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	<title>Pfoa &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
	<lastBuildDate>Sat, 25 Jan 2020 13:57:07 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Nuova scoperta sui PFAS, sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/24/nuova-scoperta-sui-pfas-sarebbero-capaci-di-alterare-il-profilo-di-coagulazione-del-sangue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jan 2020 12:37:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[Università di Padova]]></category>
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					<description><![CDATA[Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze sulla salute dell’uomo derivanti dall’esposizione ambientale ai composti perfluoroalchilici (PFAS): sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue. In particolare, ciò che appare nell’ultima ricerca diffusa dall’Università di Padova è la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nuovo studio degli scienziati padovani sulle conseguenze sulla salute dell’uomo derivanti dall’esposizione ambientale ai composti <strong>perfluoroalchilici</strong> (<strong>PFAS</strong>): sarebbero capaci di alterare il profilo di coagulazione del sangue. In particolare, ciò che appare nell’ultima ricerca diffusa dall’<strong>Università di Padova</strong> è la capacità dello <strong>PFOA</strong>, il principale <strong>inquinante ambientale</strong> nel <strong>territorio veneto</strong>, di interferire con i meccanismi della coagulazione del sangue.</p>
<p>A diffondere i risultati il team del professor <strong>Carlo Foresta</strong>, professore ordinario di endocrinologia dell’Università degli studi di Padova, in collaborazione con il dottor Luca De Toni e il dottor Andrea Di Nisio, che hanno pubblicato gli esiti sull’importante rivista scientifica internazionale “International Journal of Molecular Sciences”.</p>
<p>Questa ricerca nasce dalle osservazioni epidemiologiche riportate sia in studi internazionali che dal Servizio Epidemiologico Regionale e indicative di un aumentato rischio cardiovascolare associato all’inquinamento da PFAS. Va precisato che la normale fluidità del sangue è mantenuta dall’equilibrio tra elementi che ne bloccano la coagulazione e altri che la stimolano. In questo delicato dialogo giocano un ruolo chiave le piastrine, microscopiche componenti del sangue capaci di percepire la presenza di danni ai vasi sanguigni e di innescare molto rapidamente il processo della coagulazione, al fine di impedire i fenomeni emorragici. Tutto questo avviene in condizioni di normalità, ma in presenza di fattori di rischio cardiovascolari quali il fumo di sigaretta, il diabete e l’eccessivo peso corporeo, l’equilibrio si rompe rendendo le piastrine molto più reattive e inclini ad innescare la coagulazione. Il risultato sono l’infarto cardiaco e l’ictus cerebrale.</p>
<p>“Stando alle nostre scoperte, lo PFOA sarebbe in grado di attivare le piastrine, rendendole più suscettibili alla coagulazione, anche in condizioni normali, predisponendo ad un aumento del rischio cardiovascolare”, spiega il professor Foresta. “Il meccanismo attraverso il quale lo PFOA si suppone alteri l’equilibrio della coagulazione sanguigna è complesso: sembra infatti che l’inquinante agisca modificando la struttura della membrana cellulare delle piastrine, ovvero la struttura che protegge le cellule ematiche e ne media l’interazione specifica con i diversi tessuti corporei. In sostanza, studi in vitro hanno documentato, oltre alla modificazione della struttura della membrana, parametri piastrinici che esprimono una maggior propensione all’aggregazione piastrinica e quindi alla coagulazione”.</p>
