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	<title>Veneto Lavoro &#8211; Accade In Zona</title>
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	<description>Notizie ed eventi dal territorio veneto</description>
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		<title>Lavoro, cresce il tempo indeterminato. Donazzan: &#8220;Effetti positivi del Decreto Dignità&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2019/05/29/lavoro-cresce-il-tempo-indeterminato-donazzan-effetti-positivi-del-decreto-dignita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 May 2019 16:21:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Decreto Dignità]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[In Veneto nel primo trimestre 2019 cresce l’occupazione, trainata dal tempo indeterminato, e mostra segnali di rallentamento dei rapporti di lavoro a termine. È quanto emerge dalla Bussola di Veneto Lavoro relativa al primo trimestre dell’anno. Prosegue quindi la crescita [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In Veneto nel primo trimestre 2019 cresce l’occupazione, trainata dal tempo indeterminato, e mostra segnali di rallentamento dei rapporti di lavoro a termine. È quanto emerge dalla Bussola di Veneto Lavoro relativa al primo trimestre dell’anno.</p>
<p>Prosegue quindi la crescita dell’occupazione stabile: i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato interessano oggi il 37% delle assunzioni (erano il 25% un anno fa) e costituiscono oltre la metà dei nuovi posti di lavoro (contro il 23% del 2018). Particolarmente rilevante l’incremento delle trasformazioni di contratti a termine, quasi raddoppiate rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente (24.600 contro 14.000). Complessivamente i posti di lavoro dipendente sono aumentati in regione di 50 mila unità, per effetto di 206 mila assunzioni e 156 mila cessazioni. Il dato, anche se inferiore all’analogo periodo del 2018, consente di ipotizzare un saldo positivo su base annua di 30.500 posizioni di lavoro</p>
<p>La crescita del tempo indeterminato è riconducibile prevalentemente all’incentivo strutturale per l’assunzione e la stabilizzazione dei giovani under 35 e all’elevato numero di assunzioni a termine effettuate nel 2017, che a un anno di distanza hanno determinato un corrispondente incremento delle trasformazioni. Ad aver influito anche gli effetti del Decreto Dignità, particolarmente evidenti nei mesi a cavallo tra il 2018 e il 2019.</p>
<p>Nel primo trimestre dell’anno le assunzioni a tempo indeterminato sono aumentate del 21% e le trasformazioni del 73%. Mentre i contratti a tempo determinato registrano un saldo negativo su base annua (-14.400) e inferiore allo scorso anno nel trimestre (+16.700 contro +34.000), in particolare per quanto riguarda proroghe (-28%) e rinnovi (-15%).</p>
<p>La crescita dell’occupazione è diffusa a tutti i settori: in agricoltura il saldo trimestrale delle posizioni di lavoro è addirittura superiore a quello dello scorso anno (+13.500 contro +11.700), mentre nell’industria e nei servizi si evidenziano segnali di rallentamento. Tra i singoli comparti vanno bene in particolare l’edilizia (+4.100), alcuni settori del Made in Italy, tessile-abbigliamento e occhialeria su tutti, il terziario avanzato (+3.200) e i servizi alla persona (+5.200). Segno meno,invece, nel commercio e nei servizi finanziari, che mostrano un saldo negativo sia nel trimestre che su base annua.</p>
<p>A livello territoriale le province di Verona e Venezia registrano gli incrementi occupazionali più elevati (rispettivamente +14.700 e +10.800), anche se entrambe in flessione rispetto al 2018. Positive ma in rallentamento anche Treviso (+8.900), Padova (+7.900) e Vicenza (+5.600), che mostra il calo più marcato in confronto a un anno fa. In controtendenza Rovigo, che migliora leggermente il risultato dello scorso anno (+3.600 a fronte di +3.500), e Belluno, unica provincia con saldo negativo sia nel trimestre (-1.500) che su base annua (-400).</p>
