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	<title>slow food &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Distribuzione del cibo in mano a pochi soggetti nel mondo, fondamentale l&#8217;attività associativa</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/opinioni/2017/04/19/distribuzione-del-cibo-mano-soggetti-nel-mondo-fondamentale-lattivita-associativa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Apr 2017 16:53:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Opinioni]]></category>
		<category><![CDATA[gaetano pascale]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
		<category><![CDATA[social media]]></category>
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					<description><![CDATA[Vivere in quest’epoca di legami deboli e identità fluttuanti non è sempre facile. I social media ci permettono di incontrarci e di far circolare informazioni come mai era successo prima, ma con altrettanta facilità ci risucchiano nell’apatia e nella solitudine. [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Vivere in quest’epoca di legami deboli e identità fluttuanti non è sempre facile. I <strong>social media</strong> ci permettono di incontrarci e di far circolare informazioni come mai era successo prima, ma con altrettanta facilità ci risucchiano nell’apatia e nella solitudine. Nessuna verità è esente da critica. Tuttavia, proprio mentre nascono nuove istanze nei confronti della politica, la partecipazione dei cittadini alla vita sociale sembra declinare insieme alle grandi narrazioni di un tempo.</p>
<p>Ha davvero senso, in una società come la nostra, parlare (ancora) di vita associativa o di campagne sul territorio, e quindi anche di tessere, incontri formativi, manifestazioni di piazza? La domanda è rivolta ad una delle associazioni che ha fatto dell&#8217;aggregazione il suo credo, diffondendo la cultura dell&#8217;unione di intenti per migliorare ed accrescere la cultura dell&#8217;alimentazione.</p>
<p>&#8220;Noi pensiamo di sì -dichiara Gaetano Pascale di Slow Food &#8211; anzi siamo certi che tutto questo abbia un significato molto più profondo proprio qui e adesso.  Perché è la stessa realtà di oggi, con le incredibili possibilità che ci offre, a rendere chiaro come non tutto possa risolversi con un click. Se in molti campi la società si fa liquida, in altri i rapporti di potere si scoprono più solidi che mai – e per tenervi testa dal basso non è sufficiente qualche mobilitazione estemporanea.</p>
<p>Chi pensa che l’associazionismo sia un patrimonio da archiviare in soffitta farebbe bene a guardarsi intorno -prosegue Pascale &#8211; non ci vuole molto ad accorgersi di quanto spesso associazioni e movimenti rappresentino l’unico argine concreto allo strapotere di pochi. Come quelle multinazionali che, attraverso acquisizioni e fusioni, concentrano una forza tale da condizionare – e a volte perfino determinare – le decisioni della politica e dell’economia, oltre alle scelte quotidiane di ciascuno di noi.</p>
<p>Il mondo del cibo -conclude Pascale- da questo punto di vista, è paradigmatico, dal momento che in ogni sua filiera (dalla vendita delle sementi fino alla grande distribuzione) sono <strong>non più di una decina le entità in grado di controllare i sistemi alimentari di tutto il pianeta.</strong>&#8221;</p>
<p>Proprio per questo Slow Food rimane un riferimento per tutti quelli che lottano in nome di un mondo più equo e più giusto. Una lotta che fa bene al nostro presente e potrà continuare domani, senza dubbio, a decidere il destino delle libertà comuni.</p>
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		<title>L’inganno dell’hamburger vegano, l&#8217;industria alimentare inventa il surrogato che non convince</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2017/01/07/linganno-dellhamburger-vegano-lindustria-alimentare-inventa-surrogato-non-convince/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Jan 2017 12:41:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[hamburger]]></category>
		<category><![CDATA[industria alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
		<category><![CDATA[vegano]]></category>