<p>Il significato clinico di queste sperimentazioni è stato poi approfondito eseguendo, in collaborazione col professor Paolo Simioni dell’Università di Padova, dei test di valutazione dell’attività piastrinica in 78 soggetti con diversi livelli di esposizione a PFAS. “I risultati emersi hanno confermato dei segnali di aumentata attivazione piastrinica con conseguente incremento della propensione all’aggregazione delle stesse”, precisa ancora Foresta. “Questi dati potrebbero spiegare l’osservazione epidemiologica tra PFAS e patologie cardiovascolari, soprattutto se sussistono altri fattori di rischio noti per queste patologie, come diabete, obesità, fumo e alcol”.</p>
<p><strong>I PFAS</strong> I composti perfluorurati (PFAS) sono sostanze chimiche di sintesi che vengono utilizzate per rendere resistenti ai grassi e all’acqua tessuti, carta, rivestimenti per contenitori di alimenti, ma anche per la produzione di pellicole fotografiche, schiume antincendio, detergenti per la casa; possono essere presenti in pitture e vernici, farmaci e presidi medici. I PFAS sono ritenuti contaminanti emergenti dell’ecosistema data la loro elevata resistenza termica e chimica, che ne impedisce qualsiasi forma di eliminazione favorendone l’accumulo negli organismi. In alcune regioni del mondo (Mid-Ohio Valley negli USA, Dordrecht in Olanda, e Shandong in Cina) ed in particolare in alcune zone della Regione Veneto è stato rilevato un importante inquinamento da PFAS nel territorio, soprattutto nelle falde acquifere delle province di Vicenza, Padova e Verona.</p>
<p><strong>GLI STUDI PRECEDENTI</strong> Le caratteristiche dei PFAS, quali la loro elevatissima stabilità agli agenti chimici e alla temperatura, nonché la persistenza nell’ambiente, sono diventati concetti di dominio pubblico, così come la capacità di questi composti di interferire con il normale funzionamento degli ormoni sessuali sia nell’uomo che nella donna. I PFAS sono riconosciuti dalla comunità scientifica internazionale come interferenti endocrini e correlati a patologie endocrine, come ad esempio le tireopatie, displipidemie, infertilità e poliabortività. In due studi americani su più di 10.000 soggetti queste sostanze sono state associate ad un aumentato rischio di patologie cardiovascolari, come coronaropatie, infarto, angina, ipertensione, indipendentemente dai fattori di rischio noti. Va infine ricordato che anche la ricognizione epidemiologica della Regione Veneto riguardo le manifestazioni cliniche riscontrate dall’analisi del Servizio Epidemiologico Regionale ha riscontrato, nei 21 comuni dell’area rossa a massima esposizione da PFAS, un incremento della prevalenza di alcune patologie e condizioni cardiovascolari (diabete mellito, cardiopatie ischemiche, ictus, ipertensione) e dei corrispondenti indicatori di mortalità.</p>
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		<title>Pfas, Nardone di Miteni:&#8221;L&#8217;agenzia europea Echa conferma che Miteni non è principale responsabile&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/07/02/pfas-nardone-di-mitenilagenzia-europea-echa-conferma-che-miteni-non-e-principale-responsabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 16:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
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		<category><![CDATA[ECHA]]></category>
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					<description><![CDATA[ECHA lagenzia di regolamentazione delle sostanze chimiche dellUnione Europea con sede a Helsinki ha pubblicato il 26 giugno scorso il documento che porterà alla definizione di una norma specifica sullutilizzo del PFOA. Lagenzia è lautorità che stabilisce il regolamento REACH [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><strong>ECHA</strong> lagenzia di regolamentazione delle sostanze chimiche dellUnione Europea con sede a Helsinki ha pubblicato il 26 giugno scorso il documento che porterà alla definizione di una norma specifica sullutilizzo del PFOA. Lagenzia è lautorità che stabilisce il regolamento REACH a cui la Regione Veneto ha fatto pochi giorni fa riferimento annunciando la necessità di avviare i controlli su tutti gli utilizzatori di sostanze chimiche nei distretti di lavorazione delle pelli. ECHA indica tra i grandi utilizzatori di PFOA anche il tessile, le cartiere e chi utilizza inchiostri e tinture.</div>
