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	<title>spesa &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Asili: stangata sulle famiglie +27% in soli tre anni</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/12/13/asili-stangata-sulle-famiglie-27-in-soli-tre-anni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Dec 2019 14:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[asilo]]></category>
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					<description><![CDATA[Una stangata sulle famiglie con un balzo del 27% in soli tre anni della spesa per mandare i figli all’asilo con una copertura del servizio che rimane ampiamente insufficiente e sotto la media europea. E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Una stangata sulle famiglie con un balzo del <strong>27% in soli tre anni</strong> della <strong>spesa</strong> per mandare i <strong>figli</strong> all’asilo con una copertura del servizio che rimane ampiamente insufficiente e sotto la media europea.</p>
<p style="font-weight: 400;">E’ quanto emerge da un’analisi dell’Unione europea delle cooperative (Uecoop) in occasione dell’ultimo report Istat 2019 sull’offerta dei servizi all’infanzia. Con 3 bambini su 4 che non hanno il posto al nido – evidenzia Uecoop – si fa sempre più urgente un intervento a livello nazionale che migliori la dotazione sull’accoglienza integrando servizi pubblici e privati che disegnano un’Italia spezzata in due: da una parte le regioni con una dotazione al sopra la media europea del 33% come ad esempio la Valle d’Aosta, la provincia di Trento, l’Emilia Romagna, la Toscana e l’Umbria e altre che invece non raggiungono neppure il livello UE come l’Abruzzo, il Molise, la Basilicata e la Campania che non copre neppure il 9% delle richieste potenziali.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’asilo è ormai un servizio essenziale per la conciliazione tra vita familiare e lavoro – evidenzia Uecoop – considerato che ogni anno fra gli oltre 49mila mamme e papà che lasciano il proprio posto di lavoro il 36% lo fa proprio per incompatibilità fra i propri impegni di professionali e le esigenze di cura dei figli, il 27% per l’assenza di parenti di supporto e il 9% l’elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato fra asilo nido e baby sitter e o per il mancato accoglimento dei figli al nido. In 7 casi su 10 sono le mamme a dire addio al lavoro, mentre il resto è rappresentato dai papà che però fanno registrare un trend in crescita costante e sono più che triplicati negli ultimi cinque anni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Una situazione che sempre più spesso porta il welfare privato a integrare quello pubblico grazie ad accordi aziendali nei quali ai primi 4 posti dei servizi più richiesti ci sono proprio quelli che riguardano la scuola e l’istruzione dei figli (79%), la salute (78%), l’assistenza (78%) e la previdenza (77%) secondo un’analisi di Uecoop su dati Assolombarda. Per rispondere a questa domanda di assistenza – sottolinea Uecoop – oltre ai servizi tradizionali pubblici e privati che rappresentano l’80% dell’offerta, stanno crescendo offerte alternative come gli asili aziendali per i figli dei dipendenti con il 2% del totale o i mini nido con “tate” le cosiddette “tagesmutter” che seguono piccoli gruppi di bambini in grandi appartamenti attrezzati pari all’1% diffusi soprattutto nelle grandi città e a livello regionale in Trentino Alto Adige. Tutti questi servizi – sottolinea Uecoop &#8211; sono spesso realizzati insieme a cooperative in grado di offrire personale già formato e locali adatti ma è urgente – conclude Uecoop &#8211; potenziare l’offerta per mettere il servizio sull’intero territorio nazionale al livello della media europea.</p>
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		<title>Uecoop lancia l&#8217;allarme su aumento carburanti in vista della Pasqua</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2019/04/16/uecoop-lancia-lallarme-su-aumento-carburanti-in-vista-della-pasqua/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Apr 2019 15:29:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commercio]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Fermare il caro benzina scattato sulle reti nazionali dei distributori alla vigilia della Pasqua con milioni di italiani pronti a spostarsi e le imprese in piena attività per dribblare la frenata dell’economia. E’ quanto afferma Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Fermare il caro benzina scattato sulle reti nazionali dei distributori alla vigilia della Pasqua con milioni di italiani pronti a spostarsi e le imprese in piena attività per dribblare la frenata dell’economia. E’ quanto afferma Uecoop, l’Unione europea delle cooperative, in relazione all’aumento del costo del pieno salito in media di un centesimo al litro su benzina e diesel nell’ultima settimana mentre le quotazioni dei prodotti petroliferi in Mediterraneo non hanno mostrato particolari variazioni.</p>
