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	<title>PFAS &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Nuova scoperta sui PFAS, sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/24/nuova-scoperta-sui-pfas-sarebbero-capaci-di-alterare-il-profilo-di-coagulazione-del-sangue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 12:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze sulla salute dell’uomo derivanti dall’esposizione ambientale ai composti perfluoroalchilici (PFAS): sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue. In particolare, ciò che appare nell’ultima ricerca diffusa dall’Università di Padova è la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze sulla salute dell’uomo derivanti dall’esposizione ambientale ai composti <strong>perfluoroalchilici</strong> (<strong>PFAS</strong>): sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue. In particolare, ciò che appare nell’ultima ricerca diffusa dall’<strong>Università di Padova</strong> è la capacità dello <strong>PFOA</strong>, il principale <strong>inquinante ambientale</strong> nel <strong>territorio veneto</strong>, di interferire con i meccanismi della coagulazione del sangue.</p>
<p>A diffondere i risultati il team del professor <strong>Carlo Foresta</strong>, professore ordinario di endocrinologia dell’Università degli studi di Padova, in collaborazione con il dottor Luca De Toni e il dottor Andrea Di Nisio, che hanno pubblicato gli esiti sull’importante rivista scientifica internazionale “International Journal of Molecular Sciences”.</p>
<p>Questa ricerca nasce dalle osservazioni epidemiologiche riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale e indicative di un aumentato rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da PFAS. Va precisato che la normale fluidità del sangue è mantenuta dall’equilibrio tra elementi che ne bloccano la coagulazione e altri che la stimolano. In questo delicato dialogo giocano un ruolo chiave le piastrine, microscopiche componenti del sangue capaci di percepire la presenza di danni ai vasi sanguigni e di innescare molto rapidamente il processo della coagulazione, al fine di impedire i fenomeni emorragici. Tutto questo avviene in condizioni di normalità, ma in presenza di fattori di rischio cardiovascolari quali il fumo di sigaretta, il diabete e l’eccessivo peso corporeo, l’equilibrio si rompe rendendo le piastrine molto più reattive e inclini ad innescare la coagulazione. Il risultato sono l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale.</p>
<p>“Stando alle nostre scoperte, lo PFOA sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo ad un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega il professor Foresta. “Il meccanismo attraverso il quale lo PFOA si suppone alteri l’equilibrio della coagulazione sanguigna è complesso: sembra infatti che l’inquinante agisca modificando la struttura della membrana cellulare delle piastrine, ovvero la struttura che protegge le cellule ematiche e ne media l’interazione specifica con i diversi tessuti corporei. In sostanza, studi in vitro hanno documentato, oltre alla modificazione della struttura della membrana, parametri piastrinici che esprimono una maggior propensione all’aggregazione piastrinica e quindi alla coagulazione”.</p>
<p>Il significato clinico di queste sperimentazioni è stato poi approfondito eseguendo, in collaborazione col professor Paolo Simioni dell’Università di Padova, dei test di valutazione dell’attività piastrinica in 78 soggetti con diversi livelli di esposizione a PFAS. “I risultati emersi hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della propensione all’aggregazione delle stesse”, precisa ancora Foresta. “Questi dati potrebbero spiegare l’osservazione epidemiologica tra PFAS e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol”.</p>
<p><strong>I PFAS</strong> I composti perfluorurati (PFAS) sono sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa; possono essere presenti in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. I PFAS sono ritenuti contaminanti emergenti dell’ecosistema data la loro elevata resistenza termica e chimica, che ne impedisce qualsiasi forma di eliminazione favorendone l’accumulo negli organismi. In alcune regioni del mondo (Mid-Ohio Valley negli USA, Dordrecht in Olanda, e Shandong in Cina) ed in particolare in alcune zone della Regione Veneto è stato rilevato un importante inquinamento da PFAS nel territorio, soprattutto nelle falde acquifere delle province di Vicenza, Padova e Verona.</p>
