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	<title>Unione Europea &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Aziende agricole venete, a rischio un mercato da 13 miliardi di euro. In Italia chiudono 10 mila imprese al mese</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2020/04/18/aziende-agricole-venete-a-rischio-un-mercato-da-13-miliardi-di-euro-in-italia-chiudono-10-mila-imprese-al-mese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2020 10:09:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
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		<category><![CDATA[Economia]]></category>
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					<description><![CDATA[Con oltre 62mila aziende agricole che lavorano una superficie totale di 800mila ettari, il Veneto è una delle regioni ai vertici nazionali per produzione lorda vendibile che supera i 5,8 miliardi di euro e un valore dell’export agroalimentare superiore ai 7 [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con oltre<strong> 62mila aziende agricole</strong> che lavorano una superficie totale di <strong>800mila ettari</strong>, il<strong> Veneto</strong> è una delle regioni ai vertici nazionali per produzione lorda vendibile che supera i <strong>5,8 miliardi di euro</strong> e un valore dell’<strong>export agroalimentare</strong> superiore ai <strong>7 miliardi</strong>. Numeri importantissimi – commenta Coldiretti &#8211; frutto di una agricoltura variegata, dall’ortofrutta alla carne, dal latte al vino con prodotti blasonati da denominazioni Con l’emergenza sanitaria il sistema è in sofferenza, fino alla pesca: le <strong>perdite riguardano tutti i settori</strong> e in molti casi le imprese florovivaistiche e <wbr />agrituristiche registrano l’azzeramento dei bilanci.</p>
<p>La reazione degli imprenditori agricoli è stata comunque incoraggiante: l’avvio delle consegne a domicilio di spesa a kmzero e pasti, la ripresa dei mercati nelle piazze, sono alcune delle soluzioni messe in campo per continuare​a guardare con fiducia al futuro. Una boccata di ossigeno è arrivata anche per i titolari di serre e garden che hanno potuto riaprire al pubblico rispettando misure di sicurezza ancora più restrittive, nonostante la perdita pressoché totale della produzione primaverile.</p>
<p>La situazione è molto difficile: a livello nazionale delle <strong>30mila imprese italiane <wbr />perse nei primi tre mesi del 2020</strong> quasi 1 su 4 (24%) è in agricoltura con il saldo negativo per il settore di 7259 che risente degli effetti sull’economia, sul lavoro e sui commerci del coronavirus. E’ quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla dichiarazione dei Ministri dell’Agricoltura Ue dei 27 Stati membri che hanno sottoscritto una dichiarazione per chiedere alla Commissione di agire urgentemente per contrastare la crisi Covid-19, sulla base dei dati Unioncamere relativi alla mortalità delle imprese fra gennaio e marzo 2020.</p>
<p>L’<strong>Unione Europea</strong> – sottolinea la Coldiretti &#8211; rischia di perdere quest’anno l’autosufficienza alimentare e il suo ruolo di principale esportatore mondiale di alimenti per un valore si 151,2 miliardi di euro con un surplus commerciale nell’agroalimentare di 31,9 miliardi. Un sistema che – continua la Coldiretti – poggia anche sui primati dell’agricoltura Made in Italy che si classifica al primo posto a livello comunitario per numero di imprese e valore aggiunto grazie ai primati produttivi, dal grano duro per la pasta al riso, dal vino alla gran parte dei prodotti ortofrutticoli ma anche per la leadership nei prodotti di qualità come salumi e formaggi.</p>
<p>E’ necessaria una risposta adeguata dalla Commissione UE e dei Capi di Stato e di Governo con il riconoscimento del ruolo centrale e strategico dell’agricoltura nella proposta relativa al Quadro Finanziario Pluriennale UE 2021 – 2027 dove i tagli di risorse paventati sono inaccettabili e devono invece essere previsti – precisa la Coldiretti &#8211; opportuni strumenti e finanziamenti, anche fuori dal bilancio della PAC, per gestire l’attuale crisi.</p>
<p>Da quando è cominciata la pandemia in Italia il 57% delle aziende agricole ha registrato una diminuzione dell’attività – secondo l’indagine Coldiretti/Ixè – con un impatto che varia da settore a settore con picchi anche del 100% come per l’agriturismo dove sono chiuse per le misure anti contagio tutte le 23mila strutture italiane, di cui ben 1200 in Veneto. Il 70% delle aziende agricole sta subendo cancellazioni di prenotazioni e commesse all’estero – spiega Coldiretti – anche per le difficoltà alle frontiere e il crollo dei servizi forniti a bar e ristoranti chiusi per l’emergenza, con una pioggia di disdette provenienti dai clienti di tutto il mondo. Secondo l’indagine Coldiretti/Ixè a pagare il conto più pesante all’estero sono stati il settore del vino e del florovivaismo, ma difficoltà sono segnalate anche per ortofrutta, formaggi, salumi e conserve. L’aumento delle vendite al dettaglio in negozi e supermercati in molti settori non hanno compensato le perdite subite nelle esportazioni e nel canale della ristorazione che da solo assorbe circa 20 miliardi di cibi e bevande</p>