<p>Un rifornimento self service – spiega Uecoop su dati Quotidiano Energia – costa 1,608 euro al litro per la benzina e 1,502 euro al litro per il diesel, ma ovviamente si tratta di valori medi mentre sul territorio nazionale ci sono prezzi superiori anche di diversi centesimi al litro a seconda che si vada in una stazione servita oppure che si faccia il pieno in autostrada. Quello del pieno – spiega Uecoop – è uno dei costi più pesanti per le famiglie e le imprese con l’Italia che è nella top ten mondiale dei paesi dove il carburante costa di più secondo rilevazioni Globalpetrolprices.com. Negli ultimi venti anni – spiega Uecoop &#8211; i prezzi della benzina sono cresciuti del 75,9%, il diesel ha registrato un rialzo del 47,7% e il GPL del +49,9%. Pesante – sottolinea Uecoop – l’impatto delle tasse che nell’ultimo anno hanno inciso per il 63% sul prezzo al dettaglio della benzina e per il 59,5% per quello del gasolio: in pratica ogni volta che un automobilista si ferma alla stazione di servizio per un pieno da 55 litri lo Stato si mette in tasca oltre 48 euro sul diesel e più di 55 euro sulla benzina, fra accise e Iva. La spesa per i carburanti – conclude Uecoop &#8211; ha pesanti ripercussioni sui bilanci delle famiglie e delle imprese.</p>
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		<title>Viaggi e vacanze online, la spesa supera i 3 miliardi di euro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Feb 2019 15:03:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Turismo]]></category>
		<category><![CDATA[Bit la Borsa internazionale del turismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Sale a oltre 3,1 miliardi di euro la spesa degli italiani per viaggi e vacanze on line nell’ultimo anno. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop Unione europea delle cooperative sul report Digital 2018 in occasione della Bit la Borsa [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="font-weight: 400;">Sale a oltre <strong>3,1 miliardi di euro</strong> la spesa degli italiani per <strong>viaggi e vacanze on line</strong> nell’ultimo anno. E’ quanto emerge da un’analisi di Uecoop Unione europea delle cooperative sul report Digital 2018 in occasione della <strong>Bit la Borsa internazionale del turismo</strong> a Milano dove Uecoop presenta “La vacanza sale in barca” con le nuove tendenze di viaggio al fianco dei pescatori sui battelli con i quali solcano il mare, nelle case dove vivono e alle tavole dove mangiano con la possibilità di aprire pescherecci e abitazioni a circa un milione di persone ogni anno.</p>
<p style="font-weight: 400;">Soggiorni ed esperienze – spiega Uecoop &#8211; che si possono organizzare anche partendo da un contatto su Internet che è poi uno dei canali che si sta sviluppando di più con il turismo on line fa segnare il maggior tasso di crescita (+15%) insieme al cibo e alla cura della persone, superando mobili (+14%) e moda (+12%). Sul totale dei viaggi prenotati senza l’intermediazione dell’agenzia, il 44% delle vacanze lunghe passa per i canali web secondo l’Istat. Internet – sottolinea Uecoop – oltre che metodo di acquisto è strumento di analisi e studio per itinerari, curiosità con la visita a una o più città che si combina nel 22,6% dei viaggi con le vacanze al mare, nell’11,7% con le vacanze in campagna e nel 10,6% con quelle in montagna o collina secondo l’Istat. Il web – evidenzia Uecoop – permette di studiare le opportunità di alloggio oltre che verificare le proposte e leggere le recensioni sulla qualità dei servizi offerti con la metà degli italiani che cerca sistemazioni in abitazioni private.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il <strong>mare</strong> resta comunque al centro delle vacanze degli italiani considerato che le zone più frequentate sono proprio quelle che offrono chilometri di costa e una tradizione che ha nei pescatori i loro migliori custodi: in estate quando si concentra il 41,3% dei viaggi degli italiani – spiega un’analisi di Uecoop su dati Istat &#8211; le regioni preferite per i soggiorni lunghi sono Emilia-Romagna (13,6%) e Puglia (12,4%), cui seguono Toscana (10,2%) Sardegna (8,8%) e Sicilia (7,5%). Per le vacanze brevi al primo posto c’è la Toscana (15,0%), seguita da Lombardia e Lazio (entrambe 9,8%), Veneto (9,4%) e Liguria (9,3%), mentre in primavera in cima alla graduatoria spicca la Campania con il 18,6% delle vacanze brevi. Lunghe o corte che siano – sottolinea Uecoop – le vacanze diventano sempre più alternative per uscire dai grandi flussi del turismo di massa e scoprire angoli poco conosciuti o dimenticati in una dimensione più personale e sostenibile del viaggio come l’esperienza sui pescherecci e nei porti dei piccoli borghi marinari d’Italia per valorizzare i territori e sviluppare economia e lavoro.</p>
<p style="font-weight: 400;">L&#8217;Organizzazione mondiale del turismo delle Nazioni Unite – sottolinea Uecoop &#8211; prevede che a livello globale il settore continuerà a crescere in media del 3% all&#8217;anno fino al 2030 mentre già adesso rappresenta circa il 10% del Pil mondiale e il 10% dei posti di lavoro. Infatti – sottolinea Uecoop su dati Unioncamere &#8211; fra le 32mila nuove imprese nate nel 2018 ben 1 su 4 riguarda proprio il turismo, l’alloggio e la ristorazione. Un trend confermato anche dalla crescita delle cooperative legate in modo più o meno diretto al settore turistico che negli ultimi cinque anni hanno registrato un aumento di quasi l’11% con oltre novemila realtà fra alloggio, ristorazione, servizi di viaggio, cura di edifici e paesaggio alle quali si aggiungono adesso quelle che si dedicano al “pesca turismo”. Secondo le Nazioni Unite il web e le innovazioni tecnologiche offrono al turismo l&#8217;opportunità di migliorare l&#8217;inclusività, la forza della comunità locale e una gestione efficiente delle risorse con una attenzione al sociale che – conclude Uecoop – fa parte della tradizione stessa delle cooperative italiane.</p>