<p><strong>GLI STUDI PRECEDENTI</strong> Le caratteristiche dei PFAS, quali la loro elevatissima stabilità agli agenti chimici e alla temperatura, nonché la persistenza nell’ambiente, sono diventati concetti di dominio pubblico, così come la capacità di questi composti di interferire con il normale funzionamento degli ormoni sessuali sia nell’uomo che nella donna. I PFAS sono riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale come interferenti endocrini e correlati a patologie endocrine, come ad esempio le tireopatie, displipidemie, infertilità e poliabortività. In due studi americani su più di 10.000 soggetti queste sostanze sono state associate ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari, come coronaropatie, infarto, angina, ipertensione, indipendentemente dai fattori di rischio noti. Va infine ricordato che anche la ricognizione epidemiologica della Regione Veneto riguardo le manifestazioni cliniche riscontrate dall’analisi del Servizio Epidemiologico Regionale ha riscontrato, nei 21 comuni dell’area rossa a massima esposizione da PFAS, un incremento della prevalenza di alcune patologie e condizioni cardiovascolari (diabete mellito, cardiopatie ischemiche, ictus, ipertensione) e dei corrispondenti indicatori di mortalità.</p>
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		<title>Cristina Guarda (CpV): &#8220;Veneto tra tradizioni tossiche e sviluppo scorsoio. Occorre cambiare aria&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/07/cristina-guarda-cpv-veneto-tra-tradizioni-tossiche-e-sviluppo-scorsoio-occorre-cambiare-aria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jan 2020 11:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[La consigliera Cristina Guarda (Civica per il Veneto) commenta l&#8217;operato del Governatore del Veneto Luca Zaia su cementificazione e sforamenti del pm10. La consigliera si dice preoccupata per come sono gestite queste due situazioni, tanto gravi da mettere a rischio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La consigliera Cristina Guarda (Civica per il Veneto) commenta l&#8217;operato del Governatore del Veneto Luca Zaia su cementificazione e sforamenti del pm10. La consigliera si dice preoccupata per come sono gestite queste due situazioni, tanto gravi da mettere a rischio i cittadini veneti.</p>
<p><strong>Consigliera Guarda, come giudica la situazione generale del Governo Zaia in Veneto? </strong></p>
<p>“Va riconosciuta a Luca Zaia ed ai suoi assessori una coerenza: dopo essere stati protagonisti negli ultimi vent’anni della peggiore cementificazione d’Europa del suolo agricolo, dopo aver consentito ed incentivato l’avvelenamento da sostanze tossiche collegati alla proliferazione senza controllo delle colture del Prosecco senza considerare rischi sanitari e qualitativi, e dopo aver assistito inermi alla tragedia del Pfas, dando dell&#8217;allarmista a chiunque sollevasse preoccupazioni, ora festeggiano addirittura di fronte al tribalismo tossico dei roghi dei moltissimi cumuli di legname e sterpaglie che caratterizza i cosiddetti ‘Pan e vin’.”</p>
<p><strong>A proposito di sostanze inquinanti, qual&#8217;è la situazione sanitaria attuale e quale futuro spetta ai giovani?</strong></p>
<p>“Invece di diffondere la consapevolezza del rischio sanitario, anche mortale, a cui ci si espone con questi livelli di PM10, questa maggioranza diviene degna rappresentante di un Veneto sempre più malato di tradizioni scientificamente tossiche e di sviluppo scorsoio, che mangia il futuro delle nuove generazioni: infatti se ne vanno altrove a respirare un’aria, culturalmente e lavorativamente migliore di questa regione in cui la Lega nega le problematiche quotidiane delle famiglie, della sanità e dell&#8217;ambiente, scaricando la colpa sui professionisti e dando dei bugiardi ai cittadini. E’ ora di cambiare aria, letteralmente ed alla fine di questo inverno lungo vent’anni della coppia Galan/Zaia finalmente i veneti potranno scegliere di voltare pagina”.</p>
<p><strong>Cristina Guarda, a margine della &#8220;Epifania della Nostra Terra 2020&#8221; di Vallugana (Vicenza), cosa ci può dire sui dati  dell’aria in Veneto?</strong></p>