<div></div>
<div>Lagenzia si è concentrata sul PFOA e ha diviso lutilizzo di questa sostanza allo stato puro dalle sostanze definite PFOA correlate cioè che si trasformano PFOA una volta nellambiente. <b>Queste ultime non vengono attualmente ricercate nelle analisi ambientali perché non sono ancora PFAS ma, si scrive nel rapporto, lo diventano in un tempo variabile tra qualche giorno e alcuni anni</b> e limpiego di queste sostanze in Europa è di migliaia di tonnellate allanno.</div>
<div>ECHA descrive i quantitativi per ogni utilizzo in ambito europeo suddividendo luso per il trattamento dei tessuti, delle pelli e dei coloranti che talvolta in passato sono stati visibili nei corsi dacqua del territorio della valle dellAgno.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Scrive ECHA: <em>Una fonte indiretta di PFOA sono le aziende che utilizzano e smaltiscono sostanze che degradano in PFOA. Il mercato di queste sostanze ha un volume intorno alle 1.000 tonnellate anno nei trattamenti di pelle e tessuti e altre 150-200 tonnellate sono utilizzate per il trattamento della carta. Ulteriori 50 &#8211; 100 tonnellate vengono usate per colori e inchiostri.</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>L<strong>Unione industriale conciaria</strong> UNIC nella sua documentazione scrive che lItalia rappresenta il 66% della produzione europea. Il <strong>Veneto vale il 52% della produzione italiana</strong> del settore. Ne consegue che la sola industria della pelle del Veneto consuma ogni anno, secondo i dati dellagenzia europea che li definisce per difetto, circa <strong>160 tonnellate di sostanze</strong> che rilasciano PFOA una volta in ambiente e che non sono mai state oggetto di analisi negli scarichi industriali. A questi vanno ad aggiungersi 30 tonnellate di PFOA e sali di PFOA puri o utilizzati in miscele vendute in Europa.</div>
<div>ECHA afferma di avere dati sottostimati perché non tutti i fornitori hanno risposto alle richieste dellagenzia e già uno solo di loro ha comunicato volumi intorno alle 1.000 tonnellate per anno.</div>
<div></div>
<div>Questa indagine dellagenzia europea è stata richiesta da <strong>Germania e Norvegia</strong>, realizzata dal Committee for Risk Assessment (RAC) e dal Committee for Socio-economic Analysis (SEAC) e ha lo scopo di definire modifiche al regolamento REACH per lutilizzo del PFOA. Dal 1° giugno limportazione e vendita di pefluorurati deve essere dichiarata al REACH e questo consentirà di avere dati sempre più precisi sullutilizzo.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>In merito a questi dati, <strong>Antonio Nardone</strong> amministratore delegato di <strong>Miteni</strong> dichiara: Lagenzia europea è molto chiara, conferma i dati che avevamo diffuso sullutilizzo dei perfluorurati nelle industrie della zona, e lo fa al rialzo. Era evidente dai calcoli delle concentrazioni che la diffusione di PFOA non poteva avere come fonte principale Miteni. Ora lagenzia europea dice chiaramente che <strong>la maggior parte di PFOA si produce da sostanze chimiche che nessuno ha mai cercato negli scarichi industriali del Veneto</strong>. Sostanze di cui sono state scaricate migliaia di tonnellate in ambiente per decenni dalle lavorazioni industriali e che Miteni non ha mai prodotto. Lo stesso vale per i terreni e la falda. La coscienza ambientale del secolo scorso era scarsa per tutti. Si deve ora verificare la situazione anche dei terreni di chi ha usato e sta usando PFOA e sostanze che si trasformano in PFOA dagli anni Sessanta quando i fiumi si coloravano in funzione delle tinture usate dalle industrie. Questi terreni percolano nelle falde acquifere, così come le discariche che hanno raccolto i fanghi di queste aziende.</div>
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		<title>Pfoa nelle vongole del Delta del Po, scontro tra Zanoni e Bottacin</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2018/06/22/pfoa-nelle-vongole-del-delta-del-po-scontro-tra-zanoni-e-bottacin/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jun 2018 20:07:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Zanoni]]></category>