<p>In gioco – sottolinea la Coldiretti &#8211; c’è una filiera allargata che in Italia dai campi agli scaffali vale oltre 538 miliardi con l’allarme globale provocato dal Coronavirus che ha fatto emergere una maggior consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza. Ma l&#8217;emergenza Covid 19, ne sta però mettendo a nudo tutte le fragilità sulle quali è necessario intervenire con il piano Marshall proposto dalla Coldiretti per l’agroalimentare che ha bisogno di una robusta iniezione di liquidità.  Ci sono le condizioni – continua la Coldiretti &#8211; per rispondere alle domande dei consumatori ed investire sull’agricoltura nazionale che è in grado di offrire produzione di qualità realizzando rapporti di filiera virtuosi con accordi che valorizzino i primati del Made in Italy e garantiscano la sostenibilità della produzione in Italia con impegni pluriennali e il riconoscimento di un prezzo di acquisto “equo”, basato sugli effettivi costi sostenuti. Investire è dunque un imperativo categorico in un’ottica di sviluppo sostenibile che spinga l’innovazione e valorizzi le potenzialità del settore e garantisca al Paese le scorte alimentari strategiche di cui ha bisogno.</p>
<p>L’’Italia in futuro – conclude la Coldiretti &#8211; potrà trarre beneficio dalla sua tradizione rurale ma occorre invertire la tendenza del passato a sottovalutare il patrimonio agroalimentare nazionale in una situazione in cui l’ultima generazione è stata responsabile della perdita di ¼ delle terre fertile nella Penisola per colpa dell’urbanizzazione e dell’abbandono forzato.</p>
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		<title>Brexit, allarme di Coldiretti: &#8220;Porto franco per falsi e tarocchi, intervenga l&#8217;UE&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/02/12/brexit-allarme-di-coldiretti-porto-franco-per-falsi-e-tarocchi-intervenga-lue/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Feb 2020 14:41:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
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					<description><![CDATA[E’ il Prosecco Dop (+11% di export) a spingere il fatturato del vino sul mercato inglese: 800 i milioni di euro nel 2019 mentre al secondo posto tra i prodotti agroalimentari italiani più venduti in Gran Bretagna c’è l’ortofrutta fresca [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ il <strong>Prosecco Dop</strong> (+11% di export) a spingere il <strong>fatturato</strong> del <strong>vino</strong> sul mercato inglese: <strong>800 i milioni di euro</strong> nel 2019 mentre al secondo posto tra i <strong>prodotti agroalimentari</strong> italiani più venduti in <strong>Gran Bretagna</strong> c’è l’<strong>ortofrutta fresca</strong> e trasformata come i derivati del pomodoro con <strong>250 milioni di euro</strong>. Rilevante è anche il ruolo della <strong>pasta</strong>, dei <strong>formaggi</strong> e dell’<strong>olio d’oliva</strong>. Il flusso di <strong>Grana Padano</strong> e <strong>Parmigiano Reggiano</strong>, l’anno scorso ha superato  il valore di <strong>100 milioni di euro</strong>.<u></u><u></u></p>
<p>Secondo Coldiretti senza accordo sulle regole con l’<strong>Unione Europea</strong>, il <strong>Regno Unito</strong> rischia di diventare il porto franco del falso <strong>Made in Italy</strong> in <strong>Europa</strong> per la mancata tutela giuridica dei marchi dei prodotti italiani a indicazioni geografica e di qualità (Dop/Igp) che rappresentano circa il 30% sul totale dell’export agroalimentare tricolore. A sottolinearlo è anche Antonio Tajani, presidente della commissione Affari Costituzionali del Parlamento Europeo, che nel suo intervento nella plenaria a Strasburgo ha detto che l’UK &#8220;Non può rientrare nel mercato unico come un cavallo di Troia, senza rispettare regole e standard”.<u></u><u></u></p>
<p>Il pericolo che l’Inghilterra diventi un porto franco per l’italian sounding c’è tutto. Il valore del tarocco è di 100 miliardi e tra i maggiori contraffattori ci sono gli Usa, il Canada e l’Australia che fanno parte del Commonwealth.  Si tratta purtroppo di un rischio reale come dimostrano – continua la Coldiretti – le vertenze UE del passato nei confronti della Gran Bretagna con i casi della vendita di falso prosecco alla spina o in lattina fino ai kit per produrre in casa finti Barolo e Valpolicella o la più recente apertura del distributore automatico di calici di prosecco (“Automatic prosecco machine Apm), installato a Londra su iniziativa di una vineria della capitale, Vagabond Wines,<u></u><u></u></p>
<p>Sui rapporti commerciali c’è anche la minaccia di ostacoli amministrativi alle esportazioni, che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea dopo che le forniture agroalimentari Made in Italy stimate nel 2019 sono state pari a circa 3,4 miliardi di euro e classificano la Gran Bretagna al quarto posto tra i partner commerciali del Belpaese nel settore preceduta da Germania, Francia e Stati Uniti. Tra i rischi anche una legislazione sfavorevole come ad esempio l’etichetta nutrizionale a semaforo sugli alimenti che si sta diffondendo in gran parte dei supermercati inglesi.</p>