<p>“Siamo ospitati in una valle in cui i cittadini sono sottoposti ad un rischio sanitario altissimo a causa di chi sta costruendo la Pedemontana con leggerezza criminale, di cui il Presidente Zaia non si preoccupa, visto che è più importante promettere la Pedemontana in regalo, facendo risparmiare i soldi delle multe a Sis, per ritardi nella costruzione dell&#8217;operazione dovuti alla malagestione dei cantieri.”</p>
<p>“E come se non bastasse, oggi i livelli di PM10 ci raccontano di come a un Veneto già malato di suo di una cattiva aria, il medico Luca Zaia prescrivesse di fumare un pacchetto di sigarette per rilassarsi &#8211; spiega Cristina Guarda &#8211; noi siamo invece per il coinvolgimento delle moltissime persone davvero preoccupate per il futuro del Veneto e per la costruzione non di opere con metodi irrispettosi e arroganti come capitato con la costosissima Pedemontana, ulteriore sciagura targata Zaia/Galan/Chisso, ma per il varo di una nuova fase per questa regione, che ha bisogno di infrastrutture moderne che accompagnino uno sviluppo sostenibile e rispettoso della dignità umana. 24% di morti premature in più in Europa a causa delle contaminazioni ambientali, in primis in Pianura Padana: come non sentirsi obbligati ad intervenire, di fronte a ciò che dichiarano tutti gli studi nazionali ed internazionali? ci dicono che c’è una stretta correlazione tra la pessima qualità dell’aria che si respira in Veneto e l’insorgenza sempre più diffusa di tumori al seno ed ai polmoni, in uomini e donne che molto spesso non hanno mai messo in bocca una sigaretta, ma che sono costretti a ‘fumare’ polveri sottili che non hanno pari nemmeno nelle più inquinate megalopoli della Cina.”</p>
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		<title>Inquinanti ambientali e carenza di vitamina D. in aumento osteoporosi favorita dai Pfas</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/09/24/inquinanti-ambientali-e-carenza-di-vitamina-d-in-aumento-osteoporosi-favorita-dai-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2019 13:18:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[Oltre cinquecento esperti si riuniranno il 25 settembre a Padova, in un convegno presieduto dal professor Carlo Foresta, per discutere del frequente riscontro di ridotti livelli di vitamina D in Italia. L’80% della popolazione italiana è carente di vitamina D [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Oltre cinquecento esperti si riuniranno il 25 settembre a Padova, in un convegno presieduto dal professor Carlo Foresta, per discutere del frequente riscontro di ridotti livelli di vitamina D in Italia. L’80% della popolazione italiana è carente di vitamina D e sono sempre più evidenti e note le ricadute di questa deficienza non solo come causa della osteoporosi, ma come fattore che associa molte patologie come malattie degenerative, come l’alzheimer, il parkinson, le patologie polmonari e il diabete.</p>
<p>La vitamina D per l’80 % si forma attraverso l’esposizione al sole ed è contraddittorio che nei paesi mediterranei come l’Italia e la Spagna si sia verificata una condizione generalizzata di ipovitaminosi D.</p>
<p>Eppure, nonostante l’incredibile incremento nell’utilizzo di farmaci per la supplementazione di Vitamina D, passati dal 63° posto nel 2012 al 6° posto nel 2018 nella classifica dei farmaci più acquistati in Italia, le<strong> patologie</strong> correlate a bassi livelli di vitamina D continuano ad aumentare.</p>
<div id="attachment_14677" style="width: 412px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-14677" class="wp-image-14677" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg" alt="" width="402" height="268" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2019/09/unnamed.jpg 570w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-300x200.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2019/09/unnamed-272x182.jpg 272w" sizes="(max-width: 402px) 100vw, 402px" /></a><p id="caption-attachment-14677" class="wp-caption-text"><em>Professor Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia presso l’Università degli Studi di Padova</em></p></div>
<p>Durante il convegno i più importanti esperti di queste tematiche discuteranno dei meccanismi che sono alla base delle patologie indotte dalla ridotta vitamina D e dei risultati che si ottengono trattando i pazienti con le diverse formulazioni di vitamina D.</p>
<p>Il Convegno si inquadra nel progetto più ampio di prevenzione delle malattie dell’osso che vede Padova, tra le più avanzate città in questo settore attraverso la proposta dello screening gratuito dell’osteoporosi maschile, in fase di attuazione presso la Fondazione Foresta Onlus. Fino al 30 novembre uomini sopra i 70 anni potranno infatti effettuare lo screening prenotando la visita al numero verde 800 100123.</p>
