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	<title>pil &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Covid-19, kit di sopravvivenza per le PMI lanciato da due giovani imprenditrici venete</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/03/15/covid-19-kit-di-sopravvivenza-per-le-pmi-lanciato-da-due-giovani-imprenditrici-venete/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2020 10:44:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Trentamila aziende a rischio chiusura, da questi numeri una società di sole donne specializzata nel business on line ha deciso di regalare consulenze e promozione su Google. Le titolari, Erika Pagin e Lara Mazzon dichiarano: &#8220;Cambieranno i paradigmi di consumo, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Trentamila aziende a rischio chiusura, da questi numeri una società di sole donne specializzata nel <strong>business on line</strong> ha deciso di regalare consulenze e promozione su Google. Le titolari, <strong>Erika Pagin</strong> e <strong>Lara Mazzon</strong> dichiarano: &#8220;Cambieranno i paradigmi di consumo, l&#8217;<strong>ecommerce</strong> dovrà necessariamente integrarsi al retail: è questa l&#8217;unica via per vincere la battaglia contro il <strong>Coronavirus</strong>&#8221;</p>
<p>Confesercenti ha diffuso i primi dati sulle conseguenze del Coronavirus. Se la tensione resterà a questi livelli, saranno a rischio <strong>6,5 miliardi di consumi e 8 miliardi di Pil</strong> nel semestre.  Ad aggravarsi sarebbe infatti l&#8217;impatto nella spesa turistica (-5 miliardi) e interna (-1,5 miliardi). Tradotto in posti di lavoro: non è esclusa la chiusura di 30 mila imprese, coinvolti settori che raccolgono circa un milione di attività. In particolare, per i negozi (la maggioranza nel Nord Italia) il calo stimato nelle vendite è di 748 milioni di euro.</p>
<p>In questo scenario è in prima linea <strong>&#8220;Vendere on Line&#8221;, </strong>una società tutta al femminile che ha come focus l&#8217;aiutare le aziende a sviluppare il business nel web. Al timone dell&#8217;azienda ci sono due manager del marketing e della vendita, Erika Pagin, originaria di Scorzè, nel Veneziano, e <strong>Lara Mazzon, di Campo San Martino, nel Padovano</strong>. &#8220;Siamo preoccupate per le conseguenze che avrà il Coronavirus sul tessuto economico veneto&#8221;, dicono. &#8220;Il nostro pensiero va alle aziende che non sanno trarre le opportunità presenti online e in particolare non sanno trarre profitto dai vari marketplace, che oggi sono gli unici canali sicuri per comunicare e vendere&#8221;.</p>
<p>La premessa è che in questi giorni le persone stanno usando <strong>internet</strong> e <strong>social network</strong> in modo eccezionale. Stando a dati Audiweb, gli utenti unici giornalieri dei principali siti di informazione sono cresciuti (+48%) come pure il numero di sessioni totali (+63%). I siti di ecommerce sono letteralmente esplosi, chi propone la spesa on line e la consegna a domicilio è intasato. &#8220;Si pone quindi un problema per le aziende che non stanno al passo col cambiamento in atto&#8221;, spiegano Pagin e Mazzon. &#8220;Il nostro vaccino contro i danni del Coronavirus all&#8217;economia è il web. Abbiamo per questo istituito una task force all&#8217;interno dell&#8217;azienda, che ha elaborato un<strong> kit di sopravvivenza </strong>per gli imprenditori: saranno le vendite online a salvare i commercianti in questo periodo di chiusure forzate. Sul nostro sito vendereonline.net è spiegato come vogliamo aiutare gli imprenditori in questo periodo di crisi&#8221;.</p>
<p>In breve, la società rosa fondata tra il Padovano e il Veneziano <strong>regalerà 200 euro &#8220;cash&#8221;, </strong>da investire in spot online, a chi partirà con un progetto di vendita o su Facebook, o sul web con la modalità &#8220;click &amp; collect&#8221;, ossia &#8220;ordina online e ritira in negozio&#8221;, o su Amazon con l&#8217;apertura di un negozio dedicato. I dettagli su: <a href="https://app.mailvox.it/nl/pvlr4h/ybc7et/xlrj5h7/uf/1/aHR0cHM6Ly92ZW5kZXJlb25saW5lLm5ldC9raXRzb3ByYXZ2aXZlbnph?_d=52E&amp;_c=473c1ea9" target="_blank" rel="noopener noreferrer">https://vendereonline.net/kitsopravvivenza</a>.</p>