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		<title>Peste suina, preoccupa il maxi sequestro da 10 tonnellate provenienti dalla Cina</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2020/01/23/peste-suina-preoccupa-il-maxi-sequestro-da-10-tonnellate-provenienti-dalla-cina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jan 2020 09:16:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agroalimentare]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Veneto, terza regione in Italia per numero di capi e allevamenti di suini, guarda con preoccupazione quanto sta succedendo fuori dai confini del nostro Paese. Serve dare immediatamente il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine sui derivati della carne suina [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Veneto</strong>, terza regione in <strong>Italia</strong> per numero di capi e allevamenti di suini, guarda con preoccupazione quanto sta succedendo fuori dai confini del nostro Paese.</p>
<p style="font-weight: 400;">Serve dare immediatamente il via libera all’obbligo dell’etichettatura d’origine sui derivati della carne suina per garantire la trasparenza e la rintracciabilità di fronte agli allarmi sanitari che si moltiplicano con la globalizzazione degli scambi. E’ quanto afferma la <strong>Coldiretti</strong> nel commentare positivamente il <strong>maxi sequestro</strong> della <strong>guardia di Finanza</strong> di Padova con la collaborazione dell’Asl di <strong>10 tonnellate di carni suine</strong> provenienti dalla<strong> Cina</strong>, attraverso il porto di Rotterdam, potenzialmente pericoloso per la diffusione della peste suina.</p>
<p style="font-weight: 400;">“Sotto accusa c’è il <strong>sistema di controllo</strong> dell’<strong>Unione Europea</strong> con frontiere colabrodo che hanno lasciato passare materiale pericoloso ai confini olandesi ma anche i ritardi a livello nazionale causati da una burocrazia che non comprende l’urgenza di tracciare gli alimenti che arrivano ai consumatori in una situazione in cui l’Italia importa ogni anno dall’estero circa <strong>1 miliardo di chili di carni suine</strong> fresche e  congelate” ha affermato il presidente della Coldiretti Ettore Prandini nel sollecitare l’entrata in vigore del decreto che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine  trasformate dopo  l’intesa raggiunta in Conferenza Stato Regioni.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il provvedimento prevede – spiega Coldiretti – che i produttori indichino in maniera leggibile sulle etichette le informazioni relative a: “Paese di nascita: (nome del paese di nascita degli animali); “Paese di allevamento: (nome del paese di allevamento degli animali); “Paese di macellazione: (nome del paese in cui sono stati macellati gli animali). Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati nello stesso paese, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: (nome del paese)”. La dicitura “100% italiano” è utilizzabile solo quando ricorrano le condizioni del presente comma e la carne è proveniente da suini nati, allevati, macellati e trasformati in Italia.  Quando la carne proviene da suini nati, allevati e macellati in uno o più Stati membri dell’Unione europea o extra europea, l’indicazione dell’origine può apparire nella forma: “Origine: UE”, “Origine: extra UE”, “Origine: Ue e extra UE”.</p>
<p style="font-weight: 400;">Il via libera all’<strong>obbligo dell’etichettatura</strong> d’origine su tutti i salumi tutela un settore nazionale che vale secondo la Coldiretti 20 miliardi di euro ed è atteso dal 93% degli italiani che ritengono importante conoscere l’origine degli alimenti e dire finalmente basta all’inganno di prosciutti e salami fatti con carne straniera ma spacciati per Made in Italy, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole.</p>
<p style="font-weight: 400;">L’Italia, che è leader europeo nella trasparenza e nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari comunitarie”. Un impegno portato avanti dalla Coldiretti che è stata capofila nella raccolta di 1,1 milioni di firme di cittadini europei per chiedere alla Commissione Ue di estendere l’obbligo di indicare l’origine in etichetta a tutti gli alimenti con la petizione europea “Eat original! Unmask your food” (Mangia originale, smaschera il tuo cibo) promossa assieme ad altre organizzazioni europee.</p>
<p style="font-weight: 400;">La <strong>peste suina africana</strong> – ricorda la Coldiretti – è una malattia virale contagiosa che colpisce suini e cinghiali. Questo virus può essere trasmesso facilmente da un animale all’altro attraverso stretti contatti tra individui, o con attrezzature contaminate (camion e mezzi con cui vengono trasportati gli animali, stivali, ecc.) o attraverso resti di cibo che trasportano il virus e abbandonati dall’uomo. Considerata dunque la facilità di trasmissione – conclude Coldiretti – il rischio che il contagio possa essere esteso agli allevamenti italiani rappresenterebbe un gravissimo danno.</p>