		<category><![CDATA[Deta del Po]]></category>
		<category><![CDATA[Gianpaolo Bottacin]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[Pfoa]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; di pochi giorni fa la notizia di uno studio dell’Università di Milano che ha rilevato una concentrazione di Pfoa pari a 31 nanogrammi per ogni grammo di vongole. Una quantità che non ha uguali in Europa e ben superiore [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; di pochi giorni fa la notizia di uno studio dell’Università di Milano che ha rilevato una concentrazione di Pfoa pari a 31 nanogrammi per ogni grammo di vongole. Una quantità che non ha uguali in Europa e ben superiore ai 3,6 ‘certificati’ nel 2013 dal CNR per i mitili del Delta del Po.</p>
<p>Sul tema è intervenuto il consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni, primo firmatario di un’interrogazione a risposta immediata sottoscritta anche dal collega Graziano Azzalin e da Cristina Guarda della Lista AMP.</p>
<p>“Le vongole rappresentano un’attività utile non solo per il Delta del Po, ma per tutta l’economia regionale. Quindi la scoperta di partite contaminate da Pfas, le sostanze perfluoroalchiliche che già hanno contaminato migliaia di cittadini in particolare del Vicentino, ci preoccupa non poco. Quali controlli e monitoraggi intende fare la Regione, che su Pfoa e Pfas si è mossa con un imbarazzante ritardo?”, chiede Zanoni.</p>
<p>Nel pomeriggio è arrivata la risposta dell’assessore all’ambiente della Regione del Veneto Gianpaolo Bottacin. &#8220;Fa piacere che il consigliere Zanoni abbia finalmente capito quanto andiamo ripetendo invano da anni in tutte le sedi e cioè che le sostanze perfluoroalchiliche (PFAS e PFOAS) sono presenti lungo tutta l’asta del Po, con picchi di inquinamento non diversi da quelli registrati nelle zone del vicentino. Lo diciamo noi ma lo diceva con grande chiarezza e autorevolezza scientifica uno studio del CNR del 2013”.</p>
<p>“Nessuna Regione, a parte la nostra, è intervenuta – sottolinea l’assessore – con il risultato che i PFAS pare siano diventati un fenomeno esclusivamente veneto. La realtà, invece, è che la Regione del Veneto è l’unica ad aver reagito con screening di massa sulla popolazione, filtri agli acquedotti e addirittura con la progettazione di un nuovo acquedotto”.</p>
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		<title>Pfas, rapporto sanitario della Regione su 10mila persone: picchi di colesterolo nell&#8217;area rossa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/salute/2018/03/27/pfas-rapporto-sanitario-della-regione-su-10mila-persone-picchi-di-colesterolo-nellarea-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 27 Mar 2018 21:17:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
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					<description><![CDATA[Le analisi compiute finora in attuazione del Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla popolazione veneta esposta a Pfas hanno già interessato 9.757 persone delle 84.852 che verranno coinvolte alla fine della complessa operazione di valutazione dello stato di salute dei cittadini [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Le analisi compiute finora in attuazione del Piano di Sorveglianza Sanitaria sulla popolazione veneta esposta a Pfas hanno già interessato 9.757 persone delle 84.852 che verranno coinvolte alla fine della complessa operazione di valutazione dello stato di salute dei cittadini residenti nei 21 Comuni dell’area di massima esposizione. Dall’inizio della sorveglianza il Programma è stato esteso, finora, al 30% della popolazione interessata dal monitoraggio, con una quota di aderenti (l’adesione alla chiamata è volontaria) di circa il 50%.</p>
