inserite misure di aiuto alle famiglie sul modello francese con 50% sconto sui pannolini, 50% sulle spese per la baby sitter e un coefficiente famigliare che abbatte l&#8217;Irpef a seconda del numero dei figli.</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Con appena <strong>449mila nuovi nati</strong> nel 2018 – sottolinea Uecoop – la situazione demografica italiana è influenzata da cambiamenti sociali, ritmi quotidiani sempre più frenetici, spese crescenti per asili, istruzione e tempo libero, oltre alla tendenza a fare figli dopo i 40 anni accorciando il tempo biologico per la procreazione. E se una volta era il sud a guidare le nascite con le famiglie più numerose – evidenzia Uecoop – adesso la “linea della culla” si è spostata sempre più a nord con il record della provincia di Bolzano che è l’area più prolifica del Paese con 1,76 figli per donna contro 1,32 della media nazionale, seguita dalla provincia di Trento con 1,50, dalla Lombardia con 1,38, dall’Emilia Romagna con 1,37 e dal Veneto con 1,36 figli per donna mentre nelle regioni del Mezzogiorno ci si ferma a 1,29 e precipita a 1,16 in Basilicata, a 1,13 in Molise e a 1,06 in Sardegna. Nelle aree dove il welfare è più sviluppato – sottolinea Uecoop – le famiglie fanno più figli perché sono più sicure rispetto al futuro, sanno di poter contare su servizi pubblici e privati dedicati non solo ai figli ma anche agli anziani considerato l’aumento della speranza di vita che per gli uomini sfiora ormai gli 81 anni (80,8) mentre per le donne supera gli 85 (85,2).</p>
<p style="font-weight: 400;">
<p style="font-weight: 400;">Si tratta di un contesto sociale dove il welfare pubblico e privato deve affrontare una doppia sfida: da una parte asili e scuole per i figli e dall’altra assistenza domiciliare o in residenze specializzate per gli anziani con il mondo cooperativo socio assistenziale che ogni anno segue oltre 7 milioni di famiglie grazie a 355mila addetti sul territorio nazionale. E mentre le spese crescono non è un caso che – rileva Uecoop su dati Eurispes &#8211; proprio 7 genitori su 10 si augurino che i figli una volta cresciuti si impegnino subito nel mondo del lavoro con un picco di oltre l’85% in Sicilia e Sardegna mentre nel nord ovest dell’Italia il 72,1% si aspetta che il figlio o la figlia resti in famiglia in attesa di trovare una sistemazione in linea con le proprie aspirazioni. Ma con una disoccupazione giovanile che in Italia raggiunge il 31,9% – conclude Uecoop &#8211;  quella di restare a casa senza potersi creare una propria famiglia sembra essere sempre più spesso quasi una scelta obbligata.</p>
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		<title>Natalità in Veneto a picco, -25% in dieci anni</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/01/17/natalita-in-veneto-a-picco-25-in-dieci-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 11:22:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Per il nono anno consecutivo calano le nascite in Veneto: nel 2017 sono 36.596, il 25% in meno rispetto al 2008; la fase di declino della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali. In [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il nono anno consecutivo calano le nascite in Veneto: nel 2017 sono 36.596, il 25% in meno rispetto al 2008; la fase di declino della natalità innescata dalla crisi avviatasi nel 2008 sembra quindi aver assunto caratteristiche strutturali. In generale in Italia lo squilibrio generazionale ha raggiunto dimensioni tali che per la prima volta il numero di nati è sceso sotto quello degli ottantenni. Per restare al Veneto, gli 80enni sono 38.681, oltre 2mila in più dei nati nel 2017.</p>
<p>E’ una delle sottolineature presenti nel numero di gennaio del &#8220;Bollettino socio-economico del Veneto &#8211; I principali dati congiunturali&#8221;, il periodico trimestrale realizzato dall’Ufficio di Statistica della Regione che analizza gli indicatori di congiuntura maggiormente rappresentativi della situazione veneta.</p>
<p>La pubblicazione regionale offre una sintetica panoramica dei principali dati disponibili da fonti ufficiali. Gli indicatori presi in considerazione sono relativi al contesto nazionale, al Prodotto interno lordo del Veneto, all’andamento delle imprese, all’interscambio commerciale, al mercato del credito e immobiliare, al turismo, alle dinamiche del mondo del lavoro, a quelle della popolazione e della società, ai giovani e all’istruzione, all’agricoltura e al vino, alla mobilità e ai trasporti, all’ambiente e all’energia.</p>