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		<title>Trump e i dazi, Confindustria Vicenza: &#8220;Colpite anche le nostre aziende. UE si faccia sentire&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2018/03/13/trump-e-i-dazi-confindustria-vicenza-colpite-anche-le-nostre-aziende-ue-si-faccia-sentire/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2018 16:19:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[Preoccupano non poco le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti sulla questione accise per l&#8217;importazione di alcuni prodotti. L’export di metalli di base e prodotti in metallo da Vicenza verso gli Stati Uniti nei primi 9 mesi del 2017 ha [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Preoccupano non poco le dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti sulla questione accise per l&#8217;importazione di alcuni prodotti. L’export di metalli di base e prodotti in metallo da Vicenza verso gli Stati Uniti nei primi 9 mesi del 2017 ha raggiunto la più che soddisfacente cifra di 200 milioni di euro. Ma cosa succederebbe se entrassero in vigore i dazi? A questa domanda risponde Luciano Vescovi di Confindustria Vicenza.</p>
<p>“<em>Si tratta di una decisione che colpisce gravemente le nostre aziende perché non riguarda solo le materie prime, ma anche alcuni semilavorati in cui le nostre imprese eccellono, sia per quanto riguarda il settore dell&#8217;acciaio e dell&#8217;alluminio, sia per quanto riguarda l&#8217;export verso gli USA</em>” commenta Vescovi.</p>
<p>Gli <strong>Stati Uniti</strong> sono infatti stabilmente nella<strong> top 3</strong> dei paesi di destinazione dell&#8217;<strong>export vicentino</strong>. Per quanto riguarda il settore dei <strong>metalli</strong> di base e prodotti in metallo, si parla, solo a Vicenza, di <strong>194,7 milioni di euro</strong> di export nei primi 9 mesi del 2017.</p>
<p>“<em>Se da una parte</em> – aggiunge Vescovi &#8211;<em> si comprende la necessità di affrontare il dumping, strategia programmatica di alcuni paesi che però subiamo anche noi; queste misure rischiano di colpire indiscriminatamente anche gli operatori sani. Sulla scia dell&#8217;apertura di <strong>Trump</strong> a <strong>Canada</strong> e <strong>Messico</strong>, è necessario e urgente che si arrivi ad un accordo ad hoc per i paesi dell&#8217;UE. È di fronte a queste minacce che si deve vedere la compattezza e il peso specifico </em><em>dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong>. E magari anche del prossimo Governo</em>”.</p>
<p>“<em>Preoccupa inoltre il cambio di atteggiamento</em> – conclude il presidente degli Industriali berici –, <em>che si passi da un mondo aperto e liberista ad uno in cui regna un clima di chiusura. Questo cambiamento ideologico è grave tanto quanto quello sostanziale, che con questi dazi iniziamo a toccare con mano”.</em></p>
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		<title>Programma Horizon 2020, un miliardo di euro a disposizione di agricoltura e aree rurali</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/11/07/programma-horizon-2020-un-miliardo-euro-disposizione-agricoltura-aree-rurali/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Nov 2017 08:16:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[aree rurali]]></category>
		<category><![CDATA[filiere innovative]]></category>
		<category><![CDATA[Food security]]></category>
		<category><![CDATA[progetti di ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Ue Horizon 2020]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Ricerca, sostenibilità, digitalizzazione e rinascimento rurale. Sono questi gli ambiti di azione per i quali il programma Ue Horizon 2020 ha messo a disposizione un miliardo di euro per l’agricoltura e le aree rurali per il 2018-2020. «Si tratta di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricerca, sostenibilità, digitalizzazione e rinascimento rurale. Sono questi gli ambiti di azione per i quali il programma <strong>Ue Horizon 2020</strong> ha messo a disposizione <strong>un miliardo di euro</strong> per l’<strong>agricoltura</strong> e le<strong> aree rurali</strong> per il 2018-2020.</p>
<p>«<em>Si tratta di azioni finalizzate stimolare azioni innovative e strategiche per il comparto primario, in grado di generare valore aggiunto lungo tutto l’asse dell’agroalimentare</em> – ha osservato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani –.<em> Il programma Horizon 2020, inoltre, costituisce un elemento di interesse per tutti gli espositori e i visitatori di Fieragricola, che a Verona dal 31 gennaio al 3 febbraio potranno fare sintesi e pianificare percorsi ad alto tasso di innovazione per le filiere</em>».</p>
<p>In particolare, nel capitolo <strong>Food security</strong> e sostenibilità sono previsti <strong>753 milioni,</strong> di cui 75 a finanziare <strong>progetti di ricerca</strong> per la gestione dei suoli, 45 su cambiamenti climatici e 112 per la cooperazione internazionale su temi agricoli con <strong>Cina e Africa</strong>. Ai progetti di ricerca per rendere più giovani, vitali e connesse le aree rurali (il cosiddetto «Rinascimento rurale») sono dedicati <strong>263 milioni</strong>, dei quali <strong>100 per la sperimentazione di filiere innovative</strong> basate sull’economia circolare.</p>
<p>Con una dotazione di <strong>77 miliardi di euro</strong>, il programma dell’<strong>Unione Europea</strong> per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione <strong>Horizon 2020</strong> sostiene l’eccellenza scientifica in <strong>Europa</strong>. Nei prossimi tre anni la Commissione intende aumentare l’impatto dei propri finanziamenti per la ricerca, concentrandosi su un numero inferiore di temi, ma più sensibili, come la <strong>migrazione</strong>, la <strong>sicurezza</strong>, il <strong>clima</strong>, l’<strong>energia pulita</strong> e l’<strong>economia digitale</strong>. Horizon 2020 sarà così maggiormente orientato a favorire innovazioni pionieristiche e di supporto al mercato.</p>