<p>E’ questo lo stato di avanzamento delle iniziative sanitarie messe in atto dalla Regione del Veneto in relazione al grave inquinamento da sostanze perfluoro alchiliche riscontrato, in particolare, in alcune aree delle Province di Verona, Vicenza e Padova, contenuto nel Quinto Rapporto specifico, realizzato dalla Direzione Prevenzione dell’Area Sanità e Sociale e diffuso oggi.</p>
<p>Al 18 marzo scorso, giorno di “chiusura” del rapporto, risultano coinvolti tutti i Comuni interessati, e le analisi si concentrano sulle classi di nascita tra il 2002 e il 1978.</p>
<p>Il dosaggio è stato compiuto su dodici sostanze Pfas nel siero. I composti Pfas con valori sopra la soglia di rilevabilità identificati in almeno il 50% dei residenti sono quattro: i PFOA, i PFOS, i PFHxS e i PFNA.<br />
PFOS E PFHxS presentano una concentrazione nel siero di 4 nanongrammi/millilitro, mentre è di molto inferiore quella per i PFNA.<br />
I dati sul PFOA indicano invece concentrazioni medie di 51 nanogrammi/millilitro, con una variabilità anche molto ampia tra i diversi soggetti monitorati.<br />
Ad oggi non sono state rilevate differenze evidenti nelle concentrazioni valutate per età, mentre le concentrazioni di PFOA sono circa il doppio nei maschi (68 nanogrammi/millilitro) che nelle donne (38 nanogrammi/millilitro). Secondo gli esperti della Regione, tale differenza è dovuta al fatto che le femmine in età fertile eliminano una certa quantità di sostanze attraverso il ciclo mestruale.</p>
<p>I 21 Comuni inseriti nell’”area rossa” sono suddivisi in due sotto aree: area Rossa A, che comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’applicazione dei filtri e localizzati sopra il plume di contaminazione della falda sotterranea (Alonte, Asigliano, Brendola, Cologna Veneta, Lonigo, Montagnana, Noventa Vicentina, Pojana Maggiore, Pressana, Roveredo di Guà, Sarego, Zimella); e area rossa B, che comprende i Comuni serviti da acquedotti inquinati prima dell’apposizione dei filtri, ma esterni al plume di contaminazione della falda sotterranea (Albaredo, Arcole, Bevilacqua, Bonavigo, Boschi Sant’Anna, Legnago, Minerbe, Terrazzo, Veronella).</p>
<p>I residenti nell’Area Rossa A presentano concentrazioni di PFOA, PFOS e PFHxS significativamente più elevate rispetto ai residenti nell’Area Rossa B. Più in dettaglio, le concentrazioni mediane di PFOA e PFHxS nell’Area Rossa A (56,4 ng/ml e 4,6 ng/ml, rispettivamente) risultano quasi doppie rispetto a quelle nell’Area Rossa B (35,3 ng/ml e 2,7 ng/ml); più contenuta la differenza per quanto riguarda il PFOS (4,4 ng/ml nell’Area Rossa A, 3,3 ng/ml nell’Area Rossa B).<br />
Questo riscontro suggerisce che, a parità di contaminazione dell’acqua potabile distribuita dall’acquedotto, anche la contaminazione dell’ambiente (maggiore nell’Area Rossa A rispetto all’Area Rossa B) abbia avuto un ruolo nel determinare il carico corporeo di PFAS.<br />
In questa fase è oggetto di valutazione la ridefinizione dell’area contaminata e l’analisi dei dati relativi ai lavoratori ed ex-lavoratori dell’azienda produttrice di queste sostanze.<br />
Oltre al dosaggio di dodici sostanze Pfas, il Protocollo di sorveglianza comprende un’intervista per individuare abitudini di vita non salutari e fornire informazioni e consigli su come proteggere la propria salute, la misurazione della pressione e alcuni esami del sangue e delle urine per valutare lo stato di salute di fegato, reni e tiroide e l’eventuale presenza di alterazioni del metabolismo dei grassi e degli zuccheri. Tali analisi generali hanno lo scopo di fare il punto sullo stato di salute delle persone collegato ai singoli stili di vita, anche a prescindere dall’aspetto della contaminazione da Pfas.</p>
<p>Per quanto riguarda gli esiti di quest’ultimi risulta che il 21% dei soggetti (2.061 su 9.757) ha un valore di colesterolo totale fuori norma (ovvero superiore a 190 mg/dl), percentuale che cresce molto suddividendo il dato per età (quasi del 40% per i soggetti nati tra il 1987 ed il 1978). Tutti gli altri parametri presentano percentuali di valori fuori norma intorno al 4-5%.<br />
