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	<title>vendita vino &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Crescono gli acquisti di vino nella GDO, i consumatori chiedono qualità e territorialità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Enrico Pigato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Apr 2017 11:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Enogastronomia]]></category>
		<category><![CDATA[Grande distribuzione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca dell’istituto IRI]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gli italiani comprano il vino soprattutto nei supermercati: nel<strong> 2016</strong> hanno acquistato sugli scaffali <strong>500 milioni di litri</strong>, spendendo<strong> 1 miliardo e mezzo di euro</strong>. E il 60% di questi acquisti è rappresentato dai vini con riferimento territoriale (Docg, Doc, Igt), il comparto che cresce di più: + 2,7% nel 2016 e + 4,9% nel primo bimestre 2017 (a volume).</p>
<p><a href="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-4695" src="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato-300x193.jpg" alt="" width="300" height="193" srcset="https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato-300x193.jpg 300w, https://www.accadeinzona.it/sitepressnew/wp-content/uploads/2017/04/vino-in-supermercato.jpg 650w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Si ricercano sempre più la qualità ed i legami col territorio. <strong>Cantine e insegne della Grande distribuzione</strong> sono pronte a migliorare la collaborazione per soddisfare questa domanda dei consumatori. E’ quanto emerso nella giornata di ieri a Vinitaly, nel corso della 13° tavola rotonda organizzata da Veronafiere sul tema del <strong>vino nella Grande distribuzione</strong> in cui è stata presentata la <strong>ricerca dell’istituto IRI</strong> e una relazione su Brexit e Vino di Alex Canneti, Direttore delle vendite off-trade della Berkmann Wine Cellars di Londra.</p>
<p>La ricerca dell’IRI ha delineato i <strong>cambiamenti in atto</strong> nelle abitudini dei consumatori. Diminuiscono gli acquisti dei bottiglioni da un litro e mezzo, dei vini sfusi, delle damigiane, e dei brik, mentre la <strong>bottiglia da 75cl</strong> è sempre più regina del mercato. I vini fermi sono più richiesti dei vini frizzanti, che probabilmente risentono del boom degli spumanti (+7% nel 2016). Crescono rapidamente anche i vini biologici, una proposta ancora di nicchia nella Grande distribuzione. Cambiamenti influenzati anche dal graduale ricambio generazionale e dal rinnovato interesse dei giovani per il vino. Gli studi IRI sul comportamento dei consumatori nella Grande distribuzione evidenziano che l’86% di essi è propenso a sperimentare nuovi prodotti, si informa sulle novità a scaffale, spesso sui siti web di settore (il 33%).</p>
<p>«Siamo sulla strada giusta, auspicata da tempo – ha detto Cesare Cecchi, Consigliere di Federvini (Chianti Cecchi), nel suo intervento in tavola rotonda – Non dobbiamo assolutamente tradire questa qualità che viene cercata dal consumatore, sarebbe un errore imperdonabile. Le cantine devono continuare a ricercare la qualità del prodotto senza accettare scorciatoie, e i distributori devono incoraggiare la produzione a proseguire su questa strada».</p>
<p>Un rapporto, quello tra produttori e distributori, che è molto migliorato negli ultimi anni, ma è possibile fare di più, come ha ricordato Gabriele Nicotra, Direttore Acquisti Unes Supermercati (Gruppo Finiper): «Persiste da parte di alcune cantine importanti una diffidenza verso la Grande Distribuzione, che evitano una relazione diretta con le insegne distributive pur sapendo che a volte il loro prodotto ci arriva tramite canali non ufficiali. Questo è un peccato, soprattutto per il consumatore che ormai cerca anche i prodotti di pregio sugli scaffali dei supermercati».</p>
<p>Tuttavia l’asse portante della collaborazione tra cantine e insegne distributive è rappresentato dalle imprese medie piuttosto che dalle grandi case vinicole, secondo Eugenio Gamboni, Direttore Commerciale del Gruppo Vegè: «Un asse da consolidare, composto prevalentemente da piccole e medie imprese, legate da conduzioni famigliari, a volte provenienti da generazioni, con le quali si discute e ci si confronta liberamente, distanti dal mondo molto più complesso della grande industria e delle multinazionali».</p>
<p>Tra le cantine espositrici a Vinitaly è affiorata la preoccupazione sulla incertezza sui mercati britannico e statunitense, un tema affrontato da Alex Canneti della Berkmann Wine Cellars di Londra: «La Brexit è una sfida per le vendite dei vini italiani poiché l’Australia, il Sud Africa e la Nuova Zelanda saranno i primi Paesi a istituire trattati bilaterali con il Regno Unito. L&#8217;unica soluzione a questa minaccia è consentire al Regno Unito un periodo di 10 anni per condividere gli stessi oneri doganali dell’Unione e negoziare un trattato di libero commercio. Quindi tutto dipenderà da come evolverà il negoziato post Brexit tra UK e UE». «Ma le potenzialità per l’export di vino italiano nella Grande distribuzione britannica (le insegne Majestic and Waitrose in primis) sono grandi – ha aggiunto Canneti – non solo per le bollicine, ma anche per il vino rosso. Pensiamo al Cannonau, al Passimento/Amarone, al Chianti Classico, al Veneto Classico e ai morbidi e succosi vini siciliani e pugliesi. Buone anche le prospettive dei nuovi bianchi di tendenza, come il Fiano, il Vermentino, il Pecorino e il Grillo. E non dimentichiamo il successo che si registra da anni delle “fantasy label».</p>
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