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	<title>prodotti agroalimentari &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Certificazione “virus free” nei prodotti agroalimentari, sanzioni fino a 60 mila euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 Mar 2020 16:32:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Ci sono sanzioni fino a 60 mila euro per chi chiede la certificazione “virus free” nei prodotti agroalimentari. E’ quanto sostiene Coldiretti Veneto in base all’articolo 33 del decreto legge 9 del 2 marzo, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Ci sono <strong>sanzioni</strong> fino a <strong>60 mila euro</strong> per chi chiede la certificazione “<strong>virus free</strong>” nei <strong>prodotti agroalimentari</strong>. E’ quanto sostiene Coldiretti Veneto in base all’articolo 33 del decreto legge 9 del 2 marzo, pubblicato ieri in Gazzetta Ufficiale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>Governo</strong> risponde così alle richieste arrivate a molte aziende agricole di esibire una sorta di <strong>bollino di garanzia</strong> sulle produzioni.  Una pratica che ora viene bollata, giustamente, come sleale che inquina il mercato e mette in difficoltà un intero settore già alle prese con gli effetti negativi dell’<strong>emergenza coronavirus</strong>. Il decreto sancisce infatti che la subordinazione di acquisto di prodotti agroalimentari a certificazioni non obbligatorie riferite al <strong>Covid-19</strong> rappresenta una modalità sleale ai sensi della Direttiva Ue 2019/633 e la punisce con una ammenda amministrativa e pecuniaria che va da 15mila a 60mila euro. Per Coldiretti Veneto si tratta di una prima iniziativa concreta a tutela del lavoro e dell’attività di centinaia di imprese agricole che oltre alla campagna social #MANGIAITALIANO incoraggia il presidio sulle irregolarità che arrecano danno alla reputazione del Made in Italy.</p>
<p style="font-weight: 400;"><strong>Coldiretti Veneto</strong> ricorda che le <strong>perdite calcolate</strong> fino ad ora si aggirano sui <strong>50 milioni di euro al mese</strong>. I numeri fanno riferimento  all’azzeramento della clientela negli agriturismi, cosi come registrato per le altre strutture ricettive e alla mancata fornitura di prodotti del territorio per la ristorazione, soggiorni, pernottamenti, campeggi e tutto quanto inerente all’indotto turistico regionale.</p>
<p style="font-weight: 400;">Per riprendere le attività servono misure che ridiano fiducia nei consumatori e tra i turisti. Intanto nelle stalle, nei mercati, in agriturismo ovunque, giovani, donne e operatori lanciano il messaggio con video e post per combattere la disinformazione, gli attacchi strumentali al patrimonio enogastronomico italiano. Produttori e consumatori scendono in facebook, twitter, instagram a colpi di <strong>#MANGIAITALIANO</strong> in risposta al disgustoso video francese sulla pizza italiana andato in onda su Canal plus ultimo esempio di comportamento di discredito insieme alla richieste assurde di autorizzazioni inutili sulle tipicità a kmzero.</p>
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		<title>Brexit, allarme di Coldiretti: &#8220;Porto franco per falsi e tarocchi, intervenga l&#8217;UE&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/02/12/brexit-allarme-di-coldiretti-porto-franco-per-falsi-e-tarocchi-intervenga-lue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 14:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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		<category><![CDATA[prodotti agroalimentari]]></category>
		<category><![CDATA[Prosecco Dop]]></category>
		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
		<category><![CDATA[vino]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ il Prosecco Dop (+11% di export) a spingere il fatturato del vino sul mercato inglese: 800 i milioni di euro nel 2019 mentre al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c’è l’ortofrutta fresca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il <strong>Prosecco Dop</strong> (+11% di export) a spingere il <strong>fatturato</strong> del <strong>vino</strong> sul mercato inglese: <strong>800 i milioni di euro</strong> nel 2019 mentre al secondo posto tra i <strong>prodotti agroalimentari</strong> italiani più venduti in <strong>Gran Bretagna</strong> c’è l’<strong>ortofrutta fresca</strong> e trasformata come i derivati del pomodoro con <strong>250 milioni di euro</strong>. Rilevante è anche il ruolo della <strong>pasta</strong>, dei <strong>formaggi</strong> e dell’<strong>olio d’oliva</strong>. Il flusso di <strong>Grana Padano</strong> e <strong>Parmigiano Reggiano</strong>, l’anno scorso ha superato  il valore di <strong>100 milioni di euro</strong>.<u></u><u></u></p>
<p>Secondo Coldiretti senza accordo sulle regole con l’<strong>Unione Europea</strong>, il <strong>Regno Unito</strong> rischia di diventare il porto franco del falso <strong>Made in Italy</strong> in <strong>Europa</strong> per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore. A sottolinearlo è anche Antonio Tajani, presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che nel suo intervento nella plenaria a Strasburgo ha detto che l’UK &#8220;Non può rientrare nel mercato unico come un cavallo di Troia, senza rispettare regole e standard”.<u></u><u></u></p>
<p>Il pericolo che l’Inghilterra diventi un porto franco per l’italian sounding c’è tutto. Il valore del tarocco è di 100 miliardi e tra i maggiori contraffattori ci sono gli Usa, il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth.  Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano – continua la Coldiretti – le vertenze UE del passato nei confronti della Gran Bretagna con i casi della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o la più recente apertura del distributore automatico di calici di prosecco (“Automatic prosecco machine Apm), installato a Londra su iniziativa di una vineria della capitale, Vagabond Wines,<u></u><u></u></p>
<p>Sui rapporti commerciali c’è anche la minaccia di ostacoli amministrativi alle esportazioni, che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea dopo che le forniture agroalimentari Made in Italy stimate nel 2019 sono state pari a circa 3,4 miliardi di euro e classificano la Gran Bretagna al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese nel settore preceduta da Germania, Francia e Stati Uniti. Tra i rischi anche una legislazione sfavorevole come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi.</p>
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