<p>Durante il convegno, il professor Carlo Foresta, ordinario di endocrinologia presso l’Università degli Studi di Padova, esporrà per la prima volta studi originali riguardanti la relazione tra <strong>inquinanti ambientali e vitamina D</strong>.</p>
<p>Le ricerche condotte dal gruppo di ricerca coordinato da Foresta e guidato dal professor Andrea Di Nisio hanno dimostrato che i <strong>PFAS</strong> interferiscono con il recettore della <strong>vitamina D</strong>, inducendo una ridotta risposta delle cellule scheletriche alla vitamina D stessa, che si manifesta con una minor mineralizzazione ossea. Questi risultati, oltre a chiarire i meccanismi attraverso i quali i PFAS interferiscono con l’attività di questo importante ormone, suggeriscono un possibile ruolo per questi inquinanti nella patogenesi dell’osteoporosi, la principale patologia correlata ai ridotti livelli di vitamina D. A questo scopo, i ricercatori hanno valutato la densità dell’osso in 117 giovani maschi di età compresa tra 18 e 21 anni esposti all’inquinamento da PFAS.</p>
<p>“Confrontando i risultati con quelli ottenuti in un analogo gruppo di controllo di giovani non esposti a questo inquinamento &#8211; commenta Foresta &#8211; è emerso che negli esposti la densità minerale ossea era significativamente inferiore ai controlli. Questi risultati suggeriscono un’interferenza dei PFAS sullo sviluppo scheletrico, così come altri interferenti endocrini non considerati in questo studio. Nel 24% dei soggetti esposti si osservava infatti una maggior frequenza di osteopenia e osteoporosi, rispetto al solo 10% dei soggetti di controllo”.</p>
<p>I composti perfluorurati (PFAS) sono sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa; possono essere presenti in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. I PFAS sono ritenuti contaminanti emergenti dell’ecosistema data la loro elevata resistenza termica e chimica, che ne impedisce qualsiasi forma di eliminazione favorendone l’accumulo negli organismi.</p>
<p>In alcune regioni del mondo (Mid-Ohio valley negli USA, Dordrecht in Olanda, e Shandong in Cina) ed in particolare in alcune zone della Regione Veneto è stato rilevato un importante inquinamento da PFAS nel territorio, soprattutto nelle falde acquifere delle Province di Vicenza, Padova e Verona.</p>
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		<item>
		<title>Pfas, rilevata presenza di sostanze nel fiume Po. Dall&#8217;Acqua: &#8220;Presenza di crescenti concentrazioni dal 2006&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/04/18/pfas-rilevata-presenza-di-sostanze-nel-fiume-po-dallacqua-presenza-di-crescenti-concentrazioni-dal-2006/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 16:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[La situazione di inquinamento delle acque non accenna a diminuire, una nuova ricerca rileva presenza di anomale quantità di C6O4, sostanze della famiglia dei PFAS, nel fiume Po. La relazione è stata comunicata alle regioni contermini direttamente dalla Regione Veneto. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>La situazione di inquinamento delle acque non accenna a diminuire, una nuova ricerca rileva presenza di anomale quantità di C6O4, sostanze della famiglia dei PFAS, nel fiume Po. La relazione è stata comunicata alle regioni contermini direttamente dalla Regione Veneto. Ad intervenire è il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione Civile in conseguenza della contaminazione da PFAS delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova.</div>
<div></div>
<div>Nicola Dell’Acqua precisa “<em>La presenza di sostanze perfluoro-alchiliche in altre Regioni (oltre al Veneto, Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna) è attestata dallo studio di valutazione del Rischio Ambientale e Sanitario associato alla contaminazione da PFAS nel Bacino del Po e nei principali bacini fluviali italiani realizzata nel 2013 dall’Istituto di Ricerca sulle Acque &#8211; CNR. Nelle varie tabelle riportate nello studio si attesta la presenza di crescenti concentrazioni di tali sostanze nelle acque del Po sin dal 2006.  Tra i dati pubblicati è possibile leggere anche quelli relativi alle concentrazioni rilevate ancora all’epoca in Emilia Romagna. A parlare sono, dunque, i numeri. </em></div>