<p>&#8220;Siamo sicure che se rispetteremo tutti i decreti del governo usciremo presto dalle nostre case&#8221;, concludono le due manager. &#8220;Inevitabilmente però ci saranno dei rallentamenti nell&#8217;economia reale. Riteniamo infatti che il cambio di paradigma comportamentale negli acquisti accelererà l&#8217;uso di marketplace e siti di ecommerce. In questi giorni tutti siamo costretti ad usare internet, chiediamo consegne a domicilio e spedizioni da Amazon. Dopo il Coronavirus comperare sul web sarà routine, come già avviene negli Usa. Le pmi dovranno essere pronte ad affiancare ai propri negozi reali quelli virtuali, i nostri kit di sopravvivenza alla zona rossa sono a disposizione per aiutarle&#8221;.</p>
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		<title>Mercati mondiali, se ne parla con Carlo Cottarelli mercoledì 15 gennaio a Vicenza</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2020/01/10/mercati-mondiali-se-ne-parla-con-carlo-cottarelli-a-vicenza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Jan 2020 16:21:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[Brexit]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Cottarelli]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento Affari Fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[Fondo Monetario Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[spending review]]></category>
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					<description><![CDATA[“L’economia e i mercati mondiali nel 2020. Quali prospettive&#8221;, questo è il titolo dell’incontro con Carlo Cottarelli che si terrà mercoledì 15 gennaio a partire dalle ore 16.30 a Palazzo Bonin Longare in Corso Palladio 13 a Vicenza, promosso da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“L’economia e i mercati mondiali nel 2020. Quali prospettive&#8221;, questo è il titolo dell’incontro con <strong>Carlo Cottarelli</strong> che si terrà mercoledì 15 gennaio a partire dalle ore 16.30 a Palazzo Bonin Longare in Corso Palladio 13 a Vicenza, promosso da Confindustria Vicenza in collaborazione con Intesa Sanpaolo.</p>
<p>Oltre ad una lunga e qualificata esperienza al <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong>, per cui ha iniziato a lavorare nel 1988 fino alla direzione del <strong>Dipartimento Affari Fiscali</strong> tra il 2008 e il 2013; Cottarelli ha ricevuto importanti incarichi istituzionali: nel 2013 è stato Commissario straordinario alla <strong>spending review</strong> per il presieduto da Enrico Letta (ospite in Confindustria Vicenza lo scorso 13 dicembre per un confronto sul Sud Est Asiatico) e successivamente designato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri come Direttore Esecutivo nel Board del Fondo Monetario Internazionale.<br />
Nel 2018, è stato anche Presidente del Consiglio incaricato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella a seguito dello stallo nella formazione del Governo a seguito delle elezioni politiche del 4<br />
marzo dello stesso anno. L’incarico, accettato con riserva, è poi stato rimesso nelle mani del Presidente della Repubblica a seguito delle mutate condizioni politiche che diedero vita al Conte I.<br />
Oggi Cottarelli è direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano.<br />
Ma, al di là all’attualità economica italiana, saranno le prospettive del commercio mondiale al centro dell’incontro. Infatti, oltre a Cottarelli, ci saranno gli interventi del Vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega ai Mercati Esteri Remo Pedon e del Chief Economist e Responsabile della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo Gregorio De Felice.</p>
<p>“I trend dell&#8217;export vicentino nei primi 9 mesi dell’anno appena trascorso hanno confermato l’eccellenza delle nostre aziende, facendo segnare una moderata crescita (+2.4%). La variazione positiva è stata trainata dalla Svizzera, con il caso di eccellenza delle vendite di abbigliamento. In crescita anche le vendite verso Francia (soprattutto per pelletteria, farmaci e macchine agricole) ed Emirati<br />
Arabi Uniti (oreficeria, porte, finestre e strutture metalliche).<br />
Nonostante ciò, il 2019 si è sostanzialmente chiuso con segnali non proprio entusiasmanti, per il commercio mondiale, cresciuto meno del <strong>PIL</strong> mondiale, per il quarto anno consecutivo”, spiega Remo<br />
Pedon.<br />
