Zanoni (PD): “Da Zaia dichiarazioni irresponsabili sulla Miteni. Non si può assolvere l’attuale proprietà smentendo Procura, Noe e Arpav”

Giorni caldi, non solo dal punto di vista del meteo, sul tema Pfas. Il Consigliere Zanoni alza la voce e chiede al Governatore Zaia risposte immediate, con azioni decise nei confronti di chi ha causato il disastro ambientale nella zona rossa, cioè i vertici della Miteni.

In un delirio di onnipotenza, dovuto forse al caldo, Zaia si sostituisce ai giudici e assolve l’attuale proprietà della Miteni, con relativi manager, sul caso Pfas. E, come al solito, chiama in causa il Governo”.

Lo afferma, in una nota,  il consigliere regionale del Partito Democratico Andrea Zanoni, facendo riferimento “alla lunga lettera inviata dal presidente della Regione, Luca Zaia, al premier Gentiloni, per illustrare ‘lo stato dell’arte’ e chiedere ottanta milioni per la realizzazione dei nuovi acquedotti”.

Zaia, secondo quanto riportato dalla stampa – spiega l’esponente dei Democratici – sottolinea come sia ‘evidente che le manifeste criticità siano da ricondurre alla pesante contaminazione del sito su cui opera la ditta, causata da precedenti attività’. In pratica, si erge a giudice ed emana la sua sentenza, senza tener conto di quanto dicono Procura, Noe e Arpav. Inoltre, smentisce l’Assessore all’Ambiente Bottacin e il sindaco di Trissino, Faccio, entrambi leghisti, che volevano chiedere i danni alla Miteni”.

Eppure – continua il consigliere regionale – la relazione choc dei Carabinieri, in cui si spiegava come l’azienda fosse a conoscenza dell’inquinamento fin dai primi anni Novanta, risale appena allo scorso mese di giugno. Miteni aveva infatti affidato a una società di consulenza nel settore ambientale l’incarico di indagare sulla situazione del sito, senza però comunicare a nessuno i risultati. Come è possibile che sia già finita nel dimenticatoio? Non so se queste dichiarazioni di Zaia siano più gravi o più assurde”.

La Regione – aggiunge Zanoni – oltre a chiedere i soldi al Governo per realizzare i nuovi acquedotti, li pretenda anche dall’azienda, facendo valere il principio europeo del ‘chi inquina paga’. Non possono essere né il pubblico né i cittadini, già vittime della contaminazione da Pfas, a farlo”.

La costituzione di parte civile nel procedimento penale annunciata da Bottacin non basta – chiosa Andrea Zanoni – Zaia promuova una causa civile per ottenere il risarcimento danni dei costi sostenuti da Comuni, Consorzi acquedottistici, allevatori, agricoltori e cittadini. E provveda alla delocalizzazione dello stabilimento, visto che ne ha facoltà, dopo la modifica dell’articolo 11 del Piano di Tutela delle acque”.