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	<title>prospettive &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Eugenio Calearo Ciman: “Parlare ancora di ‘mammoni’ è un’offesa alla generazione che sta pagando il prezzo più alto della crisi”</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/vicenza/2017/11/22/eugenio-calearo-ciman-parlare-ancora-mammoni-unoffesa-alla-generazione-sta-pagando-prezzo-piu-alto-della-crisi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Nov 2017 06:33:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
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					<description><![CDATA[Il commento del Presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Vicenza dopo la pubblicazione dei dati Eurostat che segnano un leggero calo dei giovani che restano a casa con i genitori fino a 34 anni. “Tra le avvisaglie di un possibile [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il commento del Presidente dei<strong> Giovani Imprenditori</strong> di <strong>Confindustria Vicenza</strong> dopo la pubblicazione dei dati Eurostat che segnano un leggero calo dei giovani che restano a casa con i genitori fino a <strong>34 anni</strong>.</p>
<p>“<em>Tra le avvisaglie di un possibile miglioramento del contesto socio- economico post crisi</em> – afferma il Presidente del Gruppo Giovani Imprenditori di Confindustria Vicenza Eugenio Calearo Ciman -, <em>abbiamo avuto in questi giorni la comunicazione degli ultimi dati di Eurostat che raccontano di una lieve ma significativa inversione di tendenza: dopo dieci anni di progressivo aumento, la percentuale dei </em><em>giovani tra i 18 e i 34 anni che continua a vivere con i genitori è scesa al 66%, contro il 67,3% del 2015.&#8221;</em></p>
<p>I dati citati da Eugenio Calearo e forniti da Eurostat sono, però, lontani da quelli che si registrano in Europa, soffrendo, probabilmente anche una cultura diversa.</p>
<p>&#8220;<em>Sebbene siamo ancora lontani dalla media europea del 48,1% &#8211; </em>prosegue il Presidente-, <em>e ci attestiamo su un valore che è il triplo rispetto a quello dei paesi scandinavi (in Danimarca è il 19,7%), si tratta di un segnale positivo, </em><em>che come tale andrebbe interpretato.</em><br />
<em>Duole invece trovare numerose letture di questi dati che continuano a parlare di “mammoni”, quando non addirittura di “mammoni incalliti” per i giovani tra i 25 e i 34 anni che non lasciano la casa di origine nemmeno con un lavoro a tempo pieno.</em><br />
<em>Definire “mammoni” questi giovani è una delle peggiori offese che si possa rivolgere proprio alla generazione che sta pagando il prezzo più alto di una crisi della quale, tra l’altro, non ha alcuna</em><br />
<em>responsabilità.</em><br />
<em>Non solo, ma rappresenta anche un mancato riconoscimento del ruolo portante delle famiglie, che hanno saputo costituire una vera e propria ancora di salvezza, andando troppo spesso a supplire le</em><br />
<em>carenze di misure istituzionali a supporto dell’autonomia economica dei più giovani.&#8221;</em></p>
<p>L&#8217;autonomia per i giovani trentenni è ancora lontana, comprare una casa, lavoro stabile e certezze per il futuro sono ancora un miraggio. In questi giorni si torna a parlare di età pensionabile, senza però accennare ad un concreto progetto sulla valorizzazione dei giovani.</p>
<p>&#8220;<em>Significa &#8211;</em>conclude Eugenio Calearo<em>-, in altri termini, spostare l’attenzione dal fatto che sostanzialmente per i trentenni di oggi è ancora troppo difficile intraprendere una vita economicamente autonoma, fare progetti a </em><em>medio o lungo termine, acquistare una casa, formare una famiglia. Mentre in queste settimane, visto che elettoralmente fa più comodo, non si fa che parlare dello spostamento dell’età pensionabile senza </em><em>nemmeno accennare ad un riassetto complessivo del sistema previdenziale; l’agenda pubblica e politica ha di nuovo accantonato la necessità di trovare quanto prima una soluzione alla questione </em><em>generazionale.</em><br />
<em>Se vogliamo un reale cambiamento, se auspichiamo una crescita più significativa, non possiamo più prescindere dall’introduzione di misure che guardino finalmente anche nella direzione dei più giovani</em><br />
<em>e da interventi strutturali che valorizzino il capitale umano del nostro paese anziché respingere le menti migliori costringendole a cercare risposte altrove.</em><br />
<em>Da dove iniziare? Per esempio azzerando il cuneo fiscale per l’assunzione a tempo indeterminato degli under 35 almeno per il primo triennio; consentendo alle donne di conciliare maternità e</em><br />
<em>lavoro invece di penalizzarle dal punto di vista salariale; riducendo drasticamente lo scollamento tra formazione e mercato del lavoro. È da qui che bisogna partire”.</em></p>
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