<p>“Il monitoraggio periodico di Veneto Lavoro offre una lettura ragionata e scientificamente attendibile dei trend in atto nel mercato del lavoro- commenta l’assessore al lavoro, Elena Donazzan – Ciò costituisce una base oggettiva di riflessione che conferma gli attesi effetti positivi del Decreto Dignità sull’occupazione, come pronosticato dalle nostre strutture. E’ un dato che va riconosciuto, al netto di qualunque valutazione politica, in nome dell’interesse comune dei veneti”.</p>
<p>Il report di Veneto Lavoro evidenzia anche la ripresa del lavoro domestico (+8%) che, anche per effetto delle difficoltà economiche generate dalla crisi coinvolge sempre di più lavoratrici e lavoratori di nazionalità italiana.</p>
<p>I tirocini diminuiscono del 4%, soprattutto tra i giovani, che continuano a rappresentare il 68% dei destinatari di tali esperienze di lavoro.</p>
<p>Tra le cause di cessazione dei rapporti di lavoro dipendente, stabili i licenziamenti, complessivamente 10.400 nel trimestre, in aumento le dimissioni (+5%) e in diminuzione le cessazioni di rapporti di lavoro a termine (-13%), come logica conseguenza del calo delle stipule.</p>
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		<title>Lavoro, in Veneto il tasso di disoccupazione scende sotto il 6%</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2018/09/12/lavoro-in-veneto-il-tasso-di-disoccupazione-scende-sotto-il-6/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Sep 2018 17:17:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Veneto si conferma una delle regioni con i più bassi livelli di disoccupazione d’Italia e una tasso di occupazione costante, attorno al 67 %. È quanto emerge dai dati Istat e Veneto Lavoro relativi al secondo trimestre dell’anno. Il [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Veneto si conferma una delle regioni con i più bassi livelli di disoccupazione d’Italia e una tasso di occupazione costante, attorno al 67 %. È quanto emerge dai dati Istat e Veneto Lavoro relativi al secondo trimestre dell’anno. Il tasso di occupazione regionale ha raggiunto il 67,2% , il livello più alto mai registrato in regione dall’inizio delle rilevazioni,  a fronte di una media nazionale del 59,1%. Il tasso di disoccupazione è tornato a scendere sotto il 6%, attestandosi sugli stessi livelli del 2017 (5,9%), ben al di sotto della media italiana. Meglio del Veneto fa solo il Trentino Alto Adige, con le province autonome di Trento e Bolzano.</p>
<p>“I due indicatori – rileva l’assessore regionale al lavoro, Elena Donazzan &#8211; mettono in luce non solo la quantità ma anche la qualità del lavoro, in quanto aumentano le trasformazioni dei contratti da tempo determinato a tempo indeterminato: segno che le imprese quando trovano la persona giusta la vogliono tenere e non lasciarsela scappare. Le politiche messe in atto dalla Regione hanno facilitato l’incrocio tra domanda e offerta del lavoro,  in particolare orientando gli interventi formativi ai reali bisogni delle imprese”.</p>
<p>I dati della Bussola a cura dell’Osservatorio di Veneto Lavoro consentono di analizzare più nel dettaglio l’andamento del mercato del lavoro regionale. Le posizioni di lavoro dipendente sono cresciute di circa 32.600 unità, grazie soprattutto al numero di assunzioni, che nel secondo trimestre 2018 hanno raggiunto quota 240.700 (+2,6% rispetto al 2017). In aumento anche le cessazioni (208.100), come logica conseguenza della naturale scadenza di molti dei contratti a tempo determinato stipulati lo scorso anno. Cresce l’occupazione stabile, anche per effetto degli incentivi per l’assunzione a tempo indeterminato di giovani under 35 introdotti dalla legge di stabilità 2018 e prorogati fino al 2020 dal Decreto dignità.</p>
