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	<title>obbligo dell’etichettatura &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Peste suina, preoccupa il maxi sequestro da 10 tonnellate provenienti dalla Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 09:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Veneto, terza regione in Italia per numero di capi e allevamenti di suini, guarda con preoccupazione quanto sta succedendo fuori dai confini del nostro Paese. Serve dare immediatamente il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine sui derivati della carne suina [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Veneto</strong>, terza regione in <strong>Italia</strong> per numero di capi e allevamenti di suini, guarda con preoccupazione quanto sta succedendo fuori dai confini del nostro Paese.</p>
<p style="font-weight: 400;">Serve dare immediatamente il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. E’ quanto afferma la <strong>Coldiretti</strong> nel commentare positivamente il <strong>maxi sequestro</strong> della <strong>guardia di Finanza</strong> di Padova con la collaborazione dell’Asl di <strong>10 tonnellate di carni suine</strong> provenienti dalla<strong> Cina</strong>, attraverso il porto di Rotterdam, potenzialmente pericoloso per la diffusione della peste suina.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Sotto accusa c’è il <strong>sistema di controllo</strong> dell’<strong>Unione Europea</strong> con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale pericoloso ai confini olandesi ma anche i ritardi a livello nazionale causati da una burocrazia che non comprende l’urgenza di tracciare gli alimenti che arrivano ai consumatori in una situazione in cui l’Italia importa ogni anno dall’estero circa <strong>1 miliardo di chili di carni suine</strong> fresche e  congelate” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sollecitare l’entrata in vigore del decreto che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine  trasformate dopo  l’intesa raggiunta in Conferenza Stato Regioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il provvedimento prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile solo quando ricorrano le condizioni del presente comma e la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il via libera all’<strong>obbligo dell’etichettatura</strong> d’origine su tutti i salumi tutela un settore nazionale che vale secondo la Coldiretti 20 miliardi di euro ed è atteso dal 93% degli italiani che ritengono importante conoscere l’origine degli alimenti e dire finalmente basta all’inganno di prosciutti e salami fatti con carne straniera ma spacciati per Made in Italy, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie”. Un impegno portato avanti dalla Coldiretti che è stata capofila nella raccolta di 1,1 milioni di firme di cittadini europei per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti con la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) promossa assieme ad altre organizzazioni europee.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <strong>peste suina africana</strong> – ricorda la Coldiretti – è una malattia virale contagiosa che colpisce suini e cinghiali. Questo virus può essere trasmesso facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra individui, o con attrezzature contaminate (camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali, ecc.) o attraverso resti di cibo che trasportano il virus e abbandonati dall’uomo. Considerata dunque la facilità di trasmissione – conclude Coldiretti – il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti italiani rappresenterebbe un gravissimo danno.</p>
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		<title>Etichettatura del vino, la Commissione Europea disposta al dialogo. Troppe difficoltà nell&#8217;applicare la nuova normativa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/enogastronomia/2017/10/25/etichettatura-del-vino-la-commissione-europea-disposta-al-dialogo-troppe-difficolta-nellapplicare-la-nuova-normativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Oct 2017 07:25:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[CEVI]]></category>
		<category><![CDATA[Etichettatura del vino]]></category>
		<category><![CDATA[FIVI]]></category>
		<category><![CDATA[obbligo dell’etichettatura]]></category>
		<category><![CDATA[piccoli produttori]]></category>
		<category><![CDATA[Vignaioli Indipendenti]]></category>
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					<description><![CDATA[La Commissione Europea lascia aperto uno spiraglio per i piccoli produttori nei confronti dell’etichettatura nutrizionale del vino. È questo quanto emerso dall’audizione pubblica del 18 ottobre a Bruxelles organizzata dai due parlamentari europei Renate Sommer e Herbert Dorfmann sul tema dell’etichettatura delle [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione Europea lascia aperto uno spiraglio per i <strong>piccoli produttori</strong> nei confronti dell’etichettatura nutrizionale del vino. È questo quanto emerso dall’audizione pubblica del 18 ottobre a Bruxelles organizzata dai due parlamentari europei Renate Sommer e Herbert Dorfmann sul tema dell’etichettatura delle bevande alcoliche, in cui Alexandra Nikolakopoulou ha dichiarato che la commissione è disposta a valutare se ci potranno essere eventuali esenzioni o deroghe.</p>
<p>L’importanza dell’affermazione deriva dal fatto che la Nikolakopoulou è stata responsabile del rapporto CE rilasciato lo scorso marzo, in cui veniva ribadito l’<strong>obbligo dell’etichettatura</strong> e veniva lasciato un anno alle associazioni di categoria per elaborare una proposta di normativa.<br />
In rappresentanza della <strong>CEVI</strong> (Confederazione Europea Vignaioli Indipendenti) era presente la Vicepresidente <strong>Matilde Poggi</strong>, che in Italia è anche Presidente <strong>FIVI</strong> (Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti). Tanti gli intervenuti all’incontro: i rappresentanti della Commissione europea (DG AGRI e DG Salute), deputati, rappresentanti delle<strong> organizzazioni europee di vino, birra e liquori,</strong> nonché organizzazioni non governative (Eurocare, BEUC).<br />
Poggi ha ribadito la posizione FIVI e CEVI che ritiene l’etichettatura dei vini un<strong> inutile aggravio</strong> <strong>per i produttori</strong>, in particolare per quelli <strong>di piccole dimensioni</strong>. Le stesse perplessità sono state sollevate dai rappresentanti dei piccoli distillatori e dei piccoli birrifici artigianali.</p>
<p>“<em>Il rischio</em> – dichiara <strong>Matilde</strong> <strong>Poggi</strong> –<em> è quello di mettere fuori mercato le produzioni dei piccoli vignaioli, soffocati da un incremento dei costi dovuti all’obbligo dell’etichettatura. Questo porterebbe a una standardizzazione della produzione del vino in Europa, tutta a favore dei grandi produttori. Cosa che è già successa a tanti piccoli macelli o caseifici artigianali che hanno dovuto chiudere perché schiacciati da norme e regolamenti troppo onerosi da adempiere per chi ha piccole dimensioni”</em>.</p>
<p>“<em>Non riteniamo</em> – prosegue Poggi &#8211; <em>che il modello industriale sia quello che il pubblico vuole in questo momento. La gente oggi preferisce sapere da dove arriva quel che mangia o beve e acquistare i prodotti di chi ci mette personalmente la faccia, come i <strong>Vignaioli Indipendenti</strong>”.</em></p>
<p>La CEVI ha quindi richiesto che sia prevista una legislazione diversa per i Vignaioli.<br />
L&#8217;approccio pragmatico del CEVI, arricchito da esempi concreti, è stato particolarmente ascoltato dai deputati europei e dalla Commissione. Quest&#8217;ultima, è stata anche molto attenta e più flessibile del solito in materia.</p>
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