Allo scopo di prendere in carico quei soggetti con valori bioumorali alterati in un’ottica di prevenzione e di tutela della salute dei cittadini, è stato creato il percorso di II° livello con l’attivazione degli ambulatori specialistici di endocrinologia e di cardiologia.<br />
Al 18 marzo 2018 sono 5.212 i soggetti per i quali è stato indicato di iniziare il percorso di presa in carico, pari al 53% dei soggetti per ora coinvolti nel I° livello e per i quali sono disponibili i valori bioumorali. Il 13% ha ricevuto l’indicazione di prenotare una visita in entrambi gli ambulatori.</p>
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		<item>
		<title>Pfas nel fiume, lo stato del Michigan fa causa ad un&#8217;azienda di calzature</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/01/31/pfas-nel-fiume-lo-del-michigan-causa-ad-unazienda-calzature/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 31 Jan 2018 14:13:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Michigan]]></category>
		<category><![CDATA[miteni]]></category>
		<category><![CDATA[PFAS]]></category>
		<category><![CDATA[Pfoa]]></category>
		<category><![CDATA[Wolverine World Wide]]></category>
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					<description><![CDATA[Aziende nell&#8217;occhio del ciclone per il sospetto che siano responsabili dell&#8217;inquinamento delle acque potabili con sostanze perfluoroalchiliche come Pfas e Pfoa: non solo in Veneto, dove il caso Miteni è sempre all&#8217;ordine del giorno, ma anche negli Stati Uniti. E&#8217; [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Aziende nell&#8217;occhio del ciclone per il sospetto che siano responsabili dell&#8217;inquinamento delle acque potabili con sostanze perfluoroalchiliche come Pfas e Pfoa: non solo in Veneto, dove il caso Miteni è sempre all&#8217;ordine del giorno, ma anche negli Stati Uniti.</p>
<p><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">E&#8217; di questi giorni la notizia secondo cui <a href="http://www.mlive.com/news/grand-rapids/index.ssf/2018/01/wolverine_deq_pfas_lawsuit.html">lo stato del Michigan avrebbe citato in giudizio l&#8217;azienda calzaturiera Wolverine World Wide</a> presso la corte federale: l&#8217;amministrazione chiede che siano recuperati i costi associati a una sonda espansiva installata a causa della contaminazione dell&#8217;acqua potabile. Anche l&#8217;Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti si era già mossa in questo senso, dimostrando così il ruolo sempre più attivo del governo federale nelle indagini sulle sostanze chimiche tossiche.</span></span></p>
<p><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">Mercoledì 10 gennaio l&#8217;EPA ha ordinato a Wolverine di condurre ulteriori indagini su altre sostanze chimiche provenienti dall&#8217;ex conceria dell&#8217;azienda che ha contaminato le falde acquifere e il fiume Rogue a nord e a sud di Rockford.</span></span></p>
<p><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">Nel frattempo nel Michigan nuovi criteri di pulizia delle acque sotterranee per PFOS e PFOA erano entrati in vigore mercoledì. I nuovi standard PFAS  potrebbero costringere Wolverine a pagare gli allacciamenti idrici municipali nelle aree in cui i pozzi sono stati contaminati da PFOS e PFOA in concentrazioni superiori a 70 parti per trilione. Il Michigan potrebbe imporre anche delle multe se necessario.<br />
</span></span></p>
<p><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">I rifiuti storici di Wolverine sparsi nelle fattorie come fertilizzante per le colture e gettati nelle discariche e nelle cave di ghiaia hanno contaminato centinaia di pozzi privati di acqua potabile nelle aree di Rockford e Belmont della Contea di Kent &#8211; alcuni a livelli estremamente alti.</span></span></p>