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					<description><![CDATA[Immaginate di sedervi a tavola, ordinare un hamburger, e trovarvi di fronte un prodotto ha la pretesa di riprodurne tutte le caratteristiche: la consistenza, il nome, le dimensioni, il colore, il sapore ma senza l’ingrediente che fa sì che quell’hamburger [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Immaginate di sedervi a tavola, ordinare un hamburger, e trovarvi di fronte un prodotto ha la pretesa di riprodurne tutte le caratteristiche: la consistenza, il nome, le dimensioni, il colore, il sapore ma senza l’ingrediente che fa sì che quell’hamburger debba poter essere definito tale, ovvero la carne.<span id="more-3206"></span></p>
<p>Attenta ai nuovi comportamenti alimentari e ai consumi che cambiano, l’industria alimentare non ha fatto certo aspettare la sua risposta e in questa epoca di <em>post-verità</em>, dove le parole sono svuotate del proprio significato, possiamo scegliere tra una quantità considerevole di cibi che ne scimmiottano altri: salami vegani, hamburger di soia, arrosti di tofu e spiedini di seitan (che altro non è se non glutine aromatizzato con salsa di soia e alghe), sono solo alcuni delle soluzioni facili proposte per soddisfare le esigenze di un mercato in continua espansione come quello dei prodotti veg.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-47845" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-725x501.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-725x501.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-480x332.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-768x530.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-300x207.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-350x242.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana-500x345.jpg 500w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/SalsicciaVegana.jpg 1600w" alt="salsicciavegana" width="725" height="501" /></p>
<p>La realtà è che ancora una volta si tratta di offrire cibo pronto, trasformato, facile, senza storia né radici, un cibo ancor più subdolo perché vanta la pretesa di essere vicino all’ambiente e salutare. Ma ogni volta che mangiamo un <em>salame vegano</em>, voltiamo le spalle alle nostre tradizioni e alla nostra cultura gastronomica, e ci inganniamo.</p>
<p>Il salame, per definizione, è un salume insaccato che si ottiene dalla miscela di macinato di carne e grasso. Può variare nelle dimensioni, <img decoding="async" class="size-full wp-image-47850 alignright" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/bio-smile-salami.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/bio-smile-salami.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/01/bio-smile-salami-150x150.jpg 150w" alt="bio-smile-salami" width="300" height="300" />nell’utilizzo delle spezie da parte del norcino, nel tipo di carne utilizzata (suino, ma anche capra, pecora, oca, cinghiale…). Ne esistono centinaia di varietà. Ogni regione, ogni valle, ogni comunità e ogni norcino custodiscono la propria ricetta. Si tratta di un patrimonio gastronomico, solo per restare in Italia, immenso. E definire “salame” un cibo dalle fattezze simili ma con ingredienti che niente hanno a che vedere con quelli tradizionali, come se si trattasse di una semplice alternativa eco-friendly, è un inganno.</p>
<p>Ed è proprio quello che ha di recente chiesto l’associazione europea che rappresenta l’industria della trasformazione della carne (Clitravi) alla Commissione europea, ovvero di fermare il dilagare di questi prodotti, stabilendo degli standard specifici per la denominazione di marketing come già avviene con il miele e il latte.</p>
<p>Naturalmente, Slow Food rispetta le scelte di chi decide di non consumare carne, per qualsiasi ragione lo faccia. Anzi, da anni invitiamo<br />
a riflettere sui nostri consumi e portiamo avanti campagne di sensibilizzazione anche per promuovere la diminuzione dei consumi di carne, diventati insostenibili. Come chiediamo con insistenza trasparenza e chiarezza in etichetta e maggiori informazioni: non solo la lista degli ingredienti, ma anche metodi di lavorazione, tecniche di allevamento, di coltivazione, in modo da poter effettuare liberamente le nostre scelte d’acquisto.</p>
<p>Anche per questo, nonostante il fine nobile che riconosciamo, nel promuovere i consumi di vegetali, pensiamo però che l’hamburger vegano sia una presa in giro. È dannoso per gli allevatori che con il loro lavoro si impegnano per promuovere un prodotto di qualità ed è ingannevole per i consumatori che involontariamente prestano il fianco a questi trucchi di marketing individuati dall’industria alimentare, pronta a cavalcare l’onda della moda dei prodotti veg.</p>