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		<title>Lupo, la Regione chiede all&#8217;Europa di dichiararlo specie &#8220;non protetta&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/10/18/lupo-la-regione-chiede-alleuropa-dichiararlo-specie-non-protetta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Oct 2017 14:30:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Confagricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Pan]]></category>
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		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Contributi europei per il censimento del lupo nell’area alpina, controllo degli ibridi che risultano essere ben più pericolosi del lupo e arrivano ad attaccare l’uomo, e maggiori risorse per gli indennizzi agli allevatori. Ma soprattutto una correzione della direttiva comunitaria, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Contributi europei per il censimento del lupo nell’area alpina, controllo degli ibridi che risultano essere ben più pericolosi del lupo e arrivano ad attaccare l’uomo, e maggiori risorse per gli indennizzi agli allevatori. Ma soprattutto una correzione della direttiva comunitaria, che rimoduli in funzione dei diversi territori la definizione di  ‘specie protetta’ per il lupo: queste le richieste che l’assessore all’agricoltura del Veneto Giuseppe Pan ha portato oggi al parlamento di Bruxelles, incontrando Herbert Dorfmann, europarlamentare del Ppe e componente della commissione Agricoltura. All’incontro hanno partecipato anche rappresentanti regionali di Cia, Coldiretti e Confagricoltura.</p>
<div id="attachment_7865" style="width: 341px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Giuseppe-Pan.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7865" class=" wp-image-7865" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Giuseppe-Pan-300x249.jpg" alt="" width="331" height="275" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Giuseppe-Pan-300x249.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Giuseppe-Pan-271x225.jpg 271w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/10/Giuseppe-Pan.jpg 403w" sizes="(max-width: 331px) 100vw, 331px" /></a><p id="caption-attachment-7865" class="wp-caption-text">Giuseppe Pan</p></div>
<p>“Chiediamo alla Ue di rivedere le linee guida nei confronti degli Stati membri – è la richiesta rivolta dalla delegazione veneta &#8211; e di coinvolgere gli Stati nella gestione della presenza del lupo nell’area alpina. Nel nostro territorio il lupo non è affatto una specie in via di estinzione:  nel giro di cinque anni gli esemplari monitorati in Veneto sono saliti da 2 a 38; nel corso dei primi nove mesi di quest’anno si sono resi responsabili dell’uccisione o del ferimento grave di 258 capi d’allevamento, tra bovini, ovini e asini”.</p>
<p>Nei giorni scorsi l’assessore aveva inviato una articolata lettera ai massimi rappresentanti delle istituzioni europee, chiedendo di rivedere per il lupo lo status di ‘specie protetta’ in funzione delle caratteristiche del territorio in cui è insediato. Il documento della Giunta regionale del Veneto ha evidenziato criticità e nuove problematiche nella gestione del carnivoro, suggerendo un tetto massimo di esemplari sostenibile nei territori dove siano presenti attività zootecniche.</p>
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		<title>CETA, 294 comuni veneti dicono no al trattato di scambio UE-Canada</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/alimentazione/2017/09/22/ceta-294-comuni-veneti-dicono-al-trattato-scambio-ue-canada/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Sep 2017 20:38:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[#Stop Ceta]]></category>
		<category><![CDATA[canada]]></category>
		<category><![CDATA[Ceta]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[Consorzi di tutela]]></category>
		<category><![CDATA[Made in Italy]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[Al no espresso dalla Giunta e Consiglio del Veneto si aggiungono le posizioni contrarie all’accordo Ceta di ben 294 amministrazioni comunali. Infatti più della metà dei comuni veneti ha sancito con delibere che questo trattato economico commerciale globale tra Unione [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Al no espresso dalla Giunta e <strong>Consiglio del Veneto</strong> si aggiungono le posizioni contrarie all’accordo <strong>Ceta</strong> di ben 294 amministrazioni comunali. Infatti più della metà dei <strong>comuni veneti</strong> ha sancito con delibere che questo trattato economico commerciale globale tra <strong>Unione Europea</strong> e il <strong>Canada</strong> non favorisce affatto l’identità del <strong>Made in Italy</strong>.</p>
