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	<title>precarietà &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Decreto dignità, il presidente di Confindustria Vicenza Luciano Vescovi scrive ai parlamentari vicentini</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/07/17/decreto-dignita-il-presidente-di-confindustria-vicenza-luciano-vescovi-scrive-ai-parlamentari-vicentini/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jul 2018 15:06:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[A seguito dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del cosiddetto “Decreto dignità”, il presidente degli Industriali vicentini Luciano Vescovi ha scritto ai senatori e agli onorevoli della provincia di Vicenza che dovranno convertire il decreto in Parlamento dove ci sarà la [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell’approvazione in Consiglio dei Ministri del cosiddetto “<strong>Decreto dignità</strong>”, il presidente degli Industriali vicentini <strong>Luciano Vescovi</strong> ha scritto ai senatori e agli onorevoli della provincia di Vicenza che dovranno convertire il decreto in Parlamento dove ci sarà la possibilità, ed è questo l’auspicio e la richiesta del presidente, di apportare importanti modifiche.</p>
<p>“Da tempo le nostre rilevazioni congiunturali rilevano che le aziende vicentine e venete stanno consolidando un importante trend di crescita, soprattutto sul fronte dell&#8217;export”, scrive Vescovi.<br />
“Lo stile di questo decreto – continua -sembra reintrodurre una logica neo-dirigista basata sulla convinzione che a creare il lavoro non siano le imprese, ma le leggi e le regole. Una logica anacronistica che speravamo finalmente superata. Perché non può essere un decreto d&#8217;urgenza ad affrontare e risolvere temi e questioni che richiedono riflessione, confronto e disponibilità all&#8217;ascolto.<br />
Il risultato delle nuove norme, qualora non venissero riviste, non sarà quello di contrastare la precarietà (l’incidenza dei contratti a termine sul totale degli occupati, in Italia, è in linea con la media europea), ma quello di contrastare il lavoro. Non sarà tanto la Waterloo del precariato, come il decreto è stato definito, quanto la Caporetto del lavoro.<br />
Le aziende vedranno colpita la loro capacità competitiva, trovandosi sulla strada nuovi ostacoli proprio nel momento in cui la congiuntura sembra meno favorevole ed è quindi necessario accelerare in investimenti, innovazione, internazionalizzazione ed anche occupazione”.</p>
<p>Oltre agli aspetti più marcatamente giuslavoristici, Vescovi fa riferimento anche al contesto economico globale: “È pienamente condivisibile la volontà di colpire determinate situazioni che favoriscono la delocalizzazione, purché si agisca specificamente in questa direzione e non si torni a confondere delocalizzazione ed internazionalizzazione, penalizzando tutto il vasto mondo delle imprese che, specie nel nostro territorio, da decenni sono campioni dell&#8217;export e danno un contributo determinante alla crescita del nostro Paese.<br />
Le aziende vicentine sopravvissute alla crisi gravissima del 2009- 2010 sono rimaste in Italia e in questi anni hanno investito moltissimo in innovazione e formazione, conoscendo oggi una nuova stagione di successi. Questo modello funziona perchéin Veneto i nostri imprenditori sono profondamente legati ai propri collaboratori ed il contesto territoriale si è sempre dimostrato favorevole all&#8217;impresaed alla libera iniziativa.<br />
Per rimanere competitive, proiettate all&#8217;export e di conseguenza per creare lavoro,le imprese hanno bisogno di tutto tranne che di un clima politico che le consideri con diffidenza”.</p>
<p>Il presidente di Confindustria Vicenza cita, infine, alcune righe giunte da un collega imprenditore: “Tra i messaggi che ho ricevuto in questi giorni da colleghi associati – scrive Vescovi -, ne sottolineo uno che mi sembra riassuma efficacemente il clima di disappunto che si respira tra gli imprenditori: ‘Sembra che si debba essere oggetto di<br />
nuove punizioni atte a identificarci come illegali, disonesti, criminali nella nostra azione quotidiana. Sembra sia meglio darci nuove restrizioni anziché aiutarci a liberare il nostro spirito produttivo e costruttivo. Questo non migliora e stimola la nostra azione, ma la ridimensiona. Vogliono stancarci, non motivarci’. Sono convinto da<br />
sempre – aggiunge &#8211; che una forte motivazione sia fondamentale in chiunque, per poter ottenere risultati positivi. In qualsiasi campo, ma in special modo per chi fa impresa”.</p>