<p>Perché se rabbrividiamo quando ci troviamo tra le mani il formaggio Parmesao prodotto in Brasile o il Regianito che arriva dall’Argentina e li consideriamo prodotti dannosi nei confronti del made in Italy e delle nostre tradizioni, allo stesso modo una bistecca fiorentina vegana è una mistificazione della realtà.</p>
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<h6>Fonte: Slow Food</h6>
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		<title>Salmone allevato? Colori e mangimi pronti in tavola</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/eventi/2016/12/14/salmone-allevato-colori-mangimi-pronti-tavola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Dec 2016 11:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[acquacoltura]]></category>
		<category><![CDATA[allevamento ittico]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Vi siete mai chiesti cosa abbiano in comune gli animali che l’uomo alleva da millenni? La risposta è forse più semplice di quanto immaginiate: si tratta da sempre di <strong>specie non carnivore</strong>, cioè che non richiedono l’allevamento di altri animali per il proprio sostentamento. Questa una ricerca pubblicata da Slow Food.<span id="more-2918"></span></p>
<p>Questo però non succede in mare, dove l’<strong>acquacoltura</strong> promuove il consumo di massa di quattro specie ittiche di predatori: orata, rombo, spigola (o branzino) e salmone.</p>
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<figure id="attachment_47538" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" class="wp-image-47538 size-large" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-725x406.png" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-725x406.png 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-480x269.png 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-768x430.png 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-300x168.png 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-350x196.png 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon-500x280.png 500w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/12/Time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon.png 1181w" alt="time_series_for_global_aquaculture_of_true_salmon" width="725" height="406" /><figcaption class="wp-caption-text"><em>L’allevamento in acquacoltura del salmone dagli anni Cinquanta</em></figcaption></figure>
<p>Vogliamo parlarvi soprattutto di quest’ultimo, un po’ perché si avvicina il Natale , un po’ perché è un simbolo dell’assurdità dell’intero sistema alimentare. In media, 100 kg di salmone richiedono 25 kg di farine di pesce. È un dispendio enorme di risorse per il mare nonché una minaccia per la nostra salute: spesso, ad esempio, ai mangimi viene aggiunto <strong>endosulfano</strong>, un insetticida che Unione Europea e Stati Uniti hanno bandito. Ancora più incredibile il fatto che i salmoni vengano letteralmente colorati. In natura le loro carni assumono la tonalità rosea con cui le conosciamo solo nel periodo riproduttivo, quando i salmoni si nutrono di crostacei. Pensate che esiste addirittura un pantone apposito, ovvero una gamma di colori dove ogni industria può scegliere la sua varietà di <strong>«rosa salmone»</strong>.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter size-large wp-image-42852" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-725x386.jpg" sizes="(max-width: 725px) 100vw, 725px" srcset="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-725x386.jpg 725w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-480x256.jpg 480w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-768x409.jpg 768w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-300x160.jpg 300w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-350x187.jpg 350w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria-500x267.jpg 500w, https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2016/08/SalmoneIndustria.jpg 1000w" alt="SalmoneIndustria" width="725" height="386" />Per fortuna, le <strong>alternative ai pesci-bistecca</strong> esistono eccome. Anche sul piano nutritivo: in mezzo chilogrammo di sarde troviamo più omega 3 che in una quantità corrispondente di salmone. Mangiando molluschi bivalvi, oltre agli omega 3 si assimilano oligoelementi e minerali che la carne di salmone allevato non possiede. Capesante, cozze, ostriche, vongole e le specie affini possono quindi essere un’ottima alternativa al salmone.</p>