<p>Lo afferma Coldiretti in occasione dell’applicazione provvisoria dell’intesa ormai votata a Bruxelles ma che ancora attende la ratifica dell’Italia. La vicenda, che vede impegnata Coldiretti in una mobilitazione costante condivisa da uno schieramento inedito con altre organizzazioni Cgil, Arci, Adusbef, Movimento Consumatori, Legambiente, Greenpeace, Slow Food International, Federconsumatori, Acli Terra e Fair Watch, evidenzia la <strong>svendita dei marchi storici</strong> del patrimonio agroalimentare sul mercato canadese e soprattutto un pericoloso precedente nei negoziati con altri Paesi anche emergenti che sono autorizzati cosi a chiedere le stesse concessioni. Secondo la Coldiretti su un totale di <strong>291 denominazioni italiane</strong> riconosciute, ben <strong>250 non godono di alcuna tutela</strong> come ha denunciato la maggioranza dei <strong>Consorzi di tutela</strong>.</p>
<p>Per il Veneto risultano protetti appena <strong>11 prodotti Dop/Igp su 36</strong>.</p>
<p>“<em>Offriamo un <strong>mercato da oltre 700 milioni</strong> di consumatori contro uno di <strong>appena 36 milioni</strong></em> – commenta il direttore regionale Pietro Piccioni – <em>e in più abbattiamo le barriere sulla sicurezza alimentare perché il <strong>Ceta</strong> uccide il grano duro italiano con il crollo dei prezzi favorito dall’azzeramento strutturale i dazi per l’importazione dal Canada dove peraltro viene fatto un uso intensivo di glifosate nella fase di pre-raccolta, vietato in Italia. Inoltre, peserebbe anche l’impatto di circa 50.000 tonnellate di carne di manzo e 75.000 tonnellate di carni suine a dazio zero. Coldiretti non fermerà l’operazione di sensibilizzazione sul tema, è a rischio il lavoro di migliaia di aziende agricole che rispettano le regole e i disciplinari per sostenere la qualità ineguagliabile delle tipicità del territorio”.</em></p>
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		<title>Bibite zuccherate addio. Mai più nelle scuole dal 2018</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/alimentazione/2017/09/15/bibite-zuccherate-addio-mai-piu-nelle-scuole-dal-2018/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2017 15:26:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Alimentazione]]></category>
		<category><![CDATA[Salute]]></category>
		<category><![CDATA[Scuola]]></category>
		<category><![CDATA[bibite analcoliche]]></category>
		<category><![CDATA[bibite zuccherate]]></category>
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					<description><![CDATA[Sta per suonare l’ultima campanella per i cosiddetti soft drinks. A partire dal prossimo anno, infatti, dai distributori automatici delle scuole secondarie di tutta Europa potrebbero sparire le lattine di Coca Cola, Pepsi, Fanta e Sprite. Ad annunciarlo sono stati [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sta per suonare l’ultima campanella per i cosiddetti soft drinks. A partire dal prossimo anno, infatti, dai distributori automatici delle scuole secondarie di tutta Europa potrebbero sparire le lattine di Coca Cola, Pepsi, Fanta e Sprite.</p>
<p>Ad annunciarlo sono stati gli stessi produttori, riunitisi a Bruxelles, attraverso l’Unesda, l’associazione europea di categoria che rappresenta i principali marchi di bevande analcoliche. Si tratta quindi di un’iniziativa volontaria che non prevede sanzioni per gli inadempienti, ma che si può ugualmente salutare come una positiva presa di coscienza da parte della grande industria.</p>
<p>Il blocco scatterà in maniera progressiva dal 2018 e riguarderà entro la fine dell’anno tutti i Paesi dell’Unione Europea, coinvolgendo oltre 50mila scuole secondarie e 40 milioni di studenti. A partire dal 2019 quindi si dovrebbero trovare <strong>in vendita negli istituti scolastici solo bibite a basso contenuto calorico o prive di calorie.</strong></p>
<p>A questo si aggiunge un impegno per la riduzione degli zuccheri aggiunti di un ulteriore 10% entro il 2020, che fa seguito al taglio del 12% già applicato tra il 2000 e il 2015. Dal 2006, inoltre, gli aderenti a Unesda hanno introdotto limitazioni alla pubblicità nei canali diretti a bambini sotto i 12 anni e l’astensione dalle vendite di soft drinks nelle scuole primarie.</p>
<h3><strong>Cosa sono i soft drinks?</strong></h3>
<p>Si tratta in sostanza di bevande a base di acqua, alla quale vengono aggiunti anidride carbonica, zuccheri, coloranti, conservanti, edulcoranti artificiali e acidificanti.</p>
<p>Il consumo abituale di questo tipo di bibite è sconsigliato perché non apporta alcun valore nutrizionale: <strong>assumiamo calorie a vuoto e senza trarne alcun beneficio.</strong></p>
<p>Quel che è peggio è che non provocano nessun senso di sazietà: il nostro cervello infatti riconosce il fruttosio come fonte di nutrimento solo quando viene assunto con le fibre. Lo zucchero delle bevande (composto al 50% di glucosio e al 50% di fruttosio) viene invece introdotto in forma liquida “aggirando” questi meccanismi di riconoscimento.</p>
<p>Oltretutto, le bevande gassate e zuccherate contengono l’acido fosforico che gli conferisce il sapore “piccante-frizzante”. L’eccesso di acido fosforico compromette l’assorbimento di calcio e può causare problemi renali, diminuzione della densità ossea, osteoporosi e perdita muscolare, oltre a favorire (al pari degli zuccheri) lo scioglimento dello smalto dei denti e la fuoriuscita delle carie.</p>
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<p><img decoding="async" src="https://www.slowfood.it/wp-content/uploads/2017/09/okkio_alla_salute-725x527.png" /></p>
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<h3><strong>Obesità infantile e malnutrizione in Italia</strong></h3>