“E ci troviamo all’alba di un anno che si apre con la <strong>Brexit</strong> in via di reale attuazione – continua -, contando che il Regno Unito, sempre nei primi tre trimestri 2019, è cresciuto del 4,34% rispetto allo stesso periodo del 2018. Un mercato che in questi <strong>9 mesi è valso 672,7 milioni di euro</strong> per il manifatturiero con una bilancia commerciale positiva per<strong> 515,4 milioni</strong>. Poi c’è la ‘vicenda dazi’ tra USA e Cina che speriamo in via di risoluzione contando che gli Stati Uniti nel 2019 sono valsi 1 miliardo e 126 milioni di Euro per l’export vicentino manifatturiero (+3,28%) mentre la Cina è crollata del 18,7% a 327 milioni.<br />
Quindi c’è la stasi tedesca, in particolare per i postumi dell’irrisolta questione diesel gate, che ha visto la nostra prima destinazione commerciale importare i nostri prodotti per 1 miliardo e 555 milioni di<br />
euro, in leggero calo rispetto ai primi nove mesi del 2018 (-0.93%).<br />
Infine ci sono le recenti fibrillazioni in Libia, che è cresciuta del 4,5%, ma, nonostante la vicinanza geografica, conta un giro d’affari di soli circa 11 milioni nei primi 3 trimestri 2019; e quelle in Iran, mercato letteralmente crollato (-66,6%) passando da 32,8 milioni a 10,9 milioni.<br />
Per questo ci siamo proposti di confrontarci con una figura di rilievo come Carlo Cottarelli per gettare uno sguardo sul 2020 e su quello che ci prospettano gli scenari economici e commerciali, internazionali”.</p>
<p>Per partecipare www.confindustria.vicenza.it</p>
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		<title>Pil Veneto +1,7% nel 2017, consumi in ripresa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/10/18/pil-veneto-17-nel-2017-consumi-in-ripresa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 18 Oct 2018 18:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a crescere più della media nazionale il Pil in Veneto, stimato all&#8217;1,7% nel 2017, un decimale oltre quello del Paese, 1,6%. Lo afferma il numero di ottobre del Bollettino socio-economico elaborato dall&#8217;ufficio statistica della Regione, su dati Eurostat, Istat, Commissione europea. Nelle previsioni del 2018 la ripresa, dopo il ristagno degli anni post crisi, dovrebbe proseguire in Veneto con una variazione del Prodotto interno lordo del +1,3%.<br />
Quanto al consuntivo 2017, il buon andamento del Pil è stato dovuto alla risalita dei consumi delle famiglie (+1,6%), e degli investimenti fissi lordi (+3,5%), indici che si prevede rimangano positivi anche nel 2018, seppur in calo (rispettivamente +1,2%, e +2,7%). Il risultato del 2017 è attribuibile anche ad una buona performance dell&#8217;industria veneta, che rimane competitiva e ha registrato un aumento del valore aggiunto del 2,2%. Il Pil procapite in Veneto è stato pari a 32mila 500 euro, contro 28mila 500 euro della media italiana.</p>
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		<title>Aumento IVA rischia di paralizzare i consumi. La fascia più colpita sarà il reddito basso</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/18/aumento-iva-rischia-di-paralizzare-i-consumi-la-fascia-piu-colpita-e-per-chi-ha-redditi-bassi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[aliquote]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal Ministero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal<strong> Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e contenute nel &#8220;Documento di Economia e Finanza 2018&#8221;, l&#8217;<strong>aumento dell&#8217;IVA</strong> causerebbe una <strong>minor crescita del PIL</strong> ed un rialzo dell&#8217;inflazione.</p>
<p>Tuttavia, partendo dall&#8217;assunto che un <strong>aumento delle spese</strong> fa <strong>aumentare il PIL</strong>, mentre un <strong>aumento delle tasse</strong> lo fa <strong>diminuire</strong>, alcuni autori sostengono che aumentare l&#8217;IVA avrebbe sul PIL un<strong> impatto negativo</strong> minore rispetto a ridurre la <strong>spesa pubblica</strong> per investimenti. Quindi, disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti sarebbe controproducente ai fini della crescita del PIL. Come anche, al medesimo fine, sarebbe controproducente disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso un aumento dei contributi sociali che comporterebbe un aumento del costo del lavoro a carico delle imprese e dei lavoratori. Ciò premesso, vorrei sottolineare che la politica fiscale della Confederazione non ha mai previsto di disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti né, tantomeno, attraverso l&#8217;aumento dei contributi sociali a carico delle imprese e dei lavoratori.</p>