<p>Per quanto riguarda il PIL veneto si stima che nel 2018 cresca dell’1,2%, un tasso leggermente superiore alla media nazionale. La domanda interna continua a muoversi: i consumi delle famiglie salgono dello 0,9% e per gli investimenti si stima un rialzo del 4,1%. Il risultato del 2018 è attribuibile ad una buona performance dell’industria veneta, che rimane competitiva e registra un aumento del valore aggiunto dell’1,5%, ad una buona crescita del comparto agricolo e dei servizi, rispettivamente +1,5% e +1,2%, e alla tenuta del settore edilizio, +0,5%. Nelle previsioni del 2019 la ripresa dovrebbe proseguire con una ulteriore crescita dell’1,2%.</p>
<p>Da segnalare che l’export di vino italiano nei primi nove mesi del 2018 (circa 4,5 miliardi di euro) fa registrare un aumento del 3,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il protagonista è come sempre il Veneto che, in qualità di prima regione esportatrice d’Italia, raggiunge un valore di 1,5 miliardi di euro (+3,4%).</p>
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		<title>Vicenza, nel 2017 meno abitanti e meno stranieri (3mila in meno in 5 anni)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Feb 2018 17:56:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[demografia]]></category>
		<category><![CDATA[filippo zanetti]]></category>
		<category><![CDATA[mortalità]]></category>
		<category><![CDATA[natalità]]></category>
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					<description><![CDATA[La popolazione residente a Vicenza continua a diminuire. Se si eccettua il 2013, quando i residenti aumentarono comunque di appena 15 unità, è dal 2011 che si conferma il trend verso il basso, con i segni negativi più pesanti proprio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La popolazione residente a Vicenza continua a diminuire. Se si eccettua il 2013, quando i residenti aumentarono comunque di appena 15 unità, è dal 2011 che si conferma il trend verso il basso, con i segni negativi più pesanti proprio negli ultimi tre anni: -646 abitanti nel 2015, -755 nel 2016 e -578 l&#8217;anno scorso. In definitiva, le elaborazioni dei dati demografici dell&#8217;ufficio statistica del Comune di Vicenza restituiscono il dato di <strong>111.620 residenti </strong>al 31 dicembre 2017, lo 0,5% in meno rispetto ad un anno prima.</p>
<p>“Le cause del calo sono note da tempo – ha osserva l&#8217;assessore alla semplificazione e all&#8217;innovazione Filippo Zanetti, questa mattina, illustrando i dati a Palazzo Trissino -: il numero di nati, 807 nel 2017, è inferiore al numero di morti, 1.199; e sono di più le persone che se ne vanno da Vicenza, 3.907 l&#8217;anno scorso, rispetto a quanti vengono a risiedervi, 3.721 nel 2017. Tuttavia è importante fare il punto annualmente sui cambiamenti demografici della nostra città, perchè disporre di una fotografia reale ci permette di orientare al meglio le scelte politiche e amministrative, oppure capire che impatto possono avere nella società eventuali scelte politiche in corso di discussione”.</p>
<p><strong>Natalità. </strong>I bambini iscritti per nascita a Vicenza sono leggermente aumentati nel complesso (+10) rispetto al 2016, ma per effetto dei soli nati di nazionalità straniera (256 contro i 243 del 2016), mentre i bimbi italiani sono stati 551, tre in meno rispetto all’anno prima, 20 in meno rispetto a due anni prima.</p>
<p>“La tendenza di avere meno nati rispetto ai morti va avanti dal 2007 – ha evidenziato Zanetti -. Inoltre pesa il fatto che anche gli stranieri si sono via via adeguati allo stile di vita occidentale, per cui hanno cominciato a fare meno figli”.</p>
<p><strong>L&#8217;identikit di chi se ne va. </strong>Chi nel 2017 ha lasciato Vicenza aveva mediamente 37 anni, nel 52% dei casi era celibe o nubile (il 28% sposato), per il 70% delle volte era italiano (di cui quasi la metà – 46,5% &#8211; nato a Vicenza), il 77% delle volte si è mosso da solo (il 23% con la famiglia) e ha preferito i Comuni della cintura nel 31,8% dei casi (di cui oltre la metà Torri di Quartesolo, Caldogno, Monticello Conte Otto e Costabissara).</p>
<p><strong>Il profilo di chi arriva. </strong>Nel 2017 chi ha preso residenza in città aveva mediamente 35 anni, il 49% era celibe o nubile, il 26% sposato, per il 63% delle volte era italiano, nel 76% dei casi si è mosso da solo (il 23% con la famiglia) e arrivava soprattutto dai Comuni della cintura (27%) e, tra questi, oltre il 60% da Torri di Quartesolo, Monticello Conte Otto, Creazzo, Caldogno e Altavilla Vicentina.</p>