<div></div>
<div><em>Per quanto concerne l’allarme che Regione del Veneto ha voluto lanciare nei giorni scorsi sull’anomala concentrazione nel fiume Po di una particolare categoria di PFAS di nuova generazione, la sostanza C6OA, va precisato che non esiste alcun intento di minimizzare o distrarre l’attenzione da quanto avvenuto sul caso dell’inquinamento prodotto dall’azienda Miteni. Ciò che Regione del Veneto intende fare non è creare allarmismi, ma sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale sulla presenza di una sostanza che non è ancora regolamentata, ma che deve esserlo. </em></div>
<div></div>
<div><em>A livello industriale ed agricolo spesso si usano sostanze chimiche che sono rese tollerabili per la salute perché regolamentate, sia dal punto di vista sanitario sia da quello ambientale. Se l’uso di sostanze chimiche è, dunque, sostenibile lo dobbiamo a severi regolamenti che ne controllano l’uso e gli scarichi. Le sostanze non regolamentate, invece, sono sempre pericolose.</em></div>
<div><em>I rilievi dell’ARPAV dimostrano che ogni giorno scorrono nelle acque del Po quattro chilogrammi di C6O4, sostanza inquinante della quale ancora non si conoscono gli effetti sulla salute umana e sull’ambiente. Il Veneto si è posto dei limiti e, in base a questi, abbiamo provveduto ad installare i relativi filtri. Ma, in assenza di regole nazionali in materia, non possiamo garantire una completa tutela della qualità delle acque e, di conseguenza, della salute degli abitanti delle zone solcate dai fiumi. </em></div>
<div></div>
<div><em>L’esperienza vissuta in Veneto con l’ampio inquinamento da PFAS ci è servita anche a questo: a prestare la massima attenzione a queste sostanze e a porre i limiti necessari a fermarle. Ma, ora, in assenza di regolamentazione a livello nazionale ed europeo l’efficacia delle azioni degli organi tecnici e politici di Regione del Veneto risulta limitata. Ed è su questo che intendiamo attirare l’attenzione a più livelli. Tutte le azioni poste in essere dalla Regione del Veneto sono solo a tutela della salute, anche evidenziare questi inquinamenti. Il problema dei PFAS è una questione nazionale, una questione di cultura della prevenzione. E come tale va trattata</em>.”</div>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Pfas, prorogato di un anno lo stato di emergenza. Previste opere per quasi 60 milioni di euro</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/04/05/pfas-prorogato-di-un-anno-lo-stato-di-emergenza-previste-opere-per-quasi-60-milioni-di-euro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Apr 2019 12:56:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Benessere]]></category>
		<category><![CDATA[Infrastrutture]]></category>
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		<category><![CDATA[Dipartimento di Protezione Civile]]></category>
		<category><![CDATA[fonti]]></category>
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		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[stato di emergenza]]></category>
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					<description><![CDATA[Dopo la prima dichiarazione dello stato di emergenza del marzo 2018, il Commissario delegato per l’attuazione dei primi interventi urgenti ha provveduto alla stesura di un Piano di interventi emergenziali, nel quale, in base allo stanziamento previsto nella Deliberazione del [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo la prima dichiarazione dello stato di emergenza del marzo 2018, il Commissario delegato per l’attuazione dei primi interventi urgenti ha provveduto alla stesura di un Piano di interventi emergenziali, nel quale, in base allo stanziamento previsto nella Deliberazione del Consiglio dei Ministri, sono previste opere pari ai <strong>56,8 milioni di euro</strong>. Approvato il piano a dicembre 2018 dal Dipartimento nazionale di Protezione Civile, sono state avviate, di concerto con gli enti coinvolti, le opere di progettazione delle infrastrutture acquedottistiche necessarie ad interconnettere gli <strong>acquedotti contaminati</strong> con fonti idropotabili di buona qualità presenti in altre aree del Veneto.</p>