<p>Secondo i dati della più recente indagine “Okkio alla salute”, condotta dall’Istituto Superiore di Sanità, <strong>in Italia i bambini in sovrappeso sono il 20,9% a livello nazionale</strong>, con punte più alte nelle regioni del Sud e del Centro: in Campania, Calabria e Molise più di 4 bambini su 10 sono in eccesso di peso. Il 9,8% dei bambini presenta seri problemi di obesità.</p>
<p>Se poi si affiancano questi dati a quelli sulla malnutrizione il panorama si fa ancora più allarmante, come ricorda il report “(Non) tutti a mensa 2017” appena pubblicato da Save the Children. Dagli ultimi dati di EU-SILC, l’indagine europea sulle condizioni economiche della popolazione, risulta che in Italia <strong>il 5,7% di minori non consuma neppure un pasto proteico adeguato al giorno.</strong></p>
<p>Per questo è tanto più importante l’investimento sulle mense scolastiche come strumento sia di educazione alimentare che di compensazione delle difficoltà familiari: 1 milione e 131mila bambini, infatti, vive in condizioni di povertà assoluta.</p>
<p>Tuttavia, ricorda ancora Save the Children, nell’anno scolastico 2015/2016 solo il 52% degli alunni di scuole primarie e secondarie ha avuto accesso alla mensa. Uno su due in media, ma con punte drammaticamente più elevate in Meridione: in Sicilia, Puglia, Molise, Campania e Calabria, in particolare, il pasto a scuola è disponibile solo per una percentuale di alunni compresa fra il 20% e il 37% del totale. (Fonte: Andrea Cascioli SlowFood)</p>
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		<title>Cambiamento climatico, fondi europei contro gli allagamenti di strada Cul de Ola</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/08/30/cambiamento-climatico-fondi-europei-gli-allagamenti-strada-cul-de-ola/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Aug 2017 12:44:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cambiamento climatico]]></category>
		<category><![CDATA[comune di vicenza]]></category>
		<category><![CDATA[mobilità]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;adattamento al cambiamento climatico fa il suo ingresso ufficiale nella progettazione del Comune di Vicenza: l&#8217;amministrazione comunale, infatti, è partner dell&#8217;innovativo progetto europeo “LIFE VENETO ADAPT” per sviluppare sui territori risposte concrete ed efficaci all&#8217;evoluzione del clima. Il progetto, di [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;adattamento al <strong>cambiamento climatico</strong> fa il suo ingresso ufficiale nella progettazione del Comune di Vicenza: l&#8217;amministrazione comunale, infatti, è partner dell&#8217;innovativo progetto europeo “LIFE VENETO ADAPT” per sviluppare sui territori risposte concrete ed efficaci all&#8217;evoluzione del clima.</p>
<p>Il progetto, di cui è capofila il <strong>Comune di Padova</strong> e coinvolge anche <strong>Venezia, Treviso</strong>, l&#8217;Unione dei Comuni del Medio Brenta, lo Iuav (Istituto universitario di architettura di Venezia) , l&#8217;associazione Coordinamento Agende 21 Locali Italiane e Sogesca, vale quasi <strong>3 milioni di euro. 509 mila euro</strong> rientrano nel budget del <strong>Comune di Vicenza.</strong></p>
<div id="attachment_7049" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Dalla-Pozza-Balbi.jpg"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-7049" class="wp-image-7049 size-medium" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/08/Dalla-Pozza-Balbi-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a><p id="caption-attachment-7049" class="wp-caption-text"><em>Antonio Dalla Pozza e Cristina Balbi</em></p></div>
<p><span style="background-color: #d5d5d5;">Ha dichiarato i</span>n merito l&#8217;<strong>assessore alla progettazione e sostenibilità urbana Antonio Dalla Pozza</strong>: “<em>Dopo la sottoscrizione, avvenuta a Bruxelles il 16 ottobre 2014, del patto “Mayors Adapt” &#8211; avvenuta alla presenza del commissario europeo Connie Hedegaard, e che aveva visto Vicenza tra le prime 58 città europee ad aderire a questa importante iniziativa della Commissione Europea sul cambiamento climatico &#8211; diamo seguito a quell&#8217;impegno attraverso questo nuovo progetto europeo, col quale arriveremo a redigere le linee guida per il Piano di adattamento locale ai cambiamenti climatici. Da un lato stiamo operando dal 2013 per la prevenzione degli effetti del cambiamento climatico, attraverso l&#8217;attuazione del nostro Piano d&#8217;Azione per l&#8217;Energia Sostenibile, e per il quale siamo pienamente in linea con gli obiettivi di riduzione del 20% delle emissioni di CO2 entro il 2020, mentre iniziamo dall&#8217;altro lato a lavorare per la mitigazione degli effetti del cambiamento climatico, sempre più evidente con precipitazioni di intensità decisamente maggiore rispetto al passato, e verso le quali i tradizionali sistemi di smaltimento delle acque meteoriche si rivelano insufficienti. E&#8217; necessario per questo uno studio che consenta sia di giungere ad una pianificazione della città che preveda ciò che serve a minimizzare gli effetti &#8211; e quindi i possibili danni &#8211; che queste intense precipitazioni causano, sia una maggior consapevolezza nel rapporto tra il territorio ed il costruito. Questo sarà l&#8217;obiettivo al quale vogliamo arrivare, ovvero a dotarci di un Piano d&#8217;Azione per le Energie Sostenibili ed il Clima, e ad innalzare gli obiettivi sia di riduzione delle emissioni di gas climalteranti sia di resilienza del nostro territorio agli effetti del climate change”.</em></p>