<p>Rispetto allo scorso anno le assunzioni sono aumentate dell’8% e le trasformazioni del 53%, per un saldo trimestrale di +1.800 posizioni di lavoro a tempo indeterminato. Positiva, ma in rallentamento, anche la dinamica dei contratti a tempo determinato, che registrano un saldo di +23.700 posizioni lavorative, rispetto alle +35.000 del secondo trimestre 2017.</p>
<p>La crescita occupazionale è diffusa in tutti i settori produttivi ed è particolarmente evidente in agricoltura (+4.500 posizioni lavorative). Il comparto industriale mostra dati in linea con quelli dello scorso anno (+8.100):  si segnala il buon andamento dell’edilizia, che ha recuperato 2.000 posti di lavoro nel secondo trimestre e ha registrato un aumento delle assunzioni del 22%.</p>
<p>Gli unici settori con saldo negativo sono i servizi finanziari (-500), sanità e servizi sociali (-100) e l’istruzione (-18.000), che nel secondo trimestre dell’anno deve fare i conti con la conclusione dei rapporti di lavoro dei supplenti annuali.</p>
<p>Tempo di bilanci, a un anno esatto dalla loro effettiva introduzione, anche per le nuove prestazioni occasionali introdotte in sostituzione dei voucher: da luglio 2017 a giugno 2018, in Veneto, il Libretto Famiglia è stato utilizzato mediamente da 400 lavoratori ogni mese (l’11% del totale nazionale), mentre il contratto di prestazione occasionale, recentemente modificato dal Decreto dignità, ha interessato circa 2.000 lavoratori al mese (pari al 14% del totale nazionale).</p>
<p><em>“</em>La nostra attenzione resta comunque alta – commenta l’assessore &#8211; perchè negli ultimi anni il mercato del lavoro evidenzia andamenti alterni, ad alta volatilità. Grazie all’Osservatorio regionale del lavoro, che puntualmente fotografa la situazione reale nel territorio, è possibile evitare errori nella programmazione delle politiche del lavoro”<strong><em>.</em></strong></p>
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		<title>Crisi aziendali dimezzate nell&#8217;ultimo anno, Donazzan: &#8220;Non abbassiamo la guardia&#8221;</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2018/07/06/crisi-aziendali-dimezzate-nellultimo-anno-donazzan-non-abbassiamo-la-guardia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2018 16:56:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Si dimezza nell’ultimo anno il numero delle nuove crisi aziendali in Veneto. Il dato, che può essere interpretato come un segnale di conferma della ripresa di un ciclo espansivo dell’economia veneta, è contenuto nell’ultimo report di Veneto Lavoro relativo al [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si dimezza nell’ultimo anno il numero delle nuove crisi aziendali in Veneto. Il dato, che può essere interpretato come un segnale di conferma della ripresa di un ciclo espansivo dell’economia veneta, è contenuto nell’ultimo report di Veneto Lavoro relativo al primo semestre 2018.</p>
<p>Da gennaio a marzo le comunicazioni di avvio di crisi aziendale sono state 47, a fronte delle 77 del primo trimestre 2017. I lavoratori coinvolti sono stati 1261, circa 300 in meno del 2017. Su base annua, i principali indicatori di crisi aziendali rivelano una contrazione del 51 per cento rispetto al 2017. Ma il trend appare decisamente più positivo se confrontato con gli anni ’bui’ della crisi: nel biennio 2013-2014 le aperture di crisi si aggiravano sulle 2000 l’anno, con circa 40 mila lavoratori coinvolti. Nel 2009, primo anno ‘nero’ della recessione in Veneto, a dichiarare lo stato di crisi erano state 1189 aziende con quasi 31 mila lavoratori coinvolti.</p>
<p>“La Regione Veneto – evidenzia l’assessore regionale al lavoro Elena Donazzan &#8211; ha seguito fin dal primo giorno della crisi le aziende in difficoltà, strutturando una apposita unità regionale di supporto, consapevoli dello tsunami che si sarebbe abbattuto sul Veneto: con responsabilità abbiamo studiato strumenti e speso energie per accompagnare le diverse situazioni”.</p>
