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	<title>studi di settore &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Addio studi di settore? Cgia di Mestre: &#8220;bene, ma solo se le tasse vanno giù&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/05/28/addio-studi-settore-cgia-mestre-bene-solo-le-tasse-vanno-giu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 May 2017 16:26:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Fisco]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cgia di Mestre]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Zabeo]]></category>
		<category><![CDATA[Renato Mason]]></category>
		<category><![CDATA[studi di settore]]></category>
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					<description><![CDATA[Secondo le disposizioni previste nel decreto che contiene la manovra correttiva attualmente in via di approvazione in Parlamento, la rottamazione degli studi di settore scatterà dal prossimo anno. E per le piccole imprese e i lavoratori autonomi sarà un momento [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo le disposizioni previste nel decreto che contiene la manovra correttiva attualmente in via di approvazione in Parlamento, la rottamazione degli studi di settore scatterà dal prossimo anno. E per le piccole imprese e i lavoratori autonomi sarà un momento solenne: “Per molti sarà la fine di un incubo – esordisce il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA Paolo Zabeo – anche se sarà necessario monitorare questo periodo di transizione con grande attenzione. I nuovi indicatori di affidabilità fiscale che sostituiranno gli studi di settore dovranno garantire una riduzione delle tasse e una maggiore semplificazione nei rapporti con il fisco. Altrimenti, questa novità servirà a poco. Per questo è determinante che nella fase di gestazione di questi indicatori siano coinvolte le associazioni di categoria dei lavoratori autonomi, che meglio di chiunque altro conoscono le specificità e le caratteristiche fiscali di queste attività imprenditoriali”</p>
<p>Dopo 18 anni di vita, sono poco più di 3,5 milioni le partite Iva sottoposte ai 193 studi di settore attivati dall’Amministrazione finanziaria. E oltre il 73 per cento dei contribuenti (pari a 2,6 milioni di attività) è congruo, ovvero rispetta le richieste avanzate dall’Amministrazione finanziaria in materia di ricavi. Questi contribuenti, tuttavia, rimangono ancora nel mirino del fisco visto che ogni anno rischiano di subire un accertamento fiscale, sebbene per gli studi di settore risultino soggetti fedeli al fisco. Nel 2016, infatti, sono stati poco meno di 368. 500 gli accertamenti in materia di Iva, Irap e imposte dirette che hanno interessato le imprese potenzialmente soggette agli studi di settore.</p>
<p>“Chi nel prossimo futuro rispetterà le disposizioni previste dagli indici di affidabilità fiscale non dovrà più essere sottoposto ad alcuna attività accertativa – dichiara il segretario della CGIA Renato Mason – inoltre, bisognerà limitare al massimo il numero di controversie per togliere quell’ansia da fisco che, purtroppo, continua a investire molti piccoli imprenditori. Per questo sarà necessario introdurre un regime premiale a beneficio di coloro che sono in regola con le richieste dell’Amministrazione, così come era stato annunciato verso la seconda metà degli anni ’90 in sede di presentazione degli studi di settore che, in seguito, è stato clamorosamente disatteso”.</p>
<p>Negli anni gli studi di settore hanno garantito un grosso apporto di gettito alle casse del Stato. Dal 1998, anno della loro introduzione, al 2015 (ultimo dato disponibile), a fronte di 49,2 miliardi di euro di maggiori ricavi ottenuti attraverso l’adeguamento spontaneo in sede di dichiarazione dei redditi, questi si sono tradotti, secondo una stima elaborata dall’Ufficio studi della CGIA, in 19,6 miliardi di euro di tasse in più versate all’erario.</p>
<p>“Certo – conclude Zabeo – è difficile stabilire quanti di questi soldi siano il frutto di una graduale emersione della base imponibile e quanti, invece, siano riconducibili a tasse  aggiuntive che i contribuenti hanno pagato perché l’asticella dei ricavi imposta dagli studi di settore era troppo elevata. Molto probabilmente la verità sta nel mezzo. Per questo è necessario che i nuovi indicatori di affidabilità non ricalchino queste vecchie abitudini”.</p>
