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	<title>ripresa &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Ripresa economica troppo lenta, famiglie sempre più incerte</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/05/04/ripresa-economica-troppo-lenta-famiglie-sempre-piu-incerte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 15:03:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Sangalli]]></category>
		<category><![CDATA[Confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[Iva]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<article class="testo">Il numero di famiglie che ha fiducia sul proprio futuro prossimo continua ad essere superiore a quello che invece &#8220;vede nero&#8221;, anche se è dall&#8217;estate del 2015 che lo scarto tra i due diminuisce. La dinamica è la stessa se si chiede alle famiglie una autovalutazione sulla propria capacità di spesa: è vero che nel <strong>2013 quasi il 70%</strong> delle <strong>famiglie la considerava in calo</strong> mentre nel <strong>marzo scorso</strong> questa percentuale<strong> è scesa al 15%</strong>, ma quest&#8217;ultima è comunque in crescita rispetto alla fine del 2016, quando era all&#8217;11%. Insomma, se l&#8217;epoca della crisi è certamente passata, sembra che attualmente stiamo assistendo ad uno &#8220;sgonfiamento&#8221; della ripresa per colpa di una dinamica economica fragile,  percepita anche dai cittadini, che peraltro attribuiscono alle spese obbligate la principale origine dei vincoli al proprio consumo.</p>
<p>E&#8217; quanto emerge dall&#8217;<strong>Outlook Italia Censis-Confcommercio 2018</strong> &#8220;Speranze, timori, rancori: la ripresa difficile&#8221;, presentato nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Roma presso la sede nazionale della Confederazione. Dalla ricerca emerge anche che il <strong>17,3%</strong> delle famiglie ha ridotto i consumi per <strong>mettere da parte soldi per eventuali imprevisti</strong> (era il 12,6% a dicembre 2016), mentre il <strong>54%</strong>, se avesse più reddito, lo<strong> destinerebbe al risparmio</strong> (47,6% a dicembre 2016). Ma da dove viene questa incertezza? Dal fatto che non si è ancora tornati ai numeri pre-crisi e, quindi, dalla lentezza della ripresa. Il responsabile dell&#8217;Ufficio Studi di Confcommercio, <strong>Mariano Bella</strong>, lo ha sottolineato con i numeri:<strong> tra il 2007 e il 2018</strong> ogni italiano ha perso, a parità di potere d&#8217;acquisto, <strong>1.000 euro di consumi,</strong> <strong>quasi 2.000 di reddito disponibile</strong> e circa <strong>20mila euro di ricchezza complessiva</strong>. Nello stesso tempo, ed è emblematico della diffidenza di cui si parlava, tra contanti e conti correnti non vincolati, gli italiani hanno oggi circa 2.500 euro a testa in più.</p>
<p>Detto che per il 37,5% degli intervistati la principale criticità che affligge l&#8217;Italia nello scenario mondiale è la corruzione diffusa, il più grave problema del nostro Paese è giudicato la mancanza di lavoro (29,1%). Nell&#8217;elenco, <strong>con il 13,3%</strong>, troviamo l&#8217;<strong>eccessivo prelievo fiscale</strong>, ed è significativo notare come – all&#8217;interno di questo aggregato – il <strong>55,7%</strong> del campione ritenga della massima urgenza evitare l&#8217;<strong>aumento Iva contro il 31,7%</strong> che parla di riduzione dell&#8217;<strong>Irpef</strong>. Passando ai problemi vissuti come ingiustizie sociali, si deve tornare a parlare di lavoro, visto che il 37% indica come maggiore ingiustizia l&#8217;impossibilità di avere un  buon lavoro, oggi garantito solo a chi ha le conoscenze &#8220;giuste&#8221;. Non a caso, se si va a guardare il complesso di ore effettivamente lavorate nel sistema economico, nel 2017 sono state il <strong>6% in meno rispetto al 2007</strong>, una riduzione simile a quella del Pil reale. &#8220;Non è poco: mi pare – ha concluso Bella &#8211; che ciò giustifichi le preoccupazioni. Rimane molto da fare, visto che la ripresa si sta sgonfiando&#8221;.</p>