<p>La <strong>politica fiscale</strong> messa in campo da alcune associazioni di categoria <strong>prevede di evitare gli aumenti delle aliquote IVA</strong> sia attraverso una seria politica di revisione e contenimento della spesa pubblica improduttiva sia attraverso interventi di contrasto all&#8217;evasione fiscale. Come è stato evidenziato nei documenti politici di Confcommercio, il gettito IVA del nostro Paese deve aumentare non attraverso l&#8217;aumento delle aliquote d&#8217;imposta ma attraverso la<strong> riduzione del «gap IVA»</strong> (l&#8217;evasione dell&#8217;imposta sui consumi) che ammonta ad <strong>oltre 40 miliardi di euro</strong>, e la fatturazione elettronica tra soggetti privati &#8211; introdotta, obbligatoriamente, in Italia a partire dal 2019 &#8211; può essere un efficace strumento per ridurre tale «gap».</p>
<p>Pertanto, le soluzioni per evitare gli aumenti dell&#8217;IVA ci sono e l&#8217;auspicio è che il Governo ponga questo obiettivo come prioritario della propria<strong> Agenda di Governo</strong>, perché se <strong>scatteranno gli aumenti delle aliquote IVA</strong> <strong>non ci saranno</strong> <strong>né vincitori né vinti ma perderemo tutti</strong>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi gli aumenti dell&#8217;<strong>IVA previsti</strong> a partire dal <strong>2019:</strong></p>
<ul>
<li>Per il <strong>2019</strong>, è previsto l<strong>&#8216;incremento di 1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, salirebbe all&#8217;11,5%) più l&#8217;<strong>incremento di 2,2</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 22% (che, quindi, verrebbe elevata al 24,2%), che produrrebbero maggiori imposte per<strong> oltre 12 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Per il <strong>2020</strong>, è previsto un ulteriore incremento di <strong>1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, passerebbe dall&#8217;11,5% al 13%) più l&#8217;<strong>incremento di 0,7</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,2% al 24,9%). Tale aumento, sommato all&#8217;incremento del 2019, produrrebbe maggiori <strong>imposte per 19 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Infine, per il <strong>2021</strong>, è previsto un ulteriore <strong>incremento di 0,1</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota <strong>IVA</strong> del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,9% al 25%). Tale aumento, sommato agli incrementi del 2019 e del 2020, produrrebbe maggiori imposte per <strong>oltre 19 miliardi di euro</strong>.</li>
</ul>
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		<title>Dati Istat, il Pil del Veneto cresce dell&#8217;1,7%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2018/04/20/dati-istat-il-pil-del-veneto-cresce-dell17/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 14:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Pil veneto nel 2017 è stimato in crescita dell&#8217;1,7%, un tasso leggermente superiore alla media nazionale dell&#8217;1,5%. Lo riporta il Bollettino socio-economico regionale, in base all&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio statistico del Veneto su dati Istat. La domanda interna si sta muovendo [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Pil veneto nel 2017 è stimato in crescita dell&#8217;1,7%, un tasso leggermente superiore alla media nazionale dell&#8217;1,5%. Lo riporta il Bollettino socio-economico regionale, in base all&#8217;elaborazione dell&#8217;Ufficio statistico del Veneto su dati Istat. La domanda interna si sta muovendo dalla situazione di ristagno degli anni post crisi: i consumi delle famiglie salgono dell&#8217;1,5% e per gli investimenti si stima un rialzo del 3,7%. Il risultato del 2017 &#8211; precisa il bollettino &#8211; è attribuibile a una buona performance dell&#8217;industria veneta, che rimane competitiva e registra un aumento del valore aggiunto del 2,2%, a una buona crescita dei servizi (+1,6%) e alla ripresa del settore edilizio (+2,1%). Nelle previsioni del 2018 la ripresa dovrebbe proseguire con una variazione del +1,7%. (ANSA)</p>
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		<title>Sanzioni alla Russia, Assessore Marcato: &#8220;per il Veneto si parla di miliardi di euro di danni&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/politica/2017/07/01/sanzioni-alla-russia-assessore-marcato-veneto-si-parla-miliardi-euro-danni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jul 2017 07:35:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[export  triveneto]]></category>