<p>“Oggi –prosegue l’assessore &#8211; la crisi si è trasformata, ma non ha cessato di colpire il nostro tessuto: se all’inizio ad essere maggiormente colpite erano le realtà più fragili o con problematiche evidenti, oggi la patologia ha cambiato pelle e noi dobbiamo continuamente adattarci ai diversi sintomi. Resta alta l’attenzione – avverte Donazzan &#8211; anche quando apparentemente i numeri ci dicono che la pressione si è allentata. Non dimentichiamo che le imprese in Veneto che risultano aver aperto procedura formale di dichiarazione di crisi sono allo stato attuale sono quasi 600, e 6 su 10 contano più di 15 dipendenti”.</p>
<p>Il report di Veneto Lavoro evidenzia numeri in calo anche per gli accordi tra le parti sociali per la gestione delle procedure di crisi e il ricorso alla cassa integrazione straordinaria (-6% rispetto al primo trimestre 2017 e -55% su base annua).<br />
Marcata la contrazione dei licenziamenti individuali: nel primo trimestre 2018 sono stati 5.800, a fronte dei 6.400 dello scorso anno. Ma il raffronto diventa molto più significativo se fatto con i primi anni della crisi: nel 2009 erano stati 35.100, per superare poi nel 2012 i 39.000. Variazioni più lievi, invece, per i licenziamenti disciplinari (da 1.600 a 1.500) e per quelli collettivi, scesi dai 900 dello scorso anno ai 700 del 2018. Dati comunque confortanti, se messi a confronto con i 14.400 del 2013 e i 18.200 licenziati del 2014.</p>
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		<title>Crisi aziendali, coinvolte 178 aziende e 5.600 lavoratori. Numeri in calo in Veneto</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/11/25/crisi-aziendali-coinvolte-178-aziende-5-600-lavoratori-numeri-calo-veneto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Nov 2017 15:18:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia]]></category>
		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[crisi aziendali]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Padova]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2017, in Veneto, il numero di aziende e lavoratori coinvolti da procedure di crisi aziendale si è quasi dimezzato rispetto allo scorso anno: tra gennaio e settembre sono state 204 le comunicazioni di avvio di una procedura di crisi [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2017, in Veneto, il numero di aziende e lavoratori coinvolti da procedure di crisi aziendale si è quasi dimezzato rispetto allo scorso anno: tra gennaio e settembre sono state 204 le comunicazioni di avvio di una procedura di crisi presentate da 178 aziende, il 48% in meno rispetto allo stesso periodo del 2016. Circa 5.600 i lavoratori potenzialmente coinvolti, a fronte dei quasi 9.000 dello scorso anno. In calo anche i licenziamenti (-12%), soprattutto collettivi (-42%), ma anche quelli individuali per motivi economici (-10%). I dati, rilevati da Veneto Lavoro, sono ancora più significativi se raffrontati al 2009, anno di inizio della ‘grande crisi, quando le crisi aziendali sfiorarono il migliaio, coinvolgendo quasi 42 mila lavoratori.</p>
<p>Di dieci anni di crisi aziendali e di quale modello di governance appaia più efficace per aziende e lavoratori si è discusso a Padova, nell’ambito di un convegno promosso dal Dipartimento di Scienze Economiche e Aziendali dell’Università di Padova e da Local Area Network in collaborazione con Veneto Lavoro, in vista anche della nuova disciplina delle crisi d’impresa e dell’insolvenza.</p>
<p>“In questi anni la Regione Veneto si è dotata di un servizio specifico, l’Unità di crisi – ha spiegato l’assessore al lavoro Elena Donazzan – per affrontare, insieme alle parti sociali, alle istituzioni locali e ai diversi territori coinvolti, tutti gli aspetti di una crisi aziendale. E’ questo modello che ha fatto la differenza nel gestire la crisi più lunga e pesante che il Veneto abbia affrontato dal secondo dopoguerra ad oggi”.</p>