<p>&#8220;Dall&#8217;analisi del nostro Ufficio Studi emerge chiaramente che il rallentamento dell&#8217;economia e l&#8217;aumento dell&#8217;incertezza stanno riducendo la fiducia delle famiglie, ingrediente indispensabile per far ripartire i consumi e dare smalto alla ripresa&#8221;. Così il presidente di Confcommercio, <strong>Carlo Sangalli</strong>, per il quale &#8220;lo stallo della politica non aiuta ad avvicinarci all&#8217;obiettivo di una<strong> crescita attorno</strong> al <strong>2%</strong>, peggiorando le condizioni della finanza pubblica. E le <strong>preoccupazioni di famiglie</strong> e <strong>imprese circa l&#8217;aumento dell&#8217;Iva</strong> e la <strong>mancanza di lavoro,</strong> <strong>soprattutto per i giovani</strong>, confermano che l&#8217;Italia deve mettere i conti in sicurezza e rendere più esplicita la via delle riforme, prime fra tutti quella fiscale. E&#8217; una partita in cui non è previsto il pareggio: o si vince o si perde&#8221;. &#8220;I cittadini italiani, che hanno subito una recessione senza precedenti e che negli ultimi dieci anni hanno perso 20mila euro di ricchezza pro capite, una sconfitta non la meritano proprio né potrebbero sopportarla. E, legittimamente, chiedono un supplemento di responsabilità della politica tutta per dare al più presto un Governo al Paese&#8221;, ha concluso Sangalli.</p>
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		<title>Industria, in Veneto si consolida la ripresa. Produzione +3,3%, bene gli ordinativi interni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 16:40:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Fedalto]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
		<category><![CDATA[produzione industriale]]></category>
		<category><![CDATA[ripresa]]></category>
		<category><![CDATA[unioncamere veneto]]></category>
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					<description><![CDATA[Continua a crescere la produzione industriale del Veneto che, nel terzo trimestre 2017, ha registrato un incremento del +3,3% su base annua (era +2,6% nel trimestre precedente). Su base congiunturale la variazione destagionalizzata ha registrato un +0,7% (+1,2% precedente). L’analisi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a crescere la produzione industriale del Veneto che, nel terzo trimestre 2017, ha registrato<strong> un incremento del +3,3% su base annua</strong> (era +2,6% nel trimestre precedente). Su base congiunturale la variazione destagionalizzata ha registrato un +0,7% (+1,2% precedente). L’analisi congiunturale <strong><em>VenetoCongiuntura</em></strong> sull’industria manifatturiera è stata effettuata da Unioncamere Veneto<strong><em>.</p>
<p></em></strong>Sotto il profilo dimensionale, la crescita è stata determinata dall’andamento delle piccole (+3,7%) e medie imprese (+3,2%). A livello settoriale la variazione tendenziale della produzione ha registrato una tendenza positiva per tutti i settori ad esclusione del marmo, vetro e ceramica (-1,6%). A confermare il trend positivo c’è anche il <strong>fatturato totale,</strong> che ha evidenziato una dinamica positiva del +3,2% rispetto allo stesso trimestre dello scorso anno, in linea alla variazione precedente (+3,4%). La performance migliore a livello dimensionale ha riguardato le piccole imprese (+3,6%). La dinamica positiva del fatturato è stata determinata principalmente dal <strong>mercato interno</strong> che ha registrato un aumento del +4,2% (era +2,8% nel trimestre precedente); anche le <strong>vendite all’estero</strong> hanno segnato una variazione positiva col +2,2%, comunque inferiore al +4,2% precedente.</p>
<div>
<div id="attachment_8656" style="width: 377px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/giuseppe_fedalto.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-8656" class="wp-image-8656 " src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/giuseppe_fedalto-300x193.jpg" alt="" width="367" height="236" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/giuseppe_fedalto-300x193.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/12/giuseppe_fedalto.jpg 505w" sizes="(max-width: 367px) 100vw, 367px" /></a><p id="caption-attachment-8656" class="wp-caption-text">Giuseppe Fedalto</p></div>