		<category><![CDATA[Nordest]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Marcato]]></category>
		<category><![CDATA[sanzioni alla Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[Mentre l’Unione europea rinnova per altri sei mesi le sanzioni alla Russia per l’occupazione della Crimea, la Regione Veneto fa i conti con gli effetti di tre anni di embargo russo sul Pil e sui flussi commerciali del Nordest e [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mentre l’Unione europea rinnova per altri sei mesi le <strong>sanzioni alla Russia</strong> per l’occupazione della Crimea, la Regione Veneto fa i conti con gli effetti di tre anni di embargo russo sul <strong>Pil</strong> e sui<strong> flussi commerciali del Nordest</strong> e cerca ogni strategia utile per limitare i danni. Il Comitato regionale sulle problematiche delle sanzioni alla Russia, istituito lo scorso aprile come organo tecnico di raccordo tra istituzioni locali e  categorie economiche,  si è nuovamente riunito sotto la presidenza dell’assessore regionale allo sviluppo economico<strong> Roberto Marcato</strong>, su delega del presidente Luca Zaia, per  misurare il reale impatto delle sanzioni Ue sull’economia del Nordest.</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-6149" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile-300x200.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile-768x512.jpg 768w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile-1024x683.jpg 1024w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile-272x182.jpg 272w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/07/aziendatessile.jpg 1920w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>L’<strong>export  triveneto</strong> verso la Russia è crollato del 37% rispetto al 2013, i settori più colpiti sono l’agroalimentare  (che ha perso un miliardo di fatturato l’anno su scala nazionale), la manifattura di lusso, l’arredamento e la carpenteria. Pesanti anche gli effetti sull’industria turistica veneta, che ha visto crollare del 35,6 per cento gli arrivi russi, con una perdita di fatturato quantificata dalle associazioni di categoria nell’ordine di 160 milioni di euro l’anno. L’Italia, e in particolare il Nordest, è il Paese che rischia di pagare il conto più salato del regime sanzionatorio adottato nel 2014.</p>
<p>“Per noi le sanzioni sono state un boomerang, visto che il governo russo, come contromisura alle sanzioni Ue e Usa, ha posto l’embargo in particolare sui prodotti di qualità del ‘made in Italy’, ad origine protetta e ad alto valore aggiunto”, ha puntualizzato l’assessore Marcato, facendo sintesi delle segnalazioni raccolte da tutte le categorie economiche. “Un effetto che rischia di  protrarsi a lungo, visto che i consumatori russi si sono orientati verso produzioni interne o altri partners commerciali non colpiti da embargo. Il danno infatti non si traduce solo nel calo dell’export, ma anche nella difficoltà di recuperare le quote di mercato che sono andate perse”.</p>
<p>“Il Veneto, che è la regione che meglio sta uscendo dalla crisi economica in termini di PIL e di tasso di disoccupazione – ha aggiunto l’assessore &#8211; di tutto ha bisogno fuorché di sanzioni e controsanzioni, che stanno gravando solo sulle nostre imprese, rispetto ad un mercato strategico come quello russo”.</p>
<p>“La Regione Veneto è pronta a giocare tutto il proprio ruolo istituzionale, politico ed economico su questa partita – ha prospettato il referente regionale per le politiche economiche – e ha già cominciato a farlo siglando, d’intesa con la Farnesina, accordi interregionali con regioni della Russia. Il primo di questi è stato siglato il 27 giugno scorso dal presidente Zaia con la regione russa di Voronezh, e ora siamo al lavoro per formalizzare una intesa istituzionale con la regione armena di Armavir. In questo modo, apriamo canali istituzionali di dialogo, di amicizia e di relazione economica con istituzioni russe o di paesi limitrofi, legati alla Russia da rapporti di partnership, spianando così la via a possibili ‘triangolazioni’ commerciali per i nostri imprenditori e alla ripresa degli arrivi turistici dalle aree a est degli Urali”.</p>