<p>“<em>Nel concreto</em> – ha aggiunto l&#8217;<strong>assessore alla cura urbana Cristina Balbi</strong> &#8211; <em>Vicenza contribuirà al progetto europeo anche adottando questo nuovo approccio metodologico nella riqualificazione dell&#8217;area agricola di strada Cul de Ola: con 150 mila euro già stanziati dal Comune e altri 50 mila concessi dall&#8217;Unione Europea, andremo a intervenire in un contesto fortemente provato dagli allagamenti, soprattutto in occasione di intensi acquazzoni. Alcuni interventi sono già stati realizzati sul fronte della pulizia delle griglie e della sistemazione di alcuni tombinamenti, ma con questi fondi potremo finalmente dotarci di uno studio approfondito che accompagni gli interventi già previsti per la sistemazione definitiva del tombinamento, adeguandone le dimensioni e regolarizzandone la pendenza. Inoltre si potrà intervenire sull&#8217;area agricola per il ripristino e la valorizzazione dell&#8217;intera rete dei fossati, con l&#8217;obiettivo anche di una riqualificazione ecologica, ambientale e paesaggistica”.</em></p>
<p>Il cofinanziamento di questa iniziativa da parte dell&#8217;<strong>Unione Europea</strong> porta a oltre <strong>8 milioni di euro</strong> il valore dei progetti europei a cui ha partecipato ad oggi il <strong>Comune di Vicenza</strong>, grazie al coordinamento dell&#8217;ufficio comunale politiche comunitarie, ottenendo per i propri interventi <strong>3,3 milioni di euro</strong>. La metà di questi progetti è relativa agli ambiti della <strong>mobilità</strong> e dell&#8217;<strong>ambiente</strong>, indice della grande attenzione dell&#8217;Unione verso temi particolarmente presenti all&#8217;amministrazione comunale.</p>
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		<title>Pesca selvaggia, Zanoni: &#8220;L&#8217;Adriatico si sta svuotando, rischiamo disastro epocale&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/08/08/pesca-selvaggia-zanoni-ladriatico-si-sta-svuotando-rischiamo-disastro-epocale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Aug 2017 12:48:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Zanoni]]></category>
		<category><![CDATA[mare Adriatico]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>
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					<description><![CDATA[“L’Adriatico rischia seriamente di essere svuotato del suo pesce. Un allarme che non può passare ancora inascoltato: Zaia anziché concentrarsi sul Tiramisù, minacciando ricorsi contro il Governo, spenda una parola su questo disastro epocale, che farà più danni al Veneto [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div id="stcpDiv">
<p>“L’Adriatico rischia seriamente di essere svuotato del suo pesce. Un allarme che non può passare ancora inascoltato: Zaia anziché concentrarsi sul Tiramisù, minacciando ricorsi contro il Governo, spenda una parola su questo disastro epocale, che farà più danni al Veneto della mancata paternità di un dessert”.</p>
<p>La denuncia è del consigliere regionale del Partito Democratico <strong>Andrea Zanoni</strong> che “rilancia le preoccupazioni di scienziati e attivisti, riuniti nell’Adriatic Recovery Project, sul sovrasfruttamento ittico”.</p>
<p>“Una situazione denunciata da tempo dall’Unione Europea – spiega il vicepresidente della Commissione Ambiente – e che riguarda il 96% degli stock ittici. Questa attività di pesca selvaggia e sfrenata sta alterando pesantemente gli ecosistemi, producendo anche una profonda crisi nel comparto ittico. Ci sono alcune specie che sono praticamente dimezzate perché non fanno in tempo a riprodursi, come il nasello (calo del 45% tra il 2006 e il 2014), pescato oltre cinque volte la soglia di sostenibilità, mentre per lo scampo tra il 2009 e il 2014 c’è stato un crollo addirittura del 54%. L’Adriatico, dove si concentra gran parte della nostra flotta industriale, sostiene da solo il 50% della pesca italiana, è necessario mettere un freno, adottando le raccomandazioni scientifiche fatte da numerosi organismi internazionali”.</p>
<p>“Tra queste &#8211; evidenzia l’esponente dei Democratici &#8211; la creazione di ‘Fishery Restricted Areas’ (Fras), ovvero delle aree sottoposte a restrizione delle attività di pesca. Bisogna agire subito per proteggere gli ecosistemi marini vulnerabili. Le Fras sono indispensabili per la protezione degli habitat e delle specie che li abitano, in modo da rispettare l’impegno assunto dall’UE durante la Convenzione sulla diversità biologica, per garantire la conservazione del 10% delle sue zone costiere e marine entro il 2020”.</p>
<p>“Ci sono questioni su cui è doveroso alzare la voce, altro che Tiramisù – conclude Andrea Zanoni &#8211; ma è un invito che non riguarda solo la Regione. Occorre pretendere che tutti gli Stati dell’Unione Europea, a cominciare dalla Croazia, finora poco attenta alla questione, adottino misure più stringenti per salvaguardare gli stock ittici, in modo da evitare un disastro annunciato”.</p>
</div>
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