<p>La popolazione delle zone colpite dall&#8217;inquinamento è sempre più preoccupata, tanto che si stanno succedendo proprio in questi giorni <a href="http://www.mlive.com/news/grand-rapids/index.ssf/2018/01/plainfield_roundtable.html">incontri pubblici con gli amministratori locali</a> dedicati al tema Pfas. A dicembre i residenti della Contea di Kent avevano ricevuto <a href="https://www.freep.com/story/news/local/michigan/2017/12/17/erin-brockovich-pfas-kent-county/959495001/">la visita e il sostegno di Erin Brockovich</a>, l&#8217;attivista ambientalista che aveva denunciato un caso di contaminazione da cromo esavalente in California 20 anni fa e la cui storia era stata poi raccontata in un celebre film con Julia Roberts.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><em>(nella foto Neil Blake &#8211; MLive: l<span id="result_box" class="" lang="it"><span class="">a diga sul fiume Rogue a Rockford ad agosto 2017. Il sito dove si trovava la conceria della Wolverine World Wide è appena a monte)</span></span></em></p>
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		<item>
		<title>Pfas, nessun pericolo per gli alimenti secondo l&#8217;Istituto Superiore di Sanità</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/alimentazione/2017/11/16/pfas-nessun-pericolo-gli-alimenti-secondo-listituto-superiore-sanita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Nov 2017 16:08:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Pfas, nessun pericolo per gli alimenti analizzati. Lo dice l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, dopo aver presentato oggi a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio. “La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Pfas, nessun pericolo per gli alimenti analizzati. Lo dice l&#8217;Istituto Superiore di Sanità, dopo aver presentato oggi a Venezia i risultati del Piano di monitoraggio.</p>
<p>“La presente stima del contributo dei singoli alimenti all’esposizione a Pfos e Pfoa in rapporto agli attuali TDI (limiti cautelativi per l’esposizione cronica ndr.) stabiliti da EFSA (Ente Europeo per la Sicurezza Alimentare con sede a Parma ndr.) non ha messo in evidenza criticità sotto il profilo della sicurezza alimentare. Tale stima verrà perfezionata quando i dati sui consumi alimentari locali, raccolti nel contesto del biomonitoraggio attualmente in corso (sulle persone ndr.) saranno disponibili”.</p>
<p>E’ questo il passaggio chiave delle conclusioni a cui è giunto il Piano di Monitoraggio degli Alimenti in Relazione alla Contaminazione da Sostanze Perfluoroalchiliche (PFAS) in Alcuni Ambiti della Regione del Veneto, realizzato e valutato dall’Istituto Superiore di Sanità, in accordo con la Regione, e in collaborazione con l’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e l’Arpav, presentato oggi dai tecnici dell’ISS Umberto Agrimi e Paolo Stacchini, alla presenza dell’Assessore alla Sanità della Regione Luca Coletto e dei tecnici regionali dei settori sanità, ambiente e agricoltura.</p>
<p>“L’ISS e tutti i tecnici che hanno prodotto questo imponente studio – ha detto Coletto – hanno fatto un grande lavoro, dotato di rigore scientifico, una metodicità approfondita, e applicata a quello che, è bene ricordare, è il primo caso in Italia nel quale si affronta a 360 gradi la complessissima questione. Gli esiti sono tranquillizzanti – ha commentato – e fanno giustizia degli allarmismi e di qualche fake news che hanno accompagnato l’intera vicenda. La Regione ha affrontato tutto con impegno e trasparenza sin dal primo giorno – ha tenuto a sottolineare – ha fatto investimenti cospicui sulla prevenzione, sulla salute, sugli interventi di filtraggio negli acquedotti, sull’intero aspetto ambientale. Sinora abbiamo utilizzato sole risorse regionali – ha detto – ma proprio oggi ho ricevuto dal Ministero della Salute la notizia di un primo stanziamento di due milioni di euro per la parte delle attività sanitarie. Non è molto, ma è già qualcosa”.</p>
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<p>Nel corso della presentazione è stata ufficializzata la notizia che, sulla base dei risultati della ricerca, il Presidente della Regione del Veneto ha emesso un’ordinanza nella quale viene vietato il consumo di pesce pescato nelle acque superficiali in tutti i 21 Comuni della cosiddetta “zona rossa”. Il divieto è in vigore dal 10 novembre e lo resterà per un anno.</p>