<p><strong>Gli stranieri. </strong>Anche la popolazione straniera conferma l&#8217;andamento verso il basso che si registra ininterrottamente da diversi anni. Dai 19.650 abitanti di nazionalità straniera che si registravano nel 2012, infatti, anno in cui si raggiunse il picco con una percentuale del 17,3% sul totale della popolazione residente a Vicenza, nel 2017 gli stranieri sono scesi a 16.704 unità, pari al 14,7%: un calo di quasi 3.000 unità in cinque anni (-15%), di cui 492 solo l&#8217;anno scorso (-2,9%).</p>
<p>Fra gli stranieri residenti in città al 31 dicembre del 2017, 3.071 (18,4%) sono nati in Italia e 2.744 in provincia (2.627 proprio a Vicenza, pari al 15,7%). Il 39% ha cittadinanza di Paesi Europei extra Ue (Serbia 14,2%, Moldavia 8%), il 22% proviene da Paesi dell’Asia (Cina 5,2%, Filippine 4,7%), il 18,1% da Paesi UE (in gran parte Romania 13,9%) e 16,7% dall&#8217;Africa (4,2% Nigeria, 3,3% Marocco).</p>
<p><strong>L&#8217;invecchiamento della popolazione. </strong>La contrazione demografica si accompagna anche al generale invecchiamento della popolazione. Nel 2017, come negli anni precedenti, tutti gli indicatori risultano in crescita: l’indice di vecchiaia registra 193 anziani (65 anni e oltre) ogni 100 giovani (0-14 anni), contro i 188 su 100 dell’anno prima e i 182 del 2015.</p>
<p>“Ciononostante ci manteniamo il capoluogo del Veneto più giovane – evidenzia l&#8217;assessore Zanetti -: nel 2016, l&#8217;ultimo anno di cui abbiamo disponibili i dati Istat delle altre città, gli altri capoluoghi veneti andavano da un minimo di 200 a Verona ai 238 di Venezia”.</p>
<p>L’età media a Vicenza passa nel 2017 da 45,6 a 45,9 anni. E la popolazione con almeno 85 anni rappresentava il 4,2% del totale con un aumento di un decimale rispetto al 2016. Tutti dati peraltro comprensivi dell&#8217;effetto di mitigazione da parte della componente straniera, senza la quale gli indici di vecchiaia sarebbero ancora più elevati. Basti pensare che se fra gli italiani la percentuale di anziani è del 28%, con 244 anziani ogni 100 giovani, fra gli stranieri è di appena il 3,5%, con 19 anziani ogni 100 giovani. L&#8217;età media fra gli stranieri residenti in città, infatti, è di appena 34 anni, contro i 48 anni degli italiani.</p>
<p><strong>Le famiglie.</strong> Al 31 dicembre 2017 è rimasto costante il numero di famiglie rispetto ad un anno prima, pari a poco più di 51.900 nuclei, con un leggero ritocco verso il basso del numero medio di componenti per famiglia, pari a 2,13.</p>
<p>Quanto alla composizione, se l&#8217;anno scorso si è confermato il trend al ribasso delle famiglie sia con tre che con quattro componenti, è continuato ad infoltirsi invece il numero delle famiglie composte da una sola persona (41,8%), passate da 21.521 del 2016 a 21.704 del 2017 (+183).</p>
<p>“Le famiglie con figli, invece, sono appena un quarto del totale, 12.919 – sottolinea Zanetti -: anche questo un dato che fa riflettere quando si impostano politiche sulla famiglia”.</p>
<p>Se poi si focalizza l’attenzione sulle persone che, in base all’indirizzo di residenza, vivono effettivamente da sole, il numero scende a 17.257 nuclei composti da un solo componente. Queste persone risultano avere un’età media di 59,4 anni (52,6 i maschi, 64,1 le femmine), essere per il 18,4% ultraottantenni, per il 90% italiani (età media 61,1), per il 40,2% celibi o nubili, per il 14% coniugati, per il 28,7% vedovi e per l&#8217;11% divorziati.</p>
<p><strong>I matrimoni. </strong>Sono ulteriormente diminuiti, sia quelli con rito civile che gli ormai pochi celebrati con rito religioso: 270 in tutto quelli registrati l&#8217;anno scorso (erano 410 un decennio prima), con una diminuzione di 20 unità rispetto al 2016. Nel dettaglio sono stati 185 quelli celebrati con rito civile (69%), 85 con rito religioso (31%). A questi dati si uniscono il numero delle unioni civili: 30 nel 2017, di cui 23 tra maschi e 7 tra femmine.</p>
<p>“Dai dati sui matrimoni misti emerge inoltre che Vicenza non solo è capace di accogliere – dichiara Zanetti -, ma che è pure una città che si integra: su 185 celebrazioni, infatti, quasi il 30% è tra italiani e stranieri”.</p>
<p>Dai dati registrati, risulta infine che l’età media al primo matrimonio torna lievemente a salire, attestandosi a 35,2 anni per lo sposo e a 32,5 per la sposa.</p>
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