<p>Operativa dal 2012, l’Unità di crisi ha seguito sinora oltre 130 crisi aziendali complesse. “Ritengo che vada ripensato completamene il Ministero del Lavoro che, così come  lo intendiamo oggi, ha esaurito la sua funzione storica – ha affermato l’assessore &#8211;  Quando parliamo di crisi e trasformazioni, infatti, non dobbiamo considerare soltanto il quadro occupazionale. Dal 2012 ad oggi in Veneto abbiamo affrontato 130 crisi,  interloquendo con il Ministero per lo Sviluppo economico più che con il Ministero del Lavoro. Perché al dicastero al Lavoro si parlava sostanzialmente  di politiche passive, di chiusure e ammortizzatori sociali, mentre al  Ministero dello Sviluppo Economico si parla di trovare nuovi acquirenti, di cambio di governance, di accompagnare i lavoratori in un’ottica di riqualificazione&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>Lavoro, +46mila posti in Veneto nel primo trimestre 2017</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/news/2017/06/01/lavoro-46mila-posti-veneto-nel-primo-trimestre-2017/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jun 2017 15:42:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Favorita anche da un contesto economico in lento ma graduale miglioramento l’occupazione in Veneto rafforza la sua crescita, confermando una tendenza in atto ormai da due anni. Secondo i dati della Bussola sul mercato del lavoro veneto, a cura dell’Osservatorio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<div>Favorita anche da un contesto economico in lento ma graduale miglioramento l’occupazione in Veneto rafforza la sua crescita, confermando una tendenza in atto ormai da due anni. Secondo i dati della Bussola sul mercato del lavoro veneto, a cura dell’Osservatorio di Veneto Lavoro, il primo trimestre del 2017 ha registrato infatti un saldo positivo per 46.200 posti di lavoro dipendente. Si tratta del miglior risultato dall’inizio della crisi per quanto concerne i primi tre mesi dell’anno, superiore anche a quello del 2015 che aveva rappresentato un anno record per l’occupazione regionale.</p>
<div>&#8220;Grazie alle nostre politiche di accompagnamento, 36 aziende su 121 che hanno &#8216;rilocalizzato&#8217; in Italia sono tornate ad investire e a stabilire la produzione nel nostro territorio&#8221;. È quanto afferma l&#8217;assessore regionale al lavoro Elena Donazzan commentando la fotografia aggiornata sul mercato del lavoro in Veneto.</div>
</div>
<div></div>
<div>A trainare la crescita sono i contratti a tempo determinato, che interessano l’82% dei nuovi posti di lavoro e il 56% del totale delle assunzioni effettuate in regione. Nonostante un saldo lievemente negativo, il tempo indeterminato si mantiene sui livelli occupazionali raggiunti alla fine del 2015, che grazie soprattutto ai generosi sgravi contributivi aveva registrato un’eccezionale espansione di assunzioni con contratti stabili. Prosegue inoltre la crescita dell’apprendistato (+26%) e della somministrazione (+14%).</div>
<div></div>
<div>&#8220;I dati di Veneto Lavoro sul primo trimestre 2017, insieme a quelli diffusi dall’Inps che certificano un aumento del numero di imprese attive per la prima volta dopo sei anni, ci dicono che il Veneto sembra aver imboccato con decisione la via della ripresa &#8211; commenta l&#8217;assessore -. Si tratta ora di mantenere la rotta e sostenere il tessuto produttivo regionale affinché possa tornare a essere motore economico del Paese, con conseguenti ricadute positive sul mercato del lavoro&#8221;.</div>
<div></div>
