Voucher cancellati definitivamente, ma chi ci guadagna davvero?

Sono stati mesi di grandi battaglie politiche, sembrava quasi che i Voucher fossero il male incontrastato di un sistema lavoro ancora in ginocchio.  La commissione Lavoro della Camera ha approvato la loro eliminazione, che sarà imminente, a partire dal 1° gennaio 2018, data definita per  consentire l’utilizzo di tutti i tagliandi in circolazione.

Dopo l’approvazione della commissione Lavoro della Camera il governo dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge per abolire definitivamente i buoni lavoro. Quindi l’ufficialità non c’è ancora, anche se un passo indietro a questo punto sembra assolutamente improbabile.

 

Dal fronte sindacale e imprenditoriale arrivano dure critiche. “Il sistema dei voucher va cambiato, non abolito”, attacca la segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan. Mentre il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, dice che l’eliminazione dei voucher “non ci piace e nemmeno il modo: se ‘s’ha da fare’, si faccia il referendum”. Contraria anche Confcommercio, che la bolla come vicenda “dall’epilogo paradossale”. Per il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, sarebbe stato “meglio fare un accordo prima del referendum” puntando ad una drastica riduzione dei buoni lavoro. In casa Cgil, il leader della Fiom, Maurizio Landini, tra i primi promotori dei referendum (compreso quello sull’articolo 18, non ammesso dalla Corte costituzionale), sottolinea che l’abrogazione dei voucher è “quello che chiedevamo, l’obiettivo che volevamo raggiungere”, quindi “vuol dire che abbiamo fatto bene a fare il referendum”. Camusso e Landini continuano a puntare l’attenzione però anche sull’altro quesito referendario per la reintroduzione della responsabilità solidale negli appalti, che riguarda “milioni di persone”. E sulla reintroduzione del reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo: “Noi abbiamo intenzione di continuare la battaglia sul Jobs act“, ribadisce Landini.

 

Ma per quale motivo la nostra politica si è battuta contro i voucher?  Tutti chiedevano un utilizzo ridimensionato dei buoni e analizzando i numeri si nota un sostanziale aumento. E’ chiaro che per i diritti del lavoratore un ticket unitario significa non avere nessun sussidio, nessuna assicurazione sul futuro professionale, d’altro canto però, in un momento dove la crisi veleggia ancora sopra le nostre aziende un sistema di agevolazione che consenta a imprenditori di trovare lavoratori occasionali, poteva essere una soluzione valida.

Secondo i dati della Uil nel 2008 sono stati utilizzati 535 mila voucher. Quasi  triplicati nel 2016 con l’emissione di 145 milioni di buoni, più della metà, 73 milioni,  utilizzati da industria, edilizia e trasporti, 20,7 milioni nel settore turismo. A seguire 18,4 milioni nel settore commercio, 14,8 milioni nei servizi e 5,7 milioni in settori di pulizia e giardinaggio. Infine 5,6 milioni per sport/cultura, 4,7 milioni per lavori in casa, 2,1 milioni nel comparto agricolo.

Ora non resta che capire se la nostra governance troverà un valido strumento per sostituire il buono lavoro, dando la possibilità all’imprenditore di continuare ad utilizzare risorse umane e al contempo tutelare maggiormente il lavoratore, oppure ritornando al pre voucher correndo il rischio di ridurre ulteriormente l0ccupazione. Ai posteri l’ardua sentenza.