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		<title>Confartigianato: in aumento aziende non congrue a studi di settore</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/verona/2016/12/07/confartigianato-aumento-aziende-non-congrue-studi-settore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Dec 2016 14:01:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Verona]]></category>
		<category><![CDATA[agostino bonomo]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[confartigianato veneto]]></category>
		<category><![CDATA[studi di settore]]></category>
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					<description><![CDATA[Aumentano ancora, nel 2015 , le aziende non congrue e non coerenti. Sulla base dei dati diffusi di recente dall’Agenzia delle Entrate infatti, il 2015 vede confermare il trend in aumento delle posizioni di non congruità e di quelle di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div data-canvas-width="76.9">Aumentano ancora, nel 2015 , le aziende non congrue e non coerenti.</div>
<div data-canvas-width="122.26">Sulla base dei dati diffusi di recente dall’Agenzia delle Entrate infatti, il 2015 vede</div>
<div data-canvas-width="68.74000000000001">confermare il trend in aumento delle posizioni di non congruità e di quelle di non coerenza rispetto agli anni passati.</div>
<p><span id="more-2864"></span></p>
<div data-canvas-width="66.49999999999999">Per quanto riguarda la congruità ( il risultato che scaturisce dal confronto dei ricavi o</div>
<div data-canvas-width="663.3800000000002">compensi dichiarati dal contribu ente (risultanti dalle scritture contabili) e quelli presunti da GE.RI.CO (risultanti da variabili contabili ed extracontabili) si è passati dal 28% di non congrui del 2013, al 33,77% del 2014, per raggiungere il 35,03% del 2015.</div>
<div data-canvas-width="663.3800000000002"></div>
<div data-canvas-width="500.35999999999996">I non coerenti (dato relativo alla regolarità degli indicatori economici, predeterminati per</div>
<div data-canvas-width="337.9599999999999">ciascuna attività dallo studio di settore approvato), nel 2015, diventano ben il 59,85%</div>
<div data-canvas-width="90.88">rispetto al 52,99% del 2013. Diminuiscono anche le posizioni calcolabili che, a livello</div>
<div data-canvas-width="796.1400000000006">nazionale, da 3.810.484 del 2013 diventano 3.468.726 del 2015; calo dovuto sia al passaggio di molti soggetti al regime forfetario, che ad una consistente riduzione dei</div>
<div data-canvas-width="217.76">soggetti con partita IVA.</div>
<div data-canvas-width="217.76"></div>
<div data-canvas-width="366.6399999999999">Una situazione allarmante che varia anche da categoria a categoria. Ad esempio gli impiantisti sono oltre il 38% di posizioni non congrue e il 61% di non coerenti, gli acconciatori sono ben oltre il 57% di non congrui e il 73% di non coerenti ed il trasporto merci ha raggiunto nel 2015 il 78,46% di non coerenti. I muratori pa ssano dal 31% di non congruità nel 2013 al 42,5 del 2015 mentre gli autoriparatori in un biennio hanno visto ridursi i soggetti congrui dal 70% al 58%.</div>
<div data-canvas-width="366.6399999999999"></div>
<div data-canvas-width="789.6400000000006">“Nonostante proprio nei giorni scorsi sia stato già stabilito, a mezzo Decreto Legge</div>
<div data-canvas-width="631.7600000000002">193/2016, che gli studi di settore andranno in soffitta perché sostituiti dagli indicatori di</div>
<div data-canvas-width="623.3800000000001">affidabilità fiscale, &#8211; spiega <strong>Agostino Bonomo Presidente di Confartigianato Imprese</strong></div>
<div data-canvas-width="718.2000000000005"><strong>Veneto</strong>&#8211; l’andamento di costante aumento delle posizioni di non congruità e non coerenza,</div>
<div data-canvas-width="740.6200000000003">confermato per il 2015, è a dir poco preoccupante se, come sembra, questi nuovi indici si</div>
<div data-canvas-width="796.0400000000008">baseranno su formule statistiche molto simili a quelle utilizzate oggi proprio per il calcolo</div>
<div>della congruità e della coerenza degli studi”.</div>
<div data-canvas-width="65.7"></div>
<div>“Come Confartigianato Imprese Veneto &#8211; conclude il Presidente Bonomo -, giusto nell’incontro di fine ottobre con i parlamentari veneti, abbiamo sensibilizzato gli stessi a porre attenzione a questo delicato passaggio che coinvolge ben <strong>329.903</strong> (secondo la Banca dati Studi di settore (Mef) imprese nella nostra regione. Se oggi le imprese artigiane si assestano sui livelli di fedeltà fiscale esposti all’inizio, cosa ci si potrà aspettare dai “nuovi” indicatori che entreranno in funzione dal 2017”?</div>
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