<div>La crescita occupazionale ha interessato diffusamente tutti i settori e con particolare evidenza l’agricoltura, che ha fatto registrare un aumento delle assunzioni del 16,8% e un saldo di +11.700 posizioni di lavoro. Saldo positivo, ma inferiore rispetto all’anno scorso, anche per l’industria manifatturiera (+14.200) e per l’insieme dei servizi (+18.200). Segnali positivi arrivano in particolare dal legno-mobilio, dalle industrie alimentari e dalle costruzioni, mentre l’unico settore con un saldo negativo si conferma il credito, sul quale pesano ancora le vicende che hanno recentemente interessato il sistema bancario regionale.</div>
<div></div>
<div>La novità più rilevante di questa prima metà del 2017 è rappresentata dalla crescita del lavoro intermittente, quale immediata risposta del mercato alla soppressione dei voucher. Tra gennaio e marzo, infatti, complice anche l’abrogazione del lavoro accessorio in vigore dal 18 marzo, le assunzioni con contratto di lavoro intermittente sono cresciute del 65%, determinando un saldo di 4.300 posti di lavoro in più. Una tendenza che si sta rafforzando nel corso di questo secondo trimestre: nel mese di aprile le assunzioni hanno superato i livelli massimi raggiunti nei primi mesi del 2012, alla vigilia dell’entrata in vigore della legge Fornero, che aveva fortemente limitato l’ambito di applicazione del lavoro intermittente.</div>
<div></div>
<div>&#8220;Quello che emerge dai dati è che parte dello spazio precedentemente coperto dal lavoro accessorio sembra esser stato assorbito dal lavoro intermittente, al netto di eventuali modifiche dell’attuale disciplina normativa&#8221;, chiosa la referente regionale alle politiche del lavoro.</div>
<div></div>
<div>La Bussola di maggio 2017 è disponibile sul sito di Veneto Lavoro, www.venetolavoro.it, e, in sintesi, nella Press Area di ClicLavoro Veneto, www.cliclavoroveneto.it.</div>
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		<item>
		<title>Lavoro: in Veneto nel 2016 +27mila posti, l&#8217;80% a tempo determinato</title>
		<link>https://www.accadeinzona.it/veneto/2017/05/03/lavoro-veneto-nel-2016-27mila-posti-l80-tempo-determinato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 21:35:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto]]></category>
		<category><![CDATA[inps]]></category>
		<category><![CDATA[Programma Garanzia Giovani]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel 2016 sono cresciuti in Veneto i posti di lavoro dipendente (anche se meno rispetto al 2015), mentre la stragrande maggioranza dei contratti continua ad essere a termine. L&#8217;occupazione ha confermato i segnali di crescita già mostrati nel 2015, quando, [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="descrizione">
<p>Nel 2016 sono cresciuti in Veneto i posti di lavoro dipendente (anche se meno rispetto al 2015), mentre la stragrande maggioranza dei contratti continua ad essere a termine.</p>
<p>L&#8217;occupazione ha confermato i segnali di crescita già mostrati nel 2015, quando, grazie soprattutto alla dinamica dei rapporti a tempo indeterminato, favoriti dalla decontribuzione introdotta dalla Legge di stabilità, si era registrato un saldo positivo per oltre 41.400 posizioni di lavoro.<strong> Nel 2016 le posizioni recuperate sono 27.500, di cui l&#8217;80% a tempo determinato.</strong> Una crescita che ha consentito di recuperare l&#8217;occupazione persa dal 2011, nel corso della seconda fase recessiva. Nonostante il crollo di assunzioni e trasformazioni verificatosi nel 2016 e dovuto principalmente alla riduzione degli sgravi, anche i contratti a tempo indeterminato hanno registrato un saldo lievemente positivo (+1.400), così come l&#8217;apprendistato (+2.150), che è tornato a crescere dopo sette anni consecutivi di contrazione, e la somministrazione (+2.350).</p>
<p>L&#8217;incremento dei posti di lavoro ha interessato nel 2016 quasi tutti i settori, salvo alcune significative eccezioni, quali tessile-abbigliamento, legno-mobilio, costruzioni e servizi finanziari. A trainare la crescita sono stati invece l&#8217;agricoltura, il commercio, il turismo, l&#8217;ingrosso e logistica e l&#8217;istruzione.</p>
