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	<title>sostanze chimiche &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Pfas, Nardone di Miteni:&#8221;L&#8217;agenzia europea Echa conferma che Miteni non è principale responsabile&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/07/02/pfas-nardone-di-mitenilagenzia-europea-echa-conferma-che-miteni-non-e-principale-responsabile/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jul 2018 16:41:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ECHA lagenzia di regolamentazione delle sostanze chimiche dellUnione Europea con sede a Helsinki ha pubblicato il 26 giugno scorso il documento che porterà alla definizione di una norma specifica sullutilizzo del PFOA. Lagenzia è lautorità che stabilisce il regolamento REACH [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><strong>ECHA</strong> lagenzia di regolamentazione delle sostanze chimiche dellUnione Europea con sede a Helsinki ha pubblicato il 26 giugno scorso il documento che porterà alla definizione di una norma specifica sullutilizzo del PFOA. Lagenzia è lautorità che stabilisce il regolamento REACH a cui la Regione Veneto ha fatto pochi giorni fa riferimento annunciando la necessità di avviare i controlli su tutti gli utilizzatori di sostanze chimiche nei distretti di lavorazione delle pelli. ECHA indica tra i grandi utilizzatori di PFOA anche il tessile, le cartiere e chi utilizza inchiostri e tinture.</div>
<div></div>
<div>Lagenzia si è concentrata sul PFOA e ha diviso lutilizzo di questa sostanza allo stato puro dalle sostanze definite PFOA correlate cioè che si trasformano PFOA una volta nellambiente. <b>Queste ultime non vengono attualmente ricercate nelle analisi ambientali perché non sono ancora PFAS ma, si scrive nel rapporto, lo diventano in un tempo variabile tra qualche giorno e alcuni anni</b> e limpiego di queste sostanze in Europa è di migliaia di tonnellate allanno.</div>
<div>ECHA descrive i quantitativi per ogni utilizzo in ambito europeo suddividendo luso per il trattamento dei tessuti, delle pelli e dei coloranti che talvolta in passato sono stati visibili nei corsi dacqua del territorio della valle dellAgno.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>Scrive ECHA: <em>Una fonte indiretta di PFOA sono le aziende che utilizzano e smaltiscono sostanze che degradano in PFOA. Il mercato di queste sostanze ha un volume intorno alle 1.000 tonnellate anno nei trattamenti di pelle e tessuti e altre 150-200 tonnellate sono utilizzate per il trattamento della carta. Ulteriori 50 &#8211; 100 tonnellate vengono usate per colori e inchiostri.</em></div>
<p>&nbsp;</p>
<div>L<strong>Unione industriale conciaria</strong> UNIC nella sua documentazione scrive che lItalia rappresenta il 66% della produzione europea. Il <strong>Veneto vale il 52% della produzione italiana</strong> del settore. Ne consegue che la sola industria della pelle del Veneto consuma ogni anno, secondo i dati dellagenzia europea che li definisce per difetto, circa <strong>160 tonnellate di sostanze</strong> che rilasciano PFOA una volta in ambiente e che non sono mai state oggetto di analisi negli scarichi industriali. A questi vanno ad aggiungersi 30 tonnellate di PFOA e sali di PFOA puri o utilizzati in miscele vendute in Europa.</div>
<div>ECHA afferma di avere dati sottostimati perché non tutti i fornitori hanno risposto alle richieste dellagenzia e già uno solo di loro ha comunicato volumi intorno alle 1.000 tonnellate per anno.</div>
<div></div>
<div>Questa indagine dellagenzia europea è stata richiesta da <strong>Germania e Norvegia</strong>, realizzata dal Committee for Risk Assessment (RAC) e dal Committee for Socio-economic Analysis (SEAC) e ha lo scopo di definire modifiche al regolamento REACH per lutilizzo del PFOA. Dal 1° giugno limportazione e vendita di pefluorurati deve essere dichiarata al REACH e questo consentirà di avere dati sempre più precisi sullutilizzo.</div>
<p>&nbsp;</p>
<div>In merito a questi dati, <strong>Antonio Nardone</strong> amministratore delegato di <strong>Miteni</strong> dichiara: Lagenzia europea è molto chiara, conferma i dati che avevamo diffuso sullutilizzo dei perfluorurati nelle industrie della zona, e lo fa al rialzo. Era evidente dai calcoli delle concentrazioni che la diffusione di PFOA non poteva avere come fonte principale Miteni. Ora lagenzia europea dice chiaramente che <strong>la maggior parte di PFOA si produce da sostanze chimiche che nessuno ha mai cercato negli scarichi industriali del Veneto</strong>. Sostanze di cui sono state scaricate migliaia di tonnellate in ambiente per decenni dalle lavorazioni industriali e che Miteni non ha mai prodotto. Lo stesso vale per i terreni e la falda. La coscienza ambientale del secolo scorso era scarsa per tutti. Si deve ora verificare la situazione anche dei terreni di chi ha usato e sta usando PFOA e sostanze che si trasformano in PFOA dagli anni Sessanta quando i fiumi si coloravano in funzione delle tinture usate dalle industrie. Questi terreni percolano nelle falde acquifere, così come le discariche che hanno raccolto i fanghi di queste aziende.</div>
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