<div id="stcpDiv">Nel pomeriggio la notizia della conferenza stampa ha provocato il commento del Consigliere del Partito Democratico Andrea Zanoni e della collega della lista AMP Cristina Guarda, entrambi componenti della Commissione Pfas: “È grave che gli assessori della Giunta Zaia presentino ai giornalisti gli esiti del monitoraggio sui Pfas prima ancora che alla Commissione d’inchiesta. È sacrosanto rendere noto lo studio ai media e ai cittadini ma questa è una scorrettezza istituzionale, l’ennesima nei confronti del Consiglio. Auspichiamo una presa di posizione forte da parte dell’Ufficio di presidenza della Commissione Pfas che con l’episodio di oggi viene esautorata da uno dei suoi compiti”.</div>
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		<title>Pfas, Istituto Superiore di Sanità: più colpiti i residenti in zone agricole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 15:10:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[Tra gli allevatori e le popolazioni residenti in zone agricole l&#8217;esposizione a PFOA risulta molto più elevata rispetto al resto della popolazione veneta, sia delle zone non esposte che di quelle esposte. La concetrazione sarebbe pari a 40,2 ng/g, che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli allevatori e le popolazioni residenti in zone agricole l&#8217;esposizione a PFOA risulta molto più elevata rispetto al resto della popolazione veneta, sia delle zone non esposte che di quelle esposte. La concetrazione sarebbe pari a 40,2 ng/g, che confrontato con quello del campione della popolazione dell’area di esposizione, risulta doppio e nettamente superiore al dato generale della popolazione campionata del Veneto (Esposti:  13,8 ng/g; Non Esposti: 1,6 ng/g).</p>
<p>Sono i primi dati che emergono dallo studio di biomonitoraggio di sostanze perfluoroalchiliche (PFAS) in operatori e residenti di aziende agricole e zootecniche, condotto dall’Istituto Superiore di Sanità. Analisi che fanno parte del più ampio studio di biomonitoraggio che ha come obbiettivo la definizione dell’esposizione a PFAS nei soggetti residenti nelle aree del Veneto nelle quali è stata rilevata la presenza di questi contaminanti.</p>
<p>La documentazione è stata già trasmessa alla Procura della Repubblica di Vicenza che indaga sull’evento inquinante specifico, al Presidente del Consiglio regionale e alle Ulss interessate (6 Euganea, 8 Berica e 9 Scaligera).<br />
Lo studio è stato effettuato su 122 soggetti provenienti da vari Comuni situati nei territori di competenza di 3 differenti ULSS: 8 Berica, 6 Euganea e 9 Scaligera  (ex Aziende 5, 6, 17, 20 e 21), 64 uomini e 58 donne.<br />
I risultati ottenuti sugli “Allevatori” (operatori e residenti di aziende zootecniche) sono stati poi confrontati con quanto ottenuto nel biomonitoraggio condotto sulla popolazione generale.<br />
Il rapporto dell’ISS conferma  che il principale contributo all’assunzione di PFAS è rappresentato dall’acqua ad uso potabile (rete acquedottistica, ad oggi messa in sicurezza con l’applicazione di appositi filtri, e captazioni autonome-pozzi).</p>
<p>Per quasi tutte le sostanze analizzate, le concentrazioni nel siero del campione degli Allevatori (popolazione rurale) sono risultate superiori a quelle del gruppo dei Non esposti della popolazione generale (popolazione di controllo residente fuori le aree interessate). Per otto tra queste sostanze (tra cui PFOA, PFOS e PFHxS) le concentrazioni rilevate negli Allevatori sono risultate superiori in modo statisticamente significativo anche a quelle degli Esposti della popolazione generale (popolazione residente nelle aree interessate alla contaminazione).</p>
<p>La Regione Veneto fa sapere che anche questo specifico sottogruppo, potenzialmente iper-esposto a sostanze perfluoroalchiliche, sarà incluso nel piano generale di sorveglianza sanitaria già messo in atto.</p>
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