<p>La Regione del Veneto, che aveva chiesto per prima fin dal 2014 di riconsiderare le misure sanzionatorie con risoluzioni del Consiglio regionale e deliberazioni della Giunta, è pronta a riprendere l’iniziativa politica anche con il governo nazionale e l’Unione europea.</p>
<p>“I prossimi passi – prospetta Marcato, con la presenza al tavolo dal consigliere regionale Stefano Valdegamberi – saranno una nuova risoluzione politica del Consiglio regionale del Veneto da inviare al governo nazionale per rappresentare le difficoltà subite dai produttori veneti nei tre anni di applicazione delle sanzioni, l’accompagnamento diretto delle nostre aziende, tramite rapporti diplomatici e accordi commerciali con i territori russi o con i paesi alleati, e l’utilizzo di tutti i canali della diplomazia per far presente alle autorità russe che il Veneto è stata l’unica regione in Italia ad aver riconosciuto la volontà degli abitanti della Crimea di appartenere alla Federazione russa e ad aver contrastato con ogni mezzo, sin dal 2014, le misure sanzionatorie applicate da Bruxelles e dagli Stati Uniti”.</p>
<p>“Se i politici e gli imprenditori russi percepiranno il Veneto come una regione ‘amica’ – conclude Marcato – sarà possibile normalizzare, nel pieno rispetto della legalità, le nostre relazioni commerciali, evitando di pagare l’ingiusto scotto per contromisure dettate da decisioni che non abbiamo mai condiviso”.</p>
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		<title>Il Pil Veneto si ferma e l&#8217;export rimane debole, i dati di Unioncamere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2016 12:00:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[export]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[pil]]></category>
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					<description><![CDATA[Presso la Camera di Commercio di Treviso–Belluno, sede bellunese, Unioncamere Veneto ha presentato il rapporto Veneto Internazionale 2016, realizzato dal Centro Studi in collaborazione con le Camere di Commercio del Veneto.  Mentre il 2016 si sta concludendo, l’Istat conferma che il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Presso la Camera di Commercio di Treviso–Belluno, sede bellunese, Unioncamere Veneto ha presentato il rapporto <strong>Veneto Internazionale 2016</strong>, realizzato dal Centro Studi in collaborazione con le Camere di Commercio del Veneto. <span id="more-2947"></span></p>
<p>Mentre il 2016 si sta concludendo, <strong>l’Istat conferma che il 2015 è stato per l’economia regionale un anno più deludente del previsto</strong>. Scorrendo gli ultimi dati, lo scorso anno il Pil veneto è cresciuto dello <strong>0,6%</strong> rispetto al 2014 (sei mesi fa la stima era +0,8%).</p>
<p>L’economia regionale ha mantenuto una dinamica debole ma positiva anche nella prima parte del 2016, nonostante <strong>la domanda estera sia diventata progressivamente meno vivace</strong>.<strong> Il Veneto chiuderà il 2016 con una variazione pari allo 0,8% su base annua</strong>, di poco superiore a quella del 2015. Per il 2017 si prospetta un’accelerazione delle <strong>esportazioni</strong> che potrà garantire all’economia un ritmo di crescita più sostenuto (+0,9%).</p>
<p>Dopo l’assestamento del 2015 (+5,3%), nei <strong>primi nove mesi del 2016</strong> le esportazioni venete sono rimaste pressoché stabili (+0,7% su base annua). La crescita piatta dell’export registrata nel primo semestre dell’anno (+0,2%) si è rafforzata<strong> nei mesi estivi</strong> che hanno evidenziato una dinamica tendenziale decisamente positiva (+1,9%). Tale tendenza è ascrivibile principalmente al recupero degli scambi verso alcuni importanti mercati, in particolare verso l’America settentrionale (+2,8% rispetto all’anno precedente) e l’Asia centrale (+9,5%).</p>
<p>La <strong>propensione all’export</strong> dell’economia regionale negli ultimi 5 anni è passata dal 37,5% del 2010 al 42,7% del 2015 (Nord-Est 39,9%, Italia 28,2%), assegnando al Veneto il primato tra le principali regioni <em>export-oriented</em>. In particolare, nel 2015 oltre la metà delle imprese manifatturiere ha operato sui mercati stranieri (52,3%) ricavando una parte consistente del fatturato dalla vendita di prodotti all’estero. L’incidenza delle imprese esportatrici sul totale cresce all’aumentare della dimensione aziendale: dal 23,5% delle microimprese al 57,5% delle piccole, all’88,9% delle medie imprese e 96,3% delle imprese più grandi.</p>
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