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	<title>Onu &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Giornata Mondiale della felicità, in pochi ne sono a conoscenza e l&#8217;Italia è lontana dalle prime posizioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Mar 2017 16:51:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
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		<category><![CDATA[classifica felicità]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca della felicità]]></category>
		<category><![CDATA[World Happiness Report 2017]]></category>
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					<description><![CDATA[Il 20 marzo si festeggia in tutto il mondo la &#8220;Giornata della Felicità&#8221;, ma che cos&#8217;è? E da chi è stata istituita? Ma forse la domanda da porsi è un&#8217;altra, siamo felici? Per dare risposta a queste domande basta leggere [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 marzo si festeggia in tutto il mondo la &#8220;Giornata della Felicità&#8221;, ma che cos&#8217;è? E da chi è stata istituita? Ma forse la domanda da porsi è un&#8217;altra, siamo felici? Per dare risposta a queste domande basta leggere il seguito, ci sono delle sorprese che hanno meravigliato anche chi scrive.<span id="more-4231"></span></p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/03/felicità.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4232" src="https://www.accadeinzona.it/sitepress/wp-content/uploads/2017/03/felicità-300x212.jpg" alt="" width="300" height="212" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/03/felicità-300x212.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/03/felicità.jpg 645w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Era il 2102, quando l&#8217;<strong>Onu</strong> decise di segnare sul calendario alla data odierna la giornata che dovrebbe farci ricordare che ogni traguardo, obiettivo e risultato viene raggiunto mettendoci alla base il condimento principe per ognuno di noi, la felicità. Si perchè la &#8220;<strong>ricerca della felicità</strong>&#8221; non è un luogo misterioso impossibile da scovare ma è semplicemente alla portata di tutti. Vita frenetica, lavoro, famiglia, studi sono le solite scuse che ci imponiamo per dimenticarci di essere felici. Scorrendo la classifica dei Paesi che vivono con il benessere interiore ecco spuntare chi non t&#8217;aspetti, un paese del nord, laddove l&#8217;inverno è buio pesto, freddo e interminabile, ma evidentemente è un dettaglio che non tocca i suoi cittadini che riescono, come detto, a raggiungere il massimo della gioia con un minimo a disposizione.</p>
<p>Le classifiche si basano su sei fattori: il prodotto interno lordo pro capite, la speranza di vita, la libertà, la &#8220;generosità&#8221;, il sostegno sociale e l&#8217;assenza di corruzione nel governo o per affari. La speranza del direttore di Sdsn Sachs è che più governi decidano d&#8217;ora in avanti di seguire l&#8217;esempio degli <strong>Emirati Arabi Uniti</strong>, che hanno nominato un<strong> ministro della Felicità.</strong></p>
<p>Il rapporto <strong>World Happiness Report 2017</strong>, pubblicato dalla Sustainable Development Solutions Network (Sdsn), ha stabilito che la <strong>Norvegia</strong> è il Paese al primo posto nella classifica della felicità. I paesi del Nord Europa si confermano i più felici, mentre quelli dell&#8217;Africa sub-sahariana, insieme con la Siria e Yemen, sono quelli dove si vive peggio, in una classifica che comprende 155 nazioni. &#8220;I paesi felici sono quelli che hanno un sano equilibrio tra prosperità, come convenzionalmente misurata, e il capitale sociale, il che significa un alto grado di fiducia nella società, bassa disuguaglianza e fiducia nel governo,&#8221; spiega Jeffrey Sachs, direttore del Sdsn e consigliere speciale del segretario generale Onu.</p>
<p>La Norvegia supera così in classifica la Danimarca mentre l&#8217;<strong>Italia</strong> passa dal 50esimo posto al 48esimo. <strong>Le prime dieci posizioni</strong> sono occupate da Norvegia, Danimarca, Islanda, Svizzera, Finlandia, Paesi Bassi, Canada, Nuova Zelanda, Australia e Svezia. <strong>In fondo alla graduatoria</strong> Sud Sudan, Liberia, Guinea, Togo, Ruanda, Tanzania, Burundi e Repubblica Centrafricana. Tra i big europei la Germania è al 16esimo posto, seguita dal Regno Unito (19) e dalla Francia (31). Gli Stati Uniti sono al 14esimo posto.</p>
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		<title>Roberto Ciambetti alla conferenza Onu: &#8220;Evitare il collasso demografico e la crisi ambientale&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2017/02/07/roberto-ciambetti-alla-conferenza-onu-evitare-collasso-demografico-la-crisi-ambientale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Feb 2017 14:50:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Commissione Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Onu]]></category>
		<category><![CDATA[Organizzazione nazioni unite]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Ciambetti]]></category>
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					<description><![CDATA[Per la prima volta un Presidente del Consiglio regionale del Veneto ha presenziato all&#8217;Onu, Ciambetti protagonista dell&#8217;evento &#8220;Città Inclusive per famiglie sostenibili&#8221; a New York ha portato la voce dei veneti lanciando un grido d&#8217;allarme su due temi di fondamentale [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta un Presidente del Consiglio regionale del Veneto ha presenziato all&#8217;Onu, Ciambetti protagonista dell&#8217;evento &#8220;Città Inclusive per famiglie sostenibili&#8221; a New York ha portato la voce dei veneti lanciando un grido d&#8217;allarme su due temi di fondamentale importanza.<span id="more-3590"></span></p>
<p>“Oikos in greco significa sia famiglia che casa: la comunità nasce dal condividere e mettere insieme più Oikos. Il villaggio è la sede della comunità e base, assieme alla famiglia, della società, come spiegò Aristotele, e ciò vale anche per la città del futuro: una città che non riconosca il ruolo alla famiglia, una città che non è luogo della condivisione e inclusione non è più città spazio della comunità”.</p>
<p><strong> Roberto Ciambetti</strong>, Presidente del Consiglio regionale del Veneto è stato tra i relatori dell’incontro di lunedì 6 febbraio organizzato alla sede delle <strong>Nazioni Unite</strong> a <strong>New York</strong> dalla Divisione per le Politiche Sociali e lo Sviluppo del Dipartimento Economia e Affari sociali dell’Onu dal titolo “Inclusive cities for sustainable families – An adeguate response to the demographic challange” nell’ambito della<strong> 55esima Commissione Onu</strong> per lo sviluppo Sociale.</p>
<p>Secondo Ciambetti “E’ chiaro che siamo seduti sulla bomba demografica e su quella ambientale: entrambe sono pronte ad esplodere a travolgerci. Fuori dall’Occidente industrializzato lo sviluppo caotico dell’urbanizzazione ha assunto un carattere violento e squilibrato, legato alla fuga dalle campagne più che alle effettive capacità di garantire sostentamento e migliori qualità di vita dei nuclei urbani. Di qui lo sviluppo delle gigantesche bidonvilles, villas miserias, favelas che segnano tante metropoli del Terzo Mondo, luoghi delle tensioni, miseri, povertà, sfruttamento.</p>
<p>Contestualmente alla fuga dalla campagna e all’aggregazione attorno alle città registriamo l’esplosione demografica, la grande sfida che abbiamo davanti. Anche in Europa e nel Nord America possiamo un trend per molti aspetti analogo a quello dei Paesi poveri: periferie e banlieue stanno crescendo in maniera esponenziale e sono diventate punto di attrazione e destinazione di flussi migratori insostenibili e dai costi socio-economici enormi. In entrambi i casi le città sono i luoghi di aggregazione delle sfide del contemporaneo: esplosione demografica, questione ambientale e sociale.</p>
<p>Serve un diverso modello di sviluppo – continua Ciambetti – che consenta e garantisca adeguati standard di vita anche alle località periferiche, alle campagne: non ha senso dilapidare miliardi e miliardi di fondi pubblici, guardiamo al caso italiano, per ospitare in condizioni assurde migliaia di immigrati: cosa si sarebbe potuto fare se gli stessi soldi bruciati nell’accoglienza fossero stati invece investiti nei Paesi d’origine per costruire scuole, ospedali, acquedotti, fognature? Le nazioni sviluppate devono investire nel terzo e Quarto Mondo e non immiserire ancor più popoli poveri o proporre loro modelli di sviluppo consumistico inconciliabili con le esigenze di un armonico sviluppo sociale ecosostenibile.</p>
<p>Le tecnologie moderne possono essere strategiche e assicurare spazi di manovra un tempo impensabili anche nelle aree povere. Ma non possiamo di certo continuare con modelli di sviluppo basati sullo spreco, sulla distruzione delle risorse, su un consumo dissennato. La famiglia è il luogo della formazione, dell’educazione, della crescita: è il luogo dove si coltiva il bene comune. O torniamo a questo bene comune, al rispetto del bene della comunità, al rispetto della vita e dei suoi valori, rispetto dell’ambiente e delle sue esigenze o non invertiremo la rotta che sta conducendo l’umanità sull’orlo del precipizio. Città sostenibili e inclusive per famiglie sostenibili è la grande scommessa che possiamo giocare per impedire il tracollo, mettendo assieme, condividendo, le migliori esperienze”.</p>
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