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		<title>La carne è debole, ma la politica continua a ignorarlo. L&#8217;appello di Slow Food</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/brevi/2016/12/06/la-carne-debole-la-politica-continua-ignorarlo-lappello-slow-food/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 07:59:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Brevi]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[carne]]></category>
		<category><![CDATA[Ocse]]></category>
		<category><![CDATA[slow food]]></category>
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					<description><![CDATA[Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando dai 45 milioni di tonnellate di carne consumati nel 1950 agli attuali 250 milioni di tonnellate.Secondo le stime della Fao, questo consumo è destinato [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella seconda metà del Novecento il consumo globale di carne è aumentato di 5 volte, passando <strong>dai 45 milioni</strong> di tonnellate di carne consumati <strong>nel 1950</strong> <strong>agli attuali 250 milioni di tonnellate</strong>.<span id="more-2848"></span>Secondo le stime della Fao, questo consumo è destinato a raddoppiare entro il 2050. Questo dato, da solo, serve a farci capire quanto una situazione già difficile da amministrare diventerà completamente insostenibile in poco più di trent’anni. Se davvero i consumi raddoppieranno, infatti, non sarà una produzione virtuosa a soddisfare il crescente appetito mondiale, ma gli allevamenti intensivi che sono all’origine di dissesti ambientali, sofferenze inaccettabili per gli animali, problemi sempre più complessi per la salute umana.</p>
<p>La produzione industriale e il consumo di carne sono centrali per la questione del riscaldamento climatico. Per questo nell’appello di Marrakech redatto in occasione della COP22 <strong>Slow Food</strong> ha sottolineato come questi siano due aspetti da affrontare con urgenza se si vuole fare qualcosa di concreto per la salute del nostro pianeta. Consumi di carne sempre più elevati sarebbero responsabili del 14,5% delle emissioni di gas serra, se si tiene conto di tutta la filiera, dalla coltivazione di vegetali per i mangimi fino al consumo finale. All’emissione di gas serra si sommano altre conseguenze negative per l’ambiente: l’inquinamento del suolo e dell’acqua dovuto ai rifiuti e agli scarti degli allevamenti; il sovrasfruttamento delle risorse idriche impiegate per allevare gli animali e per irrigare le monocolture intensive destinate alla produzione mangimistica; la distruzione di habitat ed ecosistemi per creare nuovi pascoli, campi e allevamenti.</p>
<p>La connessione tra benessere animale e salute umana, d’altra parte, si sta rivelando sempre più forte. È di pochi giorni fa il nuovo report dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse), che mostra come l’antibiotico resistenza sia in costante aumento in molti paesi del mondo. Una delle cause principali per spiegare questo fenomeno è l’utilizzo massiccio di antibiotici utilizzati negli allevamenti intensivi per sopperire a scarse condizioni igieniche, sovraffollamento e stress che generano le numerose malattie che colpiscono gli animali.</p>
<p>Se da un lato è sempre più evidente che questi fenomeni sono profondamente legati tra loro, e che la soluzione stia in una decisa inversione di marcia nei consumi – la cui quantità va limitata – e nella produzione – la cui qualità va migliorata –, dall’altro  sembra che la risposta degli organismi politici sia assolutamente inadeguata, quando non palesemente dannosa. C&#8217;è da chiedersi come mai in un appuntamento importante dedicato al cambiamento climatico, com’è stato l’incontro di Marrakech la questione della produzione intensiva e dei consumi di carne sia stata completamente ignorata. E ancora di più, come sia possibile che il Commissario europeo Phil Hogan, apparentemente ignorando tutte queste premesse, si sia impegnato a investire nel consumo di carne sul fronte europeo e del manzo europeo sui mercati esteri. Numerose organizzazioni, il 10 novembre hanno inviato a Phil Hogan una lettera evidenziando tutte le queste preoccupazioni.Ora si attende una risposta, e ancora di più ci si aspetta un cambiamento di strategia negli investimenti europei.</p>
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