<p>&#8220;<em>I risultati confermano la fase di crescita della produzione industriale già evidenziata nella prima metà dell&#8217;anno</em> –</div>
<div>commenta Giuseppe Fedalto, presidente di Unioncamere Veneto. &#8220;<em>L&#8217;industria manifatturiera del Veneto sembra quindi in grado di agganciare la fase di consolidamento della crescita mondiale, come confermato dall’incremento degli ordini esteri e dai segnali positivi del mercato nazionale, con gli ordini interni in accelerazione. Si tratta di</em></div>
<div><em>risultati in sintonia col miglioramento del quadro economico globale e rappresentano segnali importanti per la ripresa dell’economia regionale, ma è importante che la crescita mantenga questo ritmo&#8221;</em>.</div>
<p>Gli ordinativi provenienti dal mercato interno hanno messo a segno un aumento del +3,9% su base annua, con la variazione più marcata per la classe dimensionale delle medio- grandi imprese (+5,2%). Spiccano i comparti macchine ed apparecchi meccanici (+6,6%), marmo, vetro e ceramica (+6,3%), mezzi di trasporto (+4,8%). In aumento anche gli ordinativi dal mercato estero: +4,2% rispetto al +3,3% precedente grazie soprattutto alle imprese medio-grandi (+5,7%). Dopo la fase negativa dello scorso trimestre, tornano positive le aspettative degli imprenditori per i prossimi tre mesi.</p>
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		<title>Lavoro, sono 23 milioni gli occupati. Mai così tanti dal 2008 ad oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2017 17:11:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Fanno ben sperare i numeri dichiarati dall&#8217;Istat. I lavoratori occupati crescono, piccoli segnali di una ripresa che, lentamente, fanno ben sperare per l&#8217;autunno alle porte. Sembra un controsenso ma allo stesso tempo  torna a salire anche il tasso di disoccupazione che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fanno ben sperare i numeri dichiarati dall&#8217;Istat. I lavoratori occupati crescono, piccoli segnali di una ripresa che, lentamente, fanno ben sperare per l&#8217;autunno alle porte.</p>
<p>Sembra un controsenso ma allo stesso tempo<strong>  torna</strong><b> a salire anche il tasso di disoccupazione</b> che a luglio cresce di (solo) 0,2 punti sul mese precedente e tocca l&#8217;11,3%. Ma allo stesso tempo &#8211; comunica l&#8217;Istat &#8211; <b>cresce dello 0,3% anche il numero degli occupati</b>. Con l&#8217;incremento di 59 mila unità in un mese &#8211; spiega l&#8217;istituto &#8211; si conferma &#8220;la persistenza della fase di espansione occupazionale: <b>negli ultimi due mesi il numero di occupati ha superato il livello di 23 milioni di unità, soglia oltrepassata solo nel 2008&#8243;</b>. Il tasso di occupazione sale al 58,0% (+0,1 punti percentuali).</p>
<p><strong>Rispetto a giugno</strong>, sottolinea l&#8217;Istat, la crescita dell&#8217;occupazione interessa tutte le classi di età ad eccezione dei 35-49 enni ed è interamente dovuta alla componente maschile, mentre per le donne, dopo l&#8217;incremento del mese precedente, si registra un calo. A luglio 2017 crescono rispetto al mese precedente sia i lavoratori dipendenti (+0,2%, +42 mila) sia gli indipendenti (+0,3%, +17 mila). Tra i dipendenti l&#8217;aumento interessa sia i lavoratori permanenti (+0,2%, +23 mila) sia quelli a termine (+0,7%, +19 mila). Sul fronte opposto, dopo il calo di giugno, la stima delle persone in cerca di occupazione a luglio cresce del 2,1% (+61 mila). L&#8217;aumento della disoccupazione è attribuibile esclusivamente alla componente femminile e interessa tutte le classi di età, mentre si registra una stabilità tra gli uomini.</p>
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