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	<title>olio di palma &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Olio di palma, uno studio esclude qualsiasi danno per il consumo</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2017/02/17/olio-palma-uno-studio-esclude-danno-consumo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Feb 2017 20:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi idrogenati]]></category>
		<category><![CDATA[acidi grassi saturi]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Superiore di Sanità]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Giù le mani dall&#8217;olio di palma</b>. Ci ha pensato l&#8217;Università degli studi Federico II di Napoli a riabilitare l&#8217;olio vegetale, nell&#8217;ambito di un convegno tenutosi recentemente presso il dipartimento di Farmacia dell&#8217;ateneo campano al quale ha preso parte, tra gli altri, il professor <b>Marco Silano</b> dell&#8217;Istituto Superiore di Sanità.<span id="more-3752"></span></p>
<div id="attachment_3755" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano.png"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-3755" class="size-medium wp-image-3755" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano-300x168.png" alt="" width="300" height="168" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano-300x168.png 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/Marco-Silano.png 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a><p id="caption-attachment-3755" class="wp-caption-text"><em>In foto il Prof. Marco Silano</em></p></div>
<p>Il Prof. Silano spiega così perché, secondo l&#8217;ISS, &#8220;<b>non sussistono ragioni per cui l&#8217;uso dell&#8217;olio di palma debba essere proibito</b>&#8220;.</p>
<p>Su richiesta del Ministero della Salute e dopo &#8220;un&#8217;attenta revisione di tutti i dati messi a disposizione dalla letteratura scientifica, abbiamo redatto un parere sulla eventuale tossicità dell&#8217;olio di palma&#8221;, afferma lo studioso. E la conclusione a cui l&#8217;ISS è approdato è che &#8220;<b>l&#8217;ingrediente olio di palma non ha alcuna sostanza tossica di per sé</b>&#8220;.</p>
<p>Esiste però una criticità. L&#8217;olio di palma &#8211; prosegue Silano &#8211; contiene &#8220;una quantità di <b>acidi grassi saturi</b> maggiore rispetto agli altri olii vegetali, al posto dei quali viene utilizzato (l&#8217;olio di semi di girasole, ad esempio, contiene il 15% di grassi saturi)&#8221;. Il consumo di<a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-3754" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto-300x205.jpg" alt="" width="300" height="205" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto-300x205.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/02/palma-frutto.jpg 687w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> acidi grassi saturi, sottolinea l&#8217;esperto, &#8220;è associato in letteratura a un aumentato del rischio cardiovascolare&#8221;, che può portare a &#8220;infarti, arteriosclerosi e ictus&#8221;.</p>
<p>In realtà è altrettanto vero che l&#8217;olio di palma &#8220;può sostituire olii vegetali che hanno ancor più acidi grassi saturi (l&#8217;olio di cocco arriva all&#8217;80%, per esempio) e ha permesso eliminazione dei <b>acidi grassi idrogenati trans</b>, che hanno un effetto dannosissimo sulla salute cardiovascolare&#8221;.</p>
<p>Silano ricorda che &#8220;esistono <b>due grossi gruppi di acidi grassi saturi</b>: quelli presenti negli alimenti non trasformati (carne di vario genere, formaggi, latte e uova) e quelli contenuti nei prodotti della trasformazione industriale, a cui è addizionato l&#8217;olio di palma&#8221;.</p>
<p>Ciò che il consumatore deve fare, sostiene il professore, è &#8220;regolarsi in maniera tale che acidi grassi saturi non superino il 10% nella dieta giornaliera (per quanto riguarda la popolazione generale)&#8221;. Quello che conta, infatti, &#8220;non è il singolo alimento ma il pattern nutrizionale che si segue. Ovviamente <b>sta al singolo individuo fare attenzione</b>&#8220;.</p>
<p>Secondo Silano &#8220;la criticità dell&#8217;olio di palma rientra nella quantità di acidi grassi saturi che compongono la dieta di una persona. Non basta eliminare un singolo prodotto, ma va valutata l&#8217;intera dieta&#8221;. E se per gli adulti il problema non sussiste, &#8220;la categoria a rischio è quella dei <b>bambini dai 3 ai 10 anni</b>, che assumono più del 10% raccomandato&#8221;.</p>
<p>Un&#8217;altra criticità &#8211; sottolinea il professore &#8211; è legata ai &#8220;contaminanti che si formano durante i <b>processi di raffinazione</b>, ovvero quando l&#8217;olio viene trattato a una temperatura superiore ai 200 gradi&#8221;. Queste sostanze, però, &#8220;non sono intrinseche all&#8217;olio, ma si presentano durante questi processi&#8221;.</p>
<p>Ad ogni modo &#8220;l&#8217;<b>industria alimentare</b> sta affrontando questo problema e sta cercando di individuare processi di raffinazione che non producano questi contaminanti&#8221;, rassicura Silano.</p>
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		<title>L&#8217;olio di palma fa davvero così male?</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2016/12/06/lolio-palma-davvero-cosi-male/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 22:25:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
		<category><![CDATA[benessere]]></category>
		<category><![CDATA[inchiesta]]></category>
		<category><![CDATA[olio di palma]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[Ancora l’olio di palma? Sì, dopo mesi di petizioni sul web, inchieste, allarmi e smentite si torna a parlare della polemica alimentare dell’anno. Per una valida ragione. L’occasione, come riporta La Stampa, è il report realizzato da Amnesty International su [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ancora l’<strong>olio di palma</strong>? Sì, dopo mesi di petizioni sul web, inchieste, allarmi e smentite si torna a parlare della polemica alimentare dell’anno. Per una valida ragione. <span id="more-2854"></span></p>
<p>L’occasione, come riporta La Stampa, è il report realizzato da Amnesty International su <strong>Wilmar International</strong>, multinazionale asiatica dell’agrobusiness da cui dipende il 43% della produzione mondiale di olio di palma e nelle cui coltivazioni lavorano 60mila addetti tra Indonesia e Malaysia.</p>
<p>All’origine di un prodotto che si trova nel 50% degli articoli da supermercato, dai gelati allo shampoo al dentifricio, ci sono abusi documentati lungo la filiera: donne pagate meno del minimo legale, senza assistenza sanitaria né previdenza. Bambini impiegati in lavori fisici pesanti. Lavoratori esposti ad agenti tossici e costretti a ritmi sfiancanti nella raccolta.</p>
<p>È da notare che otto dei nove marchi messi sotto osservazione da Amnesty per i loro rapporti con Wilmar (tra questi Kellogg’s, Nestlé, Unilever, Procter &amp; Gamble, Colgate-Palmolive) sono associati alla <strong>Roundtable on Sustainable Palm Oil</strong>, il sistema di certificazione sulla sostenibilità ambientale dell’olio di palma. La deforestazione rappresenta l’altro dramma irrisolto della filiera: secondo Greenpeace, dal 1990 solo l’Indonesia ha perso un quarto delle foreste, trasformate in piantagioni, a fronte di una domanda globale cresciuta da 15 a 61 milioni di tonnellate.</p>
<p><strong>Limitare l’allarme alla salute è fuorviante:</strong> l’olio di palma “fa male” quanto altri ingredienti di prodotti raffinati e su questo piano la soluzione è ridurre il consumo di certi alimenti industriali, piuttosto che concentrarsi sul singolo ingrediente. Ma la problematica, come si può vedere, non merita di ridursi a un tormentone ironico sui social.</p>
<p>Non c’è un cibo sano che non sia insieme buono, pulito e giusto. E spesso la mancanza di uno di questi requisiti fa venire meno tutti gli altri.</p>
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