<p>I più recenti dati Inps relativi al lavoro accessorio, abolito nel 2017 ma applicabile fino a fine anno, indicano un ulteriore aumento dei <strong>voucher venduti</strong> in regione: nel 2016 sono stati 17,1 milioni (+20% rispetto al 2015), il 13% del totale nazionale, con oltre 210 mila lavoratori coinvolti a fronte dei 180 mila del 2015. Parte dello spazio coperto dal lavoro accessorio potrebbe essere colmato dal lavoro intermittente, che dopo alcuni di contrazione nel 2016 è tornato a crescere, soprattutto nell&#8217;ultimo trimestre, per un totale di 26.700 assunzioni nell&#8217;anno.</p>
<p>Tra le esperienze di lavoro si conferma l&#8217;incremento delle attivazioni di tirocini, cui contribuiscono anche gli effetti del Programma Garanzia Giovani: nell&#8217;intero anno ne sono stati attivati 39.100, per un aumento del 10% rispetto al 2015.</p>
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		<title>Progetti di inserimento lavorativo, 8 milioni dalla Regione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Fasulo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 11:40:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Elena Donazzan]]></category>
		<category><![CDATA[regione veneto]]></category>
		<category><![CDATA[Veneto Lavoro]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Regione Veneto presenta domani a Venezia, nel palazzo Grandi Stazioni, il bando che finanzia con 8 milioni di euro progetti per l’inserimento lavorativo temporaneo di disoccupati di lungo corso e persone a rischio di esclusione sociale: comuni, associazioni, enti non profit e istituzioni pubbliche avranno tempo sino al 28 aprile per presentare iniziative che prevedano lavori di pubblica utilità ed esperienze di cittadinanza attiva per offrire opportunità di reddito e di inserimento sociale a persone senza stipendio e senza pensione.</p>
<p>Dal 2009, anno di inizio della crisi in Veneto, ad oggi, i progetti di lavori di pubblica utilità finanziati con bandi regionali hanno offerto una opportunità lavorativa a circa 1600 disoccupati, coinvolgendo il 70 per cento dei comuni veneti, con un impegno di spesa per la Regione di circa 6 milioni di euro.</p>
<p>Con il bando 2017 la Regione Veneto erogherà sino a 5 mila euro per ogni persona occupata con un contratto temporaneo di sei mesi, che preveda almeno 20 ore di lavoro la settimana e un impegno formativo o di orientamento al lavoro di almeno 14 ore.</p>
<p>“Con le risorse del Fondo sociale europeo previste per l’obiettivo inclusione sociale – calcola l’assessore Elena Donazzan &#8211; riusciremo ad offrire una opportunità di lavoro a 1300 persone senza reddito,  padri e madri di famiglia che hanno perso il lavoro e non hanno più tutele, ad esodati rimasti senza stipendio e senza pensione, a persone a rischio di esclusione sociale. Le persone assunte  per progetti di pubblica utilità e di cittadinanza attiva avranno cura del verde e dell’ambiente, si occuperanno della custodia di impianti sportivi e biblioteche, o saranno destinati a servizi culturali e di assistenza domiciliare. All’esperienza lavorativa sono abbinati percorsi di orientamento e di formazione, perché l’obiettivo ultimo dei lavori di pubblica utilità non è solo offrire un reddito temporaneo, ma soprattutto una opportunità di inserimento occupazionale. La finalità ultima di questi progetti è riuscire ad offrire una opportunità concreta di inserimento lavorativo a chi è finito o sta scivolando sotto la soglia di povertà. Le rilevazioni condotte sui progetti attuati negli anni scorsi ci dicono che a dodici mesi dalla conclusione dell’inserimento lavorativo temporaneo il tasso di occupazione lordo è stato del 73%”.</p>
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