<p>“Per questo – conclude con un appello &#8211; mi permetto di chiedervi di dare ascolto alle parole di questo imprenditore, che rappresenta la voce genuina delle nostre imprese, di valutare appieno la reale portata negativa del decreto e di sostenere, nella sua azione parlamentare, la necessità di una diversa linea di politica economica, che parta dal presupposto che colpire le imprese significa colpire il Paese”.</p>
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		<title>Cgil: &#8220;Giovani in Veneto sempre più precari e con retribuzioni in calo&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/01/08/cgil-giovani-veneto-sempre-piu-precari-retribuzioni-calo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jan 2018 16:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
		<category><![CDATA[precarietà]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2011 il 62% dei giovani operai veneti era inquadrato con un contratto a tempo indeterminato, oggi la loro percentuale è scesa di 10 punti e la retribuzione media è di 1.329 euro lordi al mese. Per gli altri, i [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2011 il 62% dei giovani operai veneti era inquadrato con un contratto a tempo indeterminato, oggi la loro percentuale è scesa di 10 punti e la retribuzione media è di 1.329 euro lordi al mese. Per gli altri, i precari, la retribuzione è meno della metà (8.358 euro lordi in un anno) e la loro quota è costantemente in crescita.</p>
<p><span id="more-4787"></span>La fotografia delle condizioni di lavoro dei giovani veneti (fino a 29 anni) emerge da un <strong>report della Cgil su dati Inps</strong>. Questi dati hanno il pregio di censire le teste (e non i flussi) dando così uno spaccato preciso della situazione. Riguardano il settore privato e sono riferiti (ultimo anno disponibile) al 2016. L’analisi, che vuole valutare l’evoluzione dell’occupazione giovanile nell’industria e nel sistema dei servizi in regione, ha preso a riferimento un arco temporale di 5 anni, confrontando i dati con quelli del 2011, anno per altro affine al 2016 per l’andamento congiunturale (entrambi sono segnati da una lieve ripresa) oltre che per il livello occupazionale generale (1.455.171 occupati dipendenti nel settore privato nel 2016; 1.463.808 occupati nel 2011).</p>
<p>Il numero di giovani lavoratori veneti è costantemente in calo: tra il 2011 ed il 2016 sono scesi del 12,8%, a differenza del dato generale (tutte le età) che presenta una divaricazione praticamente nulla (-0,5%), confermando la tendenza all’invecchiamento della popolazione lavorativa ed al contempo la riduzione delle opportunità occupazionali per le nuove generazioni.<br />
Ma è soprattutto sulla qualità del lavoro che emerge il progressivo peggioramento delle condizioni dei giovani, come evidenziato dalla riduzione (in appena 5 anni) del 21,2% dei dipendenti a tempo indeterminato e dal contestuale aumento del 40,2% dei contratti a termine ed a part time.</p>
<p><strong>Il rapporto di lavoro stabile è sempre più una chimera</strong> per i giovani veneti. Infatti (nonostante il boom di attivazioni di contratti a tempo indeterminato operato dagli incentivi del 2015) riguarda solo il 63% degli occupati (178.595 su un totale di 280.192), mentre il restante è consegnato ad una precarietà che diventa sempre più difficile superare, che è ulteriormente alimentata da tirocini, false partite Iva ed altre tipologie (tutte in crescita), e che si riconferma anche analizzando i movimenti del mercato del lavoro nel 2017 con i tempi indeterminati che rappresentano il 16% dei nuovi contratti (saldo tra assunzioni, trasformazioni e cessazioni tra gennaio e settembre).<br />
Ancor peggio, come detto, tra le figure operaie dove i rapporti stabili sono il 54%.<br />
E se nei 5 anni considerati il numero complessivo di occupati tra i giovani veneti scende da 321.000 a 280.000 posizioni e l’occupazione stabile cala (in percentuale doppia) da 227.000 a 178.000 posizioni, i contratti a termine non solo non seguono il ridimensionamento generale, ma anzi aumentano, passando da 94.525 a 101.597.</p>
<p><strong>Le retribuzioni sono molto più basse di quelle dei padri</strong> e si attestano al 61% rispetto alla media generale (tutte le età). Il dato non cambia di molto per i ragazzi inquadrati nei contratti stabili e a tempo pieno il cui guadagno è pari al 66% rispetto alla media. Il che porta a calcolare un differenziale retributivo di oltre il 40% tra un neoassunto ed un lavoratore anziano.<br />
In media i giovani veneti percepiscono in un anno 13.973 euro lordi, che scendono a 8.486 per chi lavora a part time. La retribuzione è più alta per chi ha un rapporto a tempo indeterminato (17.015 euro), mentre chi ha un’occupazione precaria deve accontentarsi di 9.036 euro, e quest’ ultima è la condizione in cui versano 101.597 ragazzi della regione.</p>
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