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		<title>Aumento IVA rischia di paralizzare i consumi. La fascia più colpita sarà il reddito basso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 May 2018 15:33:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal Ministero [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;IVA è un&#8217;imposta che colpisce i consumi ed è regressiva e, quindi, un eventuale aumento delle aliquote d&#8217;imposta colpirebbe, principalmente, i redditi più bassi perché una proporzione maggiore di tali redditi è spesa per consumi, secondo le stime fatte dal<strong> Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze</strong> e contenute nel &#8220;Documento di Economia e Finanza 2018&#8221;, l&#8217;<strong>aumento dell&#8217;IVA</strong> causerebbe una <strong>minor crescita del PIL</strong> ed un rialzo dell&#8217;inflazione.</p>
<p>Tuttavia, partendo dall&#8217;assunto che un <strong>aumento delle spese</strong> fa <strong>aumentare il PIL</strong>, mentre un <strong>aumento delle tasse</strong> lo fa <strong>diminuire</strong>, alcuni autori sostengono che aumentare l&#8217;IVA avrebbe sul PIL un<strong> impatto negativo</strong> minore rispetto a ridurre la <strong>spesa pubblica</strong> per investimenti. Quindi, disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti sarebbe controproducente ai fini della crescita del PIL. Come anche, al medesimo fine, sarebbe controproducente disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso un aumento dei contributi sociali che comporterebbe un aumento del costo del lavoro a carico delle imprese e dei lavoratori. Ciò premesso, vorrei sottolineare che la politica fiscale della Confederazione non ha mai previsto di disinnescare gli aumenti dell&#8217;IVA attraverso la riduzione della spesa pubblica per investimenti né, tantomeno, attraverso l&#8217;aumento dei contributi sociali a carico delle imprese e dei lavoratori.</p>
<p>La <strong>politica fiscale</strong> messa in campo da alcune associazioni di categoria <strong>prevede di evitare gli aumenti delle aliquote IVA</strong> sia attraverso una seria politica di revisione e contenimento della spesa pubblica improduttiva sia attraverso interventi di contrasto all&#8217;evasione fiscale. Come è stato evidenziato nei documenti politici di Confcommercio, il gettito IVA del nostro Paese deve aumentare non attraverso l&#8217;aumento delle aliquote d&#8217;imposta ma attraverso la<strong> riduzione del «gap IVA»</strong> (l&#8217;evasione dell&#8217;imposta sui consumi) che ammonta ad <strong>oltre 40 miliardi di euro</strong>, e la fatturazione elettronica tra soggetti privati &#8211; introdotta, obbligatoriamente, in Italia a partire dal 2019 &#8211; può essere un efficace strumento per ridurre tale «gap».</p>
<p>Pertanto, le soluzioni per evitare gli aumenti dell&#8217;IVA ci sono e l&#8217;auspicio è che il Governo ponga questo obiettivo come prioritario della propria<strong> Agenda di Governo</strong>, perché se <strong>scatteranno gli aumenti delle aliquote IVA</strong> <strong>non ci saranno</strong> <strong>né vincitori né vinti ma perderemo tutti</strong>&#8220;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Questi gli aumenti dell&#8217;<strong>IVA previsti</strong> a partire dal <strong>2019:</strong></p>
<ul>
<li>Per il <strong>2019</strong>, è previsto l<strong>&#8216;incremento di 1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, salirebbe all&#8217;11,5%) più l&#8217;<strong>incremento di 2,2</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 22% (che, quindi, verrebbe elevata al 24,2%), che produrrebbero maggiori imposte per<strong> oltre 12 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Per il <strong>2020</strong>, è previsto un ulteriore incremento di <strong>1,5</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del 10% (che, quindi, passerebbe dall&#8217;11,5% al 13%) più l&#8217;<strong>incremento di 0,7</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota IVA del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,2% al 24,9%). Tale aumento, sommato all&#8217;incremento del 2019, produrrebbe maggiori <strong>imposte per 19 miliardi di euro</strong>.</li>
<li>Infine, per il <strong>2021</strong>, è previsto un ulteriore <strong>incremento di 0,1</strong> punti percentuali dell&#8217;aliquota <strong>IVA</strong> del <strong>22%</strong> (che, quindi, verrebbe elevata dal 24,9% al 25%). Tale aumento, sommato agli incrementi del 2019 e del 2020, produrrebbe maggiori imposte per <strong>oltre 19 miliardi di euro</strong>.</li>
</ul>
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