<p>La proroga dello stato di emergenza fino al 2020, chiesta e ottenuta dal Presidente della Regione Veneto Luca Zaia, è stata avanzata per permettere di completare tutte le opere acquedottistiche previste. Data la complessità degli interventi, la proroga permette, infatti, di poter disporre del tempo necessario per l’avvio di tutte le opere, garantendo un flusso costante di informazioni e un aggiornamento costante sullo stato di attuazione direttamente con il <strong>Dipartimento di Protezione Civile</strong>. Il tutto a maggior tutela delle comunità e dei territori coinvolti dalla contaminazione.</p>
<p>“Una decisione tempestiva e appropriata, che avevo chiesto formalmente con una lettera il 20 marzo scorso, della quale ringrazio il Premier Conte e tutto il Governo. Quella dei PFAS è un’emergenza ecologica nazionale, pari a quella della diossina che colpì Seveso nel 1976. Avere tutti gli strumenti operativi più concreti per affrontarla è fondamentale”.</p>
<p>Queste le parole del Presidente della Regione del Veneto, alla luce della proroga di un anno dello stato di emergenza in relazione alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche in alcuni territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, decisa nella tarda serata di ieri dal Consiglio dei Ministri.</p>
<p>“Con il prolungamento dello stato di emergenza – aggiunge il Governatore &#8211; il Commissario delegato Nicola dell’Acqua, nominato a seguito della dichiarazione del 21 marzo 2018, prosegue quindi nel complesso lavoro di realizzazione e completamento di tutte le opere acquedottistiche previste per dare una risposta strutturale al problema. Lo dobbiamo, noi come lo Stato, alle decine di migliaia di persone coinvolte da questo inquinamento epocale e ai nostri figli, che hanno il diritto di trovare il più presto possibile una situazione ambientale risanata alla radice”.</p>
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		<title>Arzignano chiede nuovamente zona PFAS ZERO</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/02/24/arzignano-chiede-nuovamente-zona-pfas-zero/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Feb 2019 17:09:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Comune di Arzignano ha formalizzato il 20 febbraio una richiesta al Commissario Straordinario PFAS e PFOA,  Ing. Nicola Dell’ Acqua, al Presidente della Regione Veneto, Luca Zaia e al direttore Generale dell’ULSS 8, Giovanni Pavesi, di comprendere la popolazione residente o domiciliata ad Arzignano nel “Piano di sorveglianza sulla popolazione esp osta a PFAS” approvato dalla Regione Veneto con la DGR n. 2133/2016 ed integrato con la DGR n. 691/2018.</p>
<p>Ha inoltre invitato il commissario Dell’Acqua a partecipare ad incontro pubblico ad Arzignano con l’Amministrazione e la popolazione. La richiesta arriva dopo una prima nota del 20 dicembre 2018 con la quale si chiedeva di adottare tutti i necessari ed opportuni provvedimenti per stabilire limiti e fornire acqua potabile con “PFAS ZERO” su tutto il territorio comunale di Arzignano e una successiva nota del 21 gennaio 2019, con la quale si chiedeva di includere la popolazione residente o domiciliata ad Arzignano nel piano di sorveglianza sanitaria regionale in oggetto, in modo da sottoporre la popolazione stessa al protocollo di sorveglianza gratuito.</p>
<p>“Entrambe le note non hanno ricevuto risposta <b>–dichiara l’assessore con delega ai PFAS-ZERO, Giovanni Fracasso.</b> “Considerata la gravità della questione, abbiamo deciso di sollecitare una risposta alle richieste precedenti e di invitare il Commissario ad un incontro pubblico con l’Amministrazione Comunale di Arzignano al fine di fornire chiarimenti e delucidazioni sul delicato tema in questione. Ci aspettiamo ora una sollecita risposta poiché sul tema Pfas c’è una legittima e sacrosanta richiesta di chiarimenti e provvedimenti da parte della popolazione. Solo eradicando il problema e avviando uno screening gratuito sulla popolazione dubbi, perplessità e interrogativi possono essere affrontati”.<br />
“Rinnoviamo con vigore la nostra richiesta –dichiara il sindaco Giorgio Gentilin- e nei prossimi giorni contatterò direttamente il Commissario Dell’Acqua, con il quale finora abbiamo avuto un rapporto di estrema trasparenza e rispetto dei ruoli, affinché la nostre aspettative abbiano buon esito”.</p>
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		<title>Pfas, secondo il ministro Costa danni per l&#8217;ambiente ammontano a 136 milioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Jan 2019 17:44:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Gianpaolo Bottacin]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Ispra ha comunicato stamani la quantificazione del danno ambientale dei Pfas: 136,8 milioni di euro nelle tre province di Vicenza, Verona e Padova&#8221;. Lo ha detto stamani il ministro dell&#8217;Ambiente, il pentastellato Sergio Costa, in audizione alla Commissione bicamerale Ecomafie.<br />
&#8220;In questo modo &#8211; ha spiegato Costa &#8211; il ministero si può costituire in giudizio per quella cifra tramite l&#8217;Avvocatura di Stato nel processo alla proprietà della Miteni di Trissino&#8221;.</p>
<p>A stretto giro è arrivata la replica alle parole del ministro da parte dell&#8217;assessore regionale all&#8217;ambiente Gianpaolo Bottacin: “Ringrazio il ministro Costa che, dopo i vari solleciti che abbiamo fatto al ministero negli ultimi anni, ha tirato le somme grazie al supporto di Ispra e Arpav nella quantificazione del danno ambientale. Sulla questione la Regione ha già deliberato più di un anno fa di costituirsi parte civile, dichiarandosi parte offesa. Adesso il prossimo step che ci attendiamo dal ministero è la fissazione dei limiti ai Pfas. Ricordo infatti che su questa tematica pendono decine e decine di ricorsi contro la Regione, con richieste di risarcimento danni del valore di un centinaio di milioni, per aver posto dei limiti troppo bassi. Abbiamo la necessità di un intervento urgente del ministero sulla questione”.</p>
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		<title>Pfas, la Cgil presenta esposto in Procura di Vicenza: &#8220;Tutelare salute dei lavoratori&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/vicenza/2019/01/11/pfas-la-cgil-presenta-esposto-in-procura-di-vicenza-tutelare-salute-dei-lavoratori/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jan 2019 16:41:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Trissino]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un esposto è stato depositato oggi dalla Cgil provinciale e regionale alla Procura di Vicenza, nelle mani del procuratore capo Antonino Cappelleri, sull&#8217;inquinamento da Pfas che ha interessato il Vicentino e parte delle province di Verona e Padova, per una popolazione stimata di oltre 300 mila persone.</p>
<p>L’esposto è stato corredato dallo studio del 20 marzo 2017 dei dottori Paolo Girardi e Ennzo Merler di “Valutazione degli effetti a lungo termine sulla salute dei dipendenti di un’azienda chimica che ha prodotto intermedi per l’industria agroalimentare, l’industria farmaceutica e derivati perfluorurati (Pfoa, Pfos)”, “Valutazione della Mortalità dei lavoratori dell’azienda RIMAR-MITENI”. Studi che spiegano come vi sia un eccesso di mortalità tra questi lavoratori rispetto ad altre tipologie produttive. Le cause di morte rientrano in patologie come tumori epatici, iperidrosi epatica, ipertensione, diabete mellito. Tali studi evidenziano che vi è un rischio elevato di danno sulla salute dei lavoratori della Miteni che potrà rivelarsi nel tempo.</p>
<p>Le ipotesi di reato che si profilano sono l’omicidio colposo, lesioni personali e colpose e delitti colposi contro la salute pubblica.</p>
<p>&#8220;Con questa azione legale contro i vecchi e gli attuali vertici dell&#8217;industria &#8211; hanno spiegato i responsabili della Cgil &#8211; si vogliono tutelare gli oltre 500 lavoratori che nei decenni si sono alternati all&#8217;interno dell&#8217;azienda Rimar/Miteni di Trissino&#8221;.</p>
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		<title>Guarda: &#8220;Dalla Regione zero risorse per la montagna, prevenzione non è priorità&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/11/30/guarda-dalla-regione-zero-risorse-per-la-montagna-prevenzione-non-e-priorita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Nov 2018 16:58:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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		<category><![CDATA[Cristina Guarda]]></category>
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					<description><![CDATA[“Il dato che lascia sconcertati è la cocciuta volontà politica della maggioranza di andare avanti per la propria strada, come se la drammatica devastazione subita appena un mese fa della montagna veneta non sia accaduta. Zero risorse per la montagna: [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="stcpDiv">“Il dato che lascia sconcertati è la cocciuta volontà politica della maggioranza di andare avanti per la propria strada, come se la drammatica devastazione subita appena un mese fa della montagna veneta non sia accaduta. Zero risorse per la montagna: questo metteranno a bilancio Zaia e i suoi”. Il commento è della consigliera regionale <strong>Cristina Guarda (AMP),</strong> alla luce della approvazione del Documento di Economia e Finanza regionale 2019- 2021.</div>
<div></div>
<div>Guarda esprime soddisfazione per l&#8217;approvazionedi alcuni emendamenti da lei proposti, come quello sull&#8217;educazione civica nelle scuole venete e quello “che mette in risalto la necessità di raggiungere, entro il 2020, l’obiettivo europeo del 76% di rifiuti riciclabili: un tema cruciale perché mentre torniamo a parlare di inceneritori e nuove discariche, non si fa praticamente nulla per diminuire i rifiuti secchi&#8221;.</div>
<div>Delusione invece per quanto riguarda temi come l’ambiente e l&#8217;agricoltura. &#8220;Dalla Lega e dai suoi alleati è arrivata una totale chiusura a riprendere in mano un Piano con crono-programma per la bonifica dei 644 siti inquinati del Veneto. Un no secco, il loro, anche alla messa a disposizione di fondi per la manutenzione degli argini, per i progetti dei Consorzi di bonifica per l&#8217;agricoltura, e per la lotta ai Pfas, un fronte sul quale la Giunta Zaia continua ad essere attendista. La maggioranza inoltre rifiuta ogni ipotesi di intervento per migliorare le emissioni nell’aria anche nel settore industriale ed ogni sostegno per realizzare piani e ricerche per la sostenibilità ambientale in ambito agricolo. E anche per quanto riguarda la fauna zero impegni circa l’ipotesi di realizzare progetti riguardanti i grandi carnivori e i lupi. Insomma &#8211; conclude Cristina Guarda &#8211; investire in prevenzione non è una priorità per questa maggioranza che probabilmente preferisce spendere molto di più quando esplodono i problemi e le emergenze”.</div>
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		<title>Istanza fallimento Miteni – Zanoni (PD) &#8220;Questo è un modo per non pagare i costi della bonifica&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/26/istanza-fallimento-miteni-zanoni-pd-questo-e-un-modo-per-non-pagare-i-costi-della-bonifica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Oct 2018 16:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Zanoni]]></category>
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		<category><![CDATA[danni]]></category>
		<category><![CDATA[miteni]]></category>
		<category><![CDATA[Partito Democratico]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Questo a mio avviso è  un evidentissimo escamotage per non pagare gli oneri della bonifica e non risarcire le persone contaminate&#8221; è il commento di Andrea Zanoni, vice presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale del Veneto alla notizia che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Questo a mio avviso è  un evidentissimo escamotage per non pagare gli oneri della bonifica e non risarcire le persone contaminate&#8221; è il commento di Andrea Zanoni, vice presidente della Commissione Ambiente del Consiglio regionale del Veneto alla notizia che Miteni depositerà istanza di fallimento in Tribunale.</p>
<p>&#8220;A parte il fatto che le rassicurazioni dell&#8217;azienda paiono essere limitate al finanziamento del solo piano di caratterizzazione utile a definire il progetto di bonifica&#8221;, prosegue l&#8217;esponente del Partito Democratico, &#8220;bonificare tutto ciò che è stato contaminato dai Pfas comporterebbe cifre tali da essere difficilmente sborsate anche da una azienda che va a gonfie vele, figuriamoci da una che dichiara fallimento. A questo punto meglio sarebbe stato che nel contesto dell&#8217;indagine la magistratura a suo tempo avesse messo sotto sequestro i beni  della Miteni così come fatto con i responsabili del crac delle banche del Veneto, ciò per garantire un minimo di risorse finanziare per una bonifica che per costi ed entità pare non avere precedenti. A questo punto il Ministro dell&#8217;ambiente dovrebbe inserire lo stabilimento di Trissino tra i Siti di Interesse Nazionali da bonificare ai sensi dell&#8217;Art. 252 del Codice dell&#8217;Ambiente,  i quali vengono individuati &#8220;in relazione alle caratteristiche del sito, alle quantità e pericolosità degli inquinanti presenti, al rilievo dell&#8217;impatto sull&#8217;ambiente circostante in termini di rischio sanitario ed ecologico, nonché di pregiudizio per i beni culturali ed